Il 2021 dell’Unione europea 

2021
@European Parliament - CC-BY-4.0 - Flickr

Il 2021 si è concluso da poco ed è arrivato il momento di trarre un bilancio di quanto fatto e non fatto nell’Unione europea. Le sfide che Bruxelles si è trovata a fronteggiare a inizio anno con una campagna vaccinale anti Covid-19 iniziata da pochi giorni e con un accordo su Brexit strappato all’ultimo momento, nella mattinata della vigilia di Natale 2020 si mostravano particolarmente gravose e la realtà dei fatti non ha tradito le aspettative.

Dopo l’esplosione della pandemia, la gestione delle prime e convulse fasi dell’emergenza e la decisione sulle misure da attuare, che avevano caratterizzato gran parte del 2020, il 2021 si prospettava come l’anno in cui le istituzioni europee e gli Stati membri avrebbero dovuto imparare a convivere con la pandemia, tornando anche a concentrarsi sul resto dell’agenda. E questo è ciò che, almeno in parte, è accaduto.

Campagna vaccinale anti Covid-19 e Green pass

La sfida che ha caratterizzato almeno la prima parte dell’anno delle istituzioni europee ha riguardato la fornitura dei vaccini anti Covid-19. La priorità della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era quella di garantire una copertura vaccinale che potesse assicurare a tutti gli Stati membri di procedere alla loro somministrazione in modo omogeneo e capillare. 

Bruxelles ha, infatti, lavorato per garantire una gestione comune della campagna vaccinale, a partire dal fondamentale ruolo giocato dall’Agenzia europea per i medicinali nel processo di approvazione dei diversi vaccini.
Ha funzionato? A distanza di un anno si può considerare la strategia usata dall’UE un parziale successo. La Commissione europea, grazie agli accordi stipulati con le case farmaceutiche, seppur con qualche problema iniziale, ha fornito nel corso dell’anno un numero di dosi sufficiente ad assicurare la copertura di tutta la popolazione europea

Nonostante questo, tra i Paesi membri permangono differenze enormi sulle percentuali di vaccinati (si pensi che a novembre 2021, in Portogallo più dell’86% della popolazione aveva ricevuto già le due dosi di vaccino, mentre in Bulgaria solo il 22%), ma le ragioni di tali differenze risiedono maggiormente nella gestione delle campagne vaccinali nazionali e nella loro capacità di riuscire ad affiancare alla vaccinazione anche una buona campagna di comunicazione in favore della stessa.

Sulla scia della strategia utilizzata per la gestione della campagna vaccinale, l’UE ha svolto un ruolo fondamentale nel coordinamento della libera circolazione tra gli Stati membri e dall’Unione europea verso i Paesi extra UE. L’impegno di Bruxelles ha avuto come conseguenza la decisione di adottare una certificazione digitale, il cosiddetto Green Pass, identico per ciascun cittadino europeo e ottenibile tramite vaccinazione, un tampone negativo o la certificazione di essere guariti dal Covid-19 negli ultimi sei mesi. 

L’approvazione dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza

Per quanto riguarda la crisi economica e sociale scaturita dalla pandemia da Covid-19, l’anno appena concluso è stato quello in cui si è entrati nel vivo dell’attuazione del Next Generation EU, il piano di aiuti straordinario proposto a maggio 2020 dalla Commissione europea. Durante l’estate, la Commissione europea ha, infatti, disposto l’erogazione di una prima tranche di finanziamenti per gli Stati membri. Il requisito per ottenere il pre-finanziamento era l’approvazione, da parte della Consiglio Ecofin, dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) proposti dai singoli Stati membri. Nel corso dei mesi successivi, tutti i Paesi hanno presentato il loro PNRR alle istituzioni europee, che hanno proceduto all’erogazione dei fondi pattuiti proprio dagli stessi piani. Tutti, tranne Ungheria e Polonia, che hanno rappresentato uno dei problemi interni principali dell’UE.

Polonia e Ungheria

Le tensioni tra i due Paesi dell’Europa orientale e Bruxelles non sono una novità, ma nel 2021 hanno raggiunto livelli critici, tanto da essere giunti molto vicini a un vero punto di rottura. 

Per quanto riguarda la Polonia, nell’ottobre dello scorso anno, una sentenza della Corte suprema polacca in cui viene esplicitamente respinto il primato del diritto UE sul diritto nazionale in merito alla controversa legislazione sull’aborto, ha destato non poche preoccupazioni a Bruxelles.

Sul fronte ungherese, invece, Viktor Orbán ha dimostrato solidarietà e sostegno al governo polacco, dichiarandosi d’accordo con la sentenza della Corte suprema. Oltretutto, l’Ungheria ha paventato la possibilità di un’uscita dall’Unione europea, qualora dovesse diventarne un contributore netto, vale a dire versare al bilancio dell’Unione più di quanto si riceva in cambio. Secondo lo stesso Orbán, tale condizione dovrebbe verificarsi entro il 2030. 

Dopo tante dichiarazioni, alla fine è stata l’Unione europea ad agire, negando a entrambi i Paesi l’anticipo del finanziamento del Next Generation EU. La causa, secondo quanto affermato dal vicepresidente della Commissione, il lettone Valdis Dombrovskis, risiede nel rifiuto da parte di entrambi i Paesi di prendere in considerazioni le raccomandazioni di Bruxelles per quanto riguarda lo Stato di diritto

Il semestre sloveno

I grattacapi di Ursula von der Leyen legati ai presidenti populisti di destra non si sono esauriti con Orbán e Morawiecki. Anzi, ce n’è stato un terzo che, ricoprendo un ruolo di fondamentale importanza, ha rappresentato una grande preoccupazione per tutte le istituzioni europee, il suo nome è Janez Janša.

