TWAIL: il diritto internazionale da altri punti di vista

Il diritto internazionale come lo intendiamo noi oggi è nato all’indomani della Pace di Vestfalia, più di 370 anni fa. È scontato e quasi auspicabile, dunque, che nel corso degli anni si siano sviluppate teorie e letture differenti e, spesso, in forte opposizione al diritto internazionale tradizionale predominante. Iniziamo, quindi, oggi una serie di articoli al fine di comprendere i diversi approcci e punti di vista che una materia così vasta e contraddittoria come questa inevitabilmente ha.

Se si parla di altri approcci al diritto internazionale il primo acronimo da considerare è TWAIL. TWAIL significa Third World Approaches to International Law e incarna la più grande rilettura della storia del diritto internazionale, come si può dedurre dall’acronimo, dal punto di vista del Terzo Mondo. Quest’ultima espressione viene molto criticata dai rappresentanti TWAIL stessi, che hanno comunque deciso di utilizzarla per rimarcare ulteriormente il distacco con il Primo Mondo. I sostenitori di questi approcci si chiamano TWAIL-ers e sono principalmente professori, avvocati, studiosi e giudici, con interessi e background differenti, ma accomunati dall’idea che il diritto internazionale sia nato nel Primo Mondo per assoggettare il Terzo Mondo e che ancora oggi, in forme e modalità differenti, serva all’Occidente per mantenere la sua superiorità e poter continuare l’espansione coloniale degli Stati europei e occidentali, USA compresi.

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Fonte: antonio-geography.weebly.com

Lo scopo dei TWAIL-ers è di cercare di presentare la storia e la struttura di questa materia da un punto di vista differente, affinché i meccanismi utilizzati vengano smascherati e non più ripetuti. Prima di procedere, va sottolineato che a volte le letture TWAIL possono apparire difficili da comprendere e da accettare completamente per chi è nato e si è formato nella cultura occidentale.

Quando nascono i TWAIL?

Come si può immaginare, la nascita dei TWAIL-ers coincide con le prime discussioni sulla decolonizzazione e, in particolare, con la formazione dei primi Stati post-coloniali e, specialmente, con la nascita delle Nazioni Unite, come nuovo sistema di coordinamento e collaborazione tra Stati.

I primi sostenitori degli approcci terzomondisti, tra cui vanno ricordati diversi giudici della Corte Internazionale di Giustizia, non erano però coscienti di far parte di questo grande movimento critico – in cui furono inseriti alla fine del secolo scorso. Si parlò, infatti, per la prima volta di TWAIL solo nel 1997, quando un gruppo di studiosi della Harvard Law School organizzò la prima conferenza TWAIL. Tra questi giovani studenti, tutti provenienti da Paesi del Terzo Mondo, si ricordano il Professor Chimni, il Professor Gathii e il Professor Anghie, autore della più importante analisi della storia dalla prospettiva del Terzo Mondo, intitolata Imperialism, Sovereignty and the Making of International Law. 

Gli ideatori di TWAIL fanno una distinzione tra loro e la prima generazione, sottolineando le immense differenze intercorse tra le due epoche – in primis la decolonizzazione e la globalizzazione -, ma riconoscendo anche che a unirli è lo stesso forte impegno morale nel voler smascherare dei meccanismi esistenti da sempre che fanno in modo che forme di imperialismo e colonialismo esistano e siano legittimate ancora oggi, anche se sotto forme differenti e, alle volte, più difficili da individuare.

TWAIL I

Rispetto ai TWAIL-ers della seconda generazione, gli esponenti della prima generazione si sono battuti con maggiore convinzione per far sentire la voce del Terzo Mondo nel “nuovo” diritto internazionale, che si stava sviluppando a seguito della nascita dell’ONU. In particolar modo, bisogna ricordare due giudici della CIG: il cileno Alejandro Alvarez e il cingalese Christopher Weeramantry. Questi studiosi hanno agito perché mossi dalla speranza che il diritto internazionale potesse finalmente essere caratterizzato da universalità e uguaglianza.

Il loro impegno trovava le basi in fonti e mezzi giuridici esistenti da cui poter partire per compiere un grande cambiamento: la Carta delle Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia con il suo Statuto. Nello specifico, Alvarez e Weeramantry affidarono un ruolo primario ai giudici della Corte, i quali, come previsto dall’art. 9 dello Statuto, avrebbero dovuto rappresentare le maggiori forme di civilizzazione e i principali sistemi giuridici del mondo. E, di conseguenza, ricorrendo all’art. 38 dello stesso documento, avrebbero potuto arricchire le fonti del diritto internazionale di nuovi ma antichissimi “principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili”. È proprio questo a caratterizzare il loro servizio presso la Corte Mondiale. Rappresentando spesso la minoranza, essi hanno più volte fatto ricorso alle opinioni dissenzienti o separate (art. 57 dello Statuto), per mezzo delle quali hanno espresso i loro ragionamenti a integrazione o a negazione di quanto stabilito dalla Corte stessa. In primis, è stata spesso rimarcata l’importanza dell’universalità del diritto, il che significava la considerazione, nella risoluzione dei casi, di diversi punti di vista. Il giudice Weeramantry, in molte opinioni separate, ha raccontato i costumi e i principi di diritto radicati da secoli in moltissime culture, diverse da quella occidentale, ma appartenenti a Stati ormai considerati tali e quindi da prendere in considerazione. In particolare, egli ha raccontato l’importanza secolare delle battaglie ambientali in Sri Lanka, sua madrepatria, o degli avanzatissimi sistemi di irrigazione in Cina, ma anche di alcuni principi del diritto islamico. Lo stesso, prima di lui, aveva fatto il giudice Alvarez, che sottolineava la necessità di analizzare alcuni casi, tenendo sempre in considerazione la prospettiva degli Stati in questione, con particolare riguardo agli Stati del Sud America, i cui meccanismi conosceva molto bene.

