Virginia Raggi: il profilo della candidata sindaco

Romana, 37 anni, Virginia Raggi è il candato sindaco del Movimento 5 Stelle. Nata e cresciuta nel quartiere di San Giovanni si è in seguito trasferita ad Ottavia, nella periferia nord, dove vive con il figlio. Avvocato di professione, si è laureata in Giurisprudenza all’università di Roma Tre per poi specializzarsi in diritto d’autore e proprietà intellettuale.

Inizia a fare politica nel 2011, direttamente nel Movimento 5 Stelle romano, ottenendo in seguito la carica di consigliere comunale nella giunta del 2013 guidata da Ignazio Marino. In questo periodo si trova all’opposizione, occupandosi principalmente di politiche sociali e ambientali.

Ha ottenuto la candidatura al Campidoglio battendo Marcello Di Vito alle primarie online dello scorso 23 febbraio, anch’egli ex consigliere comunale nell’amministrazione di Ignazio Marino, con il voto di 1.764 dei 3.862 utenti del blog di Beppe Grillo che hanno partecipato alle “comunarie”della Capitale, una percentuale del 45,5%.

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La campagna elettorale del M5S, come in tutti i comuni in cui ha presentato un candidato sindaco, è autofinanziata attraverso le quote associative degli iscritti, le piccole donazioni ricevute attraverso il sito ufficiale della sua campagna e alcuni eventi di raccolta fondi. La campagna si è svolta principalmente su internet, attraverso il blog di Beppe Grillo, epicentro della comunicazione M5S e i vari social network in cui è attiva Virgina Raggi. Non sono ovviamente mancati i comizi elettorali, tenuti sopratutto nelle aree periferiche della città.

Ha evitato per scelta i dibattiti televisivi, accettando di partecipare solo in veste di ospite, rivendicando come questi eventi degenerino troppo spesso nella polemica sterile piuttosto che nell’effettivo confronto dei programmi elettorali. Tuttavia ha accettato di prendere parte al confronto tra i candidati avvenuto in diretta su SkyTG24, a sua detta l’unico con regole chiare e moderatori all’altezza.

Non ha ancora fatto sapere i nomi che proporrà per gli Assessorati, nonostante abbia già annunciato la volontà di ridurli a 10 in modo da renderli più coordinati grazie all’accorpamento delle competenze. Promette comunque di coltivare un buon rapporto tra la sua giunta e gli organi di governo, superando l’attrito tra il suo partito e il PD di Renzi a favore del grande sforzo necessario a risollevarela città di Roma.

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Virginia Raggi ha presentato il suo programma elettorale, chiamato “11 Passi per Roma” direttamente sulla piattaforma internet del Movimento 5 Stelle, racchiudendo in esso al fianco delle proposte di miglioramento della vita cittadina un netto addebito dei problemi della capitale alle amministrazioni precedenti.

Come primo atto da sindaco ha annunciato un recupero di risorse attraverso il taglio degli sprechi, provvedimento che inizierà con il simbolico taglio (nel senso letterale) della carta di credito che spetta al sindaco, di cui ha annunciato di non voler usufruire. Il taglio degli sprechi inteso dal M5S capitolino verte soprattutto sulla gestione degli immobili coinvolti nell’indagine Affittopoli per le irregolarità o l’abbandono che li coinvolgono, oltre che su una nuova e più efficiente gestione delle municipalizzate AMA e ATAC.

Mettere a reddito o destinare ad attività sociali il patrimonio immobiliare comunale affittato a canone passivo o lasciato al degrado permetterebbe secondo la Raggi di sbloccare i fondi necessari per le altre politiche che propone, oltre che permettere di fronteggiare parzialmente l’emergenza abitativa romana destinandone parte alle famiglie bisognose. La revisione degli affitti non riscossi si estende anche agli immobili vaticani che non ospitano luoghi di culto.

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Tema importantissimo della campagna elettorale della Raggi è la mobilità cittadina, da migliorare con il potenziamento dell’offerta di autobus e altri mezzi pubblici e il miglioramento della rete dei tram, il tutto nell’ottica di ridurre il traffico e rendere più agevoli tutti gli spostamenti. Particolare attenzione è riservata alle biciclette, mezzi che la candidata sindaco vorrebbe rendere sicuri e comodi attraverso la costruzione di nuovi percorsi ciclabili.

