Chi sono i Sikh

I Sikh rappresentano un gruppo etnico-nazionale molto vasto, che conta oggi circa 27 milioni di persone in tutto il mondo, sebbene sia originario del Punjab. La comunità è caratterizzata da una storia e una cultura condivise, dalla lingua punjabi e dalla religione Sikh, un culto monoteistico nato in India oltre 500 anni fa.

I membri osservanti della comunità sono riconoscibili da alcuni simboli esteriori come il turbante e le barbe lunghe, ma dietro questi segni si cela una cultura complessa che spesso in Occidente si tende a banalizzare.

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Origine e Diaspora

Il Sikhismo si sviluppa nel 1500 nella regione del Punjab, che all’epoca comprendeva molte aree oggi divise tra Pakistan e India. Il Sikhismo si diffonde inizialmente in questa regione, fino allo stabilirsi dei seguaci ad Amritsar per fondare il Tempio d’Oro, ancora oggi luogo sacro centrale del culto.

La geografia è molto importante nell’identità Sikh, data l’importanza della loro terra nelle vicende alla base della storia e della cultura della comunità. Questa coincide oggi con lo stato del Punjab parte della Federazione Indiana, in cui i Sikh hanno un buon grado di autogoverno, rappresentando la maggioranza della popolazione e avendo la loro lingua riconosciuta come ufficiale.

I Sikh abitano però varie aree del mondo, dati i flussi di migrazione fuori dal Punjab a cui si è assistito soprattutto dalla fine del 1800. Molti Sikh sono circolati nei domini britannici come ufficiali militari, mentre gli eventi drammatici della persecuzione spietata che hanno subìto in Pakistan e la povertà della loro regione hanno aggravato il fenomeno.

Oltre 20 milioni di Sikh oggi vivono in India, ma negli anni ’60 si sono create grandi comunità nei paesi anglofoni. In ciascuno tra Canada, Regno Unito e Stati Uniti abitano circa 500.000 Sikh, mentre comunità più piccole sono presenti in Australia e Nuova Zelanda. Gruppi importanti vivono anche nel sudest asiatico e nell’Africa Orientale.
Negli ultimi anni molti Sikh stanno arrivando in Europa contintentale e in Italia, dove si sta creando una vasta comunità soprattutto tra Vicenza e Reggio Emilia.

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Direzioni della diaspora Sikh

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La religione Sikh

La religione Sikh è un culto monoteista con al centro un dio eterno, che incarna l’amore universale. Secondo i fedeli la parola divina è stata rivelata dal Guru Nanak, fondatore del culto nato nel 1469, e dai nove guru che gli sono succeduti a capo della comunità; gli insegnamenti di questi saggi sono alla base del Sikhismo. Nei testi sacri si trovano comunque anche gli scritti di antichi predicatori induisti e musulmani del Punjab, che hanno avuto un ruolo importante nel forgiare l’identità Sikh. Le tradizioni locali della regione hanno infatti influenzao molto la fede dei suoi abitanti, generando anche la corrente Bhakti dll’induismo e quella Chisti dell’islam sufi.

Alcuni tratti accomunano queste religioni diverse e sono alla base anche del Sikhismo. I più importanti sono lo spirito comunitario, il culto della personalità dei santi e dei maestri e soprattutto la superiorità del rapporto interiore con il divino. Nel Sikhismo quest’ultimo è un punto centrale, tanto da non avere ministri di culto o leader spirituali, ma solo individui ritenuti delle guide per via della loro autorevolezza guadagnata con lo studio e linterpretazione degli insegnamenti dei guru.

La religione Sikh è infatti soprattutto una pratica di vita, fondata sul vivere secondo tre principi: l’onestà e l’impegno nel lavoro e nei rapporti umani, la condivisione con gli altri di ciò che si ha e il vivere nella consapevolezza della divinità che permea l’esistenza. Il Sikhismo è quindi un culto fondato sulla ricerca spirituale interiore (la parola stessa significa “studente”) ma che si esplica in una vita retta, con il bilanciamento delle dimensioni terrena e spirtuale come maggiore obiettivo.

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L’universalismo è un altro punto cardine del culto Sikh, che ritiene tutto il creato emanazione diretta della divinità e per questo dotato di pari dignità. Questo principio e il forte senso di comunità del Sikhismo si esplicano nel ruolo paritario che uomini e donne hanno al suo interno e il rifiuto deciso di ogni tipo di discrimnazione, oltre che attraverso il forte impegno sociale dei discepoli nei contesti sociali che abitano. Questo nella storia ha portato i Sikh a rifiutare le antiche tradizioni hindu che avevano, come la poligamia e, soprattutto, il sistema delle caste.

