L’Altra America: Bolivia

Situata geograficamente nel “cuore” del Sud America, la Bolivia racchiude tante differenze quante contraddizioni. Con questo articolo, l’Altra America prova a tracciarne il profilo, proprio mentre il Paese vive una congiuntura storica decisiva per il bilancio del ciclo politico di “El Indio” Evo Morales. La sorprendente crescita economica e l’emancipazione positiva delle identità indigene potrebbero scontrarsi (e, di fatto, si stanno già scontrando) con un sensibile deterioramento democratico, appesantito per di più dal paragone – anche ideologico – con i trascorsi del Venezuela.

L’espressione istituzionale delle forti radici indigene è la cifra che distingue la Bolivia da praticamente tutto il resto del continente (solo l’Ecuador conta su riconoscimenti e status simili). La nuova Costituzione (2009) ha infatti cambiato ufficialmente il nome della República de Bolivia” in “Estado Plurinacional de Bolivia”.
Una volta stabilito l’importantissimo cardine giuridico della “plurinazionalità”, si è potuto estendere anche ad altri settori il riconoscimento della grande varietà di appartenenze ai popoli originari. Trentasei lingue indigene vengono da allora considerate ufficiali, al pari dello spagnolo. Grazie alle leggi dell’anno successivo, le lingue tradizionali hanno il loro spazio garantito nell’istruzione e nella pubblica amministrazione.

Donne indigene manifestano nella città di Achacachi (Fonte: Sputnik)

A questo riguardo, le percentuali che descrivono la composizione della popolazione variano molto a seconda dei sondaggi. Secondo le stime dell’Instituto Nacional de Estadística (2012), circa il 40% dei boliviani si considera appartenente a un popolo indigeno. I gruppi più numerosi sono i Quechua e gli Aymara, seguiti a distanza da Chiquitanos, Guaraní, Mojeños e Afroboliviani. Solo il 10% degli abitanti sarebbe bianco di origine europea, mentre la maggioranza restante è frutto di mescolanze (mestizos).

Uyuni (Bolivia): la distesa salata più vasta al mondo (Fonte: Wikimedia Commons)

Anche il territorio presenta grandi differenze: la parte occidentale ha caratteristiche andine, mentre la zona est è occupata da bassopiani tropicali. Si estende in Bolivia, inoltre, gran parte della foresta tropicale secca più vasta del mondo (regione del Chaco), delimitata per il lato boliviano dalle Ande e dal lato opposto dai fiumi Paraguay e Paraná.

Le città della Bolivia sono proverbialmente “le più alte del mondo”. La capitale governativa La Paz si trova a 3.640 metri sul livello del mare, mentre Sucre, anch’essa capitale ma dal punto di vista legislativo, a 2.750 metri. Le città più popolose, però, sono quelle sviluppatesi in funzione del loro ruolo commerciale: Santa Cruz de la Sierra e Cochabamba, che hanno assunto più recentemente anche funzioni industriali.

Fonte: Lonely Planet

Storia: dall’ “Alto Perù” a Evo Morales

La vicenda dell’indipendenza boliviana segue da vicino la fine del regime coloniale che abbiamo visto nell’articolo dedicato al Perù, tant’è vero che, fino al 1825, questa regione era denominata “Alto Perù”. Anche gli “eroi nazionali”, protagonisti della liberazione, sono gli stessi: Túpac Amaru – il capo di origine Inca che ha guidato le prime rivolte – e i generali José de San Martín e Simón Bolívar (da cui ha preso nome il Paese).

