L’accordo di Malta e la gestione dei richiedenti asilo nell’UE

 Il 23 settembre, i ministri dell’Interno di Italia, Germania, Francia, Malta e Finlandia – che detiene la presidenza di turno nel Consiglio dell’Unione Europeasi sono incontrati, alla presenza del Commissario europeo per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, a La Valletta, capitale dell’isola di Malta, per discutere del problema migratorio e, in particolare, della rotta centro-mediterranea. L’incontro è risultato in un accordo tra le parti, che è stato poi presentato l’8 ottobre alla riunione del Consiglio “Giustizia e Affari Interni” dell’UE, in Lussemburgo.

L’accordo di Malta

L’accordo raggiunto a Malta è stato definito come una “dichiarazione congiunta di intenti” per pervenire a un coordinamento nella gestione dei richiedenti asilo e, in particolare, degli sbarchi nel Mediterraneo centrale. Il documento, in continuo aggiornamento e ancora non pubblicato nella versione ufficiale, ha lo scopo di porre un rimedio all’attuale gestione dei migranti in Europa, così come definita dal sistema Dublino III. Il Regolamento, che si cerca di modificare da anni, contiene infatti diverse previsioni molto discusse e controverse relative al sistema di asilo europeo, tra le quali in primis quella per cui è lo Stato di primo ingresso a dover curare l’elaborazione della richiesta d’asilo.

Questo principio ha prodotto diverse fratture all’interno dell’Unione e viene continuamente denunciato dai Paesi che ne sono più interessati, tra cui, appunto, Malta e Italia. A La Valletta, quindi, i cinque Paesi hanno cercato delle soluzioni condivise per poter ottenere un maggior grado di collaborazione a livello europeo e superare i problemi legati al salvataggio, approdo e ricollocamento di coloro che richiedono asilo. Da queste discussioni è emerso quindi un accordo,  su base volontaria, che prevede un meccanismo di collaborazione inteso come “progetto pilota”. Questo sarà valido per un periodo di almeno sei mesi e rinnovabile solo su accordo delle parti.

Il documento prevede l’instaurazione di un meccanismo chiamato “predictive temporary allocation program“, ossia un meccanismo temporaneo di solidarietà prevedibile. Questo meccanismo riguarderà tutti i richiedenti asilo che verranno soccorsi in mare da navi militari e dalle ONG nella rotta del Mediterraneo centrale – mentre, almeno in una fase iniziale, verranno esclusi tutti i migranti che raggiungeranno i Paesi in modo autonomo e quelli che percorreranno altre rotte. Nel caso in cui gli individui in questione vengano soccorsi da una nave battente bandiera di un particolare Paese, inoltre, con ogni probabilità sarà il Paese in questione a dover offrire il porto di attracco. A tal riguardo, il meccanismo prevede anche la rotazione, sempre su base volontaria, dei porti di attracco, al fine di alleggerire il carico – soprattutto in situazioni di crisi – sui Paesi più coinvolti.

Il meccanismo fin qui descritto, basandosi sull’importanza dell’accelerazione e della sicurezza delle procedure di “disembarkation“, ha lo scopo di evitare che si creino nuovamente situazioni come quelle degli ultimi mesi, in cui si è assistito a un braccio di ferro tra i vari Paesi, spesso effettuato attraverso la ferma opposizione a offrirsi come porto di arrivo. Una volta attivato, infatti, l’accordo garantirà la presenza di porti disponibili allo sbarco e che vengano rispettate tutte le norme relative alla sicurezza e alla salute dei richiedenti asilo.

Tutto ciò sarà possibile, però,  grazie soprattutto a quella che può essere definita la previsione più importante dell’intero accordo – dal momento che va a rimuovere il principio più controverso del Regolamento di Dublino. Essa riguarda la rapida ricollocazione dei richiedenti asilo, da effettuare entro massimo quattro settimane dall’arrivo, nei vari Paesi che prenderanno parte all’accordo. Secondo questo meccanismo, infatti, non sarà più il primo Paese a dover farsi carico della gestione delle richieste di asilo, ma queste verranno divise tra gli Stati membri, che procederanno all’accettazione o meno delle varie domande a seconda dei casi. L’intero processo di ricollocazione verrà gestito in coordinamento con la Commissione europea.

