Lenín Moreno, tre anni di governo segnati da un cambio di rotta

Tre anni fa Lenín Moreno iniziava il suo mandato come presidente dell’Ecuador, con l’obiettivo di guidare un governo in linea con quello del predecessore Rafael Correa (2007-2017). Durante l’insediamento si rivolsero vicendevolmente parole d’affetto e si chiamarono “fratelli”, in onore dei sei anni di collaborazione politica, l’uno come capo della Repubblica e l’altro come vicepresidente e suo braccio destro fino al 2013.

Tuttavia, una volta assunta la carica, Moreno si è gradualmente allontanato dall’ex leader del partito Alianza PAIS, lasciandosi alle spalle l’approccio socialista per favorire una svolta verso destra. A un anno dalla fine del mandato è cambiato tutto: politica economica, alleanze strategiche e orientamento politico. La frattura era inevitabile e gli attacchi tra Correa e Moreno sono stati feroci e continui, dal referendum del 2018 per abrogare la rieleggibilità indefinita del presidente al caso Julian Assange. Moreno ha raggiunto il suo obiettivo in entrambi i casi, ma le proteste per l’aumento del prezzo della benzina e la gestione dell’emergenza sanitaria hanno seriamente minato la sua credibilità.

La frattura con Correa

Nel 2017 Correa lasciò l’Ecuador per trasferirsi in Belgio, paese d’origine di sua moglie. In aeroporto aveva messo in guardia i presenti accorsi a salutarlo sul cambio di rotta che si stava profilando nel governo di Moreno. In particolare, sul paquetazo di riforme per fronteggiare la crisi economica interna. L’attuale presidente ha risposto a ogni critica accusando Correa di essere responsabile della condizione in cui versa attualmente il paese e difendendo le sue scelte politiche. “Abbiamo un Ecuador distrutto da dieci anni di sperperamento e di corruzione e con debiti che raggiungono i 60 miliardi di dollari”, ha detto Moreno durante l’apparizione pubblica del 24 maggio.

Durante il suo mandato, Moreno ha ottenuto nei confronti di Correa alcune importanti vittorie politiche. La prima, attraverso il referendum del 2018, che chiedeva agli elettori di esprimersi sull’abrogazione della rielezione indefinita del presidente della Repubblica. Vinse il sì, con il 67,8%, nonostante il ritorno di Correa in Ecuador per condurre la campagna per il no. Questo risultato impedisce al socialista di tornare a candidarsi, almeno per il momento.

Un anno dopo, Moreno ritirò lo status di rifugiato a Julian Assange, il programmatore e attivista australiano incriminato dagli Stati Uniti per il caso WikiLeaks, che dal 2012 aveva ricevuto la protezione dell’ambasciata ecuadoriana a Londra. La decisione rappresentò un ulteriore distaccamento da Correa, che aveva concesso l’asilo e difeso Assange fin dalle prime rivelazioni sui documenti classificati statunitensi

Infine, ad aprile di quest’anno Correa è stato condannato a 8 anni di carcere e 25 di inabilitazione per lo scandalo conosciuto come Soborno 2012-2016. Assieme agli altri membri del suo governo imputati, la giustizia ritiene che abbia ricevuto tangenti da imprese private volte al finanziamento della campagna del suo partito per circa un decennio. Correa ha annunciato di voler fare ricorso agli altri gradi di giudizio ma la sua immagine è già stata irrimediabilmente compromessa dell’arresto di Jorge Glas, suo ex vicepresidente, coinvolto nel caso Odebrecht.   

Le proteste contro l’austerità

Da ottobre l’Ecuador è piombato nel caos. Il pacchetto di riforme di austerità annunciato da Moreno ha infatti provocato l’ira di vari settori della società civile, in particolare dopo l’eliminazione dei sussidi sulla benzina e il successivo aumento dei prezzi del combustibile. Oltre a questa misura, altre sono state aspramente criticate come quelle inerenti alla “flessibilizzazione” delle condizioni lavorative, con un taglio del 20% nei salari dei contratti a tempo indeterminato e la riduzione delle ferie annuali dei lavoratori del settore pubblico da 30 a 15 giorni.

Dopo l’iniziale protesta del settore dei trasporti, la Confederación de Naciones Indígenas del Ecuador (CONAIE) assieme agli studenti e agli attivisti in difesa dei diritti umani sono scesi in piazza per una “mobilizzazione indefinita”. Alla fine, il Governo ha accettato il 13 ottobre la revoca del decreto sulla benzina favorendo un ritorno temporaneo alla calma, nonostante gli scontri abbiano causato 11 morti e 1.340 feriti.

Mesi più tardi, a maggio, con il paese andino in piena crisi sanitaria, il presidente ha approvato due progetti di legge che hanno causato nuove proteste. Nei piani del governo si prevedono tagli sostanziali al già precario settore educativo, una riduzione del 50% della giornata lavorativa, del 45% dei salari e pieni poteri ai datori sulle decisioni riguardanti le ferie del personale. Sono state eliminate inoltre varie imprese pubbliche come Siembra e la compagnia aerea Tame, oltre alla soppressione di cinque ambasciate e di vari uffici diplomatici. Infine, è stato ricalcolato il prezzo del combustibile su base internazionale, misura che da molti è stata considerata un ritorno alla decisione di ottobre.  

