I principi base della politica nucleare russa: cosa contiene il nuovo decreto di Putin?

Lo scorso 2 giugno il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto intitolato ‘Principi base della politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare. Nel documento lungo 6 pagine si delineano i punti cruciali della postura nucleare di Mosca, ricalcando in parte quanto dichiarato nella dottrina militare del 2014, ma anche in documenti precedenti come le dottrine del 2011 e del 2000.

Le caratteristiche principali della posizione russa rimangono sostanzialmente invariate, con soltanto alcune sfumature capaci di innescare il dibattito tra gli esperti. Tuttavia, il decreto appena rilasciato costituisce il primo documento pubblico interamente dedicato alla deterrenza nucleare della Federazione. Le precedenti versioni sono rimaste classificate, lasciando agli analisti l’arduo compito di mettere insieme i pezzi del puzzle: sino ad ora, la linea di Mosca in materia è stata dedotta da poche righe rilasciate in altri documenti o dalle dichiarazioni fatte da ufficiali russi, se non dalla struttura stessa delle forze nucleari della Federazione e dalle esercitazioni messe in atto dal Cremlino.

In quest’ottica, il decreto rivela la volontà della Russia di aggiungere elementi di chiarezza alla sua postura e di comunicare ai propri interlocutori nello scenario internazionale quali condizioni innescherebbero una risposta nucleare russa.

Una politica nucleare difensiva

Come dichiarato dal quarto paragrafo del decreto, la politica nucleare russa si configura come difensiva. Il suo fine ultimo è quello di mantenere il potenziale delle forze nucleari a un livello sufficiente per esercitare la deterrenza, scongiurando così un possibile attacco nemico contro la Federazione Russa e i suoi alleati, e garantendo la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato. La politica russa mira altresì a prevenire una possibile escalation di azioni militari e/o a far cessare un eventuale conflitto ottenendo condizioni accettabili per la Russia.

Tale carattere difensivo viene ricalcato ulteriormente al quinto paragrafo, il quale dichiara che la Federazione concepisce il proprio arsenale nucleare esclusivamente come mezzo di deterrenza, prevedendo il suo utilizzo solamente in casi di estrema necessità. In tale punto si afferma inoltre che la Russia si impegna a prendere tutte le misure necessarie per ridurre il rischio di un conflitto nucleare.

I principali fattori di rischio identificati

Il decreto continua elencando i principali fattori di rischio militare (ossia quegli elementi capaci di evolversi in vera e propria minaccia) che Mosca intende neutralizzare tramite l’esercizio della deterrenza nucleare. Tra questi, particolarmente degno di nota è il dispiegamento da parte di Stati potenzialmente avversari della Federazione Russa di difese antimissile, missili balistici o cruise a corto e medio raggio, armi ipersoniche e ad alta precisione convenzionali, armi a energia diretta e Strike Unmanned Aerial Vehicles (droni d’assalto).

Altro punto interessante è la specifica menzione, tra le minacce identificate dal decreto, del posizionamento nello spazio di sistemi di difesa antimissile o di attacco. In questo caso, il documento si riferisce ovviamente alle attuali iniziative statunitensi in materia, tra le quali possiamo menzionare la costituzione della US Space Force (operativa dal 2019) e la National Space Strategy del 2018, nella quale gli USA dichiarano di considerare lo spazio come un nuovo campo di battaglia, destando quindi le preoccupazioni della Russia su una futura presenza militare USA in orbita.

Le condizioni per una risposta nucleare

L’ultima parte del decreto è invece dedicata alle condizioni in cui il Cremlino si riserva la possibilità di utilizzare il proprio arsenale atomico. Oltre a eventuali attacchi nucleari nemici, anche un’aggressione con armi convenzionali capace di mettere a repentaglio l’esistenza della Federazione viene considerata come uno scenario in cui Mosca può ricorrere alle proprie forze nucleari.

Più specificatamente, i presupposti identificati per una risposta nucleare russa sono i seguenti:

  1. L’arrivo di informazioni affidabili sul lancio di missili balistici contro il territorio della Federazione Russa e/o i suoi alleati. Tale punto consolida quindi il principio del launch on warning, con il quale si prevede una risposta immediata nel caso in cui un attacco missilistico venisse identificato prima di raggiungere il suo obiettivo. Bisogna notare, inoltre, che tale provvedimento non specifica la natura dell’attacco subito, ossia se nucleare o meno, lasciando intendere che Mosca potrebbe utilizzare il suo arsenale anche in risposta a un attacco con missili balistici armati convenzionalmente;
  2. L’utilizzo di armi nucleari contro la Russia e/o i suoi alleati;
  3. Un attacco nemico contro le infrastrutture militari e governative nevralgiche dello Stato. Ancora una volta, la natura di una tale aggressione non viene specificata.

Chiavi di lettura

Come specificato, il decreto presidenziale del 2 giugno non aggiunge molti fattori innovativi rispetto a quanto già si sapeva in precedenza. Uno dei punti cruciali ribaditi è la possibilità che il Cremlino utilizzi il proprio arsenale nucleare in risposta a un attacco convenzionale. Tale eventualità era prevista anche nella dottrina militare del 2014, ma la scelta di utilizzare determinate parole nel decreto attuale lascia intendere un abbassamento della soglia identificata da Mosca per l’impiego di armi nucleari.

