Uomo, donna, X: l’Argentina sceglie la carta d’identità per persone non binarie

Orgullo Rosario 2018
@JuanPajaroVelasquez - Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0

Il 20 luglio 2021, il presidente argentino Alberto Fernández ha firmato un decreto (Decreto 476/2021) per aggiungere una terza opzione di genere (oltre alla tradizionale divisione binaria uomo/donna) su tutte le carte d’identità (DNI – Documento Nacional de Identidad) e sui passaporti emessi dallo Stato argentino. 

Con questo decreto, già entrato in vigore, coloro che non si identificano né con il genere maschile né con quello femminile potranno richiedere al Registro Nazionale delle Persone (Renaper) un documento in cui il genere sia indicato con una “X” e non con le classiche “M” o “F”. Questa dicitura potrà essere selezionata da chiunque lo desideri, inclusi i residenti permanenti non argentini. 

L’Argentina è diventata così il primo Paese dell’America latina a riconoscere legalmente il genere non-binario sui documenti ufficiali. 

Quali sono i diritti della comunità LGBTQ+ in Argentina? 

La misura è una risposta alle richieste di vari movimenti vicini alla comunità LGBTQ+ che da anni si battono affinché le persone non binarie possano vedere riconosciuta la propria identità pubblicamente e legalmente.  

Negli ultimi dieci anni, grazie soprattutto ai  governi di impronta kirchnerista e a una serie di riforme, l’Argentina è diventata, almeno dal punto di vista legislativo, uno dei Paesi più aperti e progressisti della regione in termini di difesa dei diritti della comunità LGBTQ+

Nel 2010, l’Argentina ha approvato una legge che riconosce il matrimonio egualitario. Un ulteriore esempio riguarda una riforma approvata con larga maggioranza a fine giugno del 2021. Basata su un decreto presidenziale del 2020, essa prevede che almeno l’1% delle posizioni nel settore pubblico venga riservato a persone transgender e si abbina a un provvedimento sulla non discriminazione del lavoro. Inoltre, sono stati introdotti incentivi economici per le aziende private che assumono persone trans. 

Tale riforma nasce dalla volontà di favorire, anche attraverso nuovi percorsi formativi, un inserimento delle persone transgender nel mercato del lavoro che sia legale, evitando le discriminazioni che storicamente hanno costretto molti membri di questa comunità a lavorare in nero. 

Come precisato da Alba Rueda, sottosegretario argentino per le Politiche della diversità nel ministero delle donne, del genere e della diversità e prima persona transgender a ricoprire un incarico politico di rilievo nazionale nel Paese:

«Un altro aspetto è la formazione per gli aspetti fondamentali del lavoro. Per il 90% della popolazione trans, avere un’assicurazione sanitaria, un piano pensionistico, vacanze pagate e una proiezione di vita basata sulla tua capacità di lavorare è una cosa nuova».

La questione dell’identità di genere

Già nel 2012, l’Argentina ha approvato la legge 26.743 (Ley de identidad de género), che riconosce il diritto all’identità di genere come un’esperienza interna e soggettiva che non dipende dalle caratteristiche biologiche di ciascuna persona. 

Con tale legge veniva riconosciuto il diritto delle persone transgender a ottenere una rettifica del proprio genere sui documenti ufficiali. Significativamente, tale norma si applica a chiunque lo richieda e non prevede che il richiedente abbia iniziato o voglia iniziare un percorso di transizione dal punto di vista medico. 

La legge del 2012 rimaneva, però, in parte ambigua. Negli ultimi anni, in molti in tutto il Paese hanno ottenuto – per via amministrativa o giudiziaria – la rettifica dei loro certificati di nascita affinché essi non registrino il loro genere o riportino un’altra identità al di fuori della norma binaria di genere. 

Tuttavia, il Renaper, durante l’amministrazione del governo di Macri, non ha emesso carte di identità in linea con i certificati di nascita rettificati, lasciando decine di persone senza documenti, soprattutto nelle province più isolate del Paese. In questo senso, la misura approvata da Fernández non fa altro che applicare la legge del 2012 anche al Renaper, fornendo l’opzione chiara e inequivocabile dell’utilizzo della “X”.

