Il dragone cinese e il Medio Oriente, la Turchia tra retorica anti-occidentale e uiguri

Le bandiere di Turchia e Cina di fronte a Tian'anmen
Foto di 維基小霸王 - Wikimedia - CC BY-SA 4.0

Le origini delle relazioni internazionali tra Turchia e Cina hanno radici lontanissime nel tempo. Oggi i due Paesi cooperano in diversi settori, da economia e commercio a infrastrutture, energia, sicurezza, telecomunicazioni e cultura. Il presidente turco Erdogan cerca nuove alternative ai tradizionali partner occidentali, mentre la Cina vede nella Turchia un Paese chiave per il progetto della nuova Via della Seta. Tuttavia, dati alla mano, le relazioni sino-turche, per quanto in crescita, rimangono una componente minoritaria dell’economia tanto turca, quanto cinese. Inoltre, a fronte di maggiori scambi a livello culturale, dal punto di vista politico la questione uigura rimane una fonte di attrito tra i due Paesi.

Le origini delle relazioni sino-turche

Le relazioni sino-turche hanno origini antiche. Gli antenati dei turchi moderni, infatti, vivevano nelle zone più occidentali della Cina e nelle aree circostanti e, ancora oggi, sette minoranze etniche turcofone vivono in Cina. Dopo aver sofferto il colonialismo europeo, Cina e Turchia stabilirono relazioni bilaterali negli anni successivi alla Prima guerra mondiale. Tuttavia, nel 1949, con la nascita della Repubblica Popolare Cinese e il trasferimento dell’ambasciata turca a Taiwan, le relazioni si raffreddarono e divennero anche più difficili con lo schieramento della Turchia a fianco di Seul nella Guerra di Corea. 

Un primo segnale di riavvicinamento tra i due Paesi venne dal riconoscimento di Ankara della Repubblica Popolare nel 1971, in seguito alla rottura sino-sovietica degli anni Sessanta. Tuttavia, fu solo negli anni Ottanta che vennero poste le basi per una cooperazione più stabile, quando, nel 1982, in seguito al colpo di stato militare in Turchia, il Generale Kenan Evren visitò la Cina con l’obiettivo di uscire dall’isolamento economico imposto dal versante occidentale. Infine, nel decennio successivo, il collasso dell’Unione sovietica e la conclusione della Guerra fredda, assieme all’apertura al mercato globale avviata da Deng Xiaoping, diedero nuovo impulso alle relazioni sino-turche

Vantaggi economici reciproci… 

Negli ultimi dieci anni la cooperazione economica tra Cina e Turchia si è intensificata al punto che nel 2019 Pechino era il primo partner commerciale della Turchia nell’Asia orientale. La Cina acquista perlopiù materie prime come marmo, travertino, cromo, rame, piombo, ferro e altri minerali; la Turchia invece importa software, dispositivi telefonici wireless, giocattoli, dispositivi audiovisivi, navi da crociera e mercantili. Gli investimenti cinesi in Turchia valgono circa due miliardi di dollari, allocati in diversi settori: energia, infrastrutture, logistica, finanza, telecomunicazioni e allevamento di bestiame.

La Turchia ha anche fatto più volte ricorso alla liquidità cinese per fronteggiare l’attuale crisi economica. Ad esempio, nel 2018, quando il valore della lira turca scese del 40%, la società statale cinese Industrial and Commercial Bank of China mise a disposizione del governo turco 3,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti per progetti in corso di realizzazione nel settore dell’energia e dei trasporti. Nel 2020, invece, il fondo sovrano turco ha siglato un accordo per cinque miliardi di dollari con Sinosure, la China Export Credit Insurance Corporation, per finanziare imprese cinesi coinvolte in progetti turchi nei settori dell’energia, della petrolchimica e del settore minerario. Un altro credito da cinquecento milioni di dollari è stato ottenuto da Ankara dall’Asian Infrastructure Investment Bank per alleviare la scarsità di capitale finanziario causata della pandemia di Covid-19. 