Di fatto, mentre nella dottrina militare del 2014 si prevedeva l’utilizzo di armi atomiche esclusivamente nel caso di un attacco capace di mettere a repentaglio l’esistenza stessa dello Stato, i Principi Base appena rilasciati contemplano invece l’opzione nucleare anche nell’eventualità in cui la sovranità e l’integrità territoriale della Russia dovessero essere messe in pericolo. Si tratta quindi di criteri meno stringenti, in quanto anche un’aggressione convenzionale ‘periferica’ potrebbe, almeno teoricamente,  innescare una risposta nucleare russa. Lo scenario ipotetico esemplare potrebbe essere un tentativo di ristabilire il controllo dell’Ucraina sulla Crimea – territorio su cui la Russia ha dichiarato e imposto la propria sovranità ormai dal 2014.

Tale scelta è probabilmente dovuta alla percepita inferiorità di Mosca in termini di armamenti convenzionali rispetto al blocco della Nato. Negli ultimi anni, le forze del Patto Atlantico hanno incrementato la propria capacità combattiva sul fronte orientale tramite diverse iniziative ed esercitazioni. Dal 2014, il programma Atlantic Resolve garantisce la presenza di ben 6.000 soldati statunitensi sul suolo europeo, col fine di aumentare il livello di preparazione della NATO e di migliorare il grado di interoperabilità con le forze armate degli Stati membri dell’Alleanza.  Un altro esempio è la costituzione nel 2002 della NATO Response Force, una forza multinazionale e tecnologicamente avanzata istituita per accrescere la capacità di risposta dell’alleanza in caso di crisi. O ancora le esercitazioni militari Trident Juncture del 2018 e Defender Europe, attualmente in corso, ma con effettivi limitati (causa COVID-19).

La politica nucleare russa va quindi letta come un’efficace soluzione per colmare lo svantaggio in termini di forze convenzionali rispetto all’Alleanza Atlantica. Il Cremlino prende seriamente in considerazione la possibilità di un attacco chirurgico nemico (come cyber attacchi o armamenti di estrema precisione) contro le infrastrutture cruciali del proprio apparato bellico. Di fatto, un tale scenario potrebbe inficiare la capacità di risposta di Mosca. Di qui la necessità di alzare il costo di questo tipo di azioni offensive allo scopo di scoraggiarle.

Escalate to De-escalate?

Sebbene il decreto sia stato concepito come un documento chiarificatore della postura nucleare russa, rimangono ancora diversi dubbi in merito al fatto che la Russia stia adottando o meno la formula strategica dell’escalate to de-escalate. Ossia la possibilità che Mosca possa ricorrere anche a un utilizzo limitato del proprio arsenale nucleare (ad esempio, tramite armi tattiche con potenziale distruttivo ridotto) nel contesto di un conflitto convenzionale, al fine di portare il nemico a desistere dai propri intenti.

Tale eventualità ha spinto gli Stati Uniti, nel 2019, ad armare i missili Trident dei propri sottomarini con testate nucleari a basso potenziale W76-2, in modo tale da poter rispondere prontamente all’adozione di una tale strategia da parte del Cremlino.

Come suggerito da Nikolai Sokov, analista in materia di deterrenza, una prima analisi del documento porterebbe proprio verso un’interpretazione della posizione russa in tal senso, poiché, come detto, si prevede l’utilizzo dell’opzione nucleare anche in caso di conflitti convenzionali che mettano a repentaglio la sovranità nazionale e territoriale dello Stato. D’altro canto, come nota Sokov, è l’elemento della deterrenza a essere maggiormente enfatizzato nel testo del documento, rendendo il concetto di de-escalation non una strategia combattiva vera e propria, ma uno strumento di deterrenza volto esclusivamente a scoraggiare una qualunque azione aggressiva.

Il decreto presidenziale del 2 giugno traccia le linee guida della politica nucleare russa, confermando alcuni punti cruciali della postura del Cremlino in materia ma lasciando comunque ampio spazio all’interpretazione. La scelta di Mosca di rilasciare, per la prima volta, un documento di tale natura indica la volontà del governo russo di fornire chiarezza sulla propria posizione e di comunicare ai propri interlocutori – NATO in primis – le linee da non oltrepassare.

Fonti e approfondimenti

Basic Principles of State Policy of the Russian Federation on Nuclear Deterrence, Ordine esecutivo, Presidenza della Federazione Russa, 2 giugno 2020

Alexandra Brzozowski, Russia revamps its nuclear policy amid simmering tensions with NATO, Euractiv, 3 giugno 2020

Nikolai Sokov, Russia Clarifies Its Nuclear Deterrence Policy, Vienna Center for Disarmament and Non-Proliferation, 3 giugno 2020

Olga Oliker, New Document Consolidates Russia’s Nuclear Policy in One Place, Russia Matters, 4 giugno 2020

Patrick Tucker, Russia Puts Defensive Face on Its Nuclear Doctrine Ahead of Arms-Control Negotiations, Defense One, 6 giugno 2020

Sarah Bidgood, Russia’s new nuclear policy could be a path to arms control treaties, Defense News, 8 giugno 2020

Vladimir Isachenkov, Putin signs Russia’s nuclear deterrent policy, the Washington Post, 2 giugno 2020

 

 

Rispondi