Il lavoro dei TWAIL-ers della prima generazione è stato parzialmente criticato dagli esponenti di TWAIL II, in quanto considerato troppo fiducioso nei confronti dell’Occidente e delle sue strutture. In ogni caso, se spesso le voci di questi studiosi terzomondisti hanno rappresentato la minoranza, esse possono essere lette e accolte come un tentativo fondamentale di giustizia e diritto, che ha influenzato non solo studiosi del Terzo Mondo, ma anche individui dell’Occidente.

TWAIL II

Più critico e disilluso è l’approccio dei TWAIL-ers della seconda generazione, i quali oltre alla mancata realizzazione dei presupposti promossi dalla decolonizzazione e dalla Carta delle Nazioni Unite, hanno visto l’infittirsi di meccanismi di controllo e di potere derivanti dalla globalizzazione.

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Professor Anghie, uno dei maggiori esponenti TWAIL. Fonte: youtube

La seconda generazione ritiene che alla base di tutta la struttura del diritto internazionale vi sia l’incontro con il colonialismo. Essi quindi datano la nascita del diritto internazionale non nel 1648, con la pace di Vestfalia, bensì più di un secolo prima, vale a dire nella scoperta dell’America e nella successiva fase di civilizzazione, definita da Anghie come “missione civilizzatrice”. A partire da questo momento, ha inizio quel processo che prende il nome di dynamic of difference (dinamica della differenza) che per secoli, e ancora oggi, caratterizza la materia in questione. Secondo questa lettura, la storia del diritto internazionale è circolare e duale. Da una parte vi è l’Occidente, in continua ricerca di potere, e dall’altra il più debole, che è variato a seconda del tempo e dello spazio. Quest’ultimo è in costante tentativo di soddisfare i requisiti imposti dal primo; ma una volta che essi vengono raggiunti, i requisiti da realizzare sono già cambiati. Il risultato è un perpetuo rapporto di inferiorità nei confronti dell’Occidente. Il professor Anghie e i suoi colleghi individuano la dinamica della differenza in diversi meccanismi: il fattore culturale e la conseguente missione civilizzatrice, nella prima fase del colonialismo, il fattore politico e, dunque, l’istituzione del sistema dei mandati e, poi, dell’amministrazione fiduciaria volte alla creazione dello Stato, e, per finire, il fattore economico con la creazione di istituti quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

Conclusioni

L’analisi TWAIL può rappresentare un interessante punto di dialogo e di ragionamento. Come detto in apertura, non sempre condivisibile. Da una parte, non si può mettere in dubbio che il diritto internazionale favorisca alcuni Stati rispetto ad altri, basti pensare al potere di veto. Dall’altra parte, accogliere pienamente le dottrine TWAIL vorrebbe dire negare la nostra cultura e l’intera filosofia europea, basata sui nobili concetti di libertà e giustizia. Ciò che quindi si può imparare e condividere con questi studiosi è il loro aspetto dialettico e l’importanza che deve rivestire il concetto di universalità per poter parlare propriamente di diritto e giustizia “internazionale”.

Fonti e approfondimenti:

Antony Anghie, Imperialism, Sovereignty and the Making of International Law, Cambridge University Press, 2005.

Antony Anghie, Bhupinder S. Chimni, Karin Mickelson and Obiora Okafor, The Third World and International Order: Law, Politics and Globalization, Leiden/Boston, Martinus Nijhoff Publishers, 2003.

Bhupinder S. Chimni, “A Just World Under Law: A View from the South”, 22 American University International Law Review, 2006, p. 199-220.

Christopher G. Weeramantry, Universalising International Law, Leiden, Martinus Nijhoff Publishers, 2004.

Christopher G. Weeramantry, “The International Court of Justice in the Age of Multiculturalism”, 36 the Indian Journal of International Law, 1996, p. 17-38.

Luis Eslava and Sundhya Pahuja, “Between Resistance and Reform: TWAIL and the Universality of the International Law”, 3 Trade, Law and Development, 2011, p. 103-130.

Duncan French, “The Heroic Undertaking? The Separate and Dissenting Opinions of Judge Weeramantry during his Time on the Bench of the International Court of Justice”, 11 Asian Yearbook of International Law, 2003-2004, p. 35-68.

Alcuni casi della Corte Internazionale di Giustizia interessanti per comprendere la prospettiva TWAIL

Dissenting Opinion of Judge Alvarez, Competence of the General Assembly for the Admission of a State to the United Nations, Advisory Opinion, I.C.J. Reports 1950, p. 12-21.

Dissenting Opinion of Judge Weeramantry, East Timor (Portugal v. Australia), Judgment, I.C.J. Reports 1995, p. 139-223.

Dissenting Opinion of Judge Weeramantry, Kasikili/Sedudu Island (Botswana/Namibia), Judgement, I.C.J. Reports 1999, p. 1153-1195.

 

 

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