Nei secoli il culto Sikh è stato perseguitato dai dominatori Moghul del Punjab, sviluppando un esercito e in generale una forte epica guerriera, ormai decisamente attenuatasi.  Per questo i Sikh osservanti dopo liniziazione portano sul corpo i 5 Khalsa, gli stessi simboli che secoli fa portavano i guerrieri che difesero la comunità dalla persecuzione religiosa. Questi sono:

  • Kara – un bracciale di acciaio
  • Kaccha – un particolare indumento di cotone
  • Kirpan – un pugnale con cui difendere se stessi e gli innocenti
  • Kesh – capelli e barba mai tagliati o accorciati
  • Kangha – un pettine di legno con cui raccoglierli

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Questi simboli oggi non sono più legati alla difesa militare della fede, ma simboleggiano gli altri valori del culto come la giustizia, l’altruismo e l’autocontrollo. Altri elementi distintivi dei fedeli Sikh sono l’uso del turbante o di un velo leggero, per tenere in ordine i capelli lunghi, e l’uso di cognomi distintivi. Tra i fedeli infatti gli uomini usano il cognome Singh (leone) e le donne quello Kaur (principessa), seguiti poi dal cognome di famiglia. Questi tradizionalmente furono assegnati loro dal guru Gobind Singh, per simboleggiare la rottura dei Sikh con il sistema delle caste.

Nella vita guidata dai principi religiosi è molto importante la moderazione, che si esplica molto nell’astensione da comportamenti dannosi per sè e per le altre parti del creato. Questo si riflette in alcune abitudini di consumo, come il rifiuto di prodotti dell’uccisione degli animali (come la carne) e di alcol, tabacco, droghe e in generale tutti gli intossicanti.

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Problemi di convivenza

Le comunità Sikh sono solitamente ben integrate nelle zone in cui risiedono, soprattutto per l’impegno sociale dei loro membri.  Date le particolarità della loro cultura non sorprende che, soprattutto all’estero, in alcuni casi si siano create incomprensioni e problemi legislativi. A creare problemi è soprattutto il kirpan, il pugnale simbolico che i Sikh battezzati hanno costantemente con sè, poiché per quanto piccolo in Occidente è comunque ritenuto un’arma.

Se in India il kirpan è molto conosciuto e ormai accettato in ogni luogo, da noi si sono creati problemi ad esempio negli aeroporti e nelle scuole, che hanno spesso richiesto l’intervento dei giudici per risolvere le controversie e dettare regole conciliative. Spesso la soluzione è quella di richiedere che la lama sia di pochi centimetri e portata sotto i vestiti, ma è ancora del tutto bandito sui voli e, solitamente, nei tribunali e altri luoghi sensibili.

Anche il turbante ha crato problemi, ma per un motivo decisamente più meschino. Soprattutto negli anni successivi all’attentato al World Trade Center i Sikh sono stati coinvolti nei crimini d’odio diretti contro la comunità musulmana, dato che l’uso del turbante fa spesso confondere chi lo porta per arabo o afghano.

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In India i problemi di convivenza sono stati decismanete più gravi e hanno a che fare con il latente secessionismo delle frange più estreme del culto. Il movimento per la costituzione di uno stato-nazione Sikh, il Kalistan, è iniziato dopo il 1970 e si basava sul senso di marginalizzazione vissuto allora dalla comunità nello stato indiano. I leader avevano ovviamente i loro interessi ma la reazione forte del governo di Indira Gandhi creò un consenso sempre maggiore per i separatisti, soprattutto da parte della diaspora, che inviava molti fondi per la causa dall’estero.

L’operazione Blue Star

Gli eventi precipitarono rapidamente nel 1984, quando l’esercito decise di catturare una volta per tutte Jarnail Singh Bhindranwale, capo religioso e leader di uno dei gruppi separatisti più violenti. Per farlo, il governo lanciò l’operazione Blue Star, nella quale su ordine governativo i carri armati entrarono nel Tempio d’Oro, violando il luogo più sacro del Sikhismo e uccidendo Bhindranwale, i suoi seguaci e molti civili.

Vedere il cuore del proprio culto distrutto creò forte risentimento tra i fedeli, tanto che la stessa Indira Gandhi fu assassinata da una sua guardia del corpo Sikh, nonostante tra i due fino a quel momento ci fosse stata grande fiducia. A questo omicidio fecero seguito disordini causati dalla comunità hindu, che sfociarono in veri e propri pogrom n cui furono assassinati per vendetta tra i 3.000 e gli 8.000 Sikh in tutto il paese.

 

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Bhindranwale e i suoi seguaci (1984)

 

Dopo il 1984 la situazione si è via via normalizzata, con la concessione al Punjab di maggiore autonomia e una maggiore inclusione dei Sikh nella dinamica multiculturale di integrazione dello stato indiano. Oggi i Sikh sono riconosciuti ufficialmente dal punto di vista linguistico e religioso e la loro cultura è tutelata dalla legge, fatti che hanno fatto venir meno il senso di rivalsa che causò i disordini.

L’eredità del 1984 è però ancora ingombrante, una ferita aperta per i Sikh su cui ancora si radica la propaganda dei gruppi più radicali che ancora perseguono l’idea di uno stato teocratico in Kalistan. Il Tempio d’Oro è stato ricostruito ma per molti Bhindranwale da terrorista è diventato un martire e, per quanto marginali, i gruppi militanti sono sopravvissuti.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Puller, Brittany Fay (2014) “Sikhism Reinterpreted: The Creation of Sikh Identity“, Senior Theses
https://www.usatoday.com/story/news/nation/2014/10/23/student-allowed-bring-religious-knife-school/17763379/

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