La manovra economica spagnola: cos’è e cosa prevede

di Rodolfo Fabbri

Continua la difficile trattativa del governo di minoranza socialista spagnolo per far approvare in Parlamento la sua ambiziosa legge di bilancio per l’anno 2019. La partita si annuncia difficile e si incrocia inestricabilmente con l’irrisolta questione catalana. Lo stesso governo Sánchez è seriamente a rischio e non è da escludere che la Spagna dovrà affrontare nel 2019 le sue terze elezioni generali degli ultimi quattro anni.

Cosa prevede la manovra e le reazioni europee

In ottobre è stata presentata dal governo spagnolo, guidato dal socialista Pedro Sánchez, un’ambiziosa manovra economica definita come “la legge di bilancio più a sinistra della Storia”. Le misure principali in essa contenute sono un sostanzioso aumento del salario minimo (che passerebbe da 735 a 900 euro, +22%, il maggior aumento da 40 anni a questa parte) indicizzazione all’inflazione delle pensioni, oltre a un aumento sostanzioso dei fondi per la ricerca e l’istruzione.

Hanno ricevuto critiche molto positive le norme a favore dell’uguaglianza di genere, tra cui spicca la forte detassazione di prodotti quali gli assorbenti e altri prodotti per l’igiene intima (la Spagna sarebbe uno dei primi Paesi a metterlo in atto). Interessante anche una norma speciale inserita nella manovra che consentirebbe ai Comuni di regolare i prezzi degli affitti. Tale proposta è un cavallo di battaglia di Podemos e si spiega con le conseguenze incontrollate del meccanismo domanda-offerta nelle grandi città spagnole, effetto del “turismo low cost” che si appoggia su agenzie online quali Booking e Airbnb. Non è infatti un caso che le sindache di Barcellona e Madrid, le città più colpite dal fenomeno, siano proprio esponenti di Podemos.

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Scritte su un muro a Barcellona contro l’esplosione del turismo incontrollato

La manovra sarebbe finanziata da un’imposta patrimoniale e da un corposo aumento delle tasse sui redditi più alti. Bruxelles ha espresso alcune critiche alla proposta di legge di bilancio (seppur con toni più lievi rispetto alla prima bozza di manovra italiana), stigmatizzata per lo scarso impegno nel ridurre il corposo debito che affligge Madrid e per il fatto che un sostanziale aumento del salario minimo potrebbe mettere in difficoltà i datori di lavoro. In tal modo sarebbe infatti più costoso assumere, con il rischio di una maggiore disoccupazione e di un aumento del lavoro in nero.

Considerando che la Spagna ha un tasso di disoccupazione intorno al 15% (seconda peggior perfomance d’Europa dopo la Grecia), questo non è un fattore da sottovalutare. Negli ultimi due mesi le trattative con le istituzioni europee hanno portato a una diminuzione del deficit previsto, ma la vera partita si gioca all’interno del Parlamento spagnolo, dove il governo di Sánchez è in una situazione complicata.

La complessa situazione politica spagnola

L’attuale governo spagnolo è nato lo scorso giugno, quando il precedente esecutivo guidato dal conservatore Mariano Rajoy è stato sfiduciato dal Parlamento. Essendo in vigore in Spagna l’istituto della sfiducia costruttiva, è entrato immediatamente in carica un nuovo governo, guidato dal leader del Partito Socialista (PSOE), Pedro Sánchez. L’economista madrileño ha scelto di accompagnarsi a una squadra composta per oltre il 60% da donne e da personaggi di spessore, tra i quali spicca il nome dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell, attuale Ministro degli Esteri.

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Il governo Sánchez al momento del giuramento, alla presenza del Re Filippo VI (Fonte: Javier Lizon / AFP – Getty Images)

Tuttavia il PSOE, come pressoché tutti i partiti socialisti europei, è in realtà in crisi di consenso da vari anni e ha una rappresentanza parlamentare piuttosto ridotta, solamente 84 deputati su 350. L’esecutivo si regge dunque sull’appoggio esterno del movimento populista di sinistra Unidos Podemos (nome ufficiale dopo che il movimento di Pablo Iglesias ha incorporato il partito di sinistra radicale Izquierda Unida) e sul sostegno ai singoli provvedimenti dato da altre forze politiche, principalmente i partiti nazionalisti baschi e catalani. Si tratta dunque di una compagine debole e legata a formazioni piccole, ma che hanno molto potere contrattuale, dato che senza il loro appoggio l’esecutivo corre costantemente il rischio di cadere.

