Ricorda 1631: La battaglia di Breitenfeld

battaglia di Breitenfeld
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Unknown author - Wikipedia commons

La battaglia di Breitenfeld, combattuta il 17 settembre del 1631 tra le forze protestanti del re di Svezia, Gustavo II Adolfo, e l’esercito del Sacro Romano Impero comandato dal conte di Tilly, rappresenta uno dei punti di svolta della Guerra dei trent’anni, se non dell’intera storia militare. Nel contesto di uno dei conflitti più sanguinosi e devastanti della storia europea, in un’epoca “ibrida” dal punto di vista degli armamenti, dove ancora soldati armati di lunghe picche e protetti da corazze venivano fiancheggiati da archibugieri e cannoni da campo, l’esercito di Gustavo Adolfo diede prova di incredibile mobilità e rapidità di fuoco, sbaragliando gli imperiali del conte di Tilly e imponendo sui campi di battaglia d’Europa un nuovo modo di combattere.

Contesto storico

La Guerra dei Trent’anni (1618-1648) costituisce uno dei fenomeni più complessi della Storia Moderna. Le cause profonde del conflitto possono essere rintracciate a grandi linee nella Pace di Augusta del 1555, più di mezzo secolo prima dello scoppio della guerra nel 1618. Di fatto, la pace di Augusta aveva messo fine alle frequenti lotte tra cattolici e protestanti all’interno del Sacro Romano Impero, in particolare in Germania, prevedendo l’obbligo per i sudditi di seguire la religione del proprio sovrano in base al principio del “cuius regio, eius religio”

Essendo la Germania dell’epoca una compagine politica frammentata in una molteplicità di Stati, ognuno con un proprio sovrano, anche se assoggettato all’imperatore (carica elettiva), l’imposizione del principio del cuius regio, eius religio aveva determinato la divisione del Sacro Romano Impero tra Stati protestanti e Stati cattolici. Ne conseguì una profonda tensione tra le due fazioni religiose interne all’impero.

Il precario equilibrio tra la parte protestante e la parte cattolica si ruppe definitivamente nel 1617, quando il cattolico arciduca d’Austria, Ferdinando, assunse la corona di Boemia, Paese all’epoca a maggioranza protestante. Il nuovo sovrano cattolico prese immediatamente dei provvedimenti al fine di reprimere i protestanti di Boemia, seguendo il principio del cuius regio, eius religio, ma ignorando quanto stabilito dalla Lettera di Maestà, concessa dall’imperatore Rodolfo II nel 1609. Tale documento garantiva la libertà di culto sia ai cattolici che ai protestanti in Boemia. 

La politica pro-cattolica del sovrano innescò la sollevazione dei nobili protestanti di Boemia che convocarono gli stati generali nel 1618, poi dichiarati illegali dai rappresentanti del re. A quel punto i nobili protestanti insorsero, assaltando il castello di Praga e catturando e defenestrando gli ambasciatori regi. La rivolta boema e il celebre episodio della defenestrazione di Praga segnarono l’inizio del conflitto. 

L’Europa in Guerra e l’intervento della Svezia

La rivolta Boema determinò la durissima risposta delle forze imperiali e cattoliche, le quali temevano un’alterazione dell’equilibrio a favore delle potenze protestanti. Le forze di Ferdinando II (imperatore dal 1619) invasero la Boemia e nel 1620 sbaragliarono i protestanti nella Battaglia della Montagna Bianca. La situazione disperata della Boemia determinò l’entrata in guerra contro Ferdinando (in fasi successive) delle altre forze protestanti interne all’impero, ma anche dal resto d’Europa (Olanda e Danimarca). Tuttavia, la superiorità militare Imperiale rimase indiscussa fino al 1630, quando il re di Svezia, Gustavo II Adolfo, decise di intervenire nel conflitto.

Le motivazioni che portarono il sovrano svedese a intervenire sono sia politiche che religiose. Da una parte, Gustavo Adolfo aveva come obiettivo quello di evitare il totale annientamento delle forze protestanti, dall’altra, la Svezia aveva bisogno di costituire un punto d’appoggio in Germania del nord al fine di assicurare la difesa dei propri territori. 

