Entro il 2050, gli inquilini della Terra saranno 9.7 miliardi e per garantire a tutti la possibilità di alimentarsi, la produzione di cibo dovrebbe aumentare di circa il 70% rispetto ai livelli del 2009. Vale a dire che, nell’arco di poco più di 40 anni, la produzione di cereali dovrebbe aumentare di circa un miliardo di tonnellate mentre quella di carne di 270 milioni di tonnellate. Se questo aumento fosse generato seguendo gli attuali sistemi di produzione, quali allevamento intensivo e agricoltura sostenuta da pesticidi e fertilizzanti, sarebbe completamente a discapito dell’ambiente. Attività agricole e zootecniche sono infatti responsabili di un quarto della CO2 emessa a livello globale ogni anno e contribuiscono in modo significativo all’inquinamento di suolo e risorse idriche oltre che alla distruzione di foreste ed ecosistemi. E se i novel food aiutassero a coniugare sicurezza alimentare e politiche ambientali, permettendo di produrre più cibo con un minore impatto ambientale?
Cosa sono i novel food?
Il concetto di novel food non è poi così recente. Il Regolamento (CE) 258/97, entrato in vigore nel maggio del 1997, definisce novel food “i nuovi alimenti o ingredienti alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo all’interno dell’Unione Europea”. Nello specifico, sono novel food i prodotti o gli ingredienti alimentari con una struttura molecolare primaria nuova o volutamente modificata, così come gli alimenti costituiti o isolati a partire da vegetali o animali. Inoltre, fanno parte della categoria i prodotti alimentari costituiti o isolati a partire da microrganismi, funghi o alghe e quelli sottoposti a un processo di produzione inedito, che comporta grossi cambiamenti al loro valore nutritivo, ai loro allergeni o alle loro sostanze tossiche.
Sebbene siano passati venticinque anni dall’entrata in vigore di questo Regolamento, la diffusione di questi prodotti all’interno dell’UE è stata piuttosto lenta, necessitando del parere positivo dell’Autorità europea sulla sicurezza degli alimenti (EFSA). Il primo riconoscimento di un novel food è avvenuto solo nel 2004 e ha di fatto aperto la strada al Regolamento UE 2015/2283 e allo snellimento della procedura di autorizzazione.
Entrato effettivamente in vigore nel 2018, questo secondo Regolamento ha assegnato alla Commissione europea il compito di valutare ed eventualmente concedere l’autorizzazione ai novel food, chiamando in causa l’EFSA solo se necessario. Ciò ha fatto sì che la lista di novel food si sia allungata e continui ad allungarsi costantemente.
Col nuovo Regolamento, alle categorie di novel food individuate alla fine degli Anni Novanta, si sono aggiunti alimenti derivanti da colture di cellule o tessuti animali e vegetali, prodotti derivanti o costituiti da insetti e frutti non autoctoni oltre che prodotti derivanti da animali clonati e nanotecnologie. Inoltre, sono entrati a far parte di novel food ingredienti alimentari usati per gli integratori (baobab, alga spirulina, semi di chia) e prodotti alimentari estratti da cocco, fagioli neri, batteri e funghi. Non fanno, invece, parte di novel food gli alimenti prodotti da enzimi, additivi, aromi, vitamine e minerali nonché gli organismi geneticamente modificati (OGM), normati separatamente.
Insetti, funghi e carne coltivata
Secondo l’ultimo rapporto di FAO sul futuro della food safety, cinque sono le tipologie di novel food che con la loro diffusione potrebbe accelerare la creazione di sistemi agro-alimentari e scelte di consumo più sostenibili: insetti edibili, meduse, alghe e alimenti a base vegetale in alternativa alle proteine animali oltre che alimenti a base cellulare. A queste categorie, l’EFSA aggiunge anche i funghi.
