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Elezioni in Iran, cosa è in gioco per il regime

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Oggi, primo marzo, è il giorno delle elezioni parlamentari in Iran. è la prima tornata elettorale in seguito alle proteste che hanno sconvolto il paese, causate dall’uccisione di Mahsa Amini da parte della Repubblica islamica. A essere in gioco è soprattutto la legittimità del regime. Una bassa affluenza potrebbe infatti minarne la credibilità sia a livello interno sia su quello internazionale. 

Le elezioni, in breve

Più di 60 milioni di cittadini iraniani si recano alle urne per eleggere i 290 membri del Parlamento e gli 88 membri dell’Assemblea degli esperti, cui è assegnato il ruolo di eleggere la Guida suprema del Paese. I primi rimarranno in carica per quattro anni, il mandato dei secondi invece corrisponde a otto anni. 

Le elezioni in Iran non sono libere. I profili che intendono candidarsi devono passare dall’approvazione del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, un organo che dipende dal vertice politico e religioso del Paese. Anche in queste elezioni, il Consiglio ha provveduto a squalificare decine di profili. Il Fronte della riforma, che riunisce diverse forze promotrici di un’apertura dell’Iran a maggiori libertà individuali, ha deciso di non presentare candidati ritenendo che questo voto sia “senza significato”. 

Il femminicidio di Stato di Mahsa Amini

Dall’ultima tornata elettorale, il clima nel Paese è decisamente cambiato. In questo, ha avuto un ruolo decisivo il femminicidio di Stato di Mahsa Amini. 

Il 13 settembre 2022, la ventiduenne è stata arrestata e poi uccisa dalla polizia religiosa per non avere indossato nella maniera corretta il velo in pubblico. L’assassinio ha portato all’esplosione delle proteste in tutto il territorio nazionale, dove migliaia di donne, minoranze etniche, studenti e lavoratori sono scesi per le strade per mesi. 

Le manifestazioni sono state represse nel sangue. Nonostante la grande eco mediatica e la pressione internazionale che ne è seguita, le autorità iraniane hanno continuato a rispondere con violenza alle rivendicazioni, arrestando migliaia di persone e giustiziandone centinaia. 

L’importanza dell’affluenza 

Un fattore chiave per capire la presa del regime sarà l’affluenza. In occasione della precedente tornata, nel 2020, si è recato alle urne solo il 42% degli elettori: la percentuale più bassa mai fatta registrare dopo l’istituzione della Repubblica islamica, nel 1979. 

Il governo è preoccupato che oggi si registri un ulteriore calo: stando ai sondaggi, si tratta di una possibilità concreta. Oltre alla repressione, la mancanza di una prospettiva credibile per rilanciare il tessuto sociale ed economico potrebbe spingere una fetta crescente della popolazione ad astenersi, come sperano i tanti attivisti e politici che hanno invitato apertamente gli iraniani a boicottare le urne. Il vero significato di queste elezioni si cela con ogni probabilità in questo dato. 

Fonti e approfondimenti

Associated Press, “Many in Iran are frustrated by unrest and poor economy. Parliament elections could see a low turnout”, 28 febbraio 2024

Fassihi, F., “Calls for a Boycott Roil Iran’s Parliamentary Elections”, The New York Times, 29 febbraio 2024 

Human Rights Watch, “Iran: Chokehold on Dissent”, 11 gennaio 2024

Motamedi, M., “What to expect as Iran votes to elect parliament, religious leaders”, Al Jazeera, 29 febbraio 2024

Lo Spiegone, “Il personaggio dell’anno: Jina “Mahsa” Amini“, 27 dicembre 2022

 

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