Lo scopo della legge

Proprio per tale ragione in molti nel Paese hanno deciso di muoversi per vie legali, facendo causa al Renaper e allo stesso Stato argentino per vedere riconosciuto il proprio diritto a ricevere dei documenti che possano sentire propri. 

Numerosi quotidiani argentini, tra cui il giornale Clarín, hanno raccontato nelle ultime settimane le storie di coloro che per anni si sono mobilitati per rivendicare i propri diritti e che sono stati fra i primi a richiedere una rettifica dei propri documenti.  

Uno degli esempi riportati è quello di Jamaica, a cui dal 2019 è stato più volte negato il diritto a ricevere un documento che riportasse correttamente la sua identità non binaria. In tali mesi Jamaica – secondo il racconto dell’avvocato che ha seguito il suo caso – non ha potuto attivare carte di credito o di debito, non ha potuto sottoscrivere un’assicurazione sanitaria, non ha potuto vaccinarsi. Avrebbe potuto farlo solo accettando che il suo documento indicasse un genere che non sentiva come proprio. 

L’impatto della riforma 

Oltre a restituire la dignità a tutti coloro che hanno condotto una lunga serie di battaglie legali negli ultimi anni, il decreto ha l’obiettivo di contrastare la diffusa violenza che vive ogni giorno la comunità LGBTQ+ e di riconoscere formalmente un intero nuovo spettro di esperienze legate al genere, alla sessualità e all’identità.

Una riforma puramente formale può avere un effetto limitato, se non accompagnata da una mirate misure che vadano ad avere un impatto più profondo sulla società. Tuttavia, secondo Ricardo Vallarino, direttore esecutivo dell’associazione “100% Diversidad y Derecho”, intervistato dal giornale “La Nación”:

«Questo tipo di riconoscimento funziona come una gigantesca promozione dei diritti, perché comincia a essere più leggibile socialmente che il genere è qualcosa di più fluido e con più sfumature di quanto si pensasse. La nostra esperienza è che quando questo accade, le molestie, la discriminazione nell’accesso a tutti i tipi di diritti e la violenza diminuiscono».

Il riconoscimento di tale diritto potrebbe inoltre essere utile a migliorare l’attuale conoscenza delle condizioni di coloro che si identificano come appartenenti al genere non binario, soprattutto perché questo gruppo – così come il resto della comunità LGBTQ+ – è stato storicamente costretto a rendersi invisibile per sfuggire a violenze e persecuzioni.

Al momento, infatti, non esistono informazioni precise riguardo ai membri di tale comunità, né in termini di numeri né in termini di condizione socioeconomica dei suoi membri: l’utilizzo dei nuovi documenti potrebbe favorire una modifica dei sistemi di censimento. Questo processo potrebbe portare – come sottolineato da alcuni esperti – a un aggiornamento delle statistiche e delle misure pensate per prevenire la violenza di genere, che al momento prendono in considerazione esclusivamente l’esperienza delle donne cisgender. Allo stesso tempo, la creazione di liste ufficiali di persone non binarie dovrà essere portata avanti con cautela e nel rispetto della tutela della privacy, per evitare che le liste stesse possano trasformarsi in strumenti di discriminazione.  

Le prime criticità 

Questa riforma ha avuto sin dall’inizio un percorso non privo di problematiche. Fernándezche ha sempre voluto presentarsi come un progressista in merito –  ha scelto di cogliere l’occasione dell’annuncio del decreto per consegnare personalmente i primi tre documenti emessi con la nuova dicitura “X” a tre persone che si sono distinte per la lotta portata avanti negli ultimi anni proprio col fine di promuovere un cambiamento dei documenti di identità. 

Una di esse, Valentine Machado, durante la cerimonia ha mostrato una maglietta con la scritta “Noi non siamo X“. Allo stesso tempo, dal pubblico, un membro dell’associazione “Asamblea No Binarie de Buenos Aires”, ha gridato: «Siamo travestiti, lesbiche, queer, non-binarie, transgender. Il mio sentimento interno non è una “X”, e voglio che sia chiaro». Secondo alcuni, infatti, l’introduzione della dicitura “X” rimane riduttiva e incompleta in quanto non esprime appieno lo spettro di possibili identità di genere esistenti. 

