Uruguay: il baluardo progressista al voto

Domenica 27 ottobre l’Uruguay si recherà alle urne con il doppio appuntamento delle elezioni presidenziali e delle elezioni generali per il rinnovo del Parlamento. 

Dopo 15 anni di governo, per la prima i volta i sondaggi suggeriscono che il Frente Amplio avrà difficoltà a vincere al primo turno e che quindi il prossimo presidente uruguaiano sarà deciso nel ballottaggio del 24 novembre.

Come si vota?

La Costituzione del 1967, così come modificata nel 1997, definisce l’Uruguay come una Repubblica presidenziale. Il presidente della Repubblica detiene il potere esecutivo e viene eletto direttamente per un mandato di 5 anni. L’Assemblea generale detiene il potere legislativo, ha un mandato di 5 anni e una struttura bicamerale.  È composta da Senato e Camera dei deputati, rispettivamente con 31 e 99 membri, per un totale di 130 parlamentari.

Per quanto riguarda le elezioni presidenziali, la Costituzione prevede che i candidati alla presidenza della Repubblica siano scelti dai partiti politici tramite delle elezioni primarie, che quest’anno si sono svolte il 30 giugno. La mancata partecipazione a tali elecciones internas preclude la presentazione delle formazioni politiche alla tornata elettorale. Il sistema elettorale istituito nel 1977 ha previsto che tale meccanismo preliminare fosse funzionale alla scelta, per ciascun partito o coalizione, della formula presidencial, ossia il binomio candidato presidente e vice. La formula del maggioritario a doppio turno prevede che, nel caso in cui un candidato non raggiunga il 50% + 1 dei voti al primo turno, si vada al ballottaggio tra i due candidati più votati.

Per le elezioni parlamentari vige un sistema proporzionale. Oltre ai diversi limiti di età, le due camere si distinguono per il fatto che i senatori sono eletti in una circoscrizione unica sulla base di liste bloccate presentate dai vari partiti, per i deputati invece sono previste 19 circoscrizioni plurinominali.

Il contesto

È un autunno di elezioni per il Sudamerica: a una settimana dall’apparente riconferma di Evo Morales per il quarto mandato, questa domenica entrambe le sponde del Rio de la Plata – Argentina e Uruguay – saranno chiamate al voto.

Se in Argentina le sinistre hanno vissuto un periodo complesso, nel paisito, invece, sembra resistere la forza rossa. L’Uruguay è governato dal 2004 dal Frente Amplio (FA), la coalizione di centro-sinistra fondata nel 1971 che riunisce i partiti storici della sinistra e una galassia di movimenti minori e/o più moderati.

Non si può dare un giudizio sull’ultima esperienza di governo di Tabaré Vázquez senza guardare nel complesso al quindicennio frenteamplista reso possibile anche grazie all’alternanza tra due leadership opposte, ma complementari. I due mandati di Vázquez, intervallati dalla presidenza di Pepe Mujica, hanno profondamente inciso sulla realtà socio-economica del Paese portandolo ad essere noto come la “svizzera sudamericana”.
Il secondo mandato di Vázquez ha confermato la distanza tra le due anime del Frente Amplio. Il cambio di prospettiva e impostazione di Vázquez rispetto al predecessore non ha impedito al Paese di affermarsi politicamente ed economicamente nella regione, oltre a qualificarlo come l’unico governo di sinistra capace di mantenere relazioni diplomatiche stabili con gli Stati Uniti.

Le politiche progressiste hanno portato l’Uruguay a vantare il PIL pro capite più alto della regione. Nonostante un sensibile rallentamento recente, negli ultimi 15 anni il Paese ha registrato un tasso medio annuo di crescita economica del 4,3%. Anche dal punto di vista dei diritti civili e sociali la normativa uruguaiana è all’avanguardia: unico Stato della regione ad avere approvato una legge di legalizzazione dell’aborto, uno dei pochi ad avere regolarizzato il matrimonio omosessuale e il primo Stato al mondo ad aver legalizzato la produzione e distribuzione di marijuana nelle farmacie.

Gli ultimi anni di governo sono stati caratterizzati da un’innovativa riforma tributaria basata sul principio della progressività delle imposte (Que paguen más, los que tienen más), l’istituzione del ministero dello sviluppo sociale e il Plan Ceibal, un’iniziativa per l’inclusione digitale che ha  fornito un computer con connessione internet a ogni bambino iscritto a una scuola pubblica e si inserisce pienamente nel solco degli investimenti sulla digitalizzazione del Paese.

Tutto questo non è stato sufficiente ad ammortizzare completamente le forti pulsioni di destra, in particolar modo populista, che la regione (e il mondo) stanno sperimentando. Nonostante la forte popolarità e il favore dei sondaggi per il Frente Amplio, crescono sempre più sia il Partito Nazionale (centro-destra) che le formazioni di destra più radicali, come Cabildo Abierto.

Il tema non è trascurabile considerando che il 27 ottobre si voterà anche la riforma costituzionale “Vivir Sin Miedo”. È una proposta del senatore Jorge Larrañaga, appoggiata dal suo partito  (Partido Nacional) e ampi settori della società. Si basa su tre punti: inasprimento e certezza delle pene, autorizzazione delle irruzioni notturne e creazione di una Guardia Nacional con compiti relativi alla sicurezza pubblica. I tre quesiti si votano congiuntamente e, complice anche il poco dibattito in merito, l’esito del plebiscito rischia di militarizzare il Paese, facendo leva sulla paura delle persone.

