Dopo più di otto anni di mandato, Jens Stoltenberg è pronto all’addio dal segretariato generale della NATO. Più alto funzionario internazionale dell’Alleanza, il Segretario generale ha il compito di guidare le consultazioni e il processo decisionale e di garantire l’attuazione delle decisioni. Normalmente, la figura resta in carica per 4 anni, rinnovabili senza limiti.
Il Segretario generale
Il Segretario generale è anche il portavoce capo della NATO nonché il capo dello staff internazionale dell’organizzazione che ha il compito di fornire consulenza, orientamento e assistenza amministrativa alle delegazioni nazionali nei quartieri generali della NATO.
Stoltenberg è stato eletto nel 2014 e dopo 8 anni di mandato, nel 2022, era pronto a lasciare la carica. L’intenzione del norvegese era quella di terminare il mandato senza una sua nuova elezione. Tuttavia lo scoppio della guerra in Ucraina ha convinto l’Alleanza a prolungare l’incarico di Stoltenberg per evitare il passaggio di poteri in un momento delicato.
Un accordo sul candidato?
Il Segretario presiede il Consiglio e a lui riferisce il Presidente del Comitato militare, responsabile del Comitato militare dell’Organizzazione. La sua figura è affiancata da quella del Vicesegretario generale. Per essere eletto serve il consenso unanime di tutti rappresentanti dei Paesi membri, che in genere avviene grazie ad accordi pre voto.
Questo significa che qualsiasi ipotesi o trattativa sui nomi viene effettuata in un processo diplomatico informale. Cosa che rende non facile, per la stampa e i media in generale, svelare i retroscena e i risvolti che portano alla selezione del candidato.
Per essere eletto quindi serve il consenso dei principali Stati che compongono l’Alleanza. L’influenza di alcuni membri risulta quindi maggiore, con le quattro principali potenze militari – Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito – che, anche non rivendicando la posizione per un candidato della stessa nazionalità, esercitano una grande influenza.
Il dopo Stoltenberg
Diversi media avevano riportato la possibile candidatura di Ursula von der Leyen, che sarebbe la prima donna a ricoprire la carica. Tuttavia dopo l’annuncio degli ultimi giorni per la Commissione europea, l’idea è tramontata. È possibile che dietro la scelta ci sia stato un veto del cancelliere Scholz, contrario all’idea di affidare un ruolo chiave nell’istituzione a una rappresentante della CDU, principale partito di opposizione al suo governo.
Come riportato da Politico, oggi uno dei nomi in pole position è quello dell’ex Primo ministro olandese Mark Rutte, che avrebbe scalato tutte le posizioni finendo in testa alla lista grazie al sostegno espresso da Joe Biden.
Inoltre sembra che già più di venti Paesi sostengano la sua figura, per un’elezione che dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno. Vedremo se il momentum positivo sul suo nome proseguirà e sarà capace di convincere anche i Paesi che sembrano avere più remore, come l’Ungheria e la Turchia.
Fonti e approfondimenti
Lai, A. 2006. L’Assemblea parlamentare della NATO. Origini, struttura, funzionamento. Senato della Repubblica.
Bayer, L., “A wartime NATO struggles to replace its chief“, Politico, 05/04/2023
Lau, S., “Mark Rutte in pole position to be next NATO boss“, Politico, 21/02/2024
Neubert, K., “Scholz prevented von der Leyen from NATO’s top job bid – media reports“, Euractiv, 19/02/2024
Vohra, A., “The Race Is on to Be NATO’S Next Chief“, Foreign Policy, 13/02/2023
Ward, A., McLeary, P., “Biden paves way for Mark Rutte to lead NATO — and confront Putin“, Politico, 22/02/2024