Elezioni presidenziali in Senegal: l’opposizione in fermento

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Serena Di Roberto

Migliaia di sostenitori dell’opposizione senegalese hanno manifestato a Dakar lo scorso 28 Dicembre per chiedere che le elezioni presidenziali del 24 Febbraio 2019 siano “giuste e trasparenti”, mentre due dei principali oppositori del presidente e candidato in carica Macky Sall, Khalifa Sall e Karim Wade, ancora vivevano del dubbio di poter essere esclusi dalla candidatura presidenziale.

Presidente Karim Wade“, “No alla dittatura“, “Liberare i prigionieri politici“, questi e altri slogan potevano essere letti sugli striscioni branditi dai manifestanti, che si sono riuniti per protestare insieme nel ​​Boulevard del generale De Gaulle, a circa 1,5 km dal centro della città di Dakar. La marcia, autorizzata dal governo e ben sorvegliata dalla polizia, è stata organizzata dal Fronte di Resistenza Nazionale (FRN), che riunisce un certo numero di partiti di opposizione in Senegal, i movimenti cittadini e le organizzazioni sociali. Questo movimento, nato già nell’Aprile 2018, è stato creato appositamente per contrastare l’introduzione attraverso la riforma costituzionale delle sponsorizzazioni. Quest’ultime infatti sono state il principale motivo di fermento tra i candidati dell’opposizione, poiché sono state viste come un pretesto per squalificare il maggior numero di candidati possibile. 

Dei 27 candidati che si erano presentati alla Corte Suprema, solo sette, incluso il presidente Macky Sall, sono riusciti a raccogliere il numero richiesto di sponsor, circa 52.000 firme (ovvero l’ 0,8% dell’elettorato), una soglia stabilita da una legge controversa approvata l’anno scorso da parte del Consiglio Costituzionale. Bisogna prendere in considerazione inoltre che molte delle sponsorizzazioni sono state bloccate, in quanto la legge stabilisce che un elettore può sponsorizzare un solo candidato e molti partiti dell’opposizione non hanno potuto accedere nemmeno al fascicolo elettorale, che avrebbe permesso loro di sapere in anticipo a chi mirare per raccogliere un numero maggiore di firme. L’accesso a questo fascicolo, secondo l’opposizione, è stato offerto solo ed esclusivamente all’unico candidato della coalizione politica senegalese Benno Bokk Yakaar (BBY, termine Wolof per “Uniti nella stessa speranza”), il presidente stesso  e sulla base di questi presupposti l’opposizione mette dunque in dubbio l’imparzialità del Consiglio Costituzionale.

Macky Sall, attuale presidente in carica, si è ripresentato come candidato per le elezioni del 24 febbraio 2019 per la coalizione del movimento presidenziale. La cerimonia si è svolta alla presenza di migliaia di suoi sostenitori nell’arena di Dakar. In tale occasione Macky Sall ha affermato con certezza che, in visione del prossimo futuro, si impegnerà a intensificare i propri sforzi per portare il Paese ancora più più in alto “tra la cerchia delle comunità di nazioni prosperose, libere e democratiche”. Egli ha inoltre aggiunto che si impegnerà a servire il suo popolo affinché le condizioni socio-economiche dei cittadini, ma soprattutto delle generazioni future, possano subire un significativo miglioramento.

L’opposizione

Già nei mesi precedenti la manifestazione, molti partiti dell’opposizione si erano uniti nel tentativo di creare campagne di sensibilizzazione, organizzare conferenze stampa e sedute per denunciare gli “abusi” e le “disfunzioni” della democrazia di Macky Sall. Il suo regime infatti è descritto come una “dittatura”, un “regime di predazione e calpestamento dei diritti democratici e sociali del popolo”. Il presidente uscente viene accusato di poca sensibilità nei confronti delle questioni politiche senegalesi e di mettere le problematiche interne in secondo piano rispetto alla sua volontà di apparire di fronte alla comunità  internazionale. Ciò che viene però messo più in risalto in questo periodo che anticipa le elezioni presidenziali è la paura del presidente di affrontare il suffragio dei cittadini in modo onesto.

Tra i maggiori oppositori di Macky Sall troviamo grandi partiti, come il Pds rappresentato da Karim Wade, ma anche partiti più piccoli e giovani, come l’ACT (Alleanza per la cittadinanza e il lavoro) dell’ex primo ministro Abdoul Mbaye, o il PASTEF i patrioti di Ousmane Sonko, senza contare inoltre i centri sindacali come l’ ADES/CDTS e il CNTS/FC. Questi, fanno tutti parte di un alleanza nazionale chiamata l’Entante de forces de l’opposition (Efop), fondata il 26 Dicembre 2016 in visione delle elezioni legislative del 2017 come piattaforma di azione al servizio della democrazia e dei diritti dei cittadini.   

