Secondo tempo per l’Hirak: il ritorno in scena del movimento algerino

Hirak
Wikimedia Commons -Licenza (CC BY-SA 4.0)

Sfidando le norme di contenimento del Covid-19, a febbraio migliaia di algerine e algerini sono nuovamente scesi in piazza a reclamare il bisogno di cambiamento nel Paese, da anni avvolto da un profondo immobilismo politico. Gli slogan e le rivendicazioni sono uguali a quelli intonati prima che l’irruzione della pandemia portasse alla sospensione volontaria delle marce: tra questi, Système Dégage!, État civile et non militaire e l’appello per una nouvelle Algérie, fanno da sfondo a un quadro politico complesso.

L’Hirak è tornato, come prima e più di prima. Pacifico, variegato e popolare 

A due anni dall’inizio del movimento, e dopo una lunga sospensione delle marce, c’era da aspettarsi che in una maniera o nell’altra l’Hirak sarebbe ritornato nelle piazze delle principali città in Algeria, e non solo. Infatti, anche in Europa e in America, dove è forte la presenza della diaspora, si sono tenute grandi manifestazioni.

Ma cosa è cambiato in questi due anni? In che modo la pandemia ha segnato il corso delle proteste, trasformando le modalità di partecipazione dei manifestanti? Quali scenari si aprono con la ripresa dell’Hirak?

Alla base della mobilitazione

Le ragioni alla base della mobilitazione del movimento algerino ormai noto come Hirak (che in arabo significa letteralmente “movimento”) sono da intravedersi principalmente nella richiesta di un cambio generalizzato e radicale della governance alla base della struttura istituzionale del Paese

Il sistema politico algerino, già a partire dall’indipendenza raggiunta nel 1962, è stato viziato da diversi fattori, principalmente di natura economica, che hanno fatto sì che si venisse a creare un apparato gestito dal blocco dei partiti “storici” algerini, il Front de libération nationale (FLN) e il Rassemblement pour la culture et la démocratie (RCD), protagonisti del processo di indipendenza e di fatto unici detentori della gestione istituzionale da quella data ad oggi. A questo proposito, in molti hanno fatto riferimento ad una “indipendenza confiscata”, a indicare il mancato coinvolgimento di altre parti sociali fuori dal blocco, le stesse che adesso aderiscono pienamente alle rivendicazioni del movimento. 

Proponendosi come attore di cambiamento, il movimento dell’Hirak è stato capace di ottenere alcune vittorie, in primis, le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, presidente della Repubblica in carica dal 1999. A partire da quell’anno, che segnò la fine del Decennio Nero, Bouteflika ha governato ininterrottamente: non hanno fatto eccezione nemmeno i numerosi soggiorni all’estero per cure mediche e l’ictus che lo colpì nel 2013, limitandone le capacità motorie e comunicative. 

Il 10 febbraio del 2019, l’annuncio della sua candidatura per un quinto mandato presidenziale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: nei giorni successivi, diversi appelli lanciati sui social hanno spinto la popolazione di tutto il Paese a scendere in piazza. Il carattere pacifico ha fatto in modo che non si registrassero situazioni di scontro tra i manifestanti e le forze di sicurezza, dispiegate in maniera imponente nelle città algerine: Khawa, khawa («Fratelli, fratelli», in dialetto algerino), tra gli slogan della strada, a indicare la fratellanza tra cittadini ed esercito, vittima anch’esso del sistema corrotto.

Da febbraio 2019 ad oggi, nuove dinamiche hanno avuto avvio e sono attualmente in costante evoluzione. Il punto centrale della questione rimane la maniera in cui l’Hirak possa realmente farsi iniziatore di nuovi processi politici per cui solo gli slogan e la presenza sulle piazze evidentemente non bastano. Negli ultimi mesi molte sono state le aperture da parte del governo e delle istituzioni, ma un’azione da parte dell’Hirak risulta essere necessaria per portare avanti quelle istanze di cambiamento reale di cui si è fatto promotore sin dagli inizi. 

Cosa è successo nel frattempo 

Le ultime elezioni presidenziali in Algeria si sono svolte nel dicembre 2019. L’elezione del presidente Abdelmajid Tebboune e la volontà annunciata da parte sua di mettere in atto delle riforme nazionali, sia costituzionali sia economiche e sociali, non sono state sufficienti per convincere i manifestanti, che hanno continuato con le proteste in piazza ogni venerdì, martedì e domenica.