Giunto in Germania Gustavo Adolfo, fu l’esercito imperiale di Johann Tserclaes, conte di Tilly, a marciare contro le forze del sovrano svedese. Avanzando verso il proprio avversario, Tilly invase la Sassonia, spingendo quest’ultima ad allearsi con la Svezia. Il 17 settembre del 1631, i due eserciti avversari si incontrarono nei pressi di Breitenfeld con l’intento di darsi battaglia. I 35.000 esperti soldati di Tilly si trovavano di fronte ai 24.000 uomini di Gustavo Adolfo, rafforzati da 18.000 sassoni, per un totale di 42.000. Sebbene superiori numericamente, l’esercito protestante era composto in gran parte da reclute, e non da professionisti come nel caso degli imperiali. I due eserciti in campo si equivalevano, ma furono le tattiche utilizzate e l’armamento, piuttosto che il numero o l’esperienza, a determinare l’esito della battaglia. 

Le forze a confronto

Il tercio imperiale

Sin dalla prima metà del XVI secolo, i campi di battaglia europei erano stati dominati dal tercio (plurale tercios), una formazione militare ideata dagli spagnoli, e poi adottata dalle altre potenze, consistente in un nucleo centrale di picchieri disposti a quadrato, il quale era attorniato da archibugieri e moschettieri. Tale formazione consentiva ai soldati armati di lunghe picche di respingere gli attacchi di cavalleria, mentre il fuoco degli archibugieri creava scompiglio nelle formazioni di fanteria avversarie. Sebbene formidabile, il tercio era una formazione molto lenta che impediva l’esecuzione di rapide manovre. Tuttavia, considerato il suo successo sui campi di battaglia per oltre un secolo, il tercio costituiva agli occhi dei militari dell’epoca l’elemento imprescindibile di ogni vittoria; il conte di Tilly non faceva eccezione.

In termini di composizione, l’esercito imperiale, come accadeva spesso in quell’epoca, era composto principalmente da soldati professionisti, per lo più mercenari stranieri. Si trattava dunque di un’armata privata.

L’esercito svedese

Nel periodo precedente al conflitto, Gustavo Adolfo aveva dato inizio a una serie di innovazioni dal punto di vista militare destinate a cambiare per sempre la concezione della guerra. A differenza di quanto accadeva per le maggiori potenze europee, il re di Svezia aveva introdotto la coscrizione nel proprio Paese. Ciò gli aveva permesso di creare uno dei primi eserciti nazionali, costituito da soldati accomunati dalla stessa lingua e dalla stessa religione. Certamente, rimase comunque una componente straniera nell’esercito di Gustavo Adolfo (a Breitenfeld combatterono per il re anche dei contingenti scozzesi), ma la maggioranza degli uomini al servizio del sovrano erano svedesi. 

Inoltre, ancor più degno di nota, Gustavo Adolfo, adottò un equipaggiamento standard per le proprie truppe, il quale veniva imposto anche alle componenti straniere del proprio esercito. Per esempio, rese obbligatorio l’utilizzo della bandoliera per i moschettieri e gli archibugieri. 

Ma l’innovazione più importante era costituita dall’adozione di nuove tattiche. Gustavo Adolfo, abbandonò l’utilizzo del tercio, riducendo il numero di picchieri nel proprio esercito e preferendo invece schierare i propri soldati con armi da fuoco in linea. Tale decisione permetteva alle formazioni svedesi di coprire un fronte più ampio, e soprattutto consentiva ai soldati di sparare a salva, ossia di aprire contemporaneamente il fuoco contro le formazioni nemiche di modo tale da creare una vera e propria tempesta di pallottole sui propri avversari, devastandone la formazione. I picchieri venivano comunque impiegati come forza di supporto, al fine di proteggere gli archibugieri e i moschettieri, ma il loro ruolo era ormai ridotto radicalmente. 

Infine, il re svedese preferì l’impiego di cannoni più leggeri, con un calibro minore ma dotati di maggiore mobilità, denominati cannoni reggimentali. Gustavo Adolfo preferiva schierare i suoi pezzi di artiglieria anche di fronte al proprio esercito e a supporto della fanteria, piuttosto che solo nelle retrovie, come facevano invece gli imperiali, i quali utilizzavano pezzi d’artiglieria decisamente più grossi e potenti, ma molto più lenti.

La battaglia

Ad aprire le danze sul campo di Breitenfeld furono le artiglierie dei due eserciti; i cannoni del Tilly bombardarono le formazioni svedesi e sassoni, ma furono i più leggeri cannoni di Gustavo Adolfo ad avere la meglio nello scambio di fuoco. Di fatto, la manovrabilità dei pezzi svedesi permise ai protestanti di mantenere una frequenza di fuoco maggiore, infliggendo diverse perdite agli imperiali.

