Ricorda 1969: i moti di Stonewall

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1969, la polizia di New York faceva irruzione allo Stonewall Inn, un locale di proprietà della mafia che si trovava a Greenwich Village, noto per essere frequentato dalla comunità LGBT+ della città e per vendere alcolici senza licenza. Non era uno scenario insolito, poiché era frequente che la polizia facesse irruzione e arrestasse chiunque non vestisse almeno tre capi di abbigliamento “appropriati” al proprio supposto genere. Eppure, quella notte gli avventori del locale resistettero, dando origine a diversi giorni di ribellioni e sollevazioni, che passeranno alla storia come i moti di Stonewall.

Il contesto

Negli Stati Uniti, in quegli anni, le persone LGBT+ vivevano in una condizione che le vedeva escluse da forme di tutela giuridica. A livello locale, statale e federale non esistevano legislazioni che proteggevano la comunità LGBT+ da discriminazioni e violenze, né tantomeno che tutelavano le unioni tra persone dello stesso sesso. D’altronde, l’omosessualità era ancora elencata nella lista delle malattie mentali (sarà eliminata solo nel 1973) e le cosiddette “sodomy laws” permettevano alle forze dell’ordine di arrestare chiunque fosse stato trovato coinvolto in rapporti omosessuali anche consenzienti, non solo in pubblico come nei bar o in altri luoghi di ritrovo, ma anche in privato nelle proprie case.

Quindi, le persone gay, lesbiche, bisessuali, e transessuali sceglievano di non rivelare la propria identità sessuale e di viverla in segreto dai propri familiari, amici, colleghi di lavoro, poiché chi decideva di vivere la propria identità alla luce del sole rischiava di subire maltrattamenti e discriminazioni, in ambito familiare e lavorativo.

Le incursioni da parte della polizia in locali frequentati dalla comunità LGBT+ non erano certo una novità. Un primo episodio di resistenza contro le violenze della polizia si era verificato nel 1966 a San Francisco, con la ribellione della Compton’s Cafeteria, rimanendo però un evento isolato e senza un seguito significativo.

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Lo Stonewall Inn nel 1969 (Fonte: Wikipedia Commons)

Gli eventi del 28 giugno

Quando la polizia si presentò in piena notte al 53 di Christopher Street, indirizzo dello Stonewall Inn, gli avventori del locale decisero di non subire più le violenze che la polizia perpetrava regolarmente sulla la comunità. I poliziotti, armati di mandato, chiusero il locale, sulla base della vendita di alcolici senza licenza, arrestarono i proprietari e intimarono ai clienti di uscire.

Mentre i clienti si rifiutavano di obbedire agli ordini, fuori dal locale si radunarono molte persone, accrescendo ulteriormente la tensione. La polizia, davanti alla resistenza opposta dalla comunità, reagì con la violenza. Rapidamente, la folla iniziò a scagliare oggetti, sassi e bottiglie contro i poliziotti, costringendoli a barricarsi nel locale. Nonostante esistano diverse versioni di quei momenti particolarmente concitati, è rimasto celebre nell’immaginario collettivo il momento in cui le leader delle sollevazioni, Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, lanciarono bicchieri da cocktail e molotov contro il locale con i poliziotti ancora chiusi dentro. Al termine degli scontri, il locale era per lo più distrutto.

Durante la ribellione furono coinvolte migliaia di persone e centinaia di poliziotti, che impiegarono diverse ore a ristabilire l’ordine. Contrariamente al passato, non si trattò di un evento isolato, poiché la situazione si replicò in modo simile per altre cinque notti, con un numero di manifestanti sempre maggiore.

Un’eredità discussa: la “prima volta”

I moti di Stonewall sono indiscutibilmente un momento cruciale nella storia del movimento LGBT+. Rivera e Johnson, successivamente agli scontri, fondarono gruppi quali il Gay Liberation Front (GLF) e lo Street Transvestite Action Revolutionaries (STAR), che un anno dopo, il 28 giugno 1970, organizzarono il primo pride a New York, Los Angeles e San Francisco.

Per la prima volta, la comunità LGBT+ non tollerava più di essere esclusa e trattata diversamente in base alla propria identità sessuale, che meritava di essere affermata in modo esplicito e anche irriverente, in una società che intendeva marginalizzare e stigmatizzare chiunque non si conformasse alla “normalità”. Per la prima volta si chiedeva l’uguaglianza, anche attraverso gesti estremi e scontri di piazza. Per la prima volta si creava una nuova narrativa, dentro e fuori il movimento LGBT+, fatta di accettazione, inclusione, affermazione libera della propria identità.

