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Il separatismo in Québec

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Anche in Canada, come in Spagna e in Scozia, esiste un movimento politico e d’opinione separatista che trova il suo sfogo in Québec, nella regione francofona del Paese. Quello dell’indipendenza del Quebec è un fenomeno che va avanti da decenni e che in passato ha portato anche a risvolti legali.

Il Parti Québécois

Figura di spicco di questa ipotesi indipendentista è stata quella di René Lévesque, premier del Québec dal 1976 al 1985. Leader del Parti Québécois, Lévesque si fece promotore di un primo referendum sull’indipendenza della provincia canadese che rappresentava. Tuttavia il la vittoria andò agli unionisti, che vinsero col 60% di voti rispetto al 40% dei secessionisti, con un’affluenza alle urne dell’86%. 

Il partito di Lévesque mantenne il suo predominio nell’assemblea provinciale del Québec. Nel tempo, col venir meno del fervore separatista, il numero degli iscritti è diminuito. Nel 1985 il pilastro dell’indipendenza fu rimosso dalla piattaforma politica, fino a quando nel 1987 ci fu una recrudescenza fra chi controllava il partito. Negli anni ’90 tuttavia le speranze secessioniste tornarono a crescere. Con la leadership di Jacques Parizeau il partito si fece promotore di un nuovo referendum nel 1995, appoggiato anche dal Bloc Québécois di Lucien Bouchard.

Un voto illegale?

Il referendum, tenutosi il 30 ottobre 1995, ebbe un’affluenza record del 93,52%. Con soli 54.288 voti in più, il fronte unionista vinse la consultazione con il 50,58% delle preferenze. Dopo questo combattutissimo voto, il governo federale, riconoscendo unilateralmente il Québec come una società distinta ed eterogenea rispetto al Canada, rimise la questione alla Corte Suprema. La quale affermò che la secessione unilaterale contemplata nel referendum sarebbe stata illegale.

Il successivo Clarity Act del 2000 fu introdotto dal Parlamento per stabilire le condizioni attraverso le quali il governo del Canada può avviare negoziati che condurrebbero alla secessione di una delle sue province o territori. Il che provocò ovviamente una reazione negativa nella fazione secessionista, che approvò in Québec una legge che stabiliva il diritto della provincia a scegliere il proprio regime politico attraverso referendum.

Il Québec oggi

Allo stato attuale il Québec è governato da François Legault, leader del Coalition Avenir Québec, partito conservatore e promotore dell’autonomia. Ultimamente Legault sta promuovendo politiche volte a preservare la “francesizzazione” della provincia, che secondo lui sarebbe messa in pericolo dal mondo anglofono interno. 

Le principali università anglofone presenti sul territorio sono più grandi e frequentate di quelle francofone. Così il premier della provincia ha proposto di voler tagliare i sussidi agli studenti provenienti dalle altre aree del Canada, raddoppiando i costi, e col denaro guadagnato investire sulle università francofone. Questo ha scatenato le proteste degli atenei di Montreal.

Ai giornalisti Legault avrebbe detto che “quando guardo il numero di studenti anglofoni in Québec, questo minaccia la sopravvivenza dei francesi”. Questione che si inserisce nel solco tracciato da una nuova carta linguistica, approvata dal governo nel 2022. La carta è un aggiornamento del disegno di legge 101, forse l’atto legislativo più contestato nella storia del Québec, che nel 1977 consolidò il francese come lingua franca della provincia.

I timori del fronte

I dati del censimento del 2021 hanno esacerbato le posizioni del partito e dei suoi rappresentanti. È emerso infatti che i francofoni madrelingua in Québec sono diminuiti dall’81% della popolazione nel 2001 al 75% nel 2021. Una forte reazione politica ha portato all’approvazione della legge 96, che obbliga i dipendenti pubblici a parlare e scrivere esclusivamente in francese, con alcune eccezioni per il settore sanitario. 

Gli immigrati in Québec hanno solo una breve finestra di sei mesi dal loro arrivo per imparare il francese. Le piccole imprese sono state costrette a redigere contratti e creare siti web nella stessa lingua. Queste devono anche segnalare quanti dei loro dipendenti non parlano francese, dati da inserire in un registro pubblico.

Un nuovo referendum?

Molte voci sono circolate nei mesi scorsi riguardo all’ipotesi che Legault promuova un nuovo referendum. Tuttavia attualmente non ci sono conferme. Secondo gli analisti, questo sarebbe da imputare al fatto che probabilmente andrebbe incontro a una nuova sconfitta.

I sondaggi fatti e aggiornati costantemente per testare l’opinione pubblica danno il fronte del no ampiamente indietro con uno svantaggio medio di 15 punti percentuali. Un’altra sconfitta potrebbe causare l’implosione della coalizione di Legault. E forse delle sue spinte. 

 

Fonti e approfondimenti

Binette, A., “How Quebec is building on René Lévesque’s fateful constitutional legacy”, Institute for Research on Public Policy – Policy Options, 23/12/2022

Fournier, P., “Have Quebecers moved on? Sort of.”, Politico, 17/06/2022

Fournier, P., “338Canada: Why Quebec sovereigntists are looking up”, Politico, 10/03/2024

Mann, M., “Quebec’s New French Revolution”, Maclean’s, 19/04/2024



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