Quale futuro attende l’Iran?

Molto dipende da chi saranno i vincitori delle elezioni di oggi, alle quali oltre 50 milioni di iraniani sono chiamati a partecipare. Molto si è discusso sull’importanza di questo voto vista la fase di transizione che l’Iran sta affrontando dopo il recente riavvicinamento con l’Occidente, ma cosa sappiamo dei candidati e dei partiti in corsa?

Semplificando, possiamo affermare che la grande sfida è tra lo schieramento dei riformisti e quello dei conservatori. L’attuale governo guidato Hassan Rouhani è moderato, ma si vede contrapposto un parlamento a maggioranza conservatore ereditato dall’era dell’ex presidente Ahmadinejad. Le elezioni di oggi saranno quindi decisive nel decidere il nuovo equilibrio di potere tra i due blocchi. Dopo la rimozione delle sanzioni internazionali relative al programma nucleare iraniano, al vincitore spetterà decidere il nuovo atteggiamento del paese sulla scena internazionale: se da una parte infatti l’Ayatollah Khamenei e i leader conservatori premono per il mantenimento del’atteggiamento di chiusura verso l’occidente, i candidati riformisti immaginano un Iran aperto diplomaticamente ed economicamente al mondo occidentale.

A capo della coalizione moderata si trova Mohammad Reza Aref, rivale di Rouhani durante le scorse elezioni presidenziali, mentre la guida di quella conservatrice, detentrice del potere nei 10 anni precedenti l’attuale governo, è Gholamali Haddad-Adel. Va inoltre segnalato come il blocco dei conservatori non sia eterogeneo ma presenta un potente gruppo più radicale ed intransigente, i cosiddetti “principalisti”, ed i conservatori pragmatici, più aperti e spesso in accordo con il governo Rouhani.

Non sono solo questi due schieramenti a contendersi i seggi in parlamento. Partecipa anche la lista conservatrice “Voce del popolo” voce forte della critica al governo di Ahmadinejad durante le elezioni del 2012, oggi guidata da Ali Motahari, insieme ad altre liste principaliste minori che hanno deciso di non partecipare alla grande coalizione conservatrice. Specialmente nei collegi maggioritari, inoltre, è altissimo il numero di candidati indipendenti che corrono alle elezioni senza appoggiarsi ad un partito.

La competizione elettorale è serrata, ma dai sondaggi più recenti sembrerebbe favorita la coalizione moderata, con oltre il 30% delle preferenze rispetto al 24% dei conservatori. Ancora una volta nel determinare le preferenze per una lista o l’altra pesa l’incombente nomina del successore di Khamenei come capo religioso dello stato, vista la grande popolarità che riscuote il favorito dei moderati Akbar Hashemi Rafsanjani, influente personalità politica che ha ricoperto tutte le alte cariche dello stato, compresa quella di presidente tra il 1989 ed il 1987.

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