Elezioni britanniche 2017: Theresa May e il Partito Conservatore

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A pochi giorni dalle elezioni generali del prossimo 8 giugno Theresa May ha presentato il programma del partito Conservatore. Favoritissimi nei sondaggi i tories si candidano a guidare il paese governando da soli ma, in base alla maggioranza che otterranno, il loro compito potrebbe non essere così semplice. Vediamo da vicino le aspettative e le linee guida del partito che, probabilmente, negozierà il Brexit nei prossimi anni.

Dal 2010 i Conservatori non hanno mai abbandonato il governo e, anzi, sembrano in continua ascesa. Sotto la guida di David Cameron il partito ha ampliato progressivamente i suoi consensi, passando dal governo di coalizione con i Liberaldemocratici nel 2010 all’attuale governo monocolore inaugurato nel 2015.

A cambiare il corso della politica britannica è però intervenuto il Brexit, punto di svolta che come vedremo è stato fondamentale nel rendere opportune queste elezioni, non solo a causare le dimissioni del governo Cameron.

Theresa May è la candidata premier del partito, carica che già aveva già ottenuto lo scorso 13 luglio ma che, con un annuncio a sorpresa, ha deciso di mettere in discussione convocando lei stessa nuove elezioni. Questa mossa non è un azzardo e, come vedremo, ha un grande significato politico per il Governo e per i Conservatori, che si candidano a gestire la delicata congiuntura economica e politica dei prossimi anni.

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In politica dal 1986, in Parlamento dal 1997 e Ministro dell’Interno per tutta l’era Cameron, Theresa May (qui trovate un profilo più ampio) si è mostrata fin dalla sua recente investitura ben determinata ad essere la protagonista dei negoziati del Brexit. Fin da subito si è presentata come la persona in grado di mediare tra le anime troppo dure e quelle troppo moderate del partito, superando nella sua corsa alla leadership del partito anche nomi eccellenti come Boris Johnson e George Osborne.

Per poter portare al termine il suo progetto politico, però, Theresa May ha bisogno che si tengano queste elezioni, e questo fatto dipende dalla scansione dei tempi del negoziato annunciate negli scorsi mesi, ossia un periodo di circa due anni.

Anticipare la tornata elettorale ha infatti una doppia valenza per la leader dei Conservatori: da una parte evitare qualsiasi possibilità che il Parlamento e il Governo vengano sciolti prima della conclusione dei negoziati e dall’altra legittimare la propria posizione di Primo Ministro, attribuitale dal partito ma non dalle urne.

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Questo “dettaglio” ha un’importanza fondamentale: nel sistema elettorale britannico ogni collegio elegge il proprio rappresentante, che viene votato direttamente con la regola del maggioritario a turno unico, mentre a diventare Primo Ministro è automaticamente il leader del partito di governo. Theresa May sarebbe quindi legittimata agl occhi della popolazione come parlamentare per il collegio di Maidenhead e non come Primo ministro, ambiguità che la premier intende sanare.

Tornare alle urne permetterebbe poi di rimettere a confronto con l’elettorato gli stessi parlamentari, eletti prima della campagna referendaria e in questo modo costretti a rispondere del loro operato in essa davanti ai cittadini che rapresentano. Facendo così, quindi, l’intera House of Commons incaricata di attuare il Brexit sarà pienamente legittimata.

A spingere Theresa May a convocare elezioni anticipate, inoltre, non si può negare abbia contribuito il fatto che in tutti i sondaggi il Partito Conservatore figurava e figura in netto vantaggio su tutti gli avversari in termini di consensi.

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A conferma di questa valutazione gli analisti hanno riscontrato come nel mese successivo all’annuncio le intenzioni di voto a favore del partito siano aumentate e che il Partito Laburista sia ancora indietro di ben 20 punti nelle intenzioni di voto. Questo significa che se risultati elettorali rispecchiassero esattamente quesa previsione i tories governerebbero con una maggioranza di 100 seggi, contro i 17 attuali.

Un tale rafforzamento del suo controllo sulla Camera aiuterebbe Theresa May a governare senza il ricatto dell’ala più estrema del partito, fautrice di una “Hard Brexit” e al momento in grado di bloccare il voto di eventuali concessioni all’Unione Europea, fatto che la rende un pericolo agli occhi del resto dei Conservatori.

