La Commissione che verrà: dinamiche e composizione del nuovo esecutivo Ue

Trascorsi sei lunghi mesi dalle elezioni di fine maggio, finalmente anche la nuova Commissione Europea sta per insediarsi. Dopo il via libera del Consiglio riguardo il mancato atto di nomina del commissario da parte di Londra, il Parlamento voterà in piena legittimità la nuova Commissione mercoledì 27 novembre.
In caso di voto favorevole, la Commissione von der Leyen sarà operativa dal primo dicembre.

L’ultimo contrasto con Londra non è stato il solo fattore critico nella procedura di nomina dei commissari. Infatti, tanto le caratteristiche insite nella formazione dell’esecutivo Ue, così come diversi momenti di tensione tra governi, partiti politici e istituzioni europee nella scelta dei commissari, hanno comportato un allungamento dei tempi tale da mantenere in carica la Commissione guidata da Jean Claude Juncker ben oltre il rinnovamento della legislatura.
Di fatto, la procedura di nomina avviata con l’indicazione dei commissari da parte di ogni Stato membro si era interrotta con la bocciatura da parte del Parlamento di tre di questi: in particolare, non avevano passato il vaglio dell’assemblea i candidati di Francia, Romania e Ungheria.

Il nodo politico dei tre commissari esclusi

Per quanto riguarda l’Eliseo, inizialmente si era individuata in Sylvie Goulard (ex ministro della difesa) la figura ideale per il portafoglio del mercato interno (con l’aggiunta di competenze su industria della difesa e digitale), data anche la sua vicinanza a Ursula von der Leyen. Tuttavia le Commissioni parlamentari non avevano avvallato la proposta francese, opponendo l’implicazione di Goulard in una controversia riguardante rimborsi durante il suo mandato da europarlamentare.

In sostanza nella bocciatura del candidato di Parigi si riconosce una sorta di vendetta contro Macron, reo di aver scardinato il meccanismo dello Spitzenkandidat. Onde evitare una perdita di voti generalizzata, la presidente von der Leyen ha chiesto al governo francese di procedere a un’altra nomina, concretizzatasi in Thierry Breton, il quale manterrà lo stesso portafoglio affidato inizialmente a Goulard.

Discorso affine per Rovana Plumb (Romania, PSE) e László Trócsányi (Ungheria, EPP) sottoposti a interrogazioni delle commissioni del Parlamento relative a questioni tributarie e a possibili conflitti di interessi nel caso di nomina a commissari. Per quanto riguarda l’aspirante commissaria romena, la Commissione JURI aveva dato il suo parere negativo sulla base di discrepanze tra i redditi dichiarati in patria e quelli dichiarati una volta divenuta europarlamentare. Anche la seconda proposta del governo romeno, l’ex Ministro degli Interni Dan Nica, era stata rifiutata dalla stessa presidente von der Leyen, a causa delle accuse di corruzione verso Nica.

Solo l’evoluzione del contesto politico in Romania, con il passaggio del governo dai Socialisti al centro destra, ha fatto sì che l’impasse del commissario romeno potesse essere sbloccata, con l’accettazione della nomina di Adina Vălean.

Per quanto concerne il candidato ungherese, la questione dello stato di diritto nel suo Paese è presto divenuta un impedimento alla sua nomina, dal momento in cui Trócsányi ha ricoperto il ruolo di esecutore della legislazione di Orbán in qualità di ministro della Giustizia. La nomina di un tecnocrate, Olivér Várhelyi (rappresentante ungherese presso l’Ue) non è bastata a convincere i membri delle commissioni parlamentari, che prima di confermare la scelta di Budapest hanno chiarito taluni aspetti sull’indipendenza dell’aspirante commissario europeo dal governo ungherese.

La nuova Commissione europea

Venendo alla composizione del nuovo esecutivo europeo, possiamo rintracciare alcuni nomi già presenti nel gruppo presieduto da Jean Claude Juncker.

Nei ruoli economici spiccano Vladis Dombrovskis, che si vede riconfermato sia nel ruolo di vicepresidente che in quello di commissario europeo per i servizi finanziari. Anche l’ex commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager manterrà la delega assegnatale nel 2014, insieme al ruolo da vicepresidente.

L’irlandese Phil Hogan, precedentemente commissario per l’agricoltura, passa invece al commercio. Johannes Hahn, precedentemente responsabile della Politica di Vicinato e delle Politiche di Coesione, ricoprirà il ruolo di commissario europeo per il bilancio e l’amministrazione. Il quadro dei commissari economici è completato dall’ex presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, il quale ricoprirà il ruolo di commissario per l’economia. Come detto, Thierry Breton guiderà la DG competente in materia di mercato interno e, infine, Elisa Ferreira (ex ministro dell’ambiente portoghese) sarà commissario per la coesione e le riforme.