Gli insetti edibili, che fanno già parte dell’alimentazione degli abitanti di alcune regioni di Asia, Africa e America Latina, possono fornire vantaggi nutrizionali, ambientali e socio-economici significativi. Una produzione di insetti su larga scala, tuttavia, necessita di un monitoraggio costante, soprattutto per quel che riguarda i rischi connessi agli allergeni.
Diffuse nella cultura gastronomica orientale (soprattutto nella cucina cinese, giapponese e vietnamita), le meduse sono un alimento interessante per l’alto contenuto proteico e la bassa quantità di carboidrati. Tuttavia, l’alta deperibilità e la rapida proliferazione di patogeni a temperatura ambiente ne rendono il consumo rischioso.
Gli alimenti che sostituiscono le proteine animali con quelle vegetali sono i novel food più diffusi, essendo particolarmente presenti nei regimi alimentari vegetariano, vegano o flexitariano. Fra le approvazioni più recenti c’è quella dell’estratto proteico del fagiolo mungo, già ampiamente consumato in Asia e negli Stati Uniti. Tra i principali rischi connessi a questi alimenti ci sono quelli per il suolo e l’ambiente, visto che la produzione di questi alimenti può avvenire tramite monocolture.
Fra le alghe più utilizzate ci sono l’alga kombu, nori, spirulina, arame e dulse. Oltre a essere comunemente usate nella preparazione di alcuni alimenti particolarmente diffusi in Asia, Europa e nelle Americhe come il sushi (alga nori) e le zuppe (alga kombu), le alghe, come la spirulina o l’arame, sono gli ingredienti principali degli integratori proteici. Nonostante se ne stia già diffondendo il consumo, questi alimenti hanno la tendenza ad accumulare metalli pesanti e contaminarsi in fase di produzione.
Interessante è, poi, la produzione di alimenti a base cellulare. Se da una parte, questa rende possibile ridimensionare o addirittura eliminare alcune questioni legate all’allevamento intensivo di animali (quali la produzione di CO2, il maltrattamento degli animali, il consumo eccessivo di acqua), dall’altra pone nuove sfide di tipo etico (come nel caso dell’utilizzo di siero animale come liquido di coltura) e ambientale (come per le fonti energetiche utilizzate per alimentare i bioreattori).
Infine, si include tra i novel food la categoria dei funghi, che comprende al suo interno anche lieviti e muffe. Gli studi più recenti attribuiscono ai funghi la capacità di portare vantaggi al sistema immunitario umano. Ad oggi, alcuni tipi di funghi fanno già parte di molte diete, anche in Europa, poiché ritenuti fonte di ferro, rame, selenio, fibre alimentari, proteine e vitamine B, C e D.
Il mercato italiano
Le stelle polari che hanno orientato i Regolamenti della Commissione europea in materia di novel food sono state la tutela dei consumatori e la sicurezza dei nuovi prodotti alimentari. Già col primo Regolamento del 1997 si sanciva che, per poter essere immessi sul mercato, i novel food non dovessero costituire un rischio per i consumatori, non dovessero ingannarli e non dovessero presentare svantaggi nutritivi qualora proposti in sostituzione di altri alimenti.
Ciononostante, la maggior parte dei consumatori italiani si dice contraria a novel food che sono già parte integrante della dieta di oltre due miliardi di persone, con particolare avversione per insetti e carne a base cellulare (quella che comunemente viene chiamata carne sintetica). Posizioni simili sono state espresse anche da Coldiretti, la principale organizzazione di imprenditori agricoli in Italia. A gennaio 2023, il presidente dell’associazione Prandini ha apertamente criticato la politica alimentare dell’UE dichiarando che “i vermi nel piatto sono la manifestazione più evidente che Bruxelles è totalmente fuori sintonia con la gente”.
