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La Tunisia vittima della repressione di Saied

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Sono all’ordine del giorno gli arresti e le perquisizioni contro attivisti, avvocati difensori dei diritti umani, giornalisti, organizzazioni locali e internazionali in Tunisia. Il Paese è vittima della repressione voluta dal governo del presidente Saied.

Gli arresti di Saied

Storia recente è quella di Sonia Dahmani, avvocata e nota opinionista televisiva, arrestata per aver risposto con una battuta alla giornalista che, durante un intervento televisivo, le chiedeva se pensasse seriamente che i migranti subsahariani stessero cercando di invadere la Tunisia.

Dahmani ha fatto notare la contraddizione dell’affermazione, più volte pronunciata dal presidente tunisino Saied nei suoi discorsi pubblici.

“Come è possibile che i subsahariani vogliano invadere un Paese da dove le persone cercano di scappare?” 

Una risposta che non è piaciuta al governo. Dopo poche ore, gli agenti dei servizi di sicurezza sono entrati nell’edificio dell’Ordine degli avvocati, aggredendo anche un secondo giornalista e il cameraman di France 24.

Dahmani è stata arrestata. Sono questi i nuovi strumenti della nuova repressione. 

Una legge contro la diffusione di informazioni false

Con il decreto legge 54 del 2022 “contro la diffusione di informazioni false” oggi, in Tunisia, è possibile arrestare le persone colpevoli di avere espresso solo un’opinione. 

La misura prevede cinque anni di reclusione, per chiunque utilizzi reti di comunicazione e sistemi informativi per produrre, promuovere, pubblicare o inviare informazioni o voci considerate false. 

La situazione della Tunisia

La vicenda di Dahmani si inserisce all’interno di un momento molto delicato per la Tunisia. Da una parte, il Paese è schiacciato da una decennale crisi economica e sociale, dall’altra alla prese con una situazione migratoria fuori controllo.

Lo scorso 6 maggio Saied, parlando al Consiglio nazionale di sicurezza dell’Onu, ha annunciato l’inizio di un giro di vite per le associazioni che si occupano di rifugiati e difendono i loro diritti. “Non c’è posto per associazioni che possano sostituire lo Stato”, ha detto.

Poco dopo questo discorso, la magistratura ha iniziato a indagare sulle organizzazioni in difesa dei diritti dei migranti, in un’azione che mira a metterle a tacere.

Secondo l’Unione nazionale dei Giornalisti, da fine 2022 più di 60 persone, tra cui giornalisti, avvocati e oppositori sono state arrestate e perseguite sulla base di questo reato. 

Il ruolo dell’Italia

Il Paese della rivoluzione dei Gelsomini sembra avviarsi verso una nuova dittatura. In Tunisia scarseggiano da mesi beni di prima necessità come petrolio, zucchero, il latte.

Il tasso di inflazione è ormai oggi in doppia cifra e la disoccupazione giovanile è in crescita. Saied ha terreno fertile ed è consapevole di potersi muoversi con scioltezza. A facilitarlo, anche una generale accondiscendenza dagli alleati europei; Italia in primis.

Eh sì, l’Italia. Un Paese che sta investendo parecchie energie diplomatiche per convincere il governo tunisino a impegnarsi nella militarizzazione delle frontiere, nel blocco delle partenze e nei respingimenti delle imbarcazioni in mare. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata ben quattro volte nel Paese, nel quadro del Piano Mattei. In nessuna occasione ha parlato di rispetto dei diritti umani. 

Ha firmato però accordi per oltre 100 milioni di euro, parlando dell’importanza della comune lotta dell’Italia e della Tunisia al traffico di esseri umani. L’Europa, d’altra parte, nel 2023 stanziò ben 105 milioni di euro in finanziamenti alla Tunisia, sempre per quanto riguarda la gestione delle migrazioni.

In quegli stessi giorni prendevano forma nel Paese vere e proprie deportazioni di massa di migliaia di persone subsahariane e sudanesi. 

La denuncia di Human Rights Watch

Human Rights Watch ha affermato più volte che la Tunisia non è un luogo sicuro per i migranti. Negli ultimi mesi, racconta l’Ong, gli stessi sono stati sottoposti a “pestaggi”, “detenzioni arbitrarie” e “furti di denaro e oggetti personali” da parte delle autorità tunisine.

Nelle stazioni di polizia, alcune vittime sono state sottoposte a “scosse elettriche” e ad “arresti arbitrari basati sul colore della pelle”. Le guardie costiere tunisine, che gestiscono i potenziali sbarchi e trasferimenti, sono state segnalate come violente, mettendo ulteriormente a rischio la vita delle persone in difficoltà in mare.

Oggi sono migliaia i giovani tunisini che cercano di scappare verso le coste italiane in cerca di una vita migliore. Persone che per il governo italiano sembrano non aver diritto alla protezione internazionale e per questo vengono rimpatriate in fretta.

 

Fonti e approfondimenti

Pacini V, Quando il complotto del grand remplacement sbarca in Tunisia: Kais Saied, il PNT e i migranti subsaharianiLo Spiegone, 26 marzo 2023

Poletti A, “Per fermare i migranti paghiamo governi autoritari, razzisti, violenti: cosa succede nella Tunisia del presidente Saied“, Valigia Blu, 04 marzo 2023

Garavoglia M, Nella Tunisia di Saied adesso viene colpito chi aiuta i migrantiil Manifesto, 10 maggio 2024

Comissione europea, Memorandum d’intesa su un partenariato strategico e globale tra l’Unione Europea e la Tunisia

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Protocollo Italia-Tunisia sui lavoratori migranti, 5 marzo 2024

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