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Campagne in rivolta, una sfida per Modi?

campagne india

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

A distanza di pochi anni dalle proteste con cui spinsero il governo di Narendra Modi a fare marcia indietro su alcuni provvedimenti, gli agricoltori indiani sono tornati ad alzare la propria voce all’indirizzo di Delhi. Anche a fronte di una partecipazione inferiore al 2020-2021, le strade dell’India sollevano una sfida importante per Modi e il Partito del Popolo Indiano (BJP) in vista delle elezioni. 

Le campagne e le proteste del 2020 

L’agricoltura è di importanza vitale per la società e l’economia indiana. Vi è impiegata più del 50% della forza lavoro nazionale, il che lo rende il settore occupazionale più popolato al mondo. 

Le mobilitazioni degli ultimi giorni non sono le prime ad avere attirato l’attenzione internazionale sulle campagne. Nel settembre 2020, diversi provvedimenti del governo Modi introdussero tra i più radicali cambiamenti in materia di agricoltura, andando a modificare sensibilmente la regolazione del settore. Le misure non erano ben viste dagli agricoltori degli Stati settentrionali del Punjab e dell’Haryana, che iniziarono a manifestare il loro dissenso, prima a livello locale e poi convergendo verso Delhi. 

Le leggi miravano a liberalizzare il settore agricolo, sulla carta favorendo la vendita dei beni coltivati dagli agricoltori al settore privato. Con la riforma sarebbe venuto meno il ruolo dei mercati regolamentati dallo Stato, volti a garantire un prezzo minimo ai prodotti. I contadini temevano che questo avrebbe portato a una perdita delle tutele per il settore e a un maggiore potere delle grandi compagnie. 

Le proteste oggi

Nonostante l’iniziale chiusura di Modi e una brutale repressione da parte delle forze di polizia – più di 700 persone sono state uccise – gli agricoltori alla fine hanno avuto la meglio. Più di anno di proteste hanno convinto il governo a fare marcia indietro e ad abrogare le leggi, in quella che è stata definita una vittoria non solo per il settore agricolo ma per la democrazia indiana.

La settimana scorsa, le campagne sono tornate alla carica. L’accusa rivolta a Modi è di avere tradito le promesse fatte all’epoca. In particolare, i contadini chiedono l’istituzione dei cosiddetti prezzi minimi di sostegno (MSP) per 23 colture diverse e più in generale maggiori garanzie sociali ed economiche

La marcia delle campagne verso Delhi (Delhi Calho) ha portato il governo ad accettare un primo round di colloqui. Una delle preoccupazioni del Primo ministro è il contraccolpo che può subire il BJP in vista delle prossime elezioni, in programma tra aprile e maggio. La forza delle proteste sembra al momento inferiore al 2020, ma i contadini non sono intenzionati a cedere. 

Fonti e approfondimenti 

Behl, N. (2022). India’s farmers’ protest: An inclusive vision of Indian democracy. American Political Science Review, 116(3), 1141-1146.

Ellis-Petersen, H., “Farmers’ protests in India: why have new laws caused anger?”, The Guardian, 13 febbraio 2021

Seghal, M., “How farmers’ protest 2.0 is impacting Punjab’s politics: Special Report”, India Today, 17 febbraio 2024

Singh, I.S., “The India Farmers’ Revolution Lives On!”, Medium, 9 aprile 2022

Udine, C., “L’India in protesta: perché gli agricoltori non abbandonano le piazze“, Lo Spiegone, 28 gennaio 2021

 

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