Caso Blu: morale o speculazione?

Fa molto discutere in questi giorni la decisione dell’artista italiano “Blu” di cancellare dai muri di Bologna tutte le opere dipinte negli ultimi anni come risposta alla mostra Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano”. 

Lo street artist infatti, attraverso il sito “Wu Ming Foundation”, ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a questo atto estremo ed ha ribadito la sua scelta sulla sua pagina facebook con le parole: “A Bologna non c’è più Blu
e non ci sarà più finchè i magnati magneranno,
per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi”

 

Ciò che si va a criticare con questo atto è la decisione di togliere e staccare delle opere sottraendole alla comunità per andarle a chiudere in un museo, a privatizzarle. Questa è l’idea che emerge da ciò che in questi giorni si può trovare in rete ma non è l’unica. C’è infatti chi, dal lato opposto, afferma che non si tratta di privatizzazione e speculazione ma che, al contrario, togliendo le opere dai muri si possa effettuare un’azione di “salvataggio” e “restauro” di dipinti che altrimenti andrebbero persi con il tempo. La polemica va crescendo e sicuramente ciò sta andando a favore di entrambe le visioni e gli attori in gioco.

Blu, ancora una volta dopo la cancellazione delle sue opere da Berlino, si trova al centro della scena non solo per la sua notevole e indiscutibile bravura ma anche per la carica politica ed ideologica del suo lavoro ed, allo stesso tempo, anche la mostra contro cui si è andato a scagliare sta ottenendo una popolarità che altrimenti non avrebbe mai potuto avere in così breve tempo.

Il dibattito sul futuro di questo fenomeno rimane cruciale, soprattutto in un contesto come quello attuale in cui la street art sta prendendo sempre più piede anche nel nostro paese. Aumenta l’interesse per il fenomeno, interi quartieri e città si mobilitano per avere facciate di edifici dipinti da quelli che ormai sono considerati come i più grandi artisti dei nostri anni, mostre ed eventi ormai pongono la street art al centro della scena.

La street art ed i murales diventano quindi sempre più presenti nella vita di tutti i giorni ma ancora non si è riusciti a capire cosa sia giusto farne e come sia giusto considerarli.
Questo tipo di arte è nato infatti a metà ‘900 in America ed è stato esportato in tutto il mondo andando a rappresentare un modo “illegale” di dire ed esprimere le proprie idee, spesso osteggiato anche dalle autorità. Il cambio di approccio delle autorità, dalla lotta alla street art alla sua accettazione ed al suo uso a fini di riqualificazione, poi, è stato breve. Oggi gli artisti spesso vengono chiamati,  vengono loro commissionate opere, vengono pagati per fare pubblicamente quello per cui prima venivano inseguiti e multati. Ma le cose sono veramente così tanto cambiate?

Gli eventi degli ultimi tempi ci fanno pensare che non sia così. Dalla condanna di qualche tempo fa inflitta ad Alicé (o Alice Pasquini), street artist romana acclamata e nota in tutto il mondo e punita a Bologna per imbrattamento (nella stessa città in cui le è stato chiesto di partecipare ad una mostra con le sue opere) fino ad arrivare agli eventi di questi giorni, sempre nel capologo emiliano.

Quanto è giusto e quanto invece non lo è andare a rinchiudere un’opera che viene creata per poter essere ammirata da tutti? Quanto e come possono essere regolamentate queste situazioni? E’ giunta l’ora che anche l’Italia accetti e accolga la street art come un’arte che ha i suoi mezzi e modi di espressione che non devono necessariamente essere un museo ed una tela?

Per dare delle risposte a tutte queste domande ancora dovrà passare del tempo, per ora resta il fatto che Bologna si è svegliata un po’ più “grigia” e per riprendere le parole comparse oggi al posto di uno dei suoi più noti dipinti “il gatto blu non c’è più”.

 

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