Per quanto riguarda i ruoli decisivi in ambito di relazioni internazionali, uno dei primi nomi annunciati è stato lo spagnolo Josep Borrell. Già presidente del Parlamento europeo ed ex ministro degli esteri spagnolo, prenderà il posto di Federica Mogherini come Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Borrell inoltre farà parte dei vicepresidenti che affiancheranno Ursula von der Leyen.
L’ex ministro delle finanze finlandese, Jutta Urpilainen, ricoprirà il ruolo di commissario per le partnership internazionali. Il diplomatico sloveno Janez Lenarčič, precedentemente direttore dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, sarà commissario per la gestione delle crisi, mentre il suo collega ungherese (come anticipato in apertura) sarà commissario per la politica di vicinato e per l’allargamento.

Anche in tema giustizia ed affari interni vediamo due ex membri della precedente Commissione riconfermati, affiancati da tre vicepresidenze che lavoreranno su tematiche strettamente collegate ai due ambiti. La ceca Věra Jourová, ex Commissario alla Giustizia, ricoprirà il ruolo di vicepresidente per i valori e la trasparenza, mentre Maroš Šefčovič (ex Commissario per l’Unione energetica) passerà alla vicepresidenza per le relazioni inter-istituzionali. I nuovi arrivati Didier Reynders e Ylva Johansson guideranno le due Direzioni Generali, rispettivamente giustizia il primo e affari interni la seconda. Infine, Margaritis Schinas sarà vice-presidente per la promozione dello stile di vita europeo.

Gli obiettivi 

L’agenda della Presidenza sarà incentrata sulla lotta ai cambiamenti climatici. In tale ottica si colloca il doppio ruolo affidato a Frans Timmermans, figura di spicco della precedente Commissione e delle negoziazioni per la formazione dell’attuale esecutivo. All’olandese va sia il ruolo di vicepresidente esecutivo per il Green New Deal che il posto da commissario per il clima. L’estone Kadri Simson, alla sua prima esperienza a Bruxelles, sarà commissario per l’energia, mentre a ricoprire il ruolo di commissario per ambiente, oceani e pesca sarà il lituano Virginijus Sinkevičius. Come accennato all’inizio, dopo una serie di difficoltà la Romania ha indicato Adina-Ioana Vălean quale commissario: all’ex vicepresidente del Parlamento europeo andrà la competenza sui trasporti. Infine, una delle deleghe più importanti sia in termini di bilancio che di competenze, l’agricoltura, sarà affidata al polacco Janusz Wojciechowski.

I ruoli rilevanti in merito a lavoro e politiche sociali saranno affidati principalmente a donne. Tra queste l’ex commissario per l’economia digitale Marija Gabriel, che ricoprirà il ruolo di commissario per l’innovazione e la gioventù. Stella Kyriakidou, ex presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, avrà la delega alla salute. Helena Dalli, quella all’uguaglianza; Dubravka Šuica, sarà vicepresidente per la democrazia e la demografia. Infine, Nicolas Schmit sarà Commissario per il lavoro e i diritti sociali.

Il voto in Parlamento e la questione del commissario britannico

Un ultimo elemento da citare è la questione del commissario britannico. Nello specifico, il governo di Londra non ha ancora comunicato la sua proposta a Bruxelles e si rifiuta di rispondere alla lettera inviata dalla Commissione europea che invitava a far noto entro lo scorso venerdì il proprio commissario. La lettera rappresenta l’avvio formale del processo di infrazione per violazione della normativa Ue; tuttavia Bruxelles non mira ad obbligare Londra a procedere alla nomina, ma a liberarsi da qualsiasi responsabilità in termini procedurali dimostrando di aver portato avanti ogni azione possibile onde far rispettare le norme sulla composizione del collegio dei commissari.

Da parte britannica, l’inattività è giustificata dal fatto sia legalmente proibito al governo procedere a nomine durante la campagna elettorale (per le elezioni generali del prossimo 12 dicembre). Tuttavia, nell’accordo sottoscritto da Londra con Bruxelles per l’ultimo posticipo della Brexit, il Regno Unito si impegnava a nominare un commissario onde non bloccare la già lunga  e dispendiosa procedura di formazione dell’esecutivo comunitario.

Stando alla posizione raggiunta venerdì in seno al Consiglio europeo, il fatto che Londra non abbia rispettato l’obbligo di nominare un commissario “non può mettere a rischio il regolare funzionamento dell’Unione e delle sue Istituzioni, costituendo un ostacolo alla formazione della prossima Commissione incidendo sulla sua possibilità di essere operativa il prima possibile ed esercitare le sue competenze”. Dunque il via libera del Consiglio ha aperto la strada al voto definitivo in Parlamento del prossimo mercoledì. 

Fonti e approfondimenti

-Corporate Europe, New Commission: Shadows of corruption and conflicts of interest 

-Eleni Courea, UK ignores EU disciplinary action over failure to appoint commissioner, Politico.eu

-Maia De La Blaume, EU Parliament will vote on new Commission (minus UK) next week, Politico.eu

-Jacopo Barigazzi, EU ambassadors pave the way for new Commission to start work in December, Politico.eu

-Alessia De Luca, AAA Commissione UE cercasi, ISPI

 

 

 

 

 

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