Visti gli scarsi risultati ottenuti dall’artiglieria, le forze del Tilly decisero di sferrare un attacco frontale. La formazione imperiale era coperta sul fianco destro dalla cavalleria comandata da Fürstenberg, mentre l’ala sinistra era costituita dai cavalieri capeggiati dal conte di Pappenheim. Intravedendo la possibilità di sbaragliare il fianco sinistro della formazione protestante, costituito dalle forze sassoni, Fürstenberg si scagliò alla carica con la sua cavalleria; la sua intuizione si rivelò esatta e i sassoni furono sbaragliati rapidamente, esponendo pericolosamente il fianco sinistro svedese alla cavalleria imperiale.

Anche se l’attacco del Fürstenberg si rivelò un successo, la sua manovra avventata aveva costretto il conte di Pappenheim ad avanzare con la propria cavalleria contro gli svedesi, al fine di impedire un disallineamento dell’esercito imperiale. Ma la cavalleria del Pappenheim non ebbe altrettanto successo, e dopo una serie di attacchi fallimentari contro gli svedesi, le forze imperiali persero l’impeto e iniziarono ad arretrare.

Era il momento per Gustavo Adolfo di contrattaccare. La manovrabile artiglieria svedese aprì nuovamente il fuoco sui soldati imperiali in arretramento, mentre la cavalleria, appoggiata da moschettieri e archibugieri, sbaragliò il fianco sinistro della formazione imperiale

La capacità di difesa e la frequenza di fuoco svedese avevano prevenuto il cedimento del fronte, mentre la scarsa manovrabilità dei tercios imperiali, impedì al conte di Tilly di sfruttare a pieno la rotta sassone. Di fatto, anche se messi in difficoltà sul fianco sinistro, gli svedesi erano riusciti a mantenere la situazione sotto controllo. 

Una volta sbaragliata l’ala sinistra imperiale, Gustavo Adolfo poteva concentrare le sue forze per sconfiggere le forze rimanenti del Tilly. Ancora una volta, la manovrabilità della fanteria e dell’artiglieria svedese si rivelarono fondamentali, consentendo al fianco destro di Gustavo Adolfo di richiudersi rapidamente sul nemico. Il fuoco a salva degli archibugieri e moschettieri disposti in linea gettò i tercios imperiali nel panico; Tilly non ebbe altra scelta se non quella di arretrare per evitare di perdere la totalità del suo esercito. Gli imperiali lasciarono sul campo ben 8.000 morti contro le sole 2.000 perdite degli svedesi.

Conseguenze

Le tattiche adottate dagli svedesi nella battaglia di Breitenfeld portarono a compimento la rivoluzione militare già iniziata nel secolo precedente, il quale aveva visto il sempre più diffuso impiego delle armi da fuoco sui campi di battaglia. Le innovazioni tattiche e tecnologiche adottate da Gustavo Adolfo vennero presto imitate da tutte le altre grandi potenze europee. Gli archibugieri e i moschettieri schierati in linea soppiantarono presto la formazione del tercio, mentre i picchieri persero gradualmente la loro importanza fino a scomparire dai campi di battaglia. La manovrabilità e rapidità costituivano la nuova formula per la vittoria negli scontri campali. 

Sebbene la battaglia di Breitenfeld abbia costituito un punto di svolta per l’andamento della guerra, segnando la riscossa protestante, il conflitto si protrasse per ancora molti anni coinvolgendo anche altre potenze europee, come la Francia, la quale, seppure cattolica, decise di schierarsi con i protestanti contro il sacro Romano Impero (nemico di sempre) e la Spagna, che già nelle fasi iniziali del conflitto era scesa in campo a fianco degli imperiali. La guerra si concluse solo nel 1648 con la pace di Vestfalia.   

 

Fonti e approfondimenti

The Thirty Years’ War, Britannica, accesso effettuato il 10 giugno 2021.

Charles Beuck, 1631: The Swedish Victory at the Battle of Breitenfeld, Medium, 12 novembre 2019.

Jonathan Webb, Battle of Breitenfeld, 1631, the Art of Battle: Animated Battle Maps, accesso effettuato il 10 giugno 2021.

Andrew Erskine, Pavia, Nieuwpoort and Breitenfeld, The changing role of infantry during the European Military Revolution 1525-1631, pubblicato da ‘University of Prince Edward Island’, 2018.

 

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

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