Tra ‘800 e ‘900, il Paese fu interessato dal continuo riaccendersi di tensioni legate alle questioni territoriali, non estranee agli interessi concentrati sui giacimenti minerari e le risorse forestali. Un lungo periodo di instabilità politica e conflitti peggiorò ulteriormente il ristagno economico della Bolivia di allora. La Guerra del Pacifico (lo scontro con il Cile conclusosi nel 1884) è una ferita ancora aperta, in quanto ha sancito la perdita del tratto di costa che rappresentava per la Bolivia l’unico sbocco sull’Oceano. Dopo aver perso altri territori in favore del Brasile, la Bolivia fu trascinata nella Guerra del Gran Chaco: il lungo e sanguinoso conflitto con il Paraguay (1932-35) nel quale La Paz ebbe di nuovo la peggio.

La nuova fase di precarietà politica preparò il terreno per la rivolta popolare del 1952, portata avanti dal Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR). Fu così che Víctor Paz Estenssoro conquistò la presidenza e avviò le prime vere politiche di modernizzazione del Paese: riforma agraria, nazionalizzazione delle miniere di stagno e istituzione del suffragio universale. Il golpe militare di René Barrientos Ortuño significò dura repressione per i sindacati dei lavoratori e per i guerriglieri coordinati dallo stesso Che Guevara (1967).
L’epoca post-Barrientos fu ancora più convulsa, per via di un’ulteriore serie di colpi di Stato, nell’impossibilità di stabilire un assetto democratico, nonostante le elezioni indette a più riprese.

Anche a causa della corruzione e del coinvolgimento nel traffico internazionale della droga, il regime militare iniziò a perdere autorità. Dal 1982, la democratizzazione fece grandi progressi, a cominciare dalla presidenza di Siles Zuazo, ma non riuscì a scalfire altri problemi strutturali del Paese. Le forze armate continuavano a controllare indirettamente la vita politica e l’economia rimaneva ancorata alla produzione delle materie prime che spesso alimentano il traffico degli stupefacenti: per le fasce contadine più povere, infatti, la coltivazione della coca rimaneva l’unica fonte di sostentamento.

Gli anni Novanta furono caratterizzati da rivolte in tutta la Bolivia: i governi Sánchez e Suárez puntavano a sradicare la tradizione della coca, ma senza proporre un piano di riconversione delle colture o incentivi adeguati.
Nel 2002 si candidò alla presidenza Evo Morales Ayma, discendente Aymara e leader sindacale dei cocaleros. Fu sconfitto, ma tornò alla ribalta pochi anni dopo con il suo Movimiento al Socialismo (MAS) in occasione della sommossa legata all’esportazione degli idrocarburi verso USA e Messico. Le elezioni del 2005 premiarono Morales e fecero di lui il primo presidente indigeno della storia.

21 gennaio 2006: La proclamazione di Evo Morales fu celebrata anche attraverso un rituale nel sito archeologico di Tiwanaku (Fonte: La Razón)

Tra i primi interventi del suo governo ci furono proprio la nazionalizzazione delle riserve di gas e una riforma agraria favorevole agli agricoltori più poveri, che eliminò le sanzioni contro i cocaleros che non producono per alimentare il mercato degli stupefacenti (in Bolivia le foglie di coca vengono masticate o usate per preparare un infuso che ha un potere stimolante simile a quello del caffè e allo stesso tempo allevia il malessere da altura).

La Costituzione del 2009, oltre ad ampliare i diritti degli indigeni, impone restrizioni ai possedimenti terrieri e rimuove il cattolicesimo da religione di Stato. Il consenso di Morales è stato riconfermato in un secondo e in un terzo mandato, finché il presidente non ha dovuto scontrarsi con i vincoli legislativi che vieterebbero una quarta candidatura.
Il referendum del 2016 avrebbe dovuto sancire, nelle intenzioni del governo in carica, la riforma costituzionale. Invece, il popolo boliviano si espresse per il No (51,3%): cioè per mantenere il limite massimo di tre mandati. Ciononostante, Morales correrà per le presidenziali di questo 2019, dato che il Tribunale Costituzionale è intervenuto per invalidare il risultato del referendum e permettergli comunque di ricandidarsi.

