Spazi vitali a Est: i Cosmodromi

Cosmodromo di Bajkonur
Il cosmodromo di Bajkonur - Ninara from Helsinki Finland - Wikimedia Commons - CC BY 2.0

L’avanzamento tecnologico, in particolare nell’ambito dell’esplorazione spaziale, è sempre stato una pedina strategica per imporsi nello scacchiere della geopolitica.

Il possesso di basi di lancio operative e riconosciute a livello internazionale designa la capacità di uno Stato di prendere parte attiva alla sempre più intensa corsa allo spazio. In quest’ottica, anche cosmodromi storici tuttora pienamente a regime, entrati nell’immaginario collettivo grazie alle imprese pionieristiche che li hanno visti protagonisti, possono essere rimpiazzati se la loro posizione geografica non consente più agli iniziali proprietari di mantenere lo status di potenza industriale e spaziale.

È quanto sta avvenendo per la prima e più grande base di lancio al mondo, Bajkonur, storicamente associata alla Russia ma ora in territorio kazako. La ridefinizione dei confini, in seguito al crollo dell’URSS, ha causato la perdita da parte di Mosca del controllo diretto di Bajkonur. Dal 1995, la Federazione Russa versa circa 115 milioni di dollari all’anno al Kazakistan per la locazione e l’utilizzo del complesso aerospaziale – una concessione che rimarrà in vigore fino al 2050.

Sinonimo stesso di esplorazione spaziale e baluardo sovietico nella corsa allo spazio, il cosmodromo di Bajkonur è però probabilmente destinato a rimanere un’eccellenza del passato. Il futuro della più antica e utilizzata stazione di lancio al mondo è incerto a causa della sua collocazione geografica e del conseguente progressivo abbandono da parte dei suoi principali utilizzatori, tra cui l’agenzia spaziale federale russa Roskosmos.

Infatti, i costi di gestione e la necessaria dipendenza da un altro Paese stanno spingendo la Russia ad allontanarsi gradualmente da Bajkonur e a sfruttare maggiormente due centri situati all’interno della Federazione: la consolidata base Pleseck e, soprattutto, il più recente cosmodromo Vostočnyj.

Bajkonur

Situato in Kazakistan, nella regione di Kyzylorda, il cosmodromo di Bajkonur ha di fatto rappresentato l’inizio della corsa allo spazio. Da qui sono partite missioni storiche, dal primo satellite artificiale Sputnik 1 nel 1957 fino ai lanci del primo uomo e della prima donna nello spazio (Jurij Gagarin nel 1961 e Valentina Tereškova nel 1963), passando per i cani (Laika nel 1957, Belka e Strelka nel 1960).

Le sue strutture, realizzate nel 1955, ospitavano in origine un’area militare segreta voluta dal Ministero della Difesa dell’URSS per testare missili a lungo raggio. In un momento cruciale della Guerra Fredda, la distanza dai centri abitati permise di ampliare e convertire quasi subito il progetto in una base per le operazioni segrete volte alla conquista dello spazio.

Dal 1961, a dispetto del paesaggio desertico, la base cominciò ad apparire nei documenti ufficiali col nome di Bajkonur, che in kazako significa “valle ricca”, in un ulteriore tentativo di depistaggio nei confronti dei rivali statunitensi. Nonostante il villaggio più vicino fosse Toretam, infatti, il nome del cosmodromo suggeriva la vicinanza a una città mineraria omonima distante in realtà più di 100 km.

Allo sviluppo del cosmodromo seguì effettivamente la costruzione di una città. Fu fondata la cittadina di Leninsk per ospitare le famiglie degli operai della base. Già nel 1966 era dotata di appartamenti, scuole, centri ricreativi e attività industriali di supporto al centro spaziale. Dal 1995 Leninsk ha assunto il nome di Bajkonur e, in seguito al primo accordo di locazione stipulato quello stesso anno tra Russia e Kazakistan, mantiene lo status di unità amministrativo-territoriale della Repubblica del Kazakistan operante in locazione sotto la giurisdizione della Federazione Russa.

Ancora oggi, gran parte degli abitanti della città lavora al centro spaziale, negli impianti industriali a esso collegati o nei servizi turistici dedicati ai tanti visitatori che giungono ogni anno nella zona, costellata di monumenti e murales dedicati alle imprese realizzate. La vita di 76 mila persone ruota intorno al cosmodromo, tanto che l’attuale sindaco Konstantin Busygin ha di recente dichiarato di non vedere un futuro per la città senza l’aerospazio. Le autorità locali sono convinte che la Russia non lascerà Bajkonur dopo il 2050, perché significherebbe abbandonare un pezzo della propria storia. Tuttavia, i piani di Mosca sembrano differenti.

Vostočnyj

Nonostante i frequenti e continui lanci ancora in partenza da Bajkonur (18 razzi solo nel 2015), il cosmodromo comincia a risentire del peso dei suoi oltre sessant’anni. Le apparecchiature tecnologiche necessiterebbero di un ammodernamento ritenuto troppo costoso da Mosca, che oltre all’affitto del campo per i lanci spaziali spende circa 6 miliardi di rubli all’anno per il funzionamento della struttura.