Quindi, molto spesso ci si riferisce alla storia del movimento come se “prima di Stonewall” non esistesse nulla. Tuttavia, è giusto ricordare che alcune reti di attivisti gay e lesbiche esistevano già prima (come la Mattachine Society e le Daughters of Bilitis), anche se esse non avevano avuto la stessa portata mediatica e politica prima del 28 giugno. Inoltre, come già ricordato, non si trattava della prima ribellione, ma alcuni osservano come Stonewall fu la prima a essere chiamata pubblicamente “la prima”, e ciò fu significativo non solo all’interno del movimento, ma anche per l’opinione pubblica.

A sostegno di questa tesi, alcuni sociologi e storici sottolineano che il portato di Stonewall non sarebbe stato lo stesso se prima non ci fosse stato un substrato di attivismo, oltre che una lunga serie di eventi simili. In altre parole, secondo questa visione Stonewall avrebbe “solo” il merito di aver portato al culmine un movimento che faticava ad affermare le proprie rivendicazioni, e di essere stato scelto come evento da ricordare nella storia.

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Emblema commemorativo dei 25 anni di Stonewall (fonte: Wikipedia Commons)

Conclusioni

Come abbiamo visto, in molti vedono nei moti di Stonewall la scintilla che darà origine al movimento LGBT+ americano e globale, altri lo considerano solo il primo evento che sarà celebrato nella memoria collettiva. Sicuramente, Stonewall costituisce una pietra miliare della storia del movimento, in cui per la prima volta il tema dei diritti LGBT+ conquistò pienamente la scena politica e mediatica americana.

Al di là del simbolismo e delle idealizzazioni, dopo cinquant’anni Stonewall continua a essere significativo e a essere richiamato come momento di primordiale resistenza, a cui fare ritorno. Basti pensare alla fase storico-politica in cui viviamo e in cui si sta assistendo a una battuta d’arresto della tutela dei diritti delle persone LGBT+ e di tutte le minoranze (etniche, religiose, nazionali). Inoltre, sempre di più i diritti LGBT+ sono diventati dominio delle grandi aziende che scelgono di includerli tra i propri valori, con il duplice effetto di “commercializzarli” e renderli agli occhi della classe media “diritti da borghesi”.

Alla luce di queste due considerazioni, Stonewall diventa quindi il simbolo della libera espressione della propria identità, della lotta all’oppressione del potere, che sia lo Stato o le forze dell’ordine, e della restituzione dei diritti civili al popolo.

Fonti e approfondimenti

BBC, “Stonewall riots: we found our strength in each other“, 26/06/2019.

BBC, “Stonewall riots: it was the day everything changed“, 28/06/2019.

BBC newsround, “Stonewall: 50 years on from the riots that changed gay rights history“, 28/06/2019.

GLAAD, “Stonewall 50. A journalist’s guide“, maggio 2019.

Harari, Yuval Noah, “50 years after Stonewall: Yuval Noah Harari on the new threats to LGBT rights” The Guardian, 22/06/2019.

Kaiser, Charles, “The painful, powerful legacies of Stonewall in 2019Lithub, 05/06/2019.

Kellaway, Kate, “Stonewall at 50: stories from a gay rights revolution” The Guardian, 06/04/2019.

Laux, Cameron, “Stonewall riots: a beacon for people around the world?“, BBC, 25/06/2019.

LeDoux, Philippe, “LGBT rights 50 years after Stonewall” Human Rights Watch, 26/06/2019.

Leitsch, Dick, “Police Raid on N.Y. Club Sets off First Gay Riot” The Advocate, settembre 1969.

Mattson, Greggor, “The Stonewall riots didn’t start the gay rights movement” JSTOR Daily, 12/06/2019.

National Geographic, “Stonewall at 50: stories of resistance and resilience“.

O’Neil, Shane, “The Stonewall You Know Is a Myth. And That’s O.K.The New York Times.

O’Neil, Shane, “Who Threw the First Brick at Stonewall? Let’s Argue About It” The New York Times, 31/05/2019.

Pilkington, Ed, “The riot that changed America’s gay rights movement forever“, The Guardian, 19/06/2019.

Staples, Louis, “50 years of Stonewall: 50 LGBT+ people on what the Stonewall riots represent today” Independent, 23/06/2019.

The New Yorker, “Sunday reading: pride and the fiftieth anniversary of Stonewall” 09/06/2019.

Waterfield, Sophia, “Pride month 2019 marks the Stonewall 50th anniversary: the LGBTQ community is a vital part of American history” Newsweek, 01/06/2019.

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