Promette interventi nella sicurezza e nella cultura, allo scopo di rilanciare il turismo nella Capitale, ma anche nelle periferie e nelle politiche sociali per assicurare la protezione delle fasce più fragili della popolazione. Questi progetti rientrano in un più ampio obiettivo di “mettere di nuovo i cittadini al centro della politica” (citando testualmente), in linea con la narrativa e l’operato dei politici M5S in altri livelli istituzionali.

Ha negato con forza la possibile candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

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Qualora sarà eletta sindaco di Roma, Virginia Raggi si è impegnata a rispettare il “Codice Etico del M5S” (consutabile qui), appositamente stipulato per le elezioni comunali di Roma e da lei sottoscritto. Il codice prevede l’espulsione dal M5S di sindaco e assessori qualora venissero condannati in sede penale o risultassero gravemente inadempienti rispetto ai i loro doveri verso i cittadini, oltre che verso i principi su cui si basa il M5S. Il documento prevede anche una multa di almeno 150.000 euro per gli eletti che arrecassero gravi danni d’immagine al partito. Garante di questo codiece etico sono Grillo e la Casaleggio & Associati, azienda detentrice del logo del Movimento oggi a guida di Davide Casaleggio dopo la scomparsa del padre Gianroberto.

Dal codice sottoscritto dalla Raggi emerge anche come lei e la sua giunta dovranno coordinarsi con una sorta di direttorio di garanti del M5S nell’ambito delle decisioni ritenute “giuridicamente complesse”. Questi garanti saranno quattro figure centrali del Movimento: Roberta Lombardi (portavoce alla Camera), Paola Taverna (portavoce al Senato), Fabio Massimo Castaldo (portavoce al Parlamento Europeo) e Gianluca Perilli (portavoce alla Regione Lazio) e il loro ruolo sarà di consigliare e avvicinare l’amministrazione cittadina agli organi centrali, nella speranza di risolvere più efficacemente i problemi di Roma.

La decisione di far sottoscrivere ai ppropri candidati il Codice di comportamento è a detta della Raggi una conseguenza diretta del caos politico innescato da Mafia Capitale. Queste misure servirebbero a scongiurare il ripetersi di situazioni analoghe e a rassicurare i cittadini, permettendo alle varie anime del partito di controllare e vigilare gli uni su gli altri. Nonostante queste argomentazioni queste misure sono viste da molti come l

a riprova della subalternità estrema della base del M5S rispetto ai loro stessi vertici.

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Questi provvedimenti hanno generato un vero e proprio “assalto giuridico” al M5S romano, nello specifico una causa di ineleggibilità a carico della Raggi. Il codice, un vero e proprio contratto, rappresenterebbe un tentativo di aggirare il divieto di vincolo di mandato imperativo e dei principi di imparzialità e indipendenza sanciti dalla Costituzione per i decisori pubblici. Secondo gli accusatori questo contratto priverebbe gli eventuali eletti della libertà d’azione richiesta dalla loro carica, rendendoli dei meri esecutori degli ordini che arrivano dalla dirigenza del partito e dalla Casaleggio & Associati, un’azienda privata. Il caso rimane comunque aperto, in quanto il documento può essere interpretato come un semplice manifesto politico, visti anche i precedenti casi in cui sindaci ed europarlamenta M5S firmatari di simili contratti hanno mantenuto la propria autonomia (causando un certo attrito con la dirigenza).

Questa, aggiunta alle altre ben più sterili polemiche che hanno accompagnato la sua nomina, non hanno intaccato la popolarità di Virginia Raggi nella Capitale. In tutti i sondaggi elettorali è in testa con le preferenze, anche se con lievissimo margine, un dato che virtualmente le assicura di arrivare almeno al ballottaggio. Su questi sondaggi pesa però il dato del 49% di indecisi/astensionisti, che rende la situazione imprevedibile e solo parzialmente analizzabile.

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