A ben guardare, ad alimentare l’opposizione dei produttori e consumatori italiani potrebbe essere la diffidenza verso prodotti tradizionalmente estranei alle abitudini e ai regimi alimentari di Italia (ed Europa) piuttosto che l’aspetto della sicurezza di novel food. La tendenza a difendere prodotti italiani (anche se non necessariamente prodotti in Italia) si è accentuata a tal punto che nell’ultimo periodo è stato coniato il termine “gastronazionalismo”. Un approccio più ideologico che cauto che potrebbe, però, rallentare lo sviluppo di sistemi agro-alimentari alternativi, settore nel quale altri Stati (europei e non) si stanno affacciando in maniera forse più lungimirante.
Israele, Olanda, Stati Uniti e Singapore hanno appena investito ingentemente nella ricerca e nello sviluppo di prodotti a base cellulare. Norvegia, Francia, Irlanda e Islanda stanno scalando il mercato della produzione di alghe. L’allevamento di insetti edibili è aumentato significativamente in Canada, Stati Uniti, Australia e Giappone, dove questi sono usati come ingredienti per alimenti di uso comune. A seguito della recente autorizzazione dell’EFSA, questa attività sta iniziando a diffondersi anche in Europa, con Belgio, Finlandia e Olanda in cima alla classifica dei produttori insieme a Regno Unito, Norvegia, Svizzera e alcune regioni della Germania.
Novel food: risposta a cambiamento climatico e crisi alimentari
È dimostrato che le preferenze dei consumatori per regimi alimentari più sostenibili sono in grado di cambiare i sistemi agro-alimentari. In quest’ottica, la reticenza italiana verso i novel food è allarmante, visto che dei cambiamenti sono urgenti per preservare l’ambiente, combattere le crisi alimentari in atto ed evitarne di nuove.
Sia ben chiaro che ciò non vuole addossare sul singolo individuo la responsabilità di trovare una soluzione a crisi globali, quali cambiamento climatico e crisi alimentari. È evidente che esistono diversi gradi di responsabilità tra i diversi gruppi della società (i piccoli produttori non inquinano né contribuiscono alle emissioni quanto le grandi multinazionali), così come tra i diversi Paesi (negli Stati Uniti si consumano 120 kg di carne a testa all’anno, in Italia 80 kg, in Giappone 50 kg e in Nigeria 7.5 kg). Pertanto, qualsiasi generalizzazione o semplificazione che faccia ricadere sull’individuo la responsabilità di un modello di consumo insostenibile è chiaramente errata. Tuttavia, assecondare regimi alimentari non sostenibili in nome di interessi economici, geopolitici o ideologici, come nel caso del gastronazionalismo, è miope da un punto di vista ambientale, economico e di cooperazione e solidarietà internazionale. È tempo di prendere seriamente in considerazione i novel food come risorsa in grado di scalare la produzione di cibo, minimizzando l’impatto su ambiente e risorse.
Fonti e approfondimenti
AINF (2023) Cosa sono i novel food Cosa sono i novel food (Associazione Italiana Novel Food.org)
Cibo360 (2030) Novel food: significato, esempi e normativa Novel food: significato esempi e normativa (cibo360.it)
Il Punto Coldiretti (2023) Prandini: “Dai vermi al vino, basta con questa Europa ostaggio delle multinazionali.” Prandini “Dai vermi al vino, basta con questa Europa ostaggio delle multinazionali” (ilpuntocoldiretti.it)
EFSA (2016) Guidance on the preparation and presentation of an application for authorization of a novel food in a context of Regulation (EU) 2015/2283 Guidance on the preparation and presentation of an application for authorization of a novel food in a context of Regulation (EU) 2015/2283 (efsa.europa.eu)
FAO (2022) Thinking about the future of food safety – A foresight report Thinking about the future of food safety – A foresight report (fao.org)
Fino, M.A., Cecconi A.C., (2023) Gastronazionalismo, people IDEE
Food (2023) Il novel food alla prova dell’Italia Il novel food alla prova dell’Italia (foodweb.it)
Lifegate (2015) Alghe, insetti, carne clonata, nanomateriali: ecco cosa sono i novel food Alghe, insetti, carne clonata, nanomateriali: ecco cosa sono i novel food (lifegate.it)