Spiegami le europee: intervista a Eleonora Evi

Intervista di Kevin Carboni e Sara Bianchi
Introduzione di Flavia Cervelli

Proseguiamo ora il nostro ciclo di interviste ai candidati italiani per le elezioni europee 2019, rivolgendo, dopo la Lega, l’attenzione all’altra forza di governo, il Movimento 5 Stelle. Secondo i dati forniti da POLITICO.EU, il M5S potrebbe ottenere il 22,66% dei consensi, aggiudicandosi 19 dei 73 seggi assegnati all’Italia.

Per capire meglio l’operato del M5S durante la scorsa legislatura europea e le loro posizioni in vista delle prossime elezioni, abbiamo intervistato Eleonora Evi, già eurodeputata dal 2014 e candidata nella circoscrizione Nord-Ovest.

Le prossime elezioni europee potrebbero essere contraddistinte da un’importante crescita delle formazioni euroscettiche e sovraniste. Data la vostra alleanza di governo con la Lega e il vostro aderire al gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), il M5S viene considerato come parte di questo spettro politico. Che ruolo pensa possano svolgere queste formazioni all’interno del Parlamento europeo e quali cambiamenti positivi possono portare all’Europa?

In questi cinque anni al Parlamento europeo abbiamo ampiamente dimostrato come “euroscettici” e “sovranisti” siano aggettivi che non ci descrivono.

Alle elezioni del 26 maggio corriamo assieme ad altre giovani forze politiche europee che, come noi, vogliono cambiare l’Europa partendo da una maggiore partecipazione dei cittadini europei alle decisioni chiave che li riguardano. Insieme rappresentiamo l’unica alternativa per chi si rifiuta di scegliere tra la conservazione dell’establishment europeo, da una parte, e il ritorno dei nazionalismi, dall’altra.

In uno scenario, che si prospetta altamente probabile, per cui, per la prima volta, socialisti e popolari insieme non deterranno più la maggioranza dei seggi al Parlamento UE, questo nuovo gruppo può diventare l’ago della bilancia in Europa. Utilizzeremo questo capitale politico, non per negoziare qualche poltrona in più, ma per incidere nelle scelte decisive dei prossimi anni ed avvicinare l’Europa ai cittadini.

In una sua intervista a Radio 24 ha ribadito l’inviolabilità di Schengen dichiarando “Schengen non si tocca”. Come concilia queste sue posizioni con l’appartenenza al gruppo parlamentare EFDD, i cui membri si sono espressi negativamente rispetto all’accordo? Secondo lei può esistere Schengen senza l’Unione europea? E può esistere un’Unione europea con un Parlamento euroscettico e sovranista?

Schengen, come l’Unione europea tutta, è messo a rischio dagli egoismi nazionali di chi ha dimenticato che la nostra Unione si fonda su un principio fondamentale di solidarietà tra Stati. Se il progetto europeo vuole continuare, e io lo auspico, è necessario che riparta dai suoi valori fondativi e che, nell’affrontare l’emergenza migratoria, l’Europa dia una dimostrazione di solidarietà, accettando una ridistribuzione equa dei migranti tra Stati membri anziché minacciare, ad ogni istante, la sospensione di Schengen e la creazione di nuovi confini.

Osservando i canali social abbiamo notato la sua grande attenzione verso le politiche nazionali. Come immagina lo scenario di governo a seguito di queste elezioni, considerando i risultati degli ultimi sondaggi che vedono una crescita della Lega su tutto il territorio nazionale? 

Il governo con la Lega si fonda su un contratto di governo, realizzato per rispondere ai bisogni reali degli italiani. Finché ci sarà la disponibilità da parte del nostro partner di governo a continuare a lavorare seriamente per realizzare i punti contenuti in questo contratto, il governo andrà avanti. 

Abbiamo fatto moltissimo in meno di un anno di governo, realizzando riforme che gli italiani attendevano da decenni. C’è ancora molto da fare ma il fatto che il nostro sia uno dei pochi esecutivi in Europa a godere di un così ampio consenso significa che stiamo lavorando bene. 

Le circoscrizioni in cui il M5S è più forte sono anche quelle con il più alto tasso di astensione. Come pensate di aumentare la partecipazione al voto in queste aree?

Credo che il miglior modo per combattere l’astensionismo sia quello di dimostrare con i fatti che il voto dei cittadini conta. In Italia lo stiamo facendo realizzando, uno dopo l’altro, i punti del programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni. C’è poi un problema specifico legato alle elezioni europee che, sin dal 1979, anno della prima elezione del Parlamento UE, hanno visto un declino costante dell’affluenza. Questo è perché l’Europa viene percepita come qualcosa di lontano.

In questi anni lavorando nella commissione petizioni del Parlamento europeo mi sono battuta per ridurre questa distanza e far sì che la voce dei cittadini venisse ascoltata, riuscendo a portare sul tavolo di Bruxelles le istanze e i problemi di semplici cittadini provenienti da tutta Europa. Se i cittadini percepiscono che l’Europa si interessa a loro, anche loro iniziano ad interessarsi all’Europa.

La lotta ai cambiamenti climatici prescinde dagli interessi nazionali a breve termine e richiede sforzi coordinati da parte di tutti i Paesi dell’Unione e cooperazione con i Paesi extra-europei. Anche in questo caso, come concilia l’appartenenza a un gruppo parlamentare come l’EFDD con le sue posizioni a tema ambientale? In alcuni suoi interventi legati alle tematiche ambientali lei parla di “armonizzazione” e “collaborazione”: come pensa che sia possibile conciliare queste sue idee con quelle delle correnti interne all’EFDD?

Nel gruppo EFDD vi sono certamente visioni eterogenee in materia ambientale ma questo non ci ha certo ostacolati dal diventare la forza politica italiana al Parlamento Ue che più si è battuta per lotta ai cambiamenti climatici. Questo non lo dico io ma ci viene riconosciuto da Climate Action Network Europe, la più importante coalizione di ONG europee che si occupano di questo tema. 

La lotta ai cambiamenti climatici non si risolve con proclami o dichiarazioni d’intenti sotto elezioni, ma con un impegno serio e costante per cambiare il modello di produzione e di consumo in Europa. Sono troppi i politici, anche qui al Parlamento europeo, che un giorno si fanno il selfie con Greta Thunberg e quello dopo sono a cena con la lobby del petrolio. Noi invece abbiamo scelto di rimboccarci le maniche e lavorare, spesso lontano dalle luci dei riflettori, per rendere le politiche europee in materia di clima e transizione energetica ancora più ambiziose. Chi altro può dire di aver fatto lo stesso?

Come membro della Delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese, cosa ne pensa dell’accordo commerciale appena firmato dal governo e che ruolo pensa debba assumere l’Italia all’interno del Forum per la Belt and Road Initiative? Inoltre la RPC si sta dimostrando sempre più attiva nel settore portuale e nella cantieristica navale (come dimostra ad esempio l’acquisizione del porto del Pireo). Pensa che questo interesse possa influenzare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo?

La nuova via della seta è destinata a cambiare radicalmente la geografia del commercio mondiale, restituendo nuova centralità al Mediterraneo. È fondamentale che questo nuovo corridoio passi per l’Italia e che il nostro Paese possa beneficiare a pieno delle nuove opportunità che da esso derivano, soprattutto a vantaggio del nostro Made in Italy.

L’Italia, in quanto primo Paese G7 a firmare un memorandum of understanding con la China sulla nuova via della seta, può giocare un ruolo importante nel garantire che la Belt and Road Initiative rimanga una piattaforma aperta e multilaterale, fondata su un principio di cooperazione win-win, che permetta a piccole e medie imprese di accedere a nuovi mercati e contribuisca a correggere un modello di globalizzazione, quello odierno, ineguale e a vantaggio di pochi.

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