Il crescente vantaggio in termini di consensi che sta raccogliendo il partito Conservatore era già emerso nettamente alle elezioni locali dello scorso 4 maggio: in tutte le 90 amministrazioni provinciali in cui si è votato i Conservatori hanno aumentato i propri consensi rispetto al 2013, a discapito dei Laburisti, e soprattutto dell’UKIP, che hanno perso il controllo politico di vaste zone e addirittura alcune loro roccaforti.

Alcuni osservatori imputano questo sconvolgimento alle divisioni interne dei Labour, indecisi e conflittuali riguardo come rivolgersi ai propri sostenitori delle classi lavoratrici e ai sostenitori del Brexit, verso il quale si erano mostrati divisi e incerti fin dalla campagna referendaria.

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Confronto tra le locals del 2013 e del 2017 in termini di seggi e maggioranze

Lo stato di riassestamento in cui versa il partito Laburista, aggravato dalle polemiche e dalle divisioni che hanno accompagnato il cambio di leadership tra Ed Miliband e Jeremy Corbyn, ha fatto calare significativamente i consensi. Il partito di Theresa May non ha tardato ha insinuarsi nel vuoto lasciato dal partito rivale insistendo nel suo manifesto elettorale proprio su due punti principali:

Innazitutto promettendo una gestione chiara e determinata del negoziato del Brexit e in secondo luogo garantendo la tutela degli interessi dei lavoratori durante e dopo l’uscita dall’Unione Europea. Sebbene la materia sia storicamente cara ai laburisti, ora al centro delle priorità dei tories, che sono stati capaci di interpretare le richieste della società britannica particolarmente preoccupata dall’incertezza che seguirà l’uscita dall’UE.

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Theresa May ha infatti annunciato ufficialmente 11 punti cardine del programma elettorale dei Conservatori che riguardano i diritti dei lavoratori, seguendo la linea annunciata nel suo discorso di insediamento quasi un anno fa. Nella dichiarazione con cui li ha introdotti appare evidente l’attacco frontale al partito laburista e alle sue carenze, nonchè una correzione di rotta sul tema del welfare rispetto ai precedenti leader conservatori, volta anche a “catturare” i voti degli elettori socialisti delusi dal loro partito di riferimento.

“Ho detto che avrei usato il Brexit per estendere la protezione e i diritti dei lavoratori e il nostro programma prevede esattamente questo. I nostri progetti, sostenuti da una leadership forte e stabile, saranno la più grande espansione dei diritti dei lavoratori mai promossa da qulsiasi governo Conservatore della nostra storia”

Nello specifico gli 11 punti sono:

  • Garantire che dopo il Brexit i lavoratori abbiano gli stessi diritti goduti all’interno dell’UE
  • Aumentare il salario minimo nazionale adeguandolo ai redditi attuali
  • Proteggere i lavoratori della “gig economy”, con consultazioni sui loro diritti come la maternità
  • Rappresentanze dei lavoratori nei consigli aziendali
  • Dare ai lavoratori gli stessi diritti degli investitori nel conoscere i piani economici futuri delle loro aziende
  • Nuovo diritto di richiedere aspettative dal lavoro per studio o addestramento
  • Nuovo diritto di aspettativa per assistere familiari bisognosi di cure
  • Regole per proteggere i fondi-pensione dalla condotta rischiosa degli amministratori
  • Estendere le tutele contro le discriminazioni sul lavoro a chi soffre di condizioni psichiatriche
  • Diritto ad aspettative per lutto in caso di morte dei figli
  • Incentivi per il reinserimento lavorativo dopo la gravidanza

 

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Theresa may presenta il manifesto eletorale 2017

Nel manifesto elettorale del Partito conservatore per il 2017 figurano però molti altri temi, presentati ieri in un documento riassuntivo di 88 pagine che sarà distribuito dagli attivisti del partito.

In tema fiscale i Conservatori si impegnano ad aumentare la soglia di guadagni sotto la quale i cittadini non devono pagare alcuna tassa sul reddito, attualmente fissata a 12.550£ all’anno, nonstante abbiano abbandonato la promessa del 2015 di non aumentare le generali tasse sul reddito e la National Insurance, un’imposta che finanzia i programmi di welfare.