È importante ricordare, inoltre, la cooperazione infrastrutturale tra i due Paesi. Se, da un lato, la Cina riconosce il ruolo centrale della Turchia nel progetto della Nuova Via della Seta, la Turchia vede questo progetto complementare a quello del Middle Corridor”, una nuova rete di strade e ferrovie che andrebbe a collegare l’Anatolia all’Asia centrale e alla Cina, passando per l’Azerbaijan e la Georgia. Il Memorandum di intesa per la realizzazione di quest’opera è stato firmato nel 2015 e la linea Baku-Tbilisi-Kars è stata inaugurata già nel 2017. Più recentemente, inoltre, la Cina ha acquistato Kumport, il terzo più grande terminal di container di Istanbul, mentre un consorzio cinese ha acquisito la proprietà del Terzo ponte sul Bosforo.

… ma non solo

La cooperazione sino-turca non si limita all’economia. Vi sono altri segnali che confermano un avvicinamento tra i due Paesi, come l’adesione della Turchia come partner di dialogo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai e il lancio dell’iniziativa Asia Anew, che mira a rafforzare le relazioni con i Paesi asiatici. 

Nel settore energetico turco la Cina sta finanziando la costruzione della centrale a carbone di Hunutlu, nella provincia di Adana, per 1,7 miliardi di dollari. L’impianto dovrebbe produrre il 3% dell’energia turca una volta messo a regime. Inoltre, sono in corso delle trattative per la progettazione della terza centrale nucleare, in collaborazione con la China’s State Nuclear Power Technology Corp

In ambito militare, nel 2017, la Turchia si è dotata dei missili balistici tattici J-600T Yildirim e Bora, prodotti dalla società turca Roketsan e sviluppati sulla tecnologia del missile cinese B-611. L’anno dopo ufficiali cinesi hanno partecipato alle esercitazioni militari di Efeso 2018. L’esclusione della Turchia dal programma statunitense degli F-35, motivato dall’acquisto del sistema missilistico anti-aereo russo S-400, ha contribuito ad aumentare l’attrattiva cinese. 

Guardando poi alle comunicazioni, da un lato, Huawei è in crescita nel mercato turco: l’azienda è divenuta il secondo marchio più diffuso nel settore degli smartphoneaumentando in soli due anni, dal 2017 al 2019, la quota di mercato dal 3% al 30%; dall’altro, la compagnia di tecnologia cinese, ZTE, nel 2016, ha acquistato il 48% delle azioni di Netas, la principale azienda turca nel settore delle apparecchiature per le telecomunicazioni

Anche i legami culturali tra i due Paesi sono stati rafforzati. Il 2018 e il 2019 sono stati celebrati come gli anni del turismo cinese in Turchia, con, rispettivamente, trecento e quattrocentomila turisti cinesi in visita nel Paese, un incremento del 60% rispetto al 2017. La compagnia Turkish Airlines e la Sichuan Airlines hanno stabilito diverse nuove rotte verso e dalla Cina negli ultimi due anni. I legami culturali non sono rafforzati solo dal turismo, ma anche dalla diffusione rapida degli Istituti Confucio, dedicati allo studio della lingua cinese, nonché di diverse associazioni di imprenditori. Il China State Council Information Office ha lanciato un’iniziativa per diffondere in Turchia la cultura cinese attraverso think tanks, istituzioni culturali e università già nel 2010.

I limiti della cooperazione economica

Nonostante l’ambizione di Erdogan di diversificare i partners commerciali della Turchia e l’aumento degli interscambi con Pechino, la Cina rimane comunque un mercato minore rispetto ai tradizionali mercati dell’Occidente. Nel 2018, l’Unione europea da sola copriva il 42% del mercato turco, la Cina solo il 6%. In più la bilancia commerciale dei rapporti sino-turchi è ampiamente sbilanciata a favore della Cina: nello stesso anno gli import dalla Cina valevano 19,4 miliardi di dollari, ma gli export solo 2,7 miliardi. Inoltre, è dall’Unione europea che proviene il numero maggiore di investimenti in Turchia (61% nel 2018), mentre il flusso di investimenti cinesi è rimasto sotto l’1%. 