Altri attori, come alcuni degli avvocati che hanno assistito le persone non binarie nelle battaglie legali degli ultimi anni, hanno poi sottolineato come sia necessaria una forte azione di pressione sui governi e sulle amministrazioni locali affinché i nuovi diritti vengano riconosciuti effettivamente in tutto il Paese, cosa che in passato si è già rivelata particolarmente complessa. 

Altri ancora hanno poi deciso di non richiedere il nuovo documento, temendo che esso possa servire come un nuovo strumento di discriminazione, spesso portata avanti dallo Stato stesso. Evelyn Menino, una persona non binaria che vive a Tucumán, intervistata dal giornale “Clarín”, ha dichiarato di non aver intenzione di richiedere la nuova carta d’identità per timore delle possibili reazioni, anche violente, che potrebbe dover affrontare nel mostrare tale documento. 

Una serie di interrogativi per il futuro  

L’approvazione di questo decreto solleva poi una serie di questioni per il futuro a cui il governo dovrà fornire una risposta nei prossimi mesi. 

Al momento è in vigore in Argentina una legge che prevede che le liste elettorali presentate siano composte al 50% da donne. Alcuni si sono, quindi, interrogati su quale sarà il ruolo che giocheranno le persone non binarie, ipotizzando sia che esse vadano a confluire nella quota attualmente riservata alle donne, ma anche che venga prevista un’ulteriore quota loro riservata. 

Altra tematica rilevante è la differenza tra uomini e donne prevista dall’attuale sistema pensionistico argentino, che prevede un’età minima per avere accesso alla pensione di 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Anche in questo caso, si è ipotizzato che possa essere data alle persone non binarie la possibilità di scegliere in quale delle due categorie confluire, tuttavia non esiste al momento una soluzione delineata. 

Alba Rueda ha comunque voluto sottolineare che «ci sono diverse questioni che saranno adattate in termini di regolamenti. (…) Fondamentalmente, tutto ciò che si basa sulla struttura binaria del nostro modo di intendere la cittadinanza. Questi sono i luoghi dove si apriranno le questioni». Nell’ottica di Alba Rueda e in quella che sembra essere la prospettiva adottata anche da Fernández, l’obiettivo è quello di ottenere un superamento dell’utilizzo del genere da parte dello Stato. 

 

Fonti e approfondimenti

Agustin Geist, ’A thousand ways to love’: Argentina rolls out non-binary ID cards in Latam first, Reuters, 22/07/2021 

Daniele Mastrogiacomo, L’Argentina riconosce la terza identità di genere: sulla carta d’identità sarà indicata con una X, La Repubblica, 22/07/2021

Delfina Campos, ¿Es el DNI no binario el primer paso para dejar de distinguir por género en Argentina?, Redacción, 03/08/2021

Eleonora Lamm, Una X: un paso para una sociedad de iguales, Revista Anfibia, 

Emilia Vexler, DNI no binario: en una semana hubo 100 solicitudes en todo el país para tener el nuevo documento “X”, Clarín, 31/07/2021

Emily Schmall, Transgender Advocates Hail Law Easing Rules in Argentina,The New York Times, 24/05/2012

Instituto Nacional contra la Discriminación, la Xenofobia y el Racismo (INADI), DNI no binario: un gran paso hacia la visibilización y el reconocimiento a la identidad, Argentina.gob.ar, 21/07/2021

Malén Denis, Argentina passed a quota for employing transgender people. It could save lives, advocates say, The Lily, 02/07/2021

Redacción, Femenino, masculino y X: cómo será el nuevo DNI que anunció el presidente Alberto Fernández, La Nación, 21/07/2021

Sammy Westfall, Argentina rolls out gender-neutral ID, The Washington Post, 22/07/2021

Santiago Brunetto, Historias de quienes recibieron el primer DNI para personas no binarias, Página 12,  21/07/2021

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

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