Elezioni amministrative 2017: cosa ci dicono i risultati del primo turno

La scorsa domenica 11 giugno si sono tenute le elezioni amministrative in 1.010 comuni italiani di varia dimensione. I risultati, come prevedibile, consegnano una situazione di sostanziale spartizione dei voti tra centrodestra e centrosinistra, con un risultato deludente del Movimento 5 Stelle. Al netto del sensazionalismo diffuso degli ultimi giorni, alcune riflessioni sul voto sono necessarie.

In Trentino e Valle d’Aosta si era giù votato la settimana precedente  per rinnovare 5 amministrazione, mentre a questa tornata hanno partecipato i comuni delle regioni a statuto ordinario e quelli delle rimanenti a statuto speciale. L’affluenza generale si è fermata al 60,8%, circa 7 punti in meno rispetto lo scorso appuntamento elettorale.

Tra i molti comuni al voto, lo ricordiamo, 161 hanno più di 15.000 abitanti e quindi secondo l’attuale legge elettorale è previsto un ballottaggio tra i due candidati più votati qualora nessuno raggunga la maggioranza assoluta al primo turno. Tra questi ben 25 sono capoluoghi di provincia o regione: Alessandria, Asti, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Trapani e Verona.

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Tra i capoluoghi solo 3 sono riusciti ad eleggere il sindaco al primo turno:

  • Palermo: Leoluca Orlando, confermato per la quinta volta (indipendente appoggiato dal Centrosinistra)
  • Cuneo: Federico Borgna, già presidente della Provincia e sindaco centrista uscente (indipendente appoggiato dal centrosinistra)
  • Frosinone: Nicola Ottaviani, sindaco di Forza Italia uscente ovviamente appoggiato dal centrodestra

I capoluoghi rimanenti andranno al ballottaggio il prossimo 25 giugno, e vedranno scontrarsi centrodestra e centrosinistra, con le pochissime eccezioni di qualche indipendente e del Movimento 5 Stelle ad Asti (ammesso dopo un riconteggio).

I dati finali parlano di un totale di 111 grandi comuni su 161 che dovranno tenere un secondo turno di votazioni per eleggere la propria amministrazione, comprese 52 sfide dirette centrodestra/centrosinistra e una scarsissima presenza dei candidati del Movimento 5 stelle. Per gli altri seggi vedremo sfidarsi candidati indipendenti, sempre molto presenti e performanti alle amministrative, soprattutto fuori dai capoluoghi.

I due grandi segnali politici da valutare riguardano ovviamente i tre grandi schieramenti che animano anche la politica nazionale, ricordando come questa sia limitatamente collegata al voto locale, che vive delle proprie dinamiche territoriali particolari, in cui le liste civiche indipendenti sono centrali.

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Centrodestra e Centrosinistra

Le grandi coalizioni, come abbiamo detto, presentandosi compatte hanno ottenuto la maggior parte dei voti, in una situazione che si avvicina quella di parità. Dal lato del centrosinistra il risultato era prevedibile e atteso dalle segreterie, che hanno conquistato l’accesso al secondo turno in ben 78 comuni, di cui 40 come primo partito, senza molto da aggiungere ai rallegramenti per il buon risultato.

Diverso è il caso del centrodestra: lo schieramento è fortemente diviso in Parlamento e le sue componenti sono spesso in competizione, esattamente il contrario di quanto avvenuto domenica alle elezioni amministrative, ed era incerto come avrebbe reagito l’elettorato a questa particolarità.

Presentandosi compatto, lo schieramento ha ottenuto il passaggio al secondo turno in 72 comuni, compresi 43 in cui è stato il raggruppamento pù votato, segnando un ottimo risutato oltre ogni aspettativa. I leader di partito non hanno tardato ad attribuirsi ciascuno la paternità del risultato ma, come in ogni elezione locale, la maggior parte del merito (o delle colpe) va ai candidati e a quanti hanno animato la campagna elettorale nei territori.

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Movimento 5 Stelle

Il risultato deludente del M5S è stato sicuramente l’aspetto di queste elezioni più discusso dalla politica e dalla stampa, seppure con una certa ristrettezza di vedute. Il partito è ruscito infatti ad accedere al secondo turno in solo 11 dei 161 grandi comuni, di cui un solo capoluogo di provincia.

Un risultato del genere era infatti assolutamente prevedibile data la stessa struttura del Movimento: al centro del dibattito politico nazionale, dato primo o secondo partito nelle intenzioni di voto, poco organizzato e disorganizzato nella stragrande maggioranza dei territori, dove non è riuscito ad insediare alcuna classe dirigente.

La verità è che a fare la differenza alle elezioni amministrative è il rapporto più diretto con il candidato e la sua possibilità di avere visibilità locale. Molte liste M5S erano alla prima tornata elettorale nei comuni in cui si sono candidate, erano mal finanziate e sicuramente meno esperte delle controparti, di fatto incapacitate a competere alla pari. Spesso poi le campagne elettorali hanno subito un grave danno dalle divisioni interne tra le correnti del movimento, come nei casi esemplari di Genova e Parma.

Questo significa che è categoricamente impossibile legare il risultato di queste elezioni alla performance del partito a livello nazionale, parallelo che molti (spesso in malafede) hanno tentato di fare. In Italia, tra l’altro, il cosiddetto “voto di appartenenza” è sempre meno diffuso, ed è assolutamente plausibile che chi ha votato o voterà M5S alle politiche preferisca affidarsi ad un candidato che ritiene più esperto o affidabile quando poi si tratta della gestione del suo territorio.

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I veri dati politici che ci consegna questo primo turno delle elezioni amministrative sono quindi due. Innanzitutto il grande consenso di cui ancora gode il centrodestra a livello locale, con la conferma della predominanza di Forza Italia all’interno della coalizione e il segnale di come solo se uniti questi gruppi possano avere un vero peso politico.

In secondo luogo va notato come, nonostante i grandi progressi dall’epoca dei meet-up, il Movimento 5 Stelle fatichi a radicarsi nel territorio come ci si aspetterebbe da un partito di rilevanza nazionale. Costruire una rete dal nulla è un processo lungo e difficilissimo, bisogna prenderne atto, ma alla luce della forza del partito alle elezioni politiche e i risultati delle scorse amministrative forse i suoi vertici si aspettavano qualcosa di meglio.

Per stabilire al meglio le implicazioni di questo voto dovremo aspettare i risultati dei ballottaggi del prossimo 25 giugno, al termine dei quali sapremo chi amministrerà i capoluoghi e le grandi città per i prossimi anni ma ancora non avremo grandi indizi sui futuri equilibri politici del nostro Parlamento.

 

Fonti e Approfondimenti:

http://elezioni.interno.it/comunali/scrutini/20170611/index.html

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