Sulla strada per Kyiv: quattro anni di conflitto nel Donbass

Il Donbass Orientale è una regione ucraina al confine con la Russia. In questa zona si trovano le città di Donetsk e Lhuansk, autoproclamatesi Repubbliche Popolari nel 2014. Da allora i separatisti filorussi che controllano l’area sono in guerra contro le forze ucraine, in un conflitto di trincea che ha causato circa 10.000 morti, un milione e mezzo di sfollati e un migliaio di dispersi. I due accordi di pace firmati da Russia e Ucraina non sono stati sufficienti a garantire il cessate il fuoco lungo i cinquecento chilometri di fronte.

Storia

Dopo la Rivoluzione ucraina del 2014, nelle zone a maggioranza russofona dell’est del Paese si sono accesi numerosi focolai di ribellione. L’istanza che accomuna questi movimenti è il sentimento di appartenenza alla Russia, come reazione al tradimento ucraino di aver rimosso l’ex presidente Yanukovich e scelto un governo europeista. Approfittando di questa crisi, gruppi di cittadini armati hanno occupato gli edifici governativi e le stazioni di polizia, cacciato i funzionari fedeli al governo centrale e instaurato dei propri rappresentanti.

Pro-Russian militants escort a blindfolded man outside the regional state building they seized
Separatisti filorussi arrestano un funzionario a Donetsk nel 2014

A nulla è servito l’invio delle forze armate nazionali per riprendere il controllo della zona, perché i ribelli hanno potuto contare sul supporto più o meno diretto dell’esercito russo. Dopo due referendum, senza osservatori internazionali, Donetsk e Lhuansk hanno dichiarato la propria indipendenza. Tuttavia, non sono state riconosciute da nessun membro della comunità internazionale e il governo ucraino punta ancora alla riunificazione nazionale.

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Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko a Minsk

Per arginare lo scontro Ucraina, Russia, Francia e Germania hanno siglato il Protocollo di Minsk a settembre 2014. Data la sua inefficacia, le quattro potenze si sono riunite nuovamente a febbraio 2015 per siglare il cosiddetto Minsk II.
Il documento prevedeva, tra gli altri punti:

  • l’immediato cessate il fuoco da entrambi i lati;
  • l’allontanamento di tutte la armi pesanti dalla zona di conflitto;
  • l’introduzione di elezioni in accordo con la legge ucraina;
  • il rilascio degli ostaggi;
  • il completo controllo ucraino del proprio confine con la Russia;
  • il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri o mercenari dal territorio ucraino.

Inutile dire come anche questo accordo sia stato completamente disatteso. Da entrambe le parti la situazione è immutata, lasciando i civili rimasti in un perenne stato di incertezza e pericolo che continua anche oggi.

Schieramenti

Per capire le ragioni del conflitto e le sue implicazioni sulla scena internazionale è necessario chiarire chi sta combattendo e in che modo la Russia sia più o meno coinvolta. La situazione in Ucraina orientale può essere definita come conflitto internazionalizzato, un conflitto armato non internazionale che, attraverso l’influenza russa, è diventato un conflitto internazionale. Ovviamente il presidente Putin nega la presenza di militari russi sul territorio ucraino, ma fonti Nato hanno mostrato immagini satellitari di mezzi corazzati russi attraversare il confine in supporto dei ribelli. Inoltre il giornalista investigativo Simon Ostrovsky ha dimostrato la presenza di truppe siberiane a nord di Donetsk, attraverso una ricerca partita da foto pubblicate dai soldati stessi sul social network russo VKontakte. A seguito di questo lavoro, il ministro della difesa russo ha imposto il divieto dell’uso dei social network ai militari in missione.

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Il soldato siberiano Bato Danbaev e il giornalista Simon Ostrovsky in un villaggio nel Donbass

Dall’altro lato abbiamo invece le Forze Armate ucraine, che hanno contato sul supporto canadese fin dai primi momenti di tensione. Il governo di Justin Trudeau ha immediatamente condannato l’annessione della Crimea e le azioni dei separatisti in Donbass. Nel 2015, istruttori canadesi sono stati inviati in Ucraina per addestrare le truppe alla guerra di posizione. Inoltre, gli Stati Uniti hanno contribuito con più di 500 milioni di dollari alla difesa ucraina e il Presidente Trump ne ha fatti stanziare altri 10 a dicembre, a seguito dell’escalation militare nel Mar d’Azov. A seguito di ciò anche gli inglesi, prima restii ad un coinvolgimento diretto, hanno inviato ufficiali e istruttori a supporto di Kyiv.

Conclusioni

La regione del Donbass non è soltanto una delle zone russofone dell’Ucraina, ma anche un bacino ricco di miniere di carbone e sede di importanti impianti metallurgici e industriali controllati dall’oligarca filorusso Rinat Akhmetov. Come per la Crimea, quindi, l’intervento russo è volto alla difesa di precisi interessi geopolitici e finanziari, nei quali le rivendicazioni linguistiche hanno un ruolo di contorno.

Nella vicenda, si intrecciano anche i legami con l’Italia e con alcune forze politiche strettamente connesse alla Russia. È di questa estate la notizia dell’arresto di sei italiani, accusati di reclutare mercenari per combattere le truppe ucraine nel Donbass ed è di dominio pubblico il supporto dato da un ex consigliere regionale del Piemonte, Maurizio Marrone, alla cosiddetta Repubblica Popolare di Donetsk. Questo si trova in linea con le posizioni antieuropeiste di alcuni schieramenti politici italiani, che vedono in Putin un faro e un alleato del sovranismo.

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Le risorse carbonifere in Donbass

Per quanto riguarda il fronte ucraino, il Paese è una testa di ponte all’interno della sfera di influenza russa, che gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a controllare. Nello stesso tempo, il principio divide et impera potrebbe essere adatto a descrivere la strategia americana in questo contesto. Infatti, mantenere tesi e incerti i rapporti tra Europa e Russia resta per Trump un vantaggio non indifferente per assicurarsi un dialogo privilegiato (e opaco) con il suo omologo russo. Le potenze europee, dopo le sanzioni commerciali imposte a seguito dell’annessione della Crimea, hanno infatti dovuto mantenere un atteggiamento conciliante anche dopo lo scontro navale nel Mar d’Azov, per non incrinare maggiormente le relazioni con Putin. Dimostrando così una scarsa unione ed efficacia nell’affrontare i problemi al confine orientale.

Fonti e approfondimenti:

Human Rights Watch, Hostilities in Ukraine: https://www.hrw.org/world-report/2018/country-chapters/ukraine

Council of Foreign relations, Conflict in Ukraine: https://www.cfr.org/interactives/global-conflict-tracker?marker=26#!/conflict/conflict-in-ukraine

La Stampa, “Reclutavano mercenari per la guerra in Ucraina”: https://www.lastampa.it/2018/08/01/italia/reclutavano-mercenari-per-la-guerra-in-ucraina-arrestati-sei-neofascisti-italiani-caccia-ai-complici-Hd0tgCsCszueiZKOFWFAXI/pagina.html

“Selfie Soldiers”, inchiesta di Simon Ostrovsky: https://www.youtube.com/watch?v=2zssIFN2mso

BBC, “Russian Soldiers face ban on selfies and blog post”: https://www.bbc.com/news/world-europe-41510592

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