Che cos’è e come funziona l’FBI

FBI
Shinsuke Ikegame - Wikimedia Commons - Licenza CC BY 2.0

Il Federal Bureau of Investigation (FBI) è una delle agenzie di intelligence e sicurezza interna più importanti e radicate sul suolo statunitense. Fondata nel 1908 come Bureau of Investigation (BOI), una piccola agenzia con soli 34 impiegati, è negli anni cresciuta grandemente, arrivando a contare oggi più di 35.000 dipendenti, distribuiti in circa 450 uffici negli USA, nonché qualche decina all’estero. Con un budget di 9,7 miliardi di dollari nel 2021, l’FBI riceve una quantità di fondi inferiore rispetto ad altre agenzie federali statunitensi – meno dei 15 miliardi della CIA e dei 49 miliardi del DHS.

Oltre alle funzioni anticrimine, l’FBI ha mandato di tutelare la sicurezza nazionale facendo attività di controspionaggio sul fronte interno – mentre alla CIA sono affidate le operazioni di intelligence verso l’esterno.

Le origini dell’FBI

Il 26 luglio 1908 Charles J. Bonaparte creò il primo embrione dell’FBI istituendo il Bureau of Investigation (BOI) all’interno del Dipartimento di giustizia, soddisfacendo la richiesta di far nascere un ente investigativo interno agli USA.

Le prime attività del BOI furono premonitrici di quella che sarebbe stata la direzione presa dal Bureau in tutta la sua storia, segnata soprattutto dal controllo e dalla repressione di movimenti progressisti, nonché da una profilazione marcatamente razzista e discriminatoria nelle proprie attività. I cosiddetti Palmer Raids del 1919-1920 furono una serie di azioni che portarono all’arresto di numerosi attivisti – o sospettati tali – vicini alle idee comuniste o anarchiche negli USA, negli anni del cosiddetto Red Scare, segnati da attentati terroristici rossi negli Stati Uniti e dalla paura dell’influenza della recente rivoluzione bolscevica in Russia sulla scena sociale e politica statunitense. Gli arresti riguardarono in particolare immigrati, tra cui molti russi o italiani, risultando in un’ondata di deportazioni, spesso contro persone non coinvolte in alcuna attività politica, in aperta violazione del Primo Emendamento e della libertà di parola che questo riconosce.

Nei primi anni Venti ci fu anche la cesura storica che segnò una svolta netta nella crescita dell’FBI: nel 1924 venne nominato direttore J. Edgar Hoover. Hoover è stato il principale responsabile della crescita del Bureau, riorganizzando e professionalizzando ulteriormente l’ufficio, dividendo le operazioni in base alle competenze e alle necessità. Nel 1932 Hoover fece istituire a Quantico, in Virginia, un laboratorio tecnico per effettuare analisi forensi di grafia, impronte digitali, armi da fuoco e altre fonti di informazioni rilevanti per indagini penali. Nel 1935 venne poi fondata l’accademia nazionale per l’addestramento delle nuove reclute e l’ufficio venne rinominato nel suo attuale nome: FBI. Dopo la guerra, le attività si concentrarono sulle indagini sull’attività comunista reale e presunta negli Stati Uniti.

L’FBI negli anni Cinquanta e Sessanta: il COINTELPRO

Come è noto, gli anni Cinquanta e Sessanta furono piuttosto intensi dal punto di vista del conflitto sociale negli Stati Uniti, con il movimento per i diritti civili degli afroamericani che occupò gran parte della scena politica in quegli anni, insieme a quello contro la guerra in Vietnam. L’FBI, sempre guidato dallo storico direttore Edgar Hoover, mise in campo un programma di sorveglianza, controllo e repressione dei movimenti sociali progressisti, in particolare contro gli attivisti afroamericani, chiamato COINTELPRO (COunter INTELligence PROgramme).

Negli anni del maccartismo – ovvero, dell’intenso sentimento anticomunista che permeò la politica statunitense, creando una vera e propria “caccia alle streghe” per individuare attivisti e sostenitori del comunismo negli USA – l’FBI agì, come durante il Red Scare, con l’obiettivo di disgregare i movimenti progressisti, giustificando le proprie azioni in nome del contenimento della minaccia comunista, sostenendo che questi movimenti avessero legami con questa ideologia. L’attivismo femminista, il movimento contro la guerra in Vietnam, le prime organizzazioni ambientaliste, il Black Panther Party e tutto lo spettro di associazioni afroamericane furono strettamente sorvegliate dal Bureau, in un’azione di repressione coordinata.

Uno dei critici principali dell’agenzia in questo periodo fu Martin Luther King Jr., principale esponente del movimento per i diritti civili e sorvegliato speciale dell’FBI negli anni Cinquanta e Sessanta. Come molti altri, King biasimò la targetizzazione dell’FBI dei movimenti progressisti, cui faceva da contraltare l’inazione nei confronti dei suprematisti bianchi, un leitmotiv che si è riproposto altre volte nella storia del Bureau. L’FBI rispose alle critiche di King in maniera estremamente dura, ripresentando uno schema di azioni che non escludeva la possiblità di atti violenti nei confronti dei principali esponenti dei movimenti sotto il controllo del COINTELPRO. Nel 1964 il Bureau spedì a King una lettera anonima di minacce e probabilmente, come riconosciuto da una Commissione della Camera dei Rappresentanti nel 1979 e da una giuria di Memphis in una causa civile del 1999, fu in qualche misura coinvolto nell’assassinio del leader afroamericano, in un periodo in cui l’FBI utilizzò gli omicidi politici in altri casi come, ad esempio, quello di Fred Hampton.

