L’Altra America: l’Ecuador

L’Ecuador, il più piccolo tra gli Stati andini, è situato a nord-ovest dell’America del Sud, tra la Colombia, il Perù e l’Oceano Pacifico. Il nome deriva dalla linea equatoriale che attraversa il Paese nella parte settentrionale.

La divisione amministrativa rispecchia quella geografica e climatica, e a ogni area corrispondono determinate attività economiche. Lo Stato è dunque diviso in quattro regioni fortemente diverse: la Costa lungo il Pacifico, la Sierra che coincide con la zona della Cordigliera delle Ande, el Oriente in cui vi è l’area amazzonica e la Región Insular, che corrisponde alle isole Galapagos. Grazie a questo arcipelago, all’imponente biodiversità e a una cultura coloniale ben preservata, l’Ecuador è diventato una delle destinazioni turistiche più importanti del continente. La sua posizione geografica ne ha favorito la diversità paesaggistica, ma ha anche reso l’area soggetta a ricorrenti scosse sismiche.

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Mappa delle divisioni amministrative dell’Ecuador, Fonte: Wikipedia

Gli ecuadoriani

Questo territorio, frammentato morfologicamente, lo è ancora di più a livello etnico. Infatti, su una popolazione di quasi 17 milioni di abitanti, 72% sono meticci e le restanti 4 etnie principali si aggirano intorno a una percentuale del 7%: i montubios, gli afro-ecuadoriani, i bianchi e gli indigeni. Questi ultimi sono costituiti da 14 diverse nazionalità riconosciute, e la maggior parte si è nascosta nei secoli – per scampare ai diversi colonizzatori – in zone marginalizzate quali la frontiera, le Ande e l’Amazzonia, in un contesto di assenteismo statale. I montubios sono invece una comunità meticcia della zona costiera di provenienza contadina, riconosciuta come un’etnia distinta dal 2001, con proprie caratteristiche storiche e culturali, tra cui spicca il rodeo.
Gli afro-ecuadoriani, discendenti degli schiavi e custodi di una cultura africana ancestrale, si trovano generalmente in condizioni socioeconomiche peggiori rispetto agli altri a causa delle discriminazioni nell’ambito dell’educazione e del lavoro.
Per quanto riguarda la religione, lo Stato sudamericano resta uno dei baluardi del cattolicesimo, con oltre l’80% della popolazione che vi aderisce.

Cenni storici

L’odierno Ecuador era abitato in epoca precolombiana da diverse tribù indigene indipendenti, alcune delle quali avevano sviluppato forme organizzative complesse, e le cui influenze culturali sono ancora visibili. Nel XV secolo, l’impero Inca conquistò la regione e nel secolo successivo fece di Quito il suo secondo centro politico dopo Cuzco. Pochi decenni dopo, dal 1532, gli spagnoli iniziarono a loro volta la conquista della regione, e nel 1563 istituirono l’Audiencia di Quito, che fece da ponte tra il Vice regno del Perù e quello di Nuova Granada. Durante l’epoca coloniale, l’area fu organizzata principalmente intorno all’estrazione e al commercio del caucciù.
Nel 1820, sulla scia delle emancipazioni di tutto il continente americano, i creoli ecuadoriani espulsero le autorità spagnole e si lanciarono in una guerra di indipendenza che culminò nel 1822, quando la regione venne annessa alla Gran Colombia di Bolívar. Quando il progetto del libertador si sfaldò nel 1830, nacque lo Stato indipendente dell’Ecuador. Le tracce di quella federazione sono ancora visibili nelle bandiere di Ecuador, Colombia e Venezuela, che condividono gli stessi colori: il giallo che rappresenta l’oro e il sole, il blu l’oceano e il rosso il sangue versato dagli eroi delle lotte di emancipazione.

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Bandiera dell’Ecuador, Fonte: Pixabay

Dall’indipendenza, il Paese è stato caratterizzato da una vita politica tumultuosa, segnata da presidenti corrotti, con oltre 100 governi in meno di 200 anni e 20 costituzioni, l’ultima entrata in vigore nel 2008. A ogni modo, si tratta di una nazione prevalentemente pacifica, tranne una breve guerra frontaliera con il Perù nel 1941, in cui ha perso gran parte del proprio territorio.

L’economia

Come nella maggior parte degli stati latino-americani, l’economia dell’Ecuador è stata da secoli relegata all’esportazione di prodotti agricoli. Il re degli export era storicamente il cacao, che ha in seguito ceduto il posto alla banana. Oggi, la nazione sudamericana è infatti il maggior esportatore di banane al mondo. Ma questo ruolo prettamente agricolo ha lentamente lasciato spazio all’estrazione mineraria, soprattutto in seguito alla scoperta di giacimenti di petrolio negli anni Settanta. Questa nuova fonte redditizia, che oggi rappresenta la prima voce tra le esportazioni, ha scombussolato il sistema economico del Paese, rendendolo dipendente dagli andamenti internazionali dei prezzi della materia prima. Inoltre, l’estrazione, a cui partecipano anche colossi internazionali del settore, ha portato all’esplorazione e allo sfruttamento di immense aree, principalmente amazzoniche di foresta fluviale primaria, con forti ripercussioni negative sull’ambiente, sulla fauna e sulla sopravvivenza delle popolazioni indigene locali. Alcune di queste si sono impegnate in numerosi processi contro compagnie petrolifere o contro lo Stato, ottenendo importanti successi e stabilendo precedenti giuridici, sostenute dal nuovo costituzionalismo indigeno.

Negli ultimi anni del vecchio millennio, la congiuntura economica negativa ha fatto salire l’inflazione alle stelle. In questo contesto, l’allora presidente Mahuad operò misure drastiche, tra cui la sostituzione della moneta nazionale con il dollaro statunitense, che gli costò la destituzione nel gennaio del 2000 da parte delle forze armate.

Relazioni internazionali

Nel contesto del socialismo latino-americano del XXI secolo, l’insediamento alla presidenza di Correa nel 2007 ha rappresentato l’apertura di un nuovo ciclo politico. Il suo governo ha raggiunto una stabilità decennale mai vista prima e ha avviato una rifondazione dello Stato improntata su di un allontanamento dai precetti esogeni del mondo imprenditoriale/neoliberale occidentale e una maggiore collaborazione regionale. Allineandosi infatti con la Bolivia di Evo Morales, i due Stati andini hanno emesso tra il 2008 e il 2009 modelli di costituzionalismo sperimentale, de-colonizzato, indigenista e decisamente all’avanguardia nel settore dei diritti. Le nuove costituzioni sono basate su tre pilastri: la filosofia andina del buen vivir, la plurinazionalità e i diritti della Natura.

La cooperazione regionale si è attivata di recente per far fronte all’emergenza dei devastanti incendi che hanno colpito l’area amazzonica la scorsa estate. L’Ecuador, insieme agli altri sei Paesi che ospitano la foresta nei loro territori nazionali, hanno firmato il Pacto de Leticia, con l’obiettivo di creare una rete di risposta e di monitoraggio per evitare ulteriori disastri.
L’attuale governo di Moreno sta prendendo le distanze dalle politiche del predecessore Correa e si sta riavvicinando a Washington.

Inoltre, negli ultimi 7 anni, il piccolo Stato andino è stato sotto i riflettori internazionali per l’asilo concesso ad Assange presso l’ambasciata londinese, revocato lo scorso aprile.

