La narrazione di Trump

 Oggi, martedì 5 febbraio 2019, Trump pronuncerà il discorso sullo stato dell’Unione, ossia una relazione attraverso la quale, di fronte al Congresso a sezioni unite, traccerà un bilancio dell’anno passato e proporrà il corso d’azione per l’anno futuro.

Il discorso si configura come un monologo del presidente e, per questa ragione, l’aspetto retorico è fondamentale. Negli ultimi anni, inoltre, la comunicazione politica è diventata sempre più narrazione, in quanto i leader politici raccontanola loro visione del mondo, anche attraverso l’impiego di storie, che vanno a toccare direttamente le corde emotive dei cittadini. La retorica di Trump non è esente da questa evoluzione narrativa; se per conoscere le intenzioni del presidente dovremo aspettare ancora qualche ora, per interpretare le sue parole potrà tornare utile un’analisi della sua retorica, partendo proprio dal discorso di un anno fa.   

America, terra di eroi 

“Gli eroi del nostro popolo non vivono solo nel passato, ma attorno a noi. Sono quelli che vivono per  difendere la speranza, l’orgoglio e il modo di vivere americano. Sono mamme, vigili del fuoco, medici. Ma sopra ogni cosa, sono americani.”

Figura 1.1. Pompieri in azione a Orlando. Fonte: http://orlando-rising.com/lake-county-moves-to-apply-for-grant-to-hire-more-firefighters/

Nella narrazione di Trump, gli eroi ricoprono un ruolo fondamentale: essi vengono descritti da una parte come personaggi straordinari, disposti al sacrificio in nome della loro nazione; dall’altra, come semplici cittadini, i rappresentanti di un ceto sociale che fa dell’umiltà e della propria bontà d’animo la regola della propria esistenza. 

È una retorica molto efficace in quanto il dodicenne Preston, che celebra il giorno dei veterani nella sua piccola contea, l’operaio Corey, che come altri “duri lavoratori americani” ritrova il lavoro dopo la crisi, e il poliziotto Ryan, che adotta il figlio di una tossico-dipendente, si inseriscono tutti nella medesima cornice narrativa.

Innanzitutto, vi è l’aspetto etico. I principi più ricorrenti nella retorica di Trump comprendono la forza e l’orgoglio dell’animo americano, l’amore per la comunità e il patriottismo. Non a caso, una delle prime considerazioni del discorso recita: “Se lo stato della nostra Unione è forte, è perché le nostre persone sono forti. Assieme stiamo costruendo un’America più sicura, forte e orgogliosa.”

Ma la dimensione più importante è quella del riscatto. L’eroe attraversa una parabola classica: egli si trova costretto ad affrontare una situazione ostile a se stesso e, spesso, alla propria patria; attraverso una lotta personale riuscirà a modificare lo status quo, affermando i valori americani e compiendo il proprio destino. 

In questo modo, l’eco di “make America great again” rimbalza dal piano collettivo a quello individuale e viceversa, descrivendo un mito di rinascita che accomuna il Paese, minacciato dal proprio declino a livello globale, e gli elettori di Trump, minacciati dalla perdita del proprio status sociale.

Figura 1.2. Bradley Cooper interpreta l’eroe di guerra Chris Kyle in American Sniper. Fonte: https://movieplayer.it/articoli/american-sniper-ecco-cosa-ce-nella-the-chris-kyle-commemorative-editio_15969/

Tra l’altro, si può notare un parallelismo tra gli eroi trumpiani e le forze armate, la cui opera di sacrificio a difesa della nazione si presta facilmente alla narrazione e anche per questo motivo viene spesso ripresa dal presidente. Non si deve dimenticare, a  tal proposito, che una parte consistente di opinione pubblica guarda con grande ammirazione al lavoro degli uomini in divisa. 

Nemici della libertà

Se le storie non possono prescindere dai protagonisti, è altrettanto vero che senza validi antagonisti l’intreccio perde un valore notevole. Abbiamo già affrontato in un altro articolo l’importanza dei confini della “comunità immaginata” di Trump, ma senza entrare nel merito delle relazioni internazionali. 

Un anno fa, l’attenzione del presidente era rivolta principalmente alla Corea del Nord. Le parole espresse allora nei confronti del leader Kim Jong-Un non lasciavano grandi speranze di un dialogo pacifico tra i due Paesi, ma nel corso dell’anno si è passati da una sfida sugli armamenti nucleari – ricorderete “il mio pulsante è più grosso”- al primo storico incontro tra i due capi di governo. 

Vista la premessa di Trump, ovvero “fare delle concessioni porta esclusivamente a delle provocazioni”, nessuno avrebbe immaginato un finale del genere, ma tant’è. In ogni caso, le relazioni diplomatiche con la Corea oggi sembrano andare a gonfie vele, mentre lo scenario che preoccupa di più gli States e la comunità internazionale è quello venezuelano.  

Allora contrario a qualsiasi ipotesi di dialogo con i regimi dittatoriali di Corea, Iran, Cuba e per l’appunto Venezuela, Trump non esitava a definire i cittadini ribelli di questi Paesi come deicombattenti per la libertà”, riprendendo le parole di Reagan che definì con la stessa espressione i mujaheddin afghani ai tempi dell’invasione sovietica.

Figura 1.3. Rocky Balboa (USA) sfida Ivan Drago (URSS) in Rocky IV, girato durante la Guerra Fredda. Fonte: https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/focus/rocky-balboa-ivan-drago-creed-2/

Il paragone tra i due non è casuale, poiché nella retorica di entrambi un lessico semplice vita a immagini di grande impatto emotivo, grazie a una sapiente unione di elementi populisti e immagini tipiche della cultura americana.  

Una delle differenze principali, è bene rimarcarlo, sta nell’enfasi e soprattutto nella volgarità con cui Trump si rivolge spesso ai propri nemici interni, quest’ultima difficilmente riscontrabile in un altro regime democratico. 

Detto questo, è opportuno focalizzarsi su due aspetti. Il primo consiste nella chiara individuazione del nemico, il secondo nella vicinanza emotiva al popolo oppresso, protagonista di una battaglia morale. Viene così presentata una trama che prevede una situazione drammatica, causata da un soggetto chiaramente riconoscibile, cui si oppongono leforze del bene” che devono essere sostenute dagli Stati Uniti equindi, dal popolo americano. 

Conclusioni

Mediante la proposizione di trame semplici e che invitano all’identificazione personale, i leader sperano di coinvolgere emotivamente il pubblico, o meglio l’opinione pubblica: il fine ultimo è l’acquisizione del consenso. 

Per questo la comunicazione è stata sostituita dalla narrazione: quest’ultima è molto più efficace per trasmettere un messaggio e per scaldare gli animi. Concentrandosi su storie che riguardano aspetti valoriali, essa permette ai cittadini di sentirsi parte di una comunità che condivide gli stessi principi e al leader di essere legittimato come capo della comunità. Trump lo sa molto bene e agisce, anzi, narra di conseguenza. 

Fonti e approfondimenti

Discorso sullo stato dell’Unione (2018): https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/president-donald-j-trumps-state-union-address/

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