La gestione dell’emergenza sanitaria

Guayaquil, la seconda città del paese, è stata definita da alcuni media internazionali la Wuhan dell’Ecuador. Nella capitale della provincia di Guayas si è registrato a fine febbraio il primo caso di Covid-19, una donna proveniente dalla Spagna, e la crescita dei contagi è stata così rapida da rappresentare il 70% dei quasi 3.000 positivi raggiunti nel mese di marzo. Il Governo è stato costretto a reagire e a inviare le Forze Armate per agevolare lo smistamento dei cadaveri. Ad oggi i casi notificati sono più di 51.000 e le vittime circa 4.300.

Inoltre, nel tentativo di velocizzare l’acquisto di nuovo materiale sanitario, la magistratura ha scoperto una rete di vendita a prezzo maggiorato di mascherine e altri prodotti acquistati con denaro pubblico. Le indagini hanno portato a 17 arresti, tra cui ci sono lavoratori del Instituto Ecuatoriano de Seguridad Social (IESS), degli ospedali pubblici, del Servicio Nacional de Gestión de Riesgos y Emergencia e l’ex presidente Bucaram, che ha nascosto nella sua residenza 4.000 casse di mascherine e 2.000 tamponi. Gli ospedali erano stati precedentemente oggetto di forti critiche per aver richiesto il pagamento di una tangente in cambio della consegna dei cadaveri, secondo quanto testimoniato dalle famiglie delle vittime.

Le nuove alleanze

Il nuovo approccio economico di Moreno si è tradotto nel totale cambiamento delle alleanze strategiche. L’avvicinamento al Fondo Monetario Internazionale (FMI), demonizzato in passato da Correa, si è concluso con la firma di un accordo che avrebbe permesso all’Ecuador di accedere a un finanziamento di 4 miliardi e 200 milioni di dollari in cambio di alcune riforme economiche, come quella sulla benzina. Tuttavia, l’erogazione della somma è in fase di stallo a causa delle proteste, dell’emergenza sanitaria e del blocco politico interno contro Moreno.

Nel 2018, il presidente ricorse al governo cinese per un aiuto economico di circa un miliardo di dollari per portare a termine la paga extra de Navidad (una sorta di tredicesima) ai funzionari ed evitare di chiudere l’anno in ulteriore deficit. Ultimamente invece c’è stata un’apertura nei confronti degli Stati Uniti, con cui nessun capo di Stato ecuadoriano ha mantenuto rapporti negli ultimi 17 anni. Dopo gli incontri con vari esponenti dell’amministrazione Trump, come Mike Pompeo e Mike Pence, l’Ecuador è riuscito a entrare nell’iniziativa América Crece, un programma di sviluppo per gli investimenti privati. 

Con il ritorno nella sfera di influenza statunitense, Moreno ha confermato l’allontanamento definitivo da quello che era il blocco socialista di Daniel Ortega in Nicaragua, Evo Morales in Bolivia e Nicolás Maduro in Venezuela, sancito con l’uscita dall’Unasur. Infatti, l’Ecuador ha già riconosciuto Juan Guaidó come presidente della Repubblica Bolivariana e Moreno ha accusato Maduro di avere responsabilità negli scontri di ottobre e di cospirare insieme a Correa contro il suo governo. Infine, l’Ecuador si sta incorporando all’Alianza del Pacífico per stabilire rapporti diplomatici più attivi con la nuova area ideologica. 

Le politiche di austerità, la gestione dell’emergenza sanitaria e la svolta ideologica sono fattori che sembrano aver danneggiato l’attuale presidente dell’Ecuador. Quando raggiunse il potere tre anni fa, le cifre del Centro de Estudios y Datos (Cedatos-Gallup) parlavano di un indice di gradimento del 66%, oggi sceso al 18,7%, con un tasso di credibilità al 14%. Nonostante le misure economiche e l’aiuto dell’FMI, l’Observatorio de Politica Fiscal prevede una caduta del PIL del -7% nel 2020. Moreno ha dichiarato che non avrebbe intenzione di ricandidarsi alle elezioni del prossimo anno e si rafforzano le voci che vogliono il ritorno di Correa come vicepresidente, con il suo nuovo Movimento Revolución Ciudadana. Nella sua ultima apparizione Moreno ha stabilito i pilastri da qui alla fine del mandato: salute, alimentazione, lavoro e dollarizzazione.

Fonti e approfondimenti

Nodal, “Lenín Moreno cumple tres años de gobierno con un polémico decreto, protestas y 3 mil muertos por Covid-19”, 24/05/20

DW, “Ecuador: ex presidente Rafael Correa se muda para Bélgica”, 11/07/17

El País, “Lenín Moreno deroga los ajustes económicos y los indígenas levantan las protestas en Ecuador”, 14/10/19

BBC Mundo, “Coronavirus en Ecuador | El inédito y cuestionado plan de emergencia económica del país contra la crisis del covid-19”, 13/04/20

El País, “La justicia ecuatoriana condena a Rafael Correa a ocho años de cárcel y a 25 de inhabilitación”, 7/04/20

El País, “La crisis sanitaria lleva al límite a la economía de Ecuador”, 24/03/20

France 24, “Ecuador entra en el último año de la complicada era Lenín Moreno”, 24/05/20

El País, “Una oleada de casos de corrupción golpea Ecuador en medio de la pandemia”, 5/06/20

El Universo, “Lenín Moreno inicia último año presidencial con 14% de credibilidad”, 24/05/20

BBC Mundo, “Coronavirus en Ecuador: las multitudinarias protestas por las drásticas medidas económicas y recortes de Lenín Moreno”, 26/05/20

El Comercio, Especial dos años de Lenín Moreno

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