Un pioniere nel diritto di asilo

Per rimanere in tema asilo, l’Ecuador è lo Stato dell’America Latina che riceve più rifugiati, con oltre 60 000 persone nel giugno del 2018, superando la somma dei rifugiati presenti in tutti gli altri Stati del subcontinente. Inoltre, il trattamento offerto a questi è considerato all’avanguardia a livello mondiale, allo stesso modo della legge che ha disciplinato la mobilità umana fino al 26 agosto di quest’anno. L’asilo attribuiva infatti diritti e documenti duraturi: dopo 3 anni un rifugiato otteneva lo stesso status degli ecuadoriani. Tuttavia, vi è stata una restrizione nell’accoglienza dei venezuelani determinata dal loro numero crescente, nonché dall’allontanamento dei due governi sotto il presidente Moreno. Ma l’assistenza verso i nuovi arrivati non è comunque cessata.

I motivi di questa attitudine positiva sono numerosi. Innanzitutto, pesa senz’altro la vicinanza con la Colombia, che fino a pochi anni fa è stata la nazione che generava più richiedenti asilo. Inoltre, ha sicuramente contribuito il fatto che anche gli ecuadoriani sono stati un popolo di migrazioni di massa, l’ultima importante risalente al 2000. In Italia, sono infatti la seconda nazionalità americana per numero.

La lotta alla violenza

L’America Latina rimane l’area non in conflitto più violenta al mondo, ma certi Paesi come l’Ecuador stanno facendo grandi passi avanti dal punto di vista della sicurezza. Sotto la presidenza precedente e in aperta collaborazione con gli organi di polizia, vi è stato un processo di “legalizzazione” dei gruppi criminali mediante l’appoggio a una loro integrazione nel mondo del lavoro e dell’istruzione. I frutti di questa politica, che ha richiesto un vero e proprio cambiamento strutturale nonché mentale, sono riscontrabili nella drastica diminuzione degli omicidi di oltre il 70 % dal 2011.
Simbolo degli effetti della violenza nonché della lotta contro di essa – e dell’integrazione -, è lo stesso presidente Moreno, su una sedia a rotelle dal 1998 a causa di un proiettile ricevuto in una rapina presso una panetteria di Quito.

Il cambiamento politico che si sta delineando tra la presidenza Correa e quella del suo ex-vicepresidente Moreno, si inserisce in un contesto segnato da un equilibrio molto delicato tra il rispetto delle garanzie costituzionali all’avanguardia e l’ascesa economica intrapresa. Questa, oltre a concentrare l’arricchimento nelle mani di pochi grandi gruppi nonché del capitale finanziario internazionale e soprattutto di quello cinese, mette a rischio la preservazione della cultura ancestrale custodita dai popoli indigeni e afro-ecuadoriani, e dell’ambiente. Queste sono le realtà che dovrebbero essere difese prioritariamente secondo la costituzione. E come si è visto più che mai negli ultimi mesi, l’importanza della salvaguardia dell’Amazzonia fuoriesce dai confini sia nazionali che continentali. Le faide politiche e gli interessi economici contribuiscono a complicare una realtà molto fragile ed emergenziale, a scapito della sopravvivenza di chi abita la foresta, e non solo.

Fonti e approfondimenti:

Ayala Mora, Resumen de Historia del Ecuador, Corporación Editora Nacional, Quito, 2008

Bermúdez, Ecuador, el país de América Latina que acoge más refugiados, BBC Mundo, 25/06/2018

Grijalva, Principales innovaciones en la Constitución de Ecuador del 2008Principales innovaciones en la Constitución de Ecuador del 2008, IRG, 16/06/2009

Redacción Social, Afroecuatorianos piden mayor inclusión en la política pública, El Telégrafo, 02/10/2017

M. Antonini, Correa, l’Ecuador e l’economia: il bilancio della presidenza, Lo Spiegone, 21/10/2017

Antonini, Correa, l’Ecuador e l’economia: politiche monetarie, finanziarie e commerciali, Lo Spiegone, 11/11/2017

S. Pandolfi, La lotta degli Indios dell’Ecuador per il diritto alla terra, Lo Spiegone, 31/05/2019

F. Rongaroli, L’arresto di Julian Assange nel quadro della trasformazione politica dell’Ecuador, Lo Spiegone, 09/05/209

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