Nel 2007, Vladimir Putin ha dunque approvato la costruzione di una nuova, monumentale, base di lancio dal valore di circa 10 miliardi di dollari: il centro spaziale civile Vostočnyj (letteralmente: “orientale”) nella regione dell’Amur, nell’estremo oriente russo. I primi lanci di satelliti sono avvenuti nel 2016. La stazione è già attrezzata per i razzi Sojuz-2 e, in futuro, potrà ospitare anche i più ecologici Angara. Dal 2023 sono previsti i primi lanci con equipaggio a bordo. Nei piani della stessa Roskosmos, Vostočnyj è destinato a diventare la punta di diamante dell’attività spaziale russa, garantendone l’indipendenza e il ritorno al prestigio dei tempi dell’URSS.

Il complesso, ancora in fase di costruzione, comprende lo spazioporto, l’aeroporto e la città chiusa di Ciolkovskij (già Uglegorsk) come centro tecnologico e abitativo. L’intera area costituisce un ampliamento del preesistente centro missilistico-spaziale Svobodnyj-18 (letteralmente: “libero”), utilizzato dal 1996 per lanci, russi e stranieri, che non venivano effettuati a Bajkonur. L’attività di Svobodnyj fu interrotta nel 2007 per consentire la costruzione del nuovo Vostočnyj.

La cittadina di Ciolkovskij, così rinominata nel 2015 in onore di uno dei padri dell’astronautica teorica, sta gradualmente accogliendo nuovi lavoratori della base e tecnici provenienti da Bajkonur.

Pleseck

Vostočnyj non è l’unico sostituto di Bajkonur. Il cosmodromo di collaudo di Pleseck, attivo già dal 1966 nella regione russa settentrionale di Arkhangelsk, è sempre più spesso utilizzato per il lancio di razzi di piccole e medie dimensioni.

Inoltre, è attualmente l’unica sede di sviluppo di nuovi razzi vettori, come il progetto ecologico Angara per il trasporto di carichi più pesanti in orbita terrestre bassa o geostazionaria. Tale implementazione permette di limitare la dipendenza della Russia dal Kazakistan per i nuovi lanci di razzi cargo e con equipaggio, finora possibili solo da Bajkonur.

Le ripercussioni ecologico-sociali

La decadenza del paesaggio urbano è condizione nota nella zona di Bajkonur, costellata di detriti  di epoca sovietica. Inoltre, il fallimento di alcuni lanci di razzi (come ad esempio il Proton-M del 2013) ha di recente causato un picco di allerta verso un possibile inquinamento ambientale dovuto ai vapori del carburante missilistico.

La discussione relativa alla nocività dell’eptile, il gas contenuto nel carburante dei congegni, si protrae ormai da tempo tra gli utilizzatori del centro (tra cui Roskosmos, NASA, ESA) e il governo kazako; per questo motivo, Mosca sta facendo ricorso ai razzi Angara, più ecologici grazie a una diversa miscela. Sono tuttavia in corso ulteriori studi per definire il grado di inquinamento dell’area, in seguito alla rilevazione di disturbi endrocrini ed ematici nei bambini di Bajkonur ricollegabili anche alla dimetilidrazina contenuta nel propellente per vettori spaziali.

Il progressivo abbandono della base da parte dei russi porterà anche al ricollocamento di vari lavoratori nel nuovo cosmodromo di Vostočnyj, svuotando di fatto la città di Bajkonur. Se non ci sarà un rinnovo dell’affitto, dopo il 2050 il Kazakistan dovrà fare i conti con una realtà che rischia di tramutarsi in archeologia industriale. Il comune di Bajkonur punta a favorire il turismo attraverso la realizzazione di nuove strutture alberghiere e musei dedicati, in un tentativo di mantenere viva una città inevitabilmente legata all’industria aerospaziale.

Allo stesso tempo, l’ampliamento di Vostočnyj e di Ciolkovskij costituisce un’ulteriore modifica di un’area prima pressoché disabitata, trasformandola in una realtà operativa e strutturata pronta ad accogliere migliaia di persone. In quest’ottica, una diramazione del gasdotto “Power of Siberia”, che dal 2019 rifornisce la Cina, è stata creata per raggiungere anche il complesso aerospaziale in territorio russo.

La costruzione di nuovi cosmodromi, l’abbandono di territori a essi legati e il conseguente spostamento di popolazioni dimostrano come le imprese spaziali portino con sé, oltre a progresso scientifico e conoscenze sull’universo circostante, anche mutamenti ecologici, sociali e geopolitici a livello terrestre. Inoltre, i casi di Bajkonur, Vostočnyj e Pleseck rendono evidente come le conseguenze della caduta dell’URSS continuino ad avere ripercussioni sulle persone e sui luoghi che ne facevano parte.

 

Fonti e approfondimenti

Regime speciale di funzionamento della città di Bajkonur, sito ufficiale del comune di Bajkonur, 1995

Sputnik News, “Sindaco di Baikonur propone la città come capitale mondiale dell’astronautica”, 12 aprile 2021

Sito ufficiale di Roskosmos, Approfondimenti sui cosmodromi in uso

Gazprom, “Gazprom to start building inter-settlement gas pipeline to Vostochny Cosmodrome”, 24 aprile 2019

Kumenov, Almaz, “Russia to keep using Baikonur until at least 2050″, Eurasianet, 12 maggio 2021

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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