Uccisi durante un comizio, mentre camminavano o tornando a casa. Il numero di candidati e candidate alle elezioni del 2 giugno in Messico morti negli ultimi mesi rendono questo voto il più pericoloso di sempre.
I numeri della violenza
Secondo i dati del governo federale, da ottobre sono morti 15 candidati e pre candidati ma i numeri non coincidono con quelli diffusi da organizzazioni locali e ricercatori.
Data Cívica fissa a 26 la cifra per tutto il 2024, mentre la società di consulenza DataInt, ha stimato che da luglio 2023 sono state uccise 38 persone candidate alle elezioni. Ma il numero arriva addirittura a 149 se si considerano le persone vincolate in un senso più largo al voto. Secondo la società si è registrato un 47% di omicidi in più rispetto al processo elettorale del 2021. Solo a maggio sono stati registrati 29 casi, di cui 17 in Chiapas. Secondo il New York Times da giugno 2023 a oggi sono almeno 36 i casi in tutto il Paese.
L’Istituto Nazionale Elettorale (INE) e l’Esercito messicano hanno comunicato che sono state notificate 532 richieste di protezione. Le istituzioni si sono impegnate a garantire “un processo elettorale pacifico, libero e armonioso”, secondo le parole del Segretario degli Interni, Luisa María Alcalde.
Le ragioni della violenza
Un forte aumento della violenza durante le elezioni non è insolito in Messico. Nel 2021, quando si votò per oltre 19.900 cariche locali, almeno 32 candidati furono uccisi, secondo uno studio pubblicato dal Colegio de México, un’università di Città del Messico.
Nella tornata elettorale del 2 giugno, oltre 97 milioni di persone sono chiamate alle urne per rinnovare 20.000 uffici locali e più di 600 a livello federale, tra cui la presidenza della Repubblica, i 500 seggi della Camera dei Deputati e i 128 seggi del Senato, numeri che rendono questo voto il più grande della storia del Messico. Un dato che già di per sé aiuta a spiegare i casi crescenti di omicidi, minacce e attentati. Ma non basta.
I report delle autorità segnalano che non tutti gli omicidi erano di natura politica – da qui si spiegano anche i numeri conteggiati diversamente. Attribuendo alcuni di questi casi a una dimensione semplicemente criminale, come un furto d’auto, o a vendette personali, come liti in famiglia.
Secondo il New York Times, però, i gruppi della criminalità organizzata sono sospettati di essere coinvolti in almeno 28 dei 36 omicidi di candidati avvenuti in questa stagione di campagna elettorale. A ciò vanno aggiunte le aggressioni letali anche ai parenti di candidati, almeno 14 di loro sono stati uccisi negli ultimi mesi. Il 17 maggio, nello Stato di Guerrero, sono stati ritrovati i corpi smembrati di un candidato consigliere comunale e di sua moglie.
Obiettivi locali
La maggior parte degli attacchi si sono concentrati su candidati e candidate nelle elezioni locali.
I gruppi criminali hanno bisogno di funzionari che siano più facilmente manovrabili e questo avviene soprattutto in contesti più piccoli dove anche il potere decisionale è concentrato in poche mani e dove minacce e tangenti possono garantire che un sindaco o un consigliere comunale di una piccola città chiuda un occhio sulle attività illecite. Per i cartelli è più efficace influenzare la politica a livello locale anche perché sono i contesti più deboli e con meno risorse.
E a finire uccise, come sempre accade, sono quelle persone che rifiutano la logica della corruzione e della collaborazione con i cartelli. Chi non ha questa forza o si ritira dalla corsa o diventa strumento della criminalità organizzata. Che nei centri più piccoli può diventare de facto colei che governa.
Alcuni partiti politici si sono ritirati da alcune località perché non hanno trovato persone disposte a candidarsi.Gli attacchi si sono intensificati negli Stati in cui i gruppi criminali si sono frammentati in più bande criminali, tutte in feroce competizione per il potere. Non è solo il contesto messicano a essere vittima della violenza durante il periodo elettorale. Come hanno dimostrato le elezioni in Ecuador sono molti i Paesi latinoamericani coinvolti in questo processo.
Il ruolo del governo
Il governo ha cercato di rispondere all’aumento della violenza, coordinandosi con le forze di sicurezza federali, come l’esercito e la Guardia Nazionale, per offrire protezione ai candidati che ne fanno richiesta. Lo stesso stanno facendo i governi statali, dispiegando la polizia statale e municipale. Ma la mancanza di risorse, gli ostacoli burocratici e la debolezza della polizia locale hanno reso difficile tenere a bada la criminalità organizzata.
Secondo analisti esperti in sicurezza sono anche le politiche del governo messicano ad aver contribuito all’aumento della violenza. Il presidente Andrés Manuel López Obrador, che come vuole la Costituzione non si è potuto ricandidare e lascerà verosimilmente il suo posto a Claudia Sheinbaum, è stato eletto nel 2018 anche grazie alla promessa di riformare l’approccio del Paese alla criminalità. Ponendo l’accento sulla lotta alla povertà che spinge i giovani a unirsi alle bande criminali, senza affrontare aggressivamente i cartelli nelle strade.
Il problema, segnalano gli esperti, è che queste politiche hanno avuto un effetto indesiderato, facendo sì che i gruppi criminali – lasciati indisturbati – si siano rafforzati e abbiano addirittura esteso la loro presenza in nuove aree. A testimonianza di ciò gli attacchi di queste ultime elezioni si sono verificati anche in Stati prima estranei a questo tipo di violenza, come il Chiapas. La regione è stata al centro dello scontro tra le diverse fazioni che si contendono il controllo del confine meridionale del Paese con il Guatemala. Secondo il New York Times, almeno sei persone che si candidano a cariche pubbliche sono state uccise in Chiapas da dicembre a oggi.
Fonti e approfondimenti
Betrò, F., “L’Altra America: Messico”, Lo Spiegone, 3/06/2020
Betrò, F., “Chi è Claudia Sheinbaum, la prima donna che potrebbe guidare il Messico”, Lo Spiegone, 10/03/2024
Nannetti, A., “Narcotraffico in Ecuador: origini e sfide attuali per il neoeletto presidente Noboa”, Lo Spiegone, 16/04/2024
Rodriguez Mega, E., “