La centralizzazione del leader asiatico​

La crisi che sta attraversando il modello democratico occidentale, sia all’intero dell’Unione Eruopea che alla Casa Bianca, vede come pilastro centrale uno sbilanciamento del potere politico verso un singolo leader. Se Donald Trump è un esempio oramai assodato ed evidente di questo processo, anche leader europei come Viktor Orban o leader minori come Matteo Salvini o Marine Le Penn hanno inziato a penetrare all’interno del tessuto socio-politico democratico, minando la stabilità di un ordine sociale già scosso da politiche economiche applicate durante periodi di crisi. Le due sponde dell’Oceano Atlantico sono bacino di circa un miliardo di esseri umani, 1/7 della popolazione mondiale, e delle potenze economiche più consolidate del mondo. In ogni caso, la centralizzazione politica Occidentale è anacronistica, pericolosa e in controtendenza con lo sviluppo della società. Infatti, in Europa e in Nord America sta prendendo forma un nuovo concetto di politica e di società in cui la crescita dei diritti sociali, dello sviluppo di nuove idee di condivisione e di abbasttimento virtuale e geografico dei confini costituiscono i punti cardine.

La Repubblica Popolare Cinese

Nonostante questo, l’Asia Pacifica è un ottimo esempio di come i sistemi politici (democratici o meno) e lo sviluppo economico possano essere coordinati anche attraverso un regime fortemente centralizzato nelle mani dell’uomo più potente del paese. Lo sviluppo economico intensivo che questi paesi stanno vivendo da alcuni decenni ha fatto in modo che l’economia prendesse il sopravvento sui diritti sociali, attraverso una forte centralizzazione politica. Questo fenomeno ha subito un’accelerazione importante nell’ultimo anno. L’esempio più lampante è sicuramente la Repubblica Popolare Cinese che ha da sempre avuto a capo dello stato un leader estremamente potente e, dal 1993, lo stesso leader ha ricoperto sia la posizione di Presidente della Repubblica, sia quella Segretario Generale del Partito Comunista Cinese.

Così come durante l’era Maoista, l’attuale leader cinese Xi Jinping ha però intrapreso un percorso di maggiore centralizzazione del potere, attraverso un sistematico utilizzo delle fazioni interne al PCC per poter emergere come “core leader”. Questa nomina, più simbolica che effettiva, è estremamente importante per comprendere come la Cina abbia preso una strada in cui la centralizzazione non è più solo dovuta al monopolio della forza da parte del Partito, ma è tenuta dall’unico individuo che è in grado di supervisionare ogni singolo aspetto del governo cinese. L’appellativo di “core leader” è arrivata alcuni mesi fa, a ottobre 2017, quando si è concluso il 19° Congresso del PCC, un evento quinquennale che stabilisce la leadership del lustro successivo.

Repubblica di Corea & Repubblica Democratica Popolare di Corea

Nello stesso tempo, una democrazia come la Corea del Sud ha vissuto un cambiamento di presidenza molto importante. Dopo l’incarcerazione della presidentessa Park, l’elezione del progressista Moon Jae-in ha determinato una centralizzazione, almeno d’immagine, della strategia politica di Moon in tutto il paese. Ad oggi, Moon Jae-in è riuscito a incontrare già 3 volte il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un; è riuscito a far aprire l’incontro trilaterale con Giappone e Cina che era stato sospeso quasi dieci anni prima; sta riuscendo nell’intento di bilanciare i rapporti di forza tra gli USA e la Corea del Nord.

La Corea del Sud è quindi progressivamente cresciuta all’interno del sistema internazionale grazie al suo presidente, sottolineando nuovamente come una centralizzazione del leader sia importante anche all’interno delle democrazia asiatiche. Inoltre, è necessario ritornare come il sistema partitico in Corea del Sud non si basi, come nella maggior parte delle democrazie occidentali, sul programma condiviso di diverse forze politiche che concorrono nelle diverse tornate elettorali. Al contrario, il susseguirsi impressionante dei partiti in Corea del Sud a seconda del leader che è a capo della coalizione mette in risalto ancora di più come la Casa Blu di Seoul (la residenza presidenaziale) sia molto più personalizzata di quanto ci si potrebbe aspettare da una democrazia.

Dall’altra parte del 38° parallelo, il sistema politico della Corea del Nord è già fortemente accentrato e può essere definito come un totalitarismo ereditario. Nonostante ciò, la centralizzazione del leader a Pyongyang non è da intendere come un cambiamento politico da padre a figlio, quanto come un cambiamento di strategie messe in campo da Kim Jong-un e che sono in controtendenza con i suoi predecessori. Infatti, l’apertura diplomatica di Kim nei confronti della Corea del Sud e degli USA, il riavvicinamento con la Cina di Xi Jinping dopo i mancati incontri tra i due paesi, sono tutti segnali importanti di come il leader in Asia sia il cardine del regime politico.

