Il complicato rapporto degli Stati Uniti con le armi

Esattamente un mese fa il Senato degli Stati Uniti ha bocciato quattro proposte di legge volte a rendere più controllata la vendita di armi da fuoco nel pese, due proposte dai democratici e due dai repubblicani. Non è la prima volta che questo accade, ma se pensiamo alla situazione di tensione interna che si sta andando a delineare nel paese stavolta ha tutto l’aspetto di un’occasione mancata.

La strage del 12 giugno scorso a Orlando e quella dei poliziotti di Dallas sono solo l’ultimo capitolo di una serie lunghissima di simili stragi. La questione delle armi è comunque ben più ampia e non si limita ai soli omicidi di massa, nonostante dal 2006 a oggi l’FBI abbia registrato ben 172 casi per un totale di 1572 vittime coinvolte in questi fatti.

Le informazioni sul problema degli americani con le armi da fuoco parlano di un problema sociale radicato, di una tara sull’intero sistema sociale a stelle e strisce. Tralasciamo momentaneamente il complesso discorso sociologico sugli omicidi di massa per concentrarci su aspetti più generali della violenza compiuta negli Stati Uniti con le armi da fuoco: quantità, accesso alle armi e dibattito sulle leggi.

M&R Photography

Alcuni Numeri

Negli Stati Uniti nel solo 2015 sono morte per omicidio con arma da fuoco 13.286 persone (e ne sono state ferite più del doppio). Mettendo in relazione questo dato con la popolazione statunitense si ottiene un tasso di 3,2 ogni 100.000 abitanti. Oltre il 72% degli omicidi viene compiuto con pistole e altre armi di piccolo calibro, il resto con fucili e solo lo 0,4% con armi automatiche da guerra.

Questi numeri valgono agli Stati Uniti il 26° posto nella classifica mondiale della violenza perpetrata con armi da fuoco, ma se si restringe il confronto ai cosiddetti “paesi sviluppati” la situazione americana desta preoccupazione, registrando un primo posto con notevole distacco. Prendendo in considerazione il totale degli omicidi (con qualsiasi modalità) il divario si riduce ma il Paese mantiene il suo posto nella classifica OCSE.

Negli Stati Uniti circolano approssitativamente 270 milioni di armi da fuoco possedute da civili e circa 900.000 possedute dalle forze di ordine pubblico, che fa registrare al paese il più alto numero di esse rapportato alla popolazione al mondo.

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Statistiche globali riguardo gli omicidi con arma da fuoco
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Numero di armi ogni 100 persone

Accesso alle armi

Il secondo emendamento della Costituzione americana protegge il diritto di “portare armi con sè”, una legge risalente alla guerra d’Indipendenza per regolare le milizie che la combatterono.La legge risale ad un periodo di guerra civile, con un esercito nemico presente sul proprio territorio e con l’archibugio ad un solo colpo come arma di maggiore portate di fuoco. Essendo gli Stati Uniti un paese federale la legislazione cambia da stato a stato, rendendo la situazioni delle armi diversificata nei vari territori a seconda delle modalità di acquisto e detenzione.

Generalmente le armi e le munizioni sono di libera vendita in tutto il Paese, con alcune blande restrizioni per soggetti con problemi psichici o condannati per reati considerati gravi. Alcune restrizioni insistono anche sulla tipologia di armi in questione: in alcuni stati sono acquistabili da privati anche armi automatiche da guerra e fucili da assalto. Qualche stato ha emanato restrizioni alla vendita di armi automatiche ma sono rimasti in pochi pochi, dopo che nel 2004 terminò un bando federale sulla vendita di queste ultime.

Altro punto controverso della legislazione riguarda il permesso di acquistare e detenere armi. In stati come l’Arizona l’acquisto è libero e passa solo per un semplice controllo delle informazioni personali del richiedente, mentre in altre zone è necessario un permesso apposito da rinnovare periodicamente. Simile impostazione legale riguarda la possibilità di portare armi in pubblico, che a seconda delle zone è vietato, libero, o vincolato a permessi speciali.

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Stati con restrizioni per le armi da assalto

Lobbying e sfida legislativa

L’industria delle armi e i cultori di esse hanno un peso sensibile sulla vita politica statunitense, rappresentando con i loro numeri una percentuale non sottovalutabile dei voti alle elezioni e dell’economia del paese. L’industria delle armi è infatti un’importante realtà dell’economia statunitense: solo nel 2010 sono stati prodotti 5,5 milioni di armi da fuoco , di cui il 95% dirette nel mercato interno.

Il principale gruppo di pressione a favore dei “diritti delle armi” è la National Rifle Association (NRA), un’associazione nata nel 1871 alla fine della Guerra Civile per radunare cacciatori e armaioli. La vera e propria attività politica del gruppo inizia negli anni ’60, quando gli omicidi dei Kennedy e di Martin Luther King spingono l’opinione pubblica a chiedere restrizioni sulle armi, con la conseguente reazione della NRA contro queste politiche.

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Oggi la NRA è cresciuta fino al punto di avere un ruolo ingombrante nelle associazioni giovanili e nelle campagne elettorali a tutti i livelli della vita politica americana. Per guadagnare consenso la lobby ha da sempre spinto sul valore simbolico che le armi rappresentano per gli americani, supportando anche la tesi repubblicana dell’autodifesa della comunità.

Questo dato è cruciale: secondo l’analista Richard Feldman la posizione riguardo le armi dei candidati è in grado di spostare tra il 2% e il 5% dei voti nelle elezioni locali e nazionali, un gruppo sociale fortemente influenzabile dai giudizi espressi dala NRA, che quindi è in grado di decidere nei ballottaggi giocati quasi alla pari.

La retorica pro-armi ha un grande ascendente sull’opinione pubblica statunitense, tanto che dopo ogni caso grave come quello di Orlando si assiste sempre alla stessa reazione: se da una parte si invocano leggi più stringenti, dall’altra si sottolinea come le vittime avrebbero potuto difendersi se armate, e le vendite di armi si impennano tristemente ogni volta, in un paradosso che non fa che favorire l’escalation di violenza sperimentata negli Stati Uniti negli ultimi decenni.

 Approfondimenti

Speciale di USA Today sulle stragi nel Paese

Omicidi americani. Da Kennedy a Columbine i grandi fatti di sangue raccontati dai premi Pulitzer

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