L’8 e il 9 giugno italiane e italiani andranno alle urne per scegliere i 76 eurodeputati destinati al nostro Paese, sui 720 rappresentanti che si siederanno a Bruxelles – 15 in più rispetto alle ultime elezioni. Nei Paesi Bassi i seggi apriranno il 6 giugno. A poter votare saranno le persone che hanno già raggiunto la maggiore età. A candidarsi potranno invece essere solo coloro che hanno già compiuto i 25 anni.
Il voto per il Parlamento europeo
Il 1° maggio alle 20 è scaduto il termine in cui i partiti dovevano presentare ufficialmente le liste con i nomi dei candidati per il Parlamento europeo. Dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla leader del Partito democratico Elly Schlein, sono tanti i leader di partito che hanno deciso di correre. Anche se – nel caso venissero eletti – non andranno comunque al Parlamento europeo, vista l’incompatibilità tra i ruoli di parlamentare ed eurodeputato.
In totale sono state depositate 19 liste per correre alle elezioni per il Parlamento europeo. Il passaggio successivo è la verifica degli uffici, per stabilire quali saranno ammesse alla competizione elettorale. Le liste dei candidati devono essere sottoscritte da non meno di 30.000 e non più di 35.000 elettori.
Ogni regione che compone la circoscrizione deve essere rappresentata da almeno il 10% dei sottoscrittori. Sono esonerati dall’obbligo di sottoscrizione i partiti politici che hanno almeno un rappresentante al Parlamento europeo o al Parlamento nazionale. Un’importante novità riguarda gli studenti fuori sede. Per la prima volta potranno votare nel comune in cui vivono per motivi di studio da almeno tre mesi senza bisogno di tornare in quello di residenza.
Il sistema elettorale
Nel 1976 l’Unione europea adottò il cosiddetto atto elettorale che stabilì l’elezione diretta dei componenti del Parlamento europeo. Una decisione che, con il trattato di Lisbona, è stata poi inclusa nei trattati.
Per quanto riguarda il sistema elettorale, la teoria non corrisponde alla pratica. Sebbene l’articolo 223 del trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue) stabilisca la possibilità di adottare una procedura uniforme a tutti gli Stati membri, questa non è mai stata la stessa. Di conseguenza, ogni Paese membro stabilisce le proprie modalità di elezione, nell’ambito di alcune regole comuni. In Italia il sistema elettorale è disciplinato con la legge 18/1979 che, sebbene con alcune modifiche, è ancora la norma che regola le elezioni per il Parlamento europeo. Da ultimo, la legge 20 febbraio 2009, n. 10 ha introdotto una soglia di sbarramento.
In Italia, dunque, si usa un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento del 4%. Gli elettori possono esprimere da una a tre preferenze, rispettando però l’alternanza di genere, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza. I seggi sono assegnati nel collegio unico nazionale, a liste concorrenti presentate nell’ambito di 5 circoscrizioni: nord-est, nord-ovest, centro, sud e isole.
Sono eletti al Parlamento europeo i candidati che otterranno il maggior numero di preferenze nella propria lista. In caso di parità si privilegia chi è più in alto in lista. Ciascun candidato può presentarsi in più circoscrizioni e, qualora venisse eletto in collegi diversi, potrà scegliere quale accettare (art. 41). Avvantaggiando così i primi dei non eletti della sua lista, nelle circoscrizioni in cui si è ritirato. L’articolo 12 della legge stabilisce regole speciali a garanzia delle minoranze linguistiche in Valle d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia e provincia di Bolzano.
Fonti e approfondimenti
Camera dei deputati. Sintesi del sistema elettorale per il Parlamento europeo
Openpolis, “Come funziona la legge elettorale per il parlamento europeo”, 15/11/2023
Parlamento europeo. Elezioni europee: distribuzione dei seggi per Stato membro alle elezioni europee 2024