L’avvento del Covid-19 ha spinto gli stessi manifestanti a sospendere le marce a marzo 2020, con la promessa di ritornare in strada appena sarebbe stato possibile. L’Hirak è rimasto fedele a se stesso, riorganizzando le proprie attività e trasferendole sul virtuale. Quest’anno, infatti, iniziative di solidarietà e dibattiti online sono state alcune delle azioni che i manifestanti hanno portato avanti, in segno di unità nazionale nonostante il periodo difficile, segnato da un crollo della situazione economica del Paese. 

Il presidente Tebboune, trasferito d’urgenza il 28 ottobre 2020 a Berlino per un ricovero da Covid-19, è stato assente per due mesi, un tempo che può sembrare infinito, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria. A questo si aggiunge il fatto che questa assenza sia avvenuta nel pieno di una campagna referendaria chiave nel quadro del processo di riforme avviato dal presidente. Il piano di contrasto alla corruzione, la lotta alle fake news, la diversificazione energetica, per citarne alcune. Intesa come ulteriore passo nella strategia di legittimazione presidenziale, su questa riforma – oggetto di ampio dibattito – sono state riposte molte aspettative, in primis rispetto al tentativo di pacificare il Paese, consacrando l’Hirak come elemento alla base della nuova Algeria.

Il referendum confermativo, che si è svolto lo scorso 1° novembre, ha registrato un tasso di astensione record dall’indipendenza: la partecipazione è stata del 23,8%. 

In effetti, anche le elezioni di dicembre 2019 erano avvenute in un contesto teso, segnato da numerosi appelli al boicottaggio che avevano avuto come conseguenza dei livelli relativamente bassi di partecipazione elettorale: Tebboune è stato infatti eletto con il 58,13% di preferenze, con un tasso di affluenza globale del 39,88% (il non-voto dall’estero ha fatto scendere di diversi punti la percentuale di partecipazione globale). 

Con il ritorno del presidente dal soggiorno in Germania per il suo secondo ricovero, l’attività politica è stata rilanciata da qualche settimana sotto diversi punti di vista. Lo scorso 18 febbraio, Tebboune ha inoltre annunciato la dissoluzione del Parlamento a seguito dell’approvazione del nuovo codice elettorale verso nuove elezioni parlamentari indette per il prossimo 12 giugno, il rimpasto di governo e la grazia accordata a numerosi detenuti d’opinione algerini arrestati arbitrariamente hanno fatto parlare di un’ampia apertura delle istituzioni alle richieste dell’Hirak “benedetto”, guarda caso a qualche giorno dal secondo anniversario delle proteste.

La palla resta però nelle mani dei soliti, e dall’altra parte (quella popolare) non sembra esserci al momento la volontà di partecipare al gioco politico, attraverso la strutturazione in forme partitiche che possano effettivamente contribuire dall’interno alla costruzione della tanto attesa nouvelle Algérie.

Il 26 febbraio scorso si è celebrato l’acte106 dell’Hirak – il conteggio delle manifestazioni pubbliche non si è mai interrotto dal 22 febbraio 2019 – tornato “in forma e forza”. 

Il ritorno dell’Hirak, come anticipato in precedenza, è segnato dagli slogan abituali, la rivendicazione generale rimane quella di un cambio radicale di regime. Le manifestazioni di questi ultimi giorni sono state accompagnate anche da diversi arresti di manifestanti e giornalisti. 

La storia sembra ripetersi, insomma, ma sul campo rimangono aperte ancora diverse questioni: tra queste, se e in quali termini il movimento sarà capace di generare proposte sul piano politico in vista di una piena partecipazione alla costruzione della nuova Algeria tanto desiderata.

 

 

Fonti e approfondimenti

APS, Le Conseil constitutionnel proclame les résultats définitifs et officiels du scrutin, 12.11.2020.

Benderra O., Gèze F., Lebdjaoui R.; Mellah S., (2020), “Hirak en Algérie -invention d’un soulèvement”, Paris, Ed La Fabrique.

Filiu J., (2019), “Algérie la nouvelle indépendance”, Paris, Seuil.

Kessous M.,  “Le président Tebboune de retour en Algérie après deux mois d’absence”, Le Monde, 30.12.2020.

Meddi A., “Algérie : ce qui se joue derrière la révision de la Constitution”, Le Point, 21.09.2020.

Mouloudj M., “Le Hirak, en forme et en force”, Liberté, 27.02.2021.

Salem Y., “Marches du vendredi après la reprise du hirak à l’est: Le peuple réclame le changement radical du régime”, El Watan, 27.02.2021.

TSA, “Hirak : rassemblement à Paris à l’occasion du 2e anniversaire”, 21.02.2021.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

Be the first to comment on "Secondo tempo per l’Hirak: il ritorno in scena del movimento algerino"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: