Termovalorizzatori: la regolamentazione Europea e la situazione in Italia

Ultimamente il tema degli inceneritori è stato al centro di un acceso dibattito in Italia, in cui sono stati valutati come unica possibile soluzione al problema di rifiuti nel nostro Paese a un estremo, o al contrario come pericolosi, dannosi e obsoleti. Vediamo cosa sono effettivamente, quali sono i rischi e come il loro uso venga regolamentato in Europa.

Cosa sono inceneritori e termovalorizzatori

Gli inceneritori sono generalmente definiti come attrezzature tecniche destinate al trattamento termico dei rifiuti, con o senza il recupero del calore prodotto dalla combustione.

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La differenza principale tra i termini “inceneritore” e “termovalorizzatore” è proprio il recupero del calore prodotto a seguito della combustione che avviene nel caso dei termovalorizzatori, ma non nel caso degli inceneritori, impiegato per la produzione di energia elettrica.

Inceneritori e termovalorizzatori sono progettati in maniera differente a seconda della tipologia di rifiuto trattato (contenuto energetico, caratteristiche chimico-fisiche). Alcuni di essi possono trattare rifiuti che hanno dimensioni omogenee e di piccole e medie dimensioni, mentre altri sono adibiti all’incenerimento di parti anche molto grandi (delle dimensioni di una bicicletta, ad esempio) e accettano rifiuti di dimensione varia. Questi ultimi sono di solito utilizzati per il trattamento dei rifiuti solidi urbani. Le temperature raggiunte durante la combustione in questo caso sono molto più alte rispetto al primo: circa 1100 °C, rispetto ai circa 850 °C nel caso di rifiuti omogenei e di dimensioni minori.

Le principali sostanze inquinanti prodotte sono:

  • Diossine
  • Metalli pesanti
  • CO2 anidride carbonica
  • SO2 biossido di zolfo e NOx ossidi di azoto

La quantità prodotta di tali sostanze dipende

  • dal tipo di rifiuto trattato
  • dal tipo di impianto, di ultima o penultima generazione

Nessun impianto può operare non rispettando i limiti alle emissioni, fissati in base alle migliori tecnologie di disinquinamento disponibili al momento dell’autorizzazione. Gli impianti più vecchi che non riescono a raggiungere le condizioni dettate dalle norme europee richiedono bruciatori paralleli e trattamenti aggiuntivi. Gli inceneritori di ultima generazione, che sono in grado di rispettare concentrazioni di inquinanti nei fumi più basse, sono generalmente più grandi ed emettono più fumi.

La Direttiva europea sull’incenerimento

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In Europa, gli aspetti ambientali associati agli inceneritori sono controllati dalla Waste Incineration Directive 200/76/EC, entrata in vigore nel 2000. L’obiettivo della direttiva è quello di ridurre l’inquinamento causato dalle emissioni in aria, suolo, acque superficiali e di falda, e quindi ridurre i rischi per la salute umana, attraverso l’applicazione di condizioni operative, requisiti tecnici e valori limite di emissioni. I valori limite e i requisiti di monitoraggio sono fissati per polveri sottili, NOx, SO2, HCl cloruro di idrogeno, HF fluoruro di idrogeno, metalli pesanti e diossine. La direttiva stabilisce inoltre controlli sugli scarichi nelle acque derivanti dal trattamento degli scarichi gassosi.

Alcune delle condizioni operative indicate dalla Direttiva:

  • I fumi devono raggiungere una temperatura superiore a 850 °C per almeno 2 secondi per evitare la formazione di diossine
  • Nel caso della presenza di rifiuti pericolosi, la temperatura deve salire a 1100 °C
  • Il calore generato dall’incenerimento dei rifiuti deve essere recuperato per quanto possibile

La maggior parte degli impianti di incenerimento rientrano nella direttiva, con alcune eccezioni, come quelle che trattano esclusivamente biomassa. La direttiva impone agli Stati membri di riferire alla Commissione Europea in merito all’attuazione della stessa attraverso periodiche compilazioni di questionari.

Purtroppo, l’Italia rientra nei (pochi) casi giudiziari riguardo la corretta messa in atto di tale direttiva. Nel 2004 l’Italia, insieme a Grecia e Portogallo, viene accusata di non aver messo in atto la direttiva entro i termini prescritti, e nel 2007 viene ammonita di nuovo dalla Corte Europea per essere venuta meno agli obblighi che le incombevano in virtù della direttiva.

La situazione italiana
In Italia si producono 30 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, quasi 500 kg a testa. Secondo le stime dell’Ispra, gli impianti attivi sul nostro territorio sono circa una quarantina, il 63% collocato nelle regioni settentrionali. I rifiuti inceneriti, secondo i dati Ispra del 2017, sono stati complessivamente 5,4 milioni di tonnellate, di cui il 69% bruciato al Nord, 12% al Centro e 19% al Sud Italia, recuperando energia in tutti gli impianti.