Il GAI e la trattativa europea

L’accordo, di cui sono appena stati analizzati i punti chiave, si presenta, quindi, come un documento di cooperazione intergovernativa a livello europeo e, per diventare realmente effettivo, necessita la collaborazione di un numero adeguato di Stati. Per questo motivo, l’8 ottobre, è stato presentato al Consiglio “Giustizia e Affari Interni” dell’UE, durante il quale era previsto che si discutesse dell’attuale situazione migratoria in Europa, a partire dagli ultimi dati forniti da UNHCR e OIM relativi a sbarchi e alla crescita degli arrivi nella rotta balcanica.

L’esito delle discussioni è stato reso pubblico dal Commissario europeo Dimitris Avramopoulos e dal Ministro dell’Interno finlandese Maria Ohisalo, che durante la conferenza stampa a chiusura dell’incontro hanno espresso la loro fiducia sul cammino che è stato intrapreso dai cinque Stati a La Valletta, sottolineando però allo stesso tempo come questo sia solo l’inizio del percorso e che, per ora, l’adesione sia ancora bassa.

I problemi da affrontare all’interno dell’Unione e tra i vari Stati membri, per aumentare la partecipazione al progetto e renderlo, dunque, effettivo, sono infatti molteplici. Tra questi compare sicuramente l’opposizione di alcuni Paesi, come quelli del gruppo Visegrád, da sempre ostili alla collaborazione in materia di migrazione. Queste resistenze potrebbero rendere ancora più complicata la gestione congiunta del problema – già resa precaria dalla previsione della partecipazione al meccanismo su base volontaria. La volontarietà dell’azione, infatti, potrebbe costituire di per sé un problema nel caso di una nuova crisi migratoria come quella del 2015, che sicuramente renderebbe diversi Paesi più restii a cooperare nel meccanismo di ricollocamento.

Infine, come discusso ampiamente nell’incontro dell’8 ottobre, l’elemento più critico è rappresentato dal fatto che l’accordo riguarda solamente una delle tre grandi rotte della migrazione europea. Vengono, infatti, escluse sia la rotta balcanica, sia quella del Mediterraneo occidentale, che ad oggi sono quelle con il più alto numero di arrivi. Paesi come la Grecia e la Spagna si troverebbero, quindi, a non essere “tutelati” dal meccanismo di sbarco e ricollocamento europeo, che andrebbe ad aiutare invece solo Italia e Malta, colpite in misura minore dai problemi migratori. A tal proposito, comunque, sempre nel corso della conferenza stampa si è sottolineato come le azioni intese a risolvere i problemi migratori in una particolare rotta non andranno a discapito delle altre, ma che invece si continuerà a lavorare per migliorare tutte le situazioni, utilizzando questo primo “esperimento” anche per sviluppare meccanismi utili per fronteggiare a livello comunitario tutte le sfide migratorie.

Conclusioni

L’incontro del 23 settembre e la riunione del Consiglio dell’8 ottobre costituiscono solo i primi passi di un cammino che potrebbe portare alla modifica della gestione delle procedure di asilo nell’Unione europea. Bisognerà, quindi, attendere i prossimi mesi per vedere come e in che misura i vari Paesi saranno pronti a collaborare a questo progetto di europeizzazione delle politiche migratorie. Se l’accordo riuscisse a ottenere un numero elevato di adesioni, ciò costituirebbe un duro colpo per le realtà sovraniste europee; nel caso contrario, invece, potrebbe confermare l’intrinseca debolezza della struttura europea nel raggiungere soluzioni condivise per affrontare i problemi comuni.

Fonti e Approfondimenti

Sito del Consiglio “Giustizia e affari interni” (GAI)

Justice and Home Affairs, Press Conference, 8 October 2019

Justice and Home Affairs, Outcome of the Council Meeting – Provisional Version , 7-8 October 2019

Justice and Home Affairs Council, Main Results, 7-8 October 2019

Justice and Home Affairs Council, Newsroom, 7-8 October 2019

Justice and Home Affairs Council, Meetings , 7-8 October 2019

Senato della Repubblica e Camera dei Deputati – Dossier europeo, Senato n. 65 – Documentazione per le commissioni attività dell’Unione Europea, Camera n. 24 – Consiglio “Giustizia e Affari Interni” del 7 e 8 ottobre 2019 – 1 ottobre 2019

Council of the European Union – Evidence-based and forward-looking migration policies – 1 October 2019

Council of the European Union – Migration: State of play – 27 September 2019

Council of the European Union – Infographic – Migration flows: Eastern, Central, and Western Mediterranean routes

Council of the European Union – Central Mediterranean route

Council of the European Union – EU migration policy

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