Spiegami le Europee: intervista a Emma Bonino, Spitzenkandidat dell’ALDE

Intervista di Sara Bianchi e Francesco Chiappini

Tra poche settimane, precisamente dal 23 al 26 maggio, i cittadini europei saranno chiamati a votare per eleggere il prossimo Parlamento europeo. Votando per i vari gruppi politici, i cittadini avranno però anche un potere aggiuntivo: potranno, infatti, determinare chi sarà il prossimo presidente della Commissione europea. Ciò sarà possibile grazie al meccanismo degli Spitzenkandidaten, introdotto dalle elezioni europee del 2014, per aumentare la democrazia nell’Unione europea.

Dopo aver intervistato il candidato dei Popolari Manfred Weber, oggi poniamo qualche domanda ad un altro Spitzenkandidat, nonché protagonista della politica italiana: Emma Bonino, candidata presidente per l’ALDE.

Con una carriera politica decennale e ricca di incarichi presso le istituzioni italiane ed europee, Emma Bonino è l’unico politico italiano ufficialmente candidato alla presidenza della Commissione. Oltre alle posizioni europeiste e liberali dell’ALDE, la Bonino porta convintamente avanti prospettive federaliste e contrarie al metodo intergovernativo.

L’ALDE l’ha inserita nella rosa degli Spitzenkandidaten. Quali valori condivide lei e quali +Europa con l’ALDE?

Molti. L’europeismo innanzitutto e con Guy Verhofstadt addirittura il sogno degli Stati Uniti d’Europa. Vogliamo un’Europa più forte e diversa da quella attuale, paralizzata dai veti incrociati degli Stati nazionali che frenano il progetto di una maggiore integrazione; che sia più democratica e ci consenta di far fronte tutti insieme alle grandi sfide che possono essere affrontate solo a livello europeo.

A tal proposito, lei ha parlato di una sfida liberale ai populismi. Come viene percepita nel suo gruppo la deriva populista cui stiamo assistendo in Europa? Crede che ci sia spazio per una deriva populista anche nella sinistra europea?

Il populismo, spesso contiguo al cosiddetto sovranismo, intende delegittimare la costruzione europea, con la quale siamo oggi il continente con i più avanzati livelli di protezione, sociale, sanitaria, ambientale e via dicendo, in nome di una generica contestazione di chi governa o ha governato e di un ritorno a tempi passati “illustri” di cui francamente non vedo cosa ci sia da rimpiangere. A me basta vedere come governano, i populisti, ad esempio in Italia per starne alla larga e combatterli. Quanto alla sinistra, a parte le sue sfumature più estreme – che certamente si incrociano con un populismo qualunquista se non espressamente di destra – non direi ci sia una deriva populista, a condizione di non indulgere in posizioni alla Corbyn, quelle del tanto peggio, tanto meglio per intenderci.

Quali pensa saranno le alleanze dell’ALDE nel post elezioni? Pensa sia possibile un’alleanza con socialisti e popolari? Anche nel caso in cui non venisse espulso Orbán?

Non possiedo la sfera di cristallo per previsioni post elettorali. Quello che è certo è che i partiti che si riconoscono nei valori liberal democratici e progressisti, includendo dentro anche la République En Marche di Macron, saranno la forza centrale del nuovo Parlamento europeo, dove per la prima volta chi ha governato sin qui, socialisti e popolari, non avrà più la maggioranza assoluta. A meno di un’improbabile alleanza popolar-sovranista, quella che propugna Forza Italia, e che tra l’altro mi pare difficile abbia i numeri, vedo effettivamente la possibilità di un’intesa fra le forze europeiste in senso largo, per un patto di legislatura che possa finalmente imprimere all’Europa la marcia in più che le serve.

Vorremmo poi concentrarci ora su alcuni temi fondamentali, al centro dei dibattiti attuali.

La situazione legata alle migrazioni in Italia è diventata ormai un terreno di battaglia politica. Se a livello nazionale si è battuta per i porti aperti e l’affermazione dello Ius Soli, quali pensa possano essere invece a livello europeo le soluzioni adottabili? A tal riguardo cosa pensa della mancata riforma di Dublino III?