I candidati

Le primarie per le elezioni presidenziali hanno stabilito uno scenario abbastanza chiaro: otto candidature ufficiali, di cui quattro rilevanti.

1. Daniel Martínez (Frente Amplio)

Né Vásquez, il primo presidente socialista del Paese, né Mujica, lo storico presidente dalle origini umili, correranno per un ulteriore mandato. Nel primo caso per i limiti costituzionali e alcuni seri problemi di salute, nel secondo per l’età avanzata.

Il Frente Amplio punta su Daniel Martínez, l’ingegnere socialista che dal 2015 fino ad aprile, con la conferma della sua candidatura alla presidenza, è stato il sindaco di Montevideo. Nonostante l’età di 62 anni e la precedente esperienza politica,  Martínez rappresenta il volto nuovo della coalizione pur essendo privo del carisma e della “posizione” da leader degli ex presidenti Tabaré Vázquez e José Mujica.

Ha basato la sua campagna sulla necessità di un quarto governo di sinistra per “non perdere il buono raggiunto e renderlo migliore”. Stando ai sondaggi, le possibilità di vincere al ballottaggio sono pressoché nulle, ma non ci sono dubbi sul fatto che  riesca ad accedervi, molto probabilmente in prima posizione. Se verrà eletto, però, dovrà negoziare all’interno del partito, per decidere con chi allearsi, e dentro al Parlamento per trovare una maggioranza stabile.

2. Luis Lacalle Pou (Partido Nacional) 

Il Partido Nacional gioca nuovamente la carta di Lacalle Pou. L’avvocato e attuale senatore, infatti, era stato sconfitto al secondo turno da Vázquez cinque anni fa e, secondo i sondaggi,  sarà lui a sfidare per la seconda volta il candidato frenteamplista al ballottaggio.

Lacalle Pou, a soli 46 anni, è il leader del Partito nazionale e la sua candidata-vice, Beatriz Argimón, è una figura molto benvista nell’ambiente parlamentare. Tutto questo  rende la prospettiva di un accordo post-elettorale molto più facile per il PN rispetto al FA. Non a caso tutta la campagna elettorale è stata improntata alla mediazione e alla ricerca di un compromesso ampio al fine di giungere a un cambio di governo, il tutto ben sintetizzato nello slogan “Lo que nos une” (ciò che ci unisce).

Lo scenario però non è così roseo. Non sarà facile emanciparsi dall’immagine del ricco borghese privilegiato (tra le altre cose, figlio dell’ex presidente Luis Alberto Lacalle) e, soprattutto, dal pesante parallelismo portato avanti dal Frente Amplio tra la figura di Pou e quella del presidente argentino Mauricio Macri.

3. Ernesto Talvi (Partido Colorado)

Ernesto Tavi è il candidato 62 enne del Partido Colorado, il partito di centro-destra fondato nel 1863. Talvi, stimato economista e conosciuto finora come direttore accademico del CERES (un centro di ricerca economica), è alla sua prima candidatura e rappresenta il rinnovamento in atto all’interno del partito più antico del Paese.

Anche lui non è il tipico leader, ma nelle elezioni primarie è riuscito a battere l’ex presidente Julio María Sanguinetti e per un periodo nei sondaggi ha dato filo da torcere a Lacalle. All’indebolimento della candidatura hanno contributo alcuni problemi di salute e dei piccoli errori nella campagna elettorale, ma determinante è stata la monopolizzazione del dibattito da parte della coppia Martínez-Lacalle.

Nonostante questo, Talvi è il candidato meno attaccato e più corteggiato: da una parte Martínez ha insistito molto sui punti di contatto tra i rispettivi programmi, soprattutto per quanto riguarda educazione e sicurezza, dall’altra Partido Colorado e Partido Nacional sono storicamente e ideologicamente più vicini e infatti gli analisti segnalano una forte sintonia tra queste due formazioni. In ogni caso, qualsiasi scenario vedrà il partito di Talvi come elemento determinante nella formazione di una maggioranza parlamentare e un accordo di governo post-elettorale.

4. Guido Manini Ríos (Cabildo Abierto)

Guido Manini Ríos, generale in pensione, è il fondatore e candidato di Cabildo Abierto, il partito di destra nato lo scorso marzo. Manini è anche l’ex capo dell’Esercito nazionale.
La nuova formazione politica rappresenta una vera e propria rivelazione per il contesto uruguaiano. Le idee conservatrici e nazionaliste hanno ottenuto un rapido consenso nella popolazione sorprendendo gli analisti. Il leader si è aggiudicato il titolo di “Bolsonaro uruguayo” e si è reso protagonista di alcune polemiche per le dubbie dichiarazioni sul periodo della dittatura (1973-1985).

Tutti gli analisti concordano sul fatto che questa nuova formazione convoglierà i voti di destra e ultra-destra che storicamente sono stati dispersi nei partiti “tradizionali”, ma anche una parte di voto di protesta, fisiologico dopo i 15 anni di governo del Frente Amplio.

Gli altri partiti che hanno ottenuto l’accesso alla tornata elettorale sono Unidad popular Partido de los trabajadores (sinistra rivoluzionaria, marxista-leninista), Partido ecologista radical intransigente (Ecologismo radicale) e Partido de la concertación.

Fonti e approfondimenti

Share this post

Rispondi