Relazioni internazionali

La politica estera della Bolivia rimase a lungo ancorata al paradigma neoliberale, fino all’imposizione da parte di Morales di un cambio di rotta netto. Dal 2006 La Paz spicca nel suo contesto in quanto mantiene una ferrea lealtà nei confronti del Venezuela e di Cuba, che le è valsa non pochi attriti all’interno della regione. Il vertice del 2018 dell’Organizzazione degli Stati Americani è l’emblema di questa postura: Morales fu l’unico a pronunciarsi in difesa di Maduro e a condannare le minacce golpiste USA.

Bolivia, Venezuela e Cuba sono il fulcro del blocco regionale socialista ALBA. Al di là del continente, La Paz sta stringendo rapporti sempre più stretti (diplomatici e commerciali) con Russia, Cina e Iran.
Di conseguenza, vi è ostilità aperta nei confronti degli Stati Uniti e dei vicini latinoamericani che ne seguono l’orbita. I rapporti con il Cile sono particolarmente tesi per via della disputa territoriale.

“Bolivia Mar” è un tratto di costa di solo 5 km che, dal 1992, il Perù cede alla Bolivia per fini turistici (Fonte: La Hora)

Economia

Rispetto alla grave povertà strutturale del passato, la Bolivia ha fatto un grande balzo avanti: tra 2017 e 2018 la crescita del PIL ha sfiorato due volte il +9%, collocandola tra le economie a più rapida crescita del mondo. Secondo molti, è l’esempio di un governo socialista capace di intervenire efficacemente nella gestione economica. In questo, le esportazioni di gas naturale, argento, zinco e soia sono state trainanti, mentre la più vasta riserva al mondo di litio (anch’essa in territorio boliviano) deve essere ancora esplorata.
Nonostante gli innegabili progressi del modello boliviano, nel lungo termine i suoi effetti “miracolosi” sono a rischio. Fare perno sulla promozione dell’attività estrattiva genera distorsioni economiche e uno shock delle entrate difficili da controllare. La cosiddetta “maledizione delle risorse naturali” non è una novità in America latina.

Istituzioni e bandiera

In Bolivia vige la tripartizione dei poteri: l’esecutivo è guidato dal presidente, la cui elezione avviene in maniera diretta ogni cinque anni. Lo stesso avviene per i membri dell’organo legislativo bicamerale. Il sistema giudiziario è composto dalla Corte Suprema e dal Tribunale Costituzionale.

Accanto al tricolore boliviano, sventola spesso la “whipala” a quadretti, rappresentativa dei popoli indigeni (Fonte: eju)

La Bolivia adottò la prima bandiera nazionale in occasione dell’indipendenza (1825); da allora furono cambiati solo l’ordine dei colori e alcuni dettagli nello stemma. I colori fanno parte delle tradizioni Aymara e Quechua, ma sono passati a simboleggiare il sangue dei patrioti (rosso), l’abbondanza delle risorse del suolo (giallo) e la ricchezza della vegetazione (verde).

 

Fonti e approfondimenti:

Emanuele Bobbio, “Evo Morales e le due Bolivie”, Lo Spiegone, 01/03/2016

Kevin Carboni, “El Indio: una prospettiva su Evo Morales”, Lo Spiegone, 22/10/2017

Antilla Fürst, “La lotta secolare della Bolivia per il mare”, Lo Spiegone, 15/11/018

Gabriela Keseberg Dávalos, “La actual política exterior de Bolivia”, Esglobal, 23/08/2017

Jacquelyn Kovarik, “Fighting for Democracy: A Lesson From Bolivia”, The New Republic, 08/08/2018 

Fernando Molina, “De «milagros» y «talones de Aquiles» La situación del modelo económico boliviano, Nueva Sociedad, 06/2018

Loris Zanatta, “Storia dell’America Latina contemporanea”, Editori Laterza, 2010

Trading Economics, Bolivia Summary

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