Slogan e comunicazione di Biden, Sanders e Warren per le Primarie 2020

Manca meno di un mese all’inizio delle primarie democratiche per la scelta del candidato che si troverà a sfidare Donald Trump per la Presidenza degli Stati Uniti. Il 3 febbraio, infatti, avranno luogo i caucus in Iowa, primo appuntamento delle Primarie 2020.

A distanza di quattro anni, Sanders figura attualmente favorito nei sondaggi pre-voto dell’Iowa, ma deve fare i conti con una concorrenza parecchio agguerrita, che vede Joe Biden, vice di Obama, in testa nei sondaggi nazionali. Un’altra candidata che preoccupa il settantottenne di Brooklyn è Elizabeth Warren, senatrice in carica per il Massachusetts, che contende a Sanders l’ala più a sinistra degli elettori democratici; durante la campagna elettorale assumerà un’importanza decisiva la strategia comunicativa dei diversi candidati.

Biden – Our Best Days Still Lie Ahead

Se Warren e soprattutto Sanders rappresentano la componente radicale, Biden interpreta quella più moderata, per non dire centrista. Dal momento in cui ha annunciato la sua candidatura, l’ex vicepresidente si è trovato a guidare la lunga lista democratica, grazie a un consenso che, nonostante alcune performance non particolarmente brillanti nei dibattiti con gli altri candidati, non è mai sceso al di sotto del 25%. Per questo, Biden si può considerare il frontrunner da battere. Da un certo punto di vista, la sua narrazione si concentra proprio su questo messaggio.

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Difatti, la strategia orchestrata da Greg Schultz, collaboratore di Biden dal 2013, è l’unica tra quelle dei maggiori candidati a presentare un chiaro riferimento al futuro governo degli States, come si può notare dal logo, il quale recita “Biden President”, in cui la lettera “E” disegna le strisce della bandiera americana. Inoltre, lo slogan evoca un’immagine di una nuova America, dove i “giorni migliori” sono quelli che seguono la sconfitta di Trump.

Per quanto riguarda lo storytelling, il punto focale riguarda l’anima della nazione, che secondo Biden deve essere risanata dal male dell’odio razziale, di cui l’attuale inquilino della Casa Bianca è uno dei principali responsabili. In uno dei primi spot della campagna, Biden riflette sulle vicende che hanno segnato Charlottesville nel 2017, quando nel corso di una manifestazione organizzata dai suprematisti bianchi, uno di questi ultimi investì un gruppo che aveva iniziato a contestare, uccidendo una donna e ferendo una quarantina di persone. Per Biden, è lì che è iniziata una nuova battaglia per l’anima della nazione; il tema della discriminazione, cui si accompagna quello della difesa della classe media, è quello più frequente nella narrazione, e su cui Biden ripone più speranze per l’elezione, anche in relazione a quella che si potrebbe definire “Obama connection”.

Avendo svolto il ruolo di vice per Obama, Biden può godere di una visione positiva presso l’elettorato afro-americano, su cui influisce un’altra dinamica non di poco conto: per evitare la rielezione di Donald Trump, gli elettori neri potrebbero essere motivati a votare chi offre loro una garanzia di successo maggiore. In base al trend di consenso che caratterizza la campagna di Biden, potrebbe essere proprio lui il designato di un voto così importante, in termini tanto simbolici quanto concreti.

Sanders – Not Me, Us

La narrazione di Bernie Sanders rispecchia la formazione del “grassroot movement”, ovvero della comunità che si costituisce a partire dalle radici in maniera spontanea. Nel caso del senatore del Vermont, quella che si riunisce attorno a lui è una comunità che comprende, da un lato, le fasce sociali più deboli (Medicare), dall’altro, malgrado una differenza generazionale che potrebbe a prima vista rendere meno agevole la comunicazione, gli elettori più giovani.

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In realtà, a differenza del suo coetaneo Biden, che ottiene buona parte dei suoi consensi tra i democratici sopra i 65 anni, Sanders riesce a comunicare in maniera molto efficace con le giovani generazioni, soprattutto attraverso Instagram, che anche negli Stati Uniti è il social network più utilizzato da queste ultime. Uno dei temi in cui è più facile rilevare questa sintonia è, ovviamente, quello ambientale, uno dei più sentiti dai giovani. A conferma di questa suggestione, è di una settimana fa la notizia dell’endorsement del “Sunrise Movement”, il movimento politico giovanile che negli ultimi due anni si è dedicato alla sensibilizzazione verso la questione del riscaldamento globale, riuscendo a ottenere supporto di parte del Partito Democratico per il “Green New Deal”. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, altra forte personalità legata a questo progetto, aveva fatto lo stesso nel mese di ottobre.