Khalifa Sall, ex sindaco di Dakar, nonché dissidente socialista e Karim Wade, figlio del presidente Abdoulaye Wade (2000-2012), investito dal Partito Democratico Senegalese (PDS), erano i principali oppositori che correvano per l’elezioni presidenziali fino a quando non sono stati rimossi dalla lista dei partecipanti, entrambi per motivi differenti il 21 gennaio 2019.

Karim Wade  dopo essere stato condannato nel 2015 a sei anni di prigione per arricchimento illecito è stato rimosso dalle liste degli elettori del PDS. “Il Consiglio costituzionale deve convalidare la candidatura di Karim Wade, altrimenti avremo a che fare con un rapimento elettorale“, ha detto Amadou Diakhité, un sostenitore del PDS. “Non ci devono essere elezioni se Karim Wade non è un candidato“, ha detto il vice segretario nazionale della Dop, Oumar Sarr, la vigilia di Natale, dicendo che il suo partito era pronto a “bloccare chi vuole distruggere il paese” con riferimento esplicito a Macky Sall. 

Dall’altro lato invece c’è Khalifa Sall, condannato ad agosto a cinque anni di carcere per truffe sui fondi pubblici. In carcere da quasi due anni, ha sperato di vedere la sua condanna ribaltata dalla Corte Suprema, il cui verdetto è stato pubblicato il 3 gennaio 2019, ma con scarsi risultati in quanto essa stessa ha respinto il ricorso dell’ex sindaco di Dakar.

La Corte “respinge gli appelli di Khalifa Ababacar”, che sono “irricevibili o infondati”, ha detto il presidente della sezione penale della Corte di Cassazione, Amadou Baal. “Non appena la decisione ci sarà notificata, introdurremo la procedura di chiusura”, che consente alle parti di contestare un giudizio pronunciato in cassazione in caso di “errore manifesto”, ha dichiarato alla stampa uno degli avvocati di Khalifa Sall, Seydou Diagne. Secondo la sua difesa, questa rara procedura ha un “effetto sospensivo” quando il tribunale supremo del Paese è chiamato a decidere in materia penale.

In prigione da quasi due anni per truffa, il sessantaduenne Khalifa Sall rimane in gara per la corsa presidenziale, dicono i suoi sostenitori. La Corte ha respinto tutti gli appelli “ma non ha privato Khalifa Sall dei suoi diritti civili. Oggi, rimane elettore e idoneo”, ha detto un altro dei suoi avvocati, Amadou Ali Kane.

Il Consiglio costituzionale senegalese però, ha finalmente pubblicato domenica 20 gennaio la lista ufficiale dei cinque candidati in lizza per le elezioni presidenziali del 24 febbraio: il capo di stato uscente Macky Sall, che ha definitivamente ribaltato i suoi due avversari principali viene visto ormai come favorito. Nulla è stato modificato dall’elenco provvisorio, già pubblicato lo scorso 14 gennaio. 

Oltre a quello di Macky Sall, il Consiglio ha convalidato, come la settimana precedente, le candidature del deputato Ousmane Sonko, figura di spicco dell’opposizione, l’ex primo ministro Idrissa Seck, parente stretto dell’ex presidente Abdoulaye Wade (2000-2012), Madické Niang, e il candidato del PUR, El Hadji Sall. 

Il Senegal, che ha vissuto due alternanze nel 2000 e nel 2012, e nessun colpo di stato, generalmente, è un modello di democrazia nella regione sub-sahariana, ma molte delle organizzazioni internazionali e regionali presenti sul territorio, così come le ONG per i diritti umani, hanno denunciato la natura “ingiusta” di alcuni processi, compresi quelli subiti da Karim Wade e Khalifa Sall,

Il rappresentante dell’ufficio stampa dell’ex sindaco di Dakar, Babacar Thioye Ba, ha annunciato un appello contro questa decisione, denunciandola al pari di una “menzogna giudiziaria”. A suo avviso da ora in poi bisognerà, insieme a tutto il popolo senegalese, opporsi ai crimini commessi dal presidente uscente Macky Sall, accusando il Consiglio Costituzionale di non aver preso una decisione consona alla legge senegalese, ma di aver invece proteso verso una decisione arbitraria fondata sul potere. 

Fonti e approfondimenti:

Le Point Afrique, Sénégal : « Nous voulons des élections fiables », Marie Lechapelays

Africa News, “Senegalese Pres. Macky Sall launches candidacy for elections 2019”

Jeune Afrique, Sénégal : des milliers de manifestants réclament une présidentielle « transparente »

aDakar News, Sénégal: la Cour suprême rejette le recours de l’ex-maire de Dakar Khalifa Sall

aDakar News, Sénégal: des milliers de manifestants réclament une présidentielle “transparente“

aDakar News, Présidentielle au Sénégal: cinq candidats retenus, les deux principaux opposants hors course

aDakar News, Sénégal: cinq candidats pour la présidentielle, les deux principaux opposants définitivement hors course

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