Janez Janša, presidente del governo sloveno, è una figura molto vicina a Viktor Orbán e alle sue posizioni, tanto da aprire interrogativi riguardo allo stato di diritto, soprattutto per quanto concerne la libertà di stampa, anche in Slovenia. Il fatto che proprio questo Paese abbia ricoperto la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE, dal luglio 2021 a fine dicembre, inizialmente ha destato preoccupazione generale e dubbi. 

Nel complesso, il semestre a guida slovena ha superato le aspettative. Tra i migliori risultati ottenuti figurano il negoziato sull’entrata della Croazia nell’area Schengen (che diventerà effettiva entro la metà del 2022) e la preparazione di dossier legislativi molto importanti – come quelli riguardanti i Digital Markets Act e Digital Services Act pronti per essere discussi e negoziati durante i primi mesi del nuovo anno.

Il pacchetto “Fit for 55”

Il 2021 è stato anche l’anno di un maggiore impegno europeo in termini di cambiamento climatico. In un anno nel quale il tema dell’ambiente è stato al centro della presidenza italiana del G20, le cui parole chiave sono state “People, Planet and Prosperity”, e ovviamente della COP26 di Glasgow, il 14 luglio la Commissione europea ha adottato il pacchetto “Fit for 55”.

Questo pacchetto conteneva una serie di iniziative legislative interconnesse per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e, in particolare, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990. Al centro di tali iniziative vi sono temi che abbiamo imparato a conoscere, come l’efficientamento energetico, la produzione di energia rinnovabile, il sistema di scambio delle emissioni (Emission Trading System) di cui è stata proposta una revisione. Viene posto l’accento sul contributo che ciascun Stato membro dovrà dare per ridurre le emissioni e come possa investire le entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione per progetti legati all’energia e al clima. La revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia propone anche di allineare la tassazione dei prodotti energetici alle politiche dell’UE in materia di energia e clima, al fine di promuovere forme di energia più pulite rispetto all’uso di combustibili fossili. 

L’UE e il resto del mondo

Sulla scena internazionale, l’UE ha visto impegnato il suo Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e il commissario Josep Borrell su diversi fronti. Tra le principali questioni da affrontare vi è stata sicuramente la caduta di Kabul in mano ai talebani nel mese di agosto, ancor prima del termine previsto per il ritiro delle truppe USA dal Paese

Come già accennato, per quanto riguarda il tema dell’ambiente e il multilateralismo, il 2021 ha visto l’organizzazione del G20 sotto la presidenza italiana e della COP26 di Glasgow. In entrambi i contesti l’UE ha illustrato la sua posizione, sebbene il suo obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 non sia stato ampiamente condiviso a livello internazionale

Sulla frontiera orientale, grande pressione è arrivata dai flussi migratori al confine con la Bielorussia. Aljaksandr Lukashenko, presidente della Bielorussia dal 1994, ha, infatti, risposto alle sanzioni di Bruxelles facendo, da un lato, convergere al confine con la Polonia migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’altro minacciando continuamente la sospensione delle forniture di gas russo verso l’Europa.

Il 2022: l’anno che verrà

Il nuovo anno vedrà le istituzioni e gli Stati membri ancora impegnati con la gestione della pandemia, nei suoi effetti sanitari e nelle sue conseguenze economiche. La situazione è, infatti, ancora molto seria se si guarda all’aumento dei contagi registrato nuovamente a partire da questo autunno. 

Il 2022 è iniziato con la presidenza di turno della Francia. Una presidenza particolarmente interessante considerando che andrà a coincidere con la campagna elettorale nazionale, prima, e l’elezione, poi, del nuovo o della nuova presidente della Repubblica francese, il cui primo turno è previsto per il 10 aprile. Alla Francia seguirà poi la Repubblica Ceca, che presiederà i lavori del Consiglio fino alla fine dell’anno, secondo il sistema di turnazione previsto.  

 

Fonti e approfondimenti

ANSA, “Ungheria: si inasprisce scontro con Ue su stato di diritto”, 03/08/2021.

Commissione europea, “Certificato COVID digitale dell’UE”, consultato il 04/01/2022.

Commission europea, COP26 Climate Change Conference.

Commissione europea, Green Deal europeo: La Commissione propone di trasformare l’economia e la società dell’UE al fine di concretizzare le ambizioni in materia di clima, 14/07/2021.

Commissione europea, “Strategia dell’UE sui vaccini”, consultato il 04/01/2022.

Euractiv, “Internal issues aside, Slovenia’s EU presidency a ‘success’”, 30/12/2021.

Herszenhorn David M., Deutsch Jillian, “Brussels gives vaccine strategy an injection”, POLITICO, 17/02/2021.

ISPI, “Polonia: sfida all’Unione Europea”, 08/10/2021.

Lombardini M., “Fit for 55”: il nuovo pacchetto climatico dell’UE e le sfide per l’Italia, ISPI, 20/07/2021.

Parlamento europeo, “Stato di diritto in Polonia e Ungheria: situazione deteriorata”, 16/01/2021.

Virgilio Veronique, “Quali sono i Paesi in Europa che hanno vaccinato di più (e quali di meno)”, AGI Agenzia Italia, 04/11/2021.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

 

 

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