In merito alla narrazione di Sanders, “Not Me, Us” non è soltanto uno slogan, è un modo di vivere l’attività politica, che vede nel trasporto emotivo e nel coinvolgimento della base gli elementi essenziali della comunicazione dell’ex sindaco di Burlington. Come dimostra lo spot elettorale “Vision”, in cui le immagini dei lavoratori prendono forma mentre in sottofondo scorre la voce del candidato, è la comunità che deve ricoprire il ruolo di protagonista; non a caso, capita spesso che nei comizi prenda la parola il pubblico, per raccontare storie di vita privata che, nel racconto, trascendono questa dimensione. Bernie, il soprannome utilizzato ormai come marchio – a testimoniare la vicinanza e il piano di parità tra leader e base – dà solo voce alla richiesta di uguaglianza, rivoluzione politica in cammino (nel logo, la dinamicità è rappresentata dalle linee che scorrono sotto la scritta). Cammino che Sanders si augura riesca a coinvolgere anche gli elettori latini, alla cui attenzione sono state rivolte diverse proposte in tema di migrazione; il loro voto si rivelerebbe cruciale per colmare il gap oggi esistente con Biden.

Warren – I Have A Plan For That

Nella strategia di Warren, “I have a plan for that” non è l’unico slogan, ma probabilmente risulta quello più significativo per una semplice ragione, che sintetizza l’intera campagna della professoressa: l’esigenza di differenziazione. Se Biden, da frontrunner identifica come obiettivo Donald Trump, mentre Sanders, numero due della corsa, cerca di focalizzare l’attenzione dei sostenitori sul fatto che sia lui a rappresentare l’unica alternativa a Biden, Warren, dal canto suo, cerca in tutti i modi di ritagliarsi uno spazio autonomo.

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Lo slogan vuole mettere in risalto l’avere una risposta personale, differente, unica. Così come unici sono i colori scelti per il logo, composto dalla scritta “WARREN” in blu scuro che emerge su uno sfondo verde chiaro, che indica la volontà della candidata di porsi come un’outsider dotata di energie fresche in un “vecchio” Partito Democratico. La scritta in maiuscolo, che grazie all’abbinamento cromatico risulta molto efficace come brand, trasmette allo stesso tempo l’idea di serietà e autorevolezza, andando così a consolidare l’immagine della professoressa Warren. Un’esperta in grado di fornire una risposta empatica e convincente sui principali temi della campagna, quali la lotta alla corruzione, un nuovo piano di tasse per i più abbienti e uno sull’ambiente.

Uno degli aspetti su cui ribadire questa unicità è quello legato al genere, e non potrebbe essere altrimenti. Dopo il ritiro di Harris, Warren è rimasta l’unica donna in grado di competere per la Presidenza; è a partire dal discorso pronunciato a metà settembre nel parco di Washington Square, a New York, che nella narrazione ha assunto sempre più rilevanza questo fattore. In più occasioni, Warren ha costruito una cornice in cui la sua attività politica si legava tramite un filo diretto alle azioni di protagoniste americane di epoche passate, purtroppo spesso dimenticate dalla Storia. In un’ottica elettorale, visti i due fronti su cui si trova a dovere rispondere alle critiche (a sinistra dai sostenitori di Sanders, a destra da quelli di Biden), la carta di genere potrebbe essere valida per risalire nei sondaggi, che la vedono dietro di qualche punto percentuale rispetto ai due principali competitors. In aggiunta, dopo il ritiro di Julián Castro e la successiva decisione di quest’ultimo di sostenere la candidata di Oklahoma City, potrebbe aprirsi uno spiraglio molto valido per l’elettorato ispanico. La corsa è aperta.

Fonti e approfondimenti

Capehart J., Biden leads among black voters for a reason, Washington Post, 1/11/2020

Hurtado L., The 2020 Democrats’ campaign logos, in graphic detail, NBCnews, 4/13/2019

Lizza R., Why Biden’s Retro Inner Circle Is Succeeding So Far, Politico, 12/19/2019

Panetta G., Hickey W., Joe Biden is underwater with voters earning less than $75,000 a year, who overwhelmingly prefer Bernie Sanders, Business insider, 12/11/2019

Statista, U.S Instagram age group 2019.

 

 

 

 

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