Gli uiguri: un ostacolo per un’alleanza strategica sino-turca

Il problema politico posto dalla questione uigura è un altro fattore cruciale che rende difficile rafforzare la cooperazione tra Turchia e Cina per la costruzione di un’alleanza strategica. Gli Uiguri sono una minoranza musulmana di origine turca che vive nella regione dello Xinjiang cinese. Da sempre essi entrano nel disegno pan-turco che caratterizza la politica estera del presidente Erdogan. Egli è tuttora un forte punto di riferimento per la comunità uigura. La feroce politica repressiva e di sinizzazione, portata avanti dal Partito Comunista Cinese, ha dunque aumentato le tensioni tra Turchia e Cina.

Secondo alcune stime, a oggi la Turchia avrebbe accolto fino a cinquantamila uiguri come rifugiati e nel 2009 Erdogan descrisse le politiche di sviluppo cinesi nello Xinjiang “genocide”. Tuttavia, con l’avvicinamento economico di Turchia e Cina, accelerato dall’isolamento internazionale seguito al colpo di Stato del 2016, la questione uigura ha subito un notevole ridimensionamento nel discorso politico turco dei vertici dell’AKP. Nel 2017 il presidente turco ha siglato un trattato di estradizione degli uiguri con la Cina. Ufficialmente il trattato ha l’obiettivo di rafforzare la cooperazione giudiziaria e favorire la lotta alla criminalità transnazionale tra cui quella al terrorismo. Le organizzazioni che lottano per i diritti umani, invece, denunciano le pesanti ripercussioni che il trattato avrebbe sui rifugiati uiguri. Sempre nel 2017 la Turchia ha riconosciuto come terrorista il Partito islamico del Turkestan

Nel 2019 la Turchia non ha preso posizione rispetto alle lettera sottoscritta da ventidue nazioni, inviata al presidente del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e all’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, in cui erano denunciati i programmi di detenzione di massa nello Xinjiang. A fine dicembre 2020, la Cina ha ratificato il trattato di estradizione siglato con la Turchia. Secondo diversi analisti, la Cina starebbe esercitando pressioni sulla Turchia per fare lo stesso anche con la diplomazia dei vaccini per il Covid-19 prodotti da Sinovac. Impegnato nella gestione della vaccinazione di massa, Erdogan sembrerebbe essere decisamente più remissivo a condannare la Cina. Tuttavia, un’eventuale ratifica del trattato da parte dell’AKP potrebbe avere conseguenze indesiderate a livello interno.  

I legami tra la comunità uigura e la Turchia sono visti con sospetto dalla Cina. In questo momento non minano la cooperazione sino-turca, ma impediscono la costruzione di un’alleanza strategica tra i due Paesi. Al di là poi della retorica anti-occidentale del presidente Erdogan, la Turchia rimane ancora saldamente agganciata al “capitalismo liberale” di stampo occidentale e vede la Cina perlopiù come un partner complementare e non sostitutivo dell’Occidente.

 

 

Fonti e approfondimenti

Gönül Tol, “The Middle Kingdom and the Middle Corridor: Prospects for China-Turkey ties“, Middle East Institute, 29/5/2020.

Giray Fidan, “Sino-Turkish Relations: An Overview”, Middle East Institute, 4/10/2013.

Selçuk Colakoğlu, “Turkey-China Relations: From ‘Strategic Cooperation’ to ‘Strategic Partnership’?”, Middle East Institute, 20/3/2018.

Ministero turco degli Affari Esteri, “Turkey-People’s Republic of China Economic and Trade Relations”.

Ayca Alemdaroglu e Sulan Tepe, “Erdogan Is Turning Turkey Into a Chinese Client State”, Foreign Policy, 16/9/2020.

Soner Cagaptay, “Will Turkey and China Become Friends?”, The Washington Institute, 14/8/2019.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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