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La proposta dell’attuale ministro dell’Ambiente Sergio Costa è quella di modificare l’articolo 35 dello Sblocca Italia: “Misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Tale norma prevede infatti l’autorizzazione di 12 nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti in dieci regioni, che andrebbero ad aggiungersi alle 42 già in funzione sul territorio italiano e alle sei autorizzate ma ancora in via di costruzione. Secondo il ministro Costa, è infatti necessaria una nuova normativa che non punti più sull’incenerimento ma sulla differenziata di qualità e sull’economia circolare, seguendo le gerarchie d’intervento europee.

Cosa si intende per Waste Hierarchy

La Direttiva europea Waste Framework Directive 2008/98/EC definisce infatti un ordine di priorità nella gestione dei rifiuti, considerando il recupero di energia tramite inceneritori solo prima della peggiore delle ipotesi: la messa in discarica. Prevenzione nella creazione stessa dei rifiuti, riuso e riciclo vengono evidenziate come misure preferibili e prioritarie rispetto all’incenerimento.

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L’incenerimento infatti comporta, per quanto minime, emissioni di sostanze quali le diossine che si accumulano nei terreni risalendo la catena alimentare, comportando rischi di riduzione di fertilità, capacità di sviluppo e immunodifesa. Le ceneri di scarto inoltre possono contenere metalli pesanti o altre sostanze per cui ancora non è economicamente conveniente investire nel loro recupero. In Svezia ad esempio, le ceneri raccolte dai fumi vengono poste in discarica, una minima parte delle ceneri di fondo viene usata per la copertura di vecchie discariche e il resto, la parte più tossica, viene portato in Norvegia, in una piccola isola vicino Oslo (mostrata qui sotto), con il rischio di dispersione in mare.

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In Europa, Paesi quali appunto la Svezia o la Danimarca – di cui ultimamente si è sentito parlare per il suo termovalorizzatore con pista da sci – hanno comunque incluso il rispetto di questa gerarchia nelle regolamentazioni nazionali. All’inceneritore di Stoccolma arriva infatti solo il 4% del rifiuto residuo dell’efficiente raccolta differenziata nella città. Tale efficienza purtroppo manca ancora in diverse città di Italia, risultando in un sovraccarico di rifiuti mandati ai termovalorizzatori disponibili sul territorio.

Un funzionante sistema di riciclo dei materiali, fondato su una raccolta differenziata attenta e un sistema di raccolta ben pianificato, comporterebbe la riduzione dei problemi di sovraccarico dei nostri 41 termovalorizzatori, la possibilità di un maggiore recupero di biogas dalla sezione organica dei rifiuti, e guardando al contenuto energetico dei prodotti con una prospettiva sul loro intero ciclo di vita, si otterrebbe un più efficiente sfruttamento energetico di tali prodotti, rispetto al loro incenerimento. Ad esempio, l’energia che si recupera termovalorizzando un chilo di carta è nettamente inferiore a quella necessaria per produrre la stessa quantità di carta termodistrutta: un chilo di carta riciclato anziché termovalorizzato permetterebbe un risparmio di 2790 calorie.

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Possibili alternative

Molti Paesi in Europa negli ultimi anni hanno effettuato una transizione dall’uso di discariche all’incenerimento dei rifiuti. Tuttavia, sono in via di sviluppo tecnico ed economico alternative quali la gassificazione e la pirolisi dei rifiuti, i quali presentano vantaggi in termini energetico-ambientali, quali un maggiore recupero del contenuto energetico dei rifiuti – i termovalorizzatori presentano di solito un recupero di energia minore del 25% rispetto all’effettivo contenuto energetico dei rifiuti – una riduzione dei gas effluenti da trattare e migliori caratteristiche dei residui solidi che possono essere più facilmente riutilizzati.

In conclusione, il problema della gestione dei rifiuti è complesso e non può prescindere dalla situazione economica, politica e culturale di ogni Paese. Le soluzioni in Italia devono essere valutate guardando e confrontandoci sì con la situazione in altri paesi in Europa, ma tenendo sempre presente le condizioni e le esigenze del nostro territorio. Inoltre, essendo ora l’economia circolare una delle più grandi sfide europee e non solo, e avendo già a disposizione sul territorio molti termovalorizzatori operativi, lavorare sul miglioramento dei nostri sistemi di raccolta e riciclo dei rifiuti potrebbe farci raggiungere gli standard europei rispettando le priorità da essi indicati.

 

Fonti ed approfondimenti

http://ec.europa.eu/environment/archives/air/stationary/wid/legislation.htm

https://ieep.eu/uploads/articles/attachments/ea550dc0-8613-4404-8553-73a7376070b2/4.6_Waste_incineration_-_final.pdf?v=63664509872

https://www.arpae.it/pubblicazioni/moniter/generale_1526.asp

http://cdca.it/wp-content/uploads/2016/04/Decreto-legge-del-12-settembre-2014-n.133-detto-Sblocca-Italia-.pdf

http://old.enea.it/produzione_scientifica/pdf_EAI/2010/6/TecnologieAlternative.pdf

http://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/eventi/2017/ottobre/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2017

https://www2.mst.dk/udgiv/publications/1999/87-7909-571-2/html/bilag01_eng.htm

https://www.thelocal.no/20150511/sweden-dumps-toxic-ash-in-norway

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