La volontà di Kim di sviluppare economia e diplomazia è dettata dalla sua formazione universitaria e dal suo percorso politico molto differente dal padre Kim Jong-il e dal nonno Kim il-Sung. Kim Jong-un ha dato alla Corea del Nord una dimensione più tecnico-politica per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla propria strategie e idea di stato. Nei regimi non-democratici, il ruolo del leader è ancora una volta la determinante maggiore del cambiamento socio-politico ed è necessario focalizzare l’analisi sulla psicologia dell’individuo-leader e non sul possibile cambiamento di regime verso una democrazia del paese stesso.

Il Giappone

Ritornando ai regimi democratici asiatici, il Giappone è un altro esempio lampante della recente centralizzazione politica del leader. Shinzo Abe ha vinto nuovamente il Congresso del LDP, il Partito Liberal-Democratico, raggiungendo una longevità politica senza precedenti a Tokyo. Inoltre, la stabilizzazione del governo che è riuscito a portare dal 2012 gli ha sicuramente dato la possibilità di accumulare credibilità politica e potere da poter utilizzare durante le elezioni. Qualche mese fa infatti Shinzo Abe ha indetto elezioni lampo, che ha vinto nello stesso modo in cui ha conquistato il Congresso del LDP: senza veri e propri avversari.

La depoliticizzazione della società giapponese ha dato la possibilità ad attori politici come lui di cavalcare l’onda conservatrice e nazionalista per raggiungere la notorietà storica. In altre parole, il calcolo scientifico di come avvicinare il popolo giapponese   ha dato ad Abe una dimensione fortemente anti-cinese, fortemente conservatrice, di ostilità assoluta alla Corea del Nord, di riformatore del’articolo 9 Costituzione giapponese (ovvero l’impossibilità di avere un esercito giapponese). Ad oggi Shinzo Abe è sicuramente il leader giapponese più popolare e conosciuto internazionalemnte, personificando la politica giapponese in maniera totale.

Repubblica Socialista del Vietnam

Un altro esempio di centralizzazione politica in Asia durante gli ultimi mesi è quello della Repubblica Socialista del Vietnam. Il regime politico non-democratico del Vietnam ha comunque mantenuto ben distinte le cariche di Presidente e di Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam. Questo modello ha quindi garantito, almeno formalmente, la distinzione tra stato e partito, una questione che per lungo tempo è stata in discussione anche in Cina del 1978 ma che non ha mai avuto una reale applicazione. Nonostate ciò, il 21 settembre 2018 la morte del presidente Tran Dai Quang ha messo in discussione questo sistema, lasciando un vuoto di potere che potrebbe essere facilmente colmato attraverso un deterioramento del dualismo tra Presidente e Segretario Generale. In questo caso, il potere detenuto dal leader politico del Vietnam, Nguyen Phu Trong, è facilmente estendibile anche alla materia dello stato, allineando il paese del sudest asiatico al grande vicino cinese in termini di regime politico. In questo caso si andrebbe a consolidare un modello asiatico di centralismo politico che però non prescinderebbe dalla crescita economica del paese. Infatti il Vietnam è uno dei paesi che cresce maggiormente in termini di GDP, nonostante questi mutamenti politici.

In conclusione quindi è possibile evidenziare come la centralizzazione individuale in Asia non è un elemento direttaemnte collegato al regime politico di riferimento, quanto alla capacità di mantenere intatti i segni caratteristici della società di riferimento. Inoltre, l’Asia Pacifica ha una polarizzazione nazionalista non di poco conto che ha favorito una maggiore possibilità per i leader di guadagnare consensi in democrazia o di facilitare la centralizzazione nelle non-democrazie.

Fonti e Approfondimenti

https://asia.nikkei.com/Politics/Vietnam-floats-idea-of-Communist-Party-chief-doubling-as-president

https://asia.nikkei.com/Politics/Vietnamese-President-Quang-contender-for-top-leader-dies-at-61

Heilmann, S., (2017), Chinese Political System, Rowman&Littelfield

https://asia.nikkei.com/Politics/Abe-keeps-trusted-allies-close-in-leadership-reshuffle

Fiori, A. (2016), Il Nido del Falco, Le Monnier

 

 

 

 

Share this post

Rispondi