Nei suoi primi mesi di attività il governo si è principalmente fatto notare per misure simboliche care a un elettorato più di sinistra, come l’accoglienza di alcune navi cariche di migranti che sono state rifiutate dal governo italiano e la controversa decisione di spostare la tomba del generale Franco e di altri esponenti della dittatura dalla Valle dei Caduti (il monumento di riconciliazione nazionale da lui voluto dopo la vittoria nella Guerra Civile) a luoghi di sepoltura privata. La nuova legge di bilancio è stata profondamente influenzata dalle richieste di Podemos e sposta il PSOE su posizioni decisamente più di sinistra, dopo gli anni improntati alla cosiddetta “Terza Via” sotto la guida di José Luis Rodríguez Zapatero. L’approvazione della manovra è però tutt’altro che scontata, vista la necessità del sostegno parlamentare delle forze nazionaliste catalane.

Cosa succede ora?

Data la ferma opposizione alla manovra dei due partiti di centrodestra, Ciudadanos e Partido Popular, le uniche formazioni cui la coalizione PSOE-Podemos può rivolgersi per l’approvazione della legge sono quelle nazionaliste basche, canarie, valenciane e catalane. Lo scoglio più duro è senz’altro rappresentato da queste ultime, dal momento che la situazione a Barcellona è tutt’altro che risolta, con i leader indipendentisti in carcere o in esilio e una congiuntura sociale e politica conflittuale, sempre pronta ad esplodere in proteste di piazza.

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Manifestazione indipendentista a Barcellona

In cambio del loro appoggio alla manovra, la maggior parte dei deputati catalani richiede un nuovo statuto di autonomia regionale e la liberazione di quelli che vengono definiti “prigionieri politici”, mentre altri arrivano addirittura a richiedere al governo l’approvazione per un referendum ufficiale per l’indipendenza. Tali richieste sono ovviamente molto onerose per l’attuale governo. Pur essendo più dialogante nei confronti degli indipendentisti rispetto all’esecutivo Rajoy, il PSOE resta comunque contrario a qualsiasi ipotesi di secessione di Barcellona, anche per il timore che questo si vada ad aggiungere all’emorragia di voti che è in atto nella Spagna profonda, fortemente anti-catalana.

Le recenti elezioni regionali in Andalusia, tradizionale fortino elettorale socialista, hanno confermato le difficoltà del partito di governo in termini di consensi. Queste elezioni hanno attestato che anche in Spagna è risorto il populismo di destra, per via dell’ottimo risultato ottenuto dalla formazione Vox, sovranista ed antieuropea. In gioco c’è la sopravvivenza del governo e un’attuazione almeno parziale della manovra, che si discuterà definitivamente in Parlamento nelle prossime settimane. Sánchez sembra essere intenzionato a puntare sul sostegno da parte dei deputati catalani basato sui singoli provvedimenti, contando sulla loro tradizione progressista.

Se non si dovesse trovare l’accordo, infatti, il governo sarebbe obbligato ad attuare il precedente progetto di manovra votato dal Parlamento, quello del governo Rajoy. Il presidente ha d’altronde già introdotto per decreto l’aumento del salario minimo, alla fine del mese di dicembre. I membri del governo ostentano ottimismo, ma il rischio che si torni al voto a maggio insieme alle elezioni europee e locali – un “superdomingo electoral” è forse a oggi lo scenario più probabile.

Fonti e approfondimenti

Público, “El Gobierno repite el primer paso para intentar aprobar los Presupuestos de 2019”, 07/12/2018 https://www.publico.es/economia/consejo-ministros-gobierno-da-primer-paso-aprobar-presupuestos-2019.html

El Mundo, “Presupuestos Generales del Estado”, pagina-contenitore sulla legge di bilancio spagnola https://www.elmundo.es/e/pr/presupuestos-generales-del-estado.html

El País, “Presupuestos Generales Estado”, pagina-contenitore sulla legge di bilancio spagnola https://elpais.com/tag/presupuestos_generales_estado/a

El País, “Spain’s PM and Podemos leader sign deal for biggest wage hike in 40 years”, 12/10/2018 https://elpais.com/elpais/2018/10/12/inenglish/1539332885_013808.html

Il Sole 24 Ore, “Spagna, intesa su manovra: aumento salario minimo e più tasse sui ricchi”, 11/10/2018 https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-10-11/la-spagna-aumenta-salario-minimo-e-tasse-ricchi–144547.shtml

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