Dal punto di vista della spesa pubblica, invece, il manifesto Conservatore prevede il pareggio del bilancio pubblico 2025 e di aumentare la spesa per il Sistema Sanitaro Nazionale (NHS) ad 8 miliardi di £ l’anno entro il 2022. Altre future voci di spesa saranno il mantenere allo 0,7% del PIL la spesa pubblica in aiuti umanitari all’estero e aumentare quella per la difesa al 2%, come richiesto dalla NATO.

Altra novità importante introdotta da Theresa May è la promessa di fissare un tetto ai costi dell’energia, misura richiesta da più parti dopo il recente aumento seguito alla privatizzazione e liberalizzazione del settore e già proposta da Miliband nel 2015. In tema energetico a questa misura si accompagna però una spinta verso la produzione di shale oil, il discusso petrolio estratto dalle sabbie bituminose con la procedura del fracking.

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Nel programma elettorale di Theresa May hanno poi ampio spazio le politiche riguardanti l’istruzione: innanzitutto il partito punta a rendere la Gran Bretagna un’eccellenza mondiale nel settore tecnico, al quale verrà dato impulso, anche per favorire i progetti per l’espansione della digital economy britannica. Le Università che applicano le rette massime consentite dalla legge, poi, dovranno implementare programmi di diritto allo studio e sostenere le scuole gratuite.

Il tema immigrazione dopo il Brexit ha perso centralità nel dibattito politico britannico, ma è ancora presente e importante. I Conservatori si impegnano a ridurre gli ingressi nel paese all’ordine delle decine di migliaia, quello che reputano un “livello sostenibile”, e contemporaneamente ad aumentare la tassa pagata dalle imprese per ogni lavoratore non-europeo che impiegano. Dall’altro lato, però, il partito si impegna nel promuovere politiche di coesione tra le varie comunità del paese, allo scopo di integrarle e combatte in questo modo l’estremismo.

Altre politiche incluse nel manifesto riguardano le contromisure da intraprendere per gestire l’invecchiamento della popolazione e, soprattutto, le disuguaglianze di reddito e opportunità tra gli strati sociali. Questo indirizzo deriva direttamente dal manifesto di David Cameron del 2015 e si concentrano in particolare sull’introduzione di correttivi al mercato immobiliare e a quello del lavoro, oltre che programmi diretti contro il gender pay gap e la marginalizzazione della disabilità.

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Queste elezioni sono l’inizio di una congiuntura politica che determinerà la crisi o un importante successo di chiunque sarà il vincitore l’8 giugno, e questo Theresa May lo ha ben chiaro. Il partito conservatore ha la possibilità concreta di aprire con queste elezioni una nuova fase della politica britannica, in cui detenere il controllo della politica del paese e godere di un grande consenso.

Il programma con cui si presentano alle elezioni è ampio, ambizioso e di difficle realizzazione e sarà proprio sulla sua riuscita che si baserà la futura popolarità del partito e della sua leader. I britannici si dividono tra chi teme che il Bexit peggiorerà il suo stile di vita e chi è convinto che invece lo migliorerà, ed è proprio in base a quale dei due gruppi avrà ragione che sarà giudicata l’intera stagione politica.

Nonostante i segnali Theresa May ha comunque ammonito i suoi colleghi a non dare per scontata la grande vittoria alle elezioni che si terranno tra 20 giorni, ricordando come un atteggiamento troppo sicuro potrebbe alienare molti voti e soprattutto che, come dimostrato proprio dal Brexit, i sondaggi potrebbero aver sovrastimato la loro posizione.

 

Fonti e approfondimenti:

Theresa May: la premier che gestirà il Brexit

Testo integrale del manifesto elettorale: https://s3.eu-west-2.amazonaws.com/manifesto2017/Manifesto2017.pdf

http://www.bbc.com/news/election-2017-39956541

https://www.foreignaffairs.com/articles/united-kingdom/2017-05-15/theresa-mays-gamble

http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/14/workers-get-year-leave-care-elderly-relatives-tory-government/

http://www.reuters.com/article/us-britain-election-strategy-idUSKCN18C1BS

http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/election-2017-latest-labour-conservatives-poll-lead-cut-party-voters-jeremy-corbyn-theresa-may-a7737936.html

http://www.electionpolling.co.uk/battleground/targets/conservative

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