Spiegami le europee: intervista a Marco Zanni

Intervista di Flavia Cervelli e Francesco Chiappini

Iniziamo oggi il nostro ciclo di interviste ai candidati nazionali delle Europee 2019, partendo da uno dei partiti più “quotati”. Stiamo parlando della Lega di Matteo Salvini che, secondo i dati di POLITICO, potrebbe riuscire a raggiungere – e superare – il 30% dei voti alle elezioni, posizionandosi come prima formazione politica in Italia.

Per comprendere le posizioni della Lega, in vista del voto, abbiamo parlato con Marco Zanni, che è già stato eurodeputato nel corso della legislatura appena conclusa. Eletto nel 2014 con il M5S, ne è uscito nel 2017 per poi entrare nel gruppo politico Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF). Attualmente è candidato con la Lega nella circoscrizione Nord-Ovest.

La tentata, e fallita, adesione del M5S all’ALDE comportò la sua uscita dal movimento  grillino, l’ingresso nel gruppo parlamentare Europa delle Nazioni e della Libertà e, successivamente, nella Lega, all’interno della quale è stato indicato come responsabile esteri. Ci può, quindi, raccontare il poco conosciuto operato dei 5 Stelle al Parlamento europeo? Quale bilancio può trarre della prima legislatura europea del Movimento? 

I parlamentari dei 5 Stelle eletti a Bruxelles nel 2014 erano partiti con le migliori intenzioni, anche se è stato chiaro sin dal principio che alcune decisioni chiave venivano prese altrove. Ad esempio, la scelta di aderire all’EFDD era già stata stabilita ancor prima delle elezioni, noi ne abbiamo sostanzialmente preso atto. Più grave a mio avviso il maldestro tentativo di aderire all’ALDE deciso da alcuni dei miei ex colleghi senza informare nessuno, unendo arroganza e dilettantismo.

I parlamentari europei del Movimento hanno seguito i lavori parlamentari con impegno. Tuttavia, avevo cercato sempre di metterli in guardia su una cosa, ovvero il fatto di non cedere ingenuamente alle finte lusinghe dei colleghi degli altri gruppi, che molto spesso avevano solo interesse a sfruttare a loro esclusivo beneficio l’azione dei 5 Stelle. Non so se abbiano raggiunto la dovuta maturità su questo aspetto.

Lega e M5S sono attualmente insieme al governo in Italia, ma vicende e polemiche più o meno quotidiane spingono molti a sottolineare le fratture esistenti nella coalizione, tenuta insieme dal collante del contratto di governo. Che relazione c’è tra i due partiti a Bruxelles? Sono più o meno vicini rispetto a quanto lo siano a livello nazionale? Quanto pensa possano incidere, in Italia, i risultati delle prossime elezioni europee su questa alleanza? 

Su alcune tematiche vi è vicinanza, su altre meno. Sulla questione immigrazione, ad esempio, le posizioni sono sempre state molto distanti, anche più che a Roma, e lo stesso può valere anche per le tematiche ambientali. Su altri temi, come la lotta all’austerità o ai vincoli economici, le posizioni sono sicuramente più vicine. Inevitabilmente i risultati delle europee costituiranno anche la vera cartina al tornasole, che sonderà gli umori del popolo italiano a un anno esatto dall’entrata in vigore del nostro governo; vedremo le indicazioni che verranno, dovremo sicuramente tenerne conto.

In qualità di membro della Commissioni BUDG ed ECON lei ha lavorato su dossier particolarmente delicati per quanto riguarda l’economia europea. La portata delle decisioni prese in questo settore influenza la vita di milioni di cittadini, ma quali sono le strategie da intraprendere per rafforzare l’economia europea e quali le riforme della governance economica da portare avanti? 

Sicuramente non le riforme e la strategia sino ad ora adottate, che hanno portato solamente recessione e sfaldato il tessuto economico e produttivo europeo.

Il problema è che spesso vengono prese decisioni calate dall’alto senza un’adeguata valutazione degli effetti: prendiamo, ad esempio, la regolamentazione bancaria, con le misure previste dal bail-in, le cui conseguenze devastanti non erano state prese in considerazione. Sempre per rimanere in tema, con l’Unione bancaria si è voluto insistere solamente su supervisione bancaria e risoluzione delle crisi, tralasciando quello che doveva essere il primo passo, ovvero la garanzia dei depositi.

Non credo inoltre che Fondo Monetario Europeo o Ministro delle finanze UE siano la soluzione: occorrerebbe non accentrare regole e potere, ma piuttosto ristabilire alcune libertà di azione per gli Stati membri in maniera tale da rilanciare la ripresa economica.

Nella scorsa legislatura ha avuto modo di occuparsi di politica estera facendo parte della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione UE-Serbia. Gli ultimi allargamenti a est hanno portato all’ingresso nell’Ue dei Paesi che oggi costituiscono il blocco sovranista, che se da un lato hanno beneficiato ampiamente dei fondi europei, hanno dall’altro spesso ostacolato dei passi in avanti nel processo di integrazione europea. La Lega è molto vicina a questi Paesi, pensiamo all’Ungheria di Orbán. Come si conciliano le prospettive politiche di risoluzione a livello europeo di problemi come immigrazione, debito pubblico e sicurezza con le posizioni di chi, a soluzioni comuni, preferisce porre veti e mantenere lo status quo?

I Paesi del “blocco sovranista” sono per trovare soluzioni condivise, non imposte, e questo è anche il nostro modello. Se c’è un problema occorre trovare una soluzione per risolverlo, con l’accordo di tutti, non imporre misure che oltre ad essere sgradite sono spesso anche inefficaci. Attraverso una politica di comune buon senso si possono risolvere problemi che vanno al di là della singola dimensione nazionale, e con molti partner siamo d’accordo su questa impostazione e visione d’appartenenza europea.

Tralasciando le  variazioni settimanali (positive e negative) sulle intenzioni di voto, la Lega è il partito che più di tutti vive un momento di forte aumento di consenso. Imporsi come forza politica di maggioranza relativa è un successo, ma la forte astensione resta un problema trasversale tra le forze politiche tanto in Italia quanto in Europa. Quali, secondo lei, le possibili soluzioni? A livello europeo lo Spitzenkandidaten è una risposta adeguata? Cosa pensa del fatto che, a differenza di molti Paesi europei, circa 5 milioni di cittadini italiani residenti fuori dal territorio dell’Unione non possano esercitare il diritto di voto per le elezioni europee?

Sicuramente la farsa dello Spitzenkandidaten non è la soluzione, ma è un chiaro inganno perpetrato a danno dei cittadini europei: il candidato alla guida della Commissione sarà scelto dal vertice tra i capi di Stato e di governo dell’Unione, e sono sicuro che non sarà nessuno tra quelli indicati dai partiti politici, che peraltro sono molto divisi al loro interno. Neanche le misure di propaganda costate centinaia di milioni di euro dei contribuenti serviranno allo scopo, ma io confido nella maturità del popolo italiano, che ha ben presente l’importanza di questa scelta vitale per il futuro di tutti noi. Chi ha governato l’Unione negli ultimi vent’anni è responsabile della situazione attuale, e questo credo sia chiaro a tutti. Purtroppo il sistema di voto per le elezioni europee andrebbe totalmente rivisto, per eliminare anche questa problematica del mancato accesso al voto per i residenti extra-Ue: credo che sarà un impegno di cui si occuperanno a breve Parlamento e Governo, in maniera tale che almeno tra cinque anni non si ripresenti una situazione analoga.

Share this post

Rispondi