Dakota Access: si ferma il cantiere dell’oleodotto

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Notizie importantissime riguardo il braccio di ferro per la costruzione dell’oleodotto Dakota Acces Pipeline sono state diffuse ieri dal Dipartimento di Stato Americano. Lo stop ai lavori è astato ufficializzato dagli esperti incaricati di valutare il rischio ambientale dell’opera e gli attivisti No-DAPL stanno festeggiando, ma nuvole nere si addensano all’orizzonte.

Ci eravamo già occupati della controversa infrastruttura che dovrebbe trasportare gli idrocarburi estratti con il fracking in North Dakota fino alle raffinerie dell’Illinois, ma è utile fare una breve sintesi.

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La costruzione dell’oleodotto DAPL (Dakota Access Pipeline) aveva trovato la forte opposizione di Standing Rock, una tribù di nativi Sioux proprietaria di un territorio che sarebbe dovuto essere attraversato dalle condutture. I nativi lamentavano come la struttura sarebbe passata pericolosamente vicina alle loro princiali fonti d’acqua potabile, ad alcuni loro luoghi sacri di sepoltura e addirittura sotto un bacino del fiume Missouri.

Preoccupati dal rischio di fuoriuscite e altri incidenti che avrebbero minacciato seriamente la loro terra i nativi avevano ripetutamente protestato pacificamente davanti ai cantieri della Energy Transfer, venendo brutalmente sgomberati dalla sicurezza dell’impresa. I video degli abusi e delle rivendicazioni della Standing Rock hanno fatto il giro degli Stati Uniti, garantendo un vasto supporto popolare ai nativi nelle loro proteste che partono dalla cittadina di Cannon Ball. Notizia recente è stato l’accorrere in supporto dei nativi di molte associazioni ambientaliste e addirittura di alcune associazioni di veterani dell’esercito, che si sono uniti alle proteste delle ultime settimane.

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Delegazione di veterani arriva a Cannon Ball

Standing Rock non si è mossa solo sul territorio ma anche e soprattutto per vie legali, ed è proprio in sede di ribunale che ha ottenuto la prima, grande vittoria. Già lo scorso settembre Standing Rock aveva ottenuto uno stop temporaneo dei lavori, che però erano ripartiti in fretta, nello stupore generale.

All’epoca i Dipartimenti di Stato, dell’Esercito e della Giustizia accolsero la decisione ma, essendo in loro potere, ordinarono nuove rilevazioni di rischio ambientale nelle zone del lago Oahe, un invaso creato da una diga sul fiume Missouri.

Domenica scorsa il Corpo degli Ingegneri dell’Esercito, ente incaricato di effettuare queste stime, ha negato alla Energy Transfer il permesso di scavare sotto il lago. Questo obbliga l’azienda a riprogettare il percorso delle tubature, che potrebbero verosimilmente deviare dal territorio dei Sioux, in quanto secondo gli amministratori dell’azienda sarebbe la soluzione meno costosa allo stop dei lavori.

L’esercito si è comunque messo a disposizione per studiare questo nuovo percorso, effettuando studi ambientali preliminari.

Standing Rock encampment near Cannon Ball, North Dakota

La tribù di Standing Rock ha ringraziato l’amministrazione Obama per il sostegno ricevuto ma, tramite il suo legale, ha espresso preoccupazione per un possibile ribaltamento della siuazione dopo l’insediamento della presidenza Trump. La Energy Transefer ha ora infatti la possibilità di ricorrere in appello al Congresso, che potrebbe sollevarla dall’obbligo di sottostare alla delibera dei militari.

Dave Archembault, capo e portavoce della tribù ha dichiarato alla Reuters che in ogni caso la tribù conferirà con il nuovo Presidente e la sua amministrazione, nella speranza di convincerla a non dare il via libera alla riapertura dei cantieri dell’oleodotto e rendere obbligatorio il cambio di percorso dell’infrastruttura.

Poichè la nuova presidenza avrà poteri effettivi solo dopo l’insediamento del prossimo 20 gennaio Archebault ha ringraziato i manifestanti per poi chiedere loro di tornare a casa visto che, al momento la loro presenza sul campo non è necessaria. Le trivelle per il momento sono ferme e l’inverno è molto duro a Cannon Ball.

Molti dei manifestanti hanno comunque deciso di rimanere e continuare nelle attività del comitato No-DAPL, in quanto ripongono poca fiducia nel fatto che questa decisione rappresenti la fine del braccio di ferro tra loro e i costruttori.

A man stands near a burned out truck as Veterans and activists march to Backwater Bridge just outside of the Oceti Sakowin camp during a snow fall as "water protectors" continue to demonstrate against plans to pass the Dakota Access pipeline

I vertici della energy Transfer hanno già dichiarato di ritenere il trattamento loro riservato come “politico” piuttosto che amministrativo, il che fa presagire il ricorso per far ripartire i lavori. Come se non bastasse, alcuni dati riguardanti il rapporto tra l’azienda e il neo-eletto presidente complicano ulteriormente il quadro.

Grazie alle norme sulla trasparenza nei finanziamenti alla politica e alla financial disclosure di Trump per il 2016 la Associated Press ha rilevato due fatti: l’amministratore delegato di Energy Transfer, Kelcy Warren, ha donato grosse somme per la campagna elettorale del presidente e lo stesso Trump possiede azioni della Energy Transfer e della Philips 66 (altra azienda impegnata nel Dakota Access) per centinaia di migliaia di dollari.

Questo conflitto di interessi non pregiudica la possibilità per Standing Rock di avere una sentenza equa sul caso, ma disturba fortemente gli attivisti. Dato sicuramente più inquietante è lo scarso impegno ecologista manifestato dall’amministrazione che sta per insediarsi, questo sì in grado di compromettere i futuri sviluppi delle politiche energetiche che riguardano i combustibili fossili, non solo nel caso del Dakota Access.

 

Fonti e Approfondimenti

Lo Spiegone – Dakota Access: la rivolta dei nativi contro l’oleodotto

https://www.theguardian.com/us-news/2016/dec/04/dakota-access-pipeline-permit-denied-standing-rock

http://www.reuters.com/article/us-north-dakota-pipeline-idUSKBN13T0QX

http://www.motherjones.com/environment/2016/12/trump-reverse-dakota-access-pipeline-victory

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