Dublino non si è riformata anche per colpa dell’Italia, dell’assenza del governo al tavolo delle trattative, e al voler perseguire tutto e il contrario di tutto. L’Italia è stata lasciata sola per troppo tempo, è un dato di fatto. Ma se si chiudono le proprie frontiere, non ci si può stupire poi che anche gli altri Paesi europei chiudano le loro.

La verità è che occorre una vera politica comune sulle migrazioni e sull’asilo a livello UE. L’atteggiamento di Salvini da questo punto di vista, e degli altri suoi colleghi sovranisti, che con lui vanno a nozze pur perseguendo fini per noi perniciosi, non aiuta.

Parliamo ora dell’ambiente. A livello europeo è da poco passata in Parlamento la legge per il divieto delle plastiche monouso, che costituisce un enorme passo in avanti nella tutela ambientale. Il problema che appare fondamentale ora è cercare di comprendere come conciliare gli attuali sistemi di produzione e consumo con la necessità di tutela ambientale. A tal riguardo il 7° Programma d’azione europeo per l’ambiente dell’Ue afferma come entro il 2050 riusciremo a vivere nel rispetto dei limiti ecologici del nostro pianeta. Quale insieme di politiche ambientali, condivisibili dal maggior numero di Stati membri, attuerebbe per garantire uno sviluppo economico sostenibile europeo?

Innanzitutto sottolineo che la relatrice al Parlamento europeo sul divieto della plastica monouso è stata la bravissima collega del gruppo ALDE Fréderique Ries. Questo ulteriore passo avanti mostra come l’Europa sia assolutamente all’avanguardia nella lotta ai cambiamenti climatici, che di tutta evidenza non si possono affrontare ognuno “sovranamente” a casa sua, e indica la strada da perseguire nella prossima legislatura, dove speriamo di poter dare il nostro contributo di idee e di proposte concrete per coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale.

Tanto a livello europeo che mondiale viviamo una fase di rallentamento dell’economia; parallelamente a ciò la Brexit e le tensioni commerciali rappresentano, ancora a livello europeo e globale, due sfide importanti. Quali risposte mettere in campo a livello europeo attraverso i canali convenzionali del bilancio, della governance dell’eurozona e della politica commerciale? Quali nuovi strumenti e riforme potrebbero rivelarsi decisivi per fronteggiare al meglio queste sfide?

Occorre a nostro avviso almeno raddoppiare il bilancio europeo, oggi di appena 1% del PIL, per potere dotare l’Unione europea dei mezzi necessari a far fronte tutti insieme alle sfide globali. E occorre completare il quadro della governance economica europea con la definizione degli strumenti mancanti e relativi per l’appunto alla necessità di assicurare meccanismi effettivi di solidarietà e di coesione interna.

Per concludere, vorremmo tornare a parlare di elezioni. Con queste alle porte due sono i dati a spaventare di più: la possibile ascesa di sovranisti e populisti e la bassa affluenza. Relativamente al secondo dato, quali pensa siano i motivi che portano gran parte della popolazione a disinteressarsi? Quali azioni suggerisce per modificare questa situazione?

Parlare attorno a sé dell’importanza della posta in gioco, con la consapevolezza che un’altra Italia c’è, è possibile e ha finalmente bisogno di una voce forte; credere nella necessità di non disperdere il sogno europeo, del quale troppo spesso si ignora o si finge di ignorare i benefici che ha portato alla nostra stessa vita quotidiana, dirsi che a ciascuno di noi serve più Europa. Sono questi gli argomenti che ciascuno, nel suo piccolo, dovrebbe promuovere per scongiurare l’astensionismo. Queste elezioni saranno fondamentali e ciascuno dovrà fare la sua parte. Come diceva qualcuno ben più importante di me, la responsabilità non è solo degli avversari, ma spesso dei “buoni” che sono rimasti a guardare con le mani in mano.

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