L’FBI e la risposta al terrorismo

Il COINTELPRO si interruppe ufficialmente nel 1971. Negli anni Ottanta l’ufficio ha concentrato gran parte della sua attenzione sul traffico internazionale di droga e sulla criminalità dei colletti bianchi. A partire dagli anni Novanta, ha adottato programmi per combattere la criminalità informatica, in parallelo allo sviluppo di Internet e l’espansione dell’e-commerce. 

Negli anni recenti, anche il terrorismo è diventato una preoccupazione centrale del Bureau, in particolare in seguito agli attacchi contro il World Trade Center del 1993 e ad altri contro obiettivi statunitensi all’estero. Dopo l’11 settembre 2001 il governo investì risorse aggiuntive nelle attività di antiterrorismo negli USA di cui beneficiò anche l’FBI. Soprattutto, i suoi poteri di sorveglianza dei cittadini statunitensi e dei residenti stranieri sono stati notevolmente ampliati dall’USA PATRIOT Act, dando al Bureau più poteri riguardo la possibilità di registrare le conversazioni o monitorare le attività internet delle persone sotto sorveglianza. 

Nel 2003 l’FBI ha istituito un Office of Intelligence per gestire le sue attività di raccolta di informazioni e per coordinare i suoi sforzi con la CIA. Nel 2006 l’American Civil Liberties Union ha rivelato che l’FBI stava spiando numerosi gruppi di attivismo politico negli Stati Uniti, un’accusa che l’FBI ha negato ma che è stata poi confermata dall’Ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento di giustizia nel 2010, che già nel 2007 aveva messo in luce come in molti casi le ragioni del controllo portato avanti dall’agenzia tra il 2003 e il 2005 fossero infondate. Allo stesso tempo, il Bureau – come altri corpi di law enforcement statunitensi nel periodo – è stato accusato di profilazione e targetizzazione di persone islamiche o di origine araba, nel periodo di aspre discriminazioni nei confronti di queste comunità che è seguito agli attacchi dell’11 settembre. Nel 2015 poi l’USA PATRIOT Act è stato sostituito dall’USA FREEDOM Act, che ha ridotto parte della portata dell’atto precedente ma ha mantenuto molti dei poteri di sorveglianza dell’FBI derivanti dagli attacchi dell’11 settembre.

L’FBI oggi

Per tutta la sua storia l’FBI ha attirato molte critiche con le sue azioni, in particolare da parte dei movimenti progressisti. Il suo sviluppo, sin dalle origini, è stato indubbiamente segnato da una targetizzazione molto specifica di alcuni gruppi sociali, con attività che spesso sono state – e sono tuttora – in aperta violazione delle libertà di espressione e associazione garantite dalla Costituzione. 

Altre azioni di repressione degli ultimi anni sono state quella condotta contro il movimento Occupy, all’inizio del decennio scorso; quella contro i nativi americani che protestavano la costruzione del Dakota Access Pipeline; la sorveglianza nei confronti degli attivisti ambientalisti, nonché di quelli del movimento contro la brutalità poliziesca. Soprattutto, a queste azioni contro la presunta radicalizzazione dei movimenti di sinistra non è mai corrisposta un’attività così coordinata e capillare contro l’estrema destra, nonostante diversi report che mostrino come l’FBI sia a conoscenza delle infiltrazioni dei movimenti neofascisti statunitensi tra le sue fila, nonché della minaccia che questi costituiscono per la sicurezza nazionale, in particolare dopo l’insurrezione a Capitol Hill del 6 gennaio. Tutto questo getta più di qualche ombra su un’agenzia federale che non è mai stata del tutto imparziale nel suo secolo e più di storia.

 

Fonti e approfondimenti

Federal Bureau of Investigation, Britannica.

Goitein, Elizabeth,How the FBI Violated the Privacy Rights of Tens of Thousands of Americans”, Brennan Center for Justice, 22/10/2019.

Laub, Zachary,The FBI’s Role in National Security”, Council on Foreign Relations, 21/06/2017.

Mission & Priorities — FBI.

Myers, Lisa,A Brief History of the FBI”, Northwest Career College, 05/11/2019.

Rossi, Enrico,Il quarto pilastro dell’impero”, Limes, 03/02/2021.

Speri, Alice, “The FBI Has a Long History of Treating Political Dissent as Terrorism”, The Intercept, 22/10/2019.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

1 Comment on "Che cos’è e come funziona l’FBI"

  1. Ciao Cecilia (e chiaramente anche Emanuele),
    Sapevi che mio babbo era una vittima del maccartismo? Per tanti anni ha lavorato organizzando mezzadri (?) negri in Mississippi e Alabama.
    Diversi anni dopo quando lavorava per la FAO a Roma (non affiliato alla rappresentanza USA), e stato licenziato con scusa di povero lavoro. Non era vero: e stato perseguito fino a Roma!! Con molta fatica e riuscito a dimostrato che era il Dipartimento di Stato che voleva eliminare possibili imbarazzi per il nuovo direttore del instituto e chiese il suo licenziamento. Gli hanno – ci hanno – tolto i nostri passaporti e per parecchio tempo la sua/nostra vita a Roma e diventata un vero inferno. Che fare? Dove andare? Si considerava asilo in India. . .
    Dopo tante battaglie ha vinto la sua causa contro il governo. Però e stata una storia allucinante!
    Lui non ha mai voluto ritornare in America.
    Un giorno ne parleremo.
    A presto
    Yosi.

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