Il caso Jesús Santrich fa vacillare il governo colombiano

A un anno dalle elezioni che hanno visto trionfare Iván Duque – fedele seguace dell’ex presidente Alvaro Uribe e uomo forte della destra – la situazione politica e sociale in Colombia è più tesa che mai. A dividere l’opinione pubblica è lo scontro istituzionale attorno al caso giudiziario che vede protagonista Seuxis Paucias Hernández Solarte, nome di battesimo dell’ex guerrigliero delle Farc Jesús Santrich, fino a poco tempo fa detenuto nel carcere La Picota di Bogotà. L’ex guerrigliero, teoricamente membro del Congreso grazie agli Accordi di Pace tra Farc-EP e governo colombiano, era stato arrestato prima di poter rivestire questo ruolo; tuttavia il Consejo de Estado gli aveva ratificato l’investitura nonostante l’assenza. Questo punto, come vedremo, si rivelerà fondamentale nel dirimere la controversia. 

Le tappe della giustizia

Jesús Santrich era stato arrestato nell’aprile 2018 dopo che la giustizia statunitense lo aveva accusato di narcotraffico e ne aveva chiesto l’estradizione a causa del presunto tentativo di portare negli Stati Uniti 10 tonnellate di cocaina. Il 15 maggio scorso la Jurisdicción Especial para la Paz (JEP), organo creato grazie agli Accordi di Pace tra il precedente governo di Juan Manuel Santos e le ormai ex Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo), aveva deciso la sua scarcerazione. Secondo la JEP, infatti, non esistono prove che evidenziano la condotta illegale di Jesús Santrich, né tantomeno è stato possibile stabilire la data precisa in cui la circostanza si sarebbe verificata. “La decisione di non estradare non è un monumento all’impunità della condotta, ma dipende dal fatto che non si è potuti arrivare alla certezza” ha dichiarato Jesús Bobadilla, magistrato della JEP. 

Gli Accordi di Pace, di cui Jesús Santrich è stato tra i negoziatori, prevedono infatti la non imputazione per i guerriglieri che si fossero dichiarati colpevoli di reati minori prima della stipula degli accordi e, soprattutto, la non estradizione verso gli USA per reati commessi entro la data del 1 dicembre 2016.

La decisione della JEP ha portato a una reazione a catena negli organi connessi alla giustizia colombiana. A poche ore dall’annuncio, infatti, il procuratore generale Néstor Humberto Martínez ha rassegnato le dimissioni e così hanno fatto la sua vice, María Paulina Riveros, e la ministra della giustizia Gloria María Borrero. Alcuni analisti, tuttavia, sostengono che la decisione di dimettersi presa dal procuratore Néstor Humberto Martínez sia legata al suo ruolo nel caso di corruzione Odebrecht – scandalo trasversale a molti Paesi latinoamericani – piuttosto che al caso Santrich. In ogni caso, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia, Kevin Whitaker, si è affrettato a esprimere il suo sostegno al procuratore e alla sua vice, definendoli “grandi patrioti che hanno promosso lo stato di diritto in Colombia”.

Nella stessa giornata, sempre dal profilo Twitter dalla Fiscalía General venivano diffuse intercettazioni telefoniche tra Jesús Santrich e Marlon Marín, nipote dell’ex guerrigliero delle Farc-EP Iván Márquez – tra i negoziatori nella trattativa per la pace e datosi alla clandestinità dopo il primo arresto di Santrich. Secondo il procuratore generale, in queste intercettazioni ci sarebbero le prove del coinvolgimento di entrambi nel traffico di droga verso gli Stati Uniti nonché della posteriorità del fatto rispetto agli Accordi di Pace. 

Anche il presidente Iván Duque non ha tardato ad affermare la sua indignazione per la scelta della JEP, sostenendo di rispettare la divisione di poteri, ma di essere profondamente deluso dalla giustizia colombiana. Duque, inoltre, ha ribadito la forte volontà di modificare i dettagli degli Accordi di Pace con quello che è diventato il partito politico delle Farc (Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común) al fine di rendere più dure le pene per gli ex guerriglieri ed eliminare l’impossibilità di estradizione per i crimini commessi prima della firma del 1 dicembre 2016.

Da questo momento si è innescata una serie di repentini cambiamenti. Se mercoledì 15 maggio accadeva tutto ciò, infatti, il venerdì successivo – 17 maggio – pochi attimi dopo la liberazione di Jesús Santrich un elicottero della polizia catturava nuovamente l’ex guerrigliero per portarlo all’ufficio del procuratore generale, la Fiscalía General. Il giorno seguente, Santrich veniva trasportato in un ospedale di Bogotà per essere curato da ferite autoinflitte come protesta alla ricattura. La Fiscalía General, in un comunicato diramato tramite Twitter spiegava così la decisione: “La decisione della JEP è stata opportunamente ascoltata”, tuttavia “come prodotto della cooperazione internazionale, nelle ultime ore sono sopraggiunti nuovi elementi e nuove prove che chiariscono inequivocabilmente le circostanze di tempo, modo e luogo delle presunte condotte per delinquere con fine di narcotraffico attribuite a Hernández Solarte”.

La JEP, tuttavia, ha ricordato che il 23 ottobre 2018, attraverso la disposizione 059, aveva sollecitato il governo degli Stati Uniti affinché collaborasse per l’ottenimento del materiale probatorio necessario per definire la situazione di Jesús Santrich. Dopo aver avanzato nuovamente – tramite l’ambasciata americana – la richiesta di prove, il 28 gennaio 2019 scadeva così il termine ultimo, senza che queste venissero effettivamente consegnate. Pertanto, vista l’impossibilità di accertare il crimine né il momento in cui questo fosse stato eventualmente commesso, la JEP prendeva la decisione dell’immediata scarcerazione e del rifiuto di concedere l’estradizione. 

Dopo questo botta e risposta tra Fiscalía General e Jurisdicción Especial para la Paz, però, un altro attore è entrato in gioco nella contesa giuridica: La Corte Suprema de Justicia de Colombia. Gli avvocati di Jesús Santrich, infatti, hanno fatto ricorso alla Corte richiedendo la presa in considerazione del ruolo istituzionale rivestito dall’ex guerrigliero e, di conseguenza, evidenziando la competenza che quest’ultima avrebbe dovuto avere nel giudicare il caso. La Corte Suprema, lette le carte, si è così espressa in due comunicati ravvicinati.

Nel primo, il Comunicado 03/19 Sala Penal del 29 maggio, dichiara: “A partire dalla sentenza del Consiglio di Stato di ratificare la investitura di membro del Congresso, La Corte Suprema di Giustizia ordina la libertà di Seuxis Paucias Hernández Solarte, conosciuto come Jesús Santrich, perché con questa condizione è aforado constitucional [n.d.r ovvero gode di una sorta di immunità che gli permette di non essere processato da tribunali ordinari, ma di essere soggetto alla giurisdizione di tribunali speciali, in questo caso la Corte Suprema]”. Il comunicato prosegue sostenendo che la Sala de Casación Penal ha pertanto dichiarato legittima l’impugnazione presentata dagli avvocati di Jesús Santrich e disposto l’invio immediato dell’accusa di narcotraffico contro di lui alla Sala Especial de Instrucción de la Corte. La Corte conclude che “sarebbe dunque contrario ai diritti fondamentali del aforado constitucional continuare a privarlo della della sua libertà”. 

Questo non significa che l’ex guerrigliero sia stato dichiarato innocente, ma semplicemente che la giurisdizione passerà ora alla Corte Suprema. Nel comunicato successivo esposto direttamente sul profilo Twitter della Corte, infatti, si può leggere come il caso venga preso in carico per essere studiato, accettando il ricorso della Fiscalía General e le evidenze da essa portate avanti. La Corte comunica, inoltre, che posteriormente risolverà le petizioni promosse dai soggetti del processo, tra queste quella della Procuraduria General.

All’uscita dal carcere Santrich è stato accolto con grande affetto dai compagni della neonata forza democratica, ma anche da una parte dell’opinione pubblica internazionale che chiede chiarezza su un caso in cui le ombre sono molte più delle luci e in cui tra gli stessi organi interessati si sta giocando una partita per l’affermazione del potere. Dal canto suo, Jesús Santrich si è subito dichiarato disponibile a comparire davanti alla Corte Suprema, ribadendo la sua volontà di portare avanti il processo di pace iniziato con gli Accordi del 2016.

Conclusioni

Se Jesús Santrich ha pubblicamente sostenuto di voler continuare nel processo di pace, invitando gli altri ex guerriglieri a rimanere nei territori interessati dagli Accordi di Pace del 2016, molti suoi compagni stanno manifestando la propria insofferenza nei confronti dello Stato colombiano e delle minacce di revisione degli accordi portate avanti da Iván Duque. Tra di loro lo stesso Iván Márquez, recentemente autore di una dichiarazione nella quale ha definito l’aver deposto le armi un errore, invitando i colombiani a difendere la pace contro uno Stato traditore. A Márquez ha però prontamente risposto Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come Timochenko: “Non possiamo buttare tutto quello che abbiamo guadagnato fino ad oggi, per quanto complicato possa essere il compito che abbiamo. […] Siamo un partito per la pace, non saremo mai un partito per la guerra”. 

D’altra parte, il governo colombiano si sta scontrando con un’opinione pubblica non totalmente schierata a suo favore, nonostante l’elezione dello scorso anno. Il tema delle Farc divide nettamente chi vorrebbe mettere un punto finale anche concedendo qualcosa agli ex guerriglieri e chi, invece, rifiuta totalmente gli Accordi di Pace conclusi nel 2016. Come abbiamo visto con la dimissionaria ministra della giustizia Gloria María Borrero, le conseguenze dell’instabilità politica non tardano a farsi sentire sul governo e un ritorno del conflitto non farebbe altro che aggravare ancora di più una situazione già di per sé molto tesa.

Fonti e approfondimenti:

Cortesuprema.gov.co: Comunicado 03/19 Sala Penal – Corte Suprema dispone libertad de “Jesús Santrich”

Jerónimo Ríos, El Acuerdo de paz entre el Gobierno colombiano y las FARC: o cuando una paz imperfecta es mejor que una guerra perfecta, Revista Iberoamericana de Filosofía, Política y Humanidadesvol. 19, núm. 382017

Adriana Chica García, Claves para entender el caso Jesús Santrich que puso en crisis política a Colombia, Infobae, 25/05/2019

Redazione, Corte Suprema de Colombia ordena libertad de “Jesús Santrich”, Cnn Espanol, 29/05/2019

Francesco Betrò, Presidenziali Colombia: la partita si giocherà sull’accordo con le Farc, Lo Spiegone, 26/05/2018

Santiago Torrado, La recaptura del exlíder de las FARC Jesús Santrich agrava la crisis política en Colombia, El Pais, 18/05/2019

Tomás Betín, JEP dice que no llegaron pruebas de EEUU en proceso de extradición de Santrich, 29/01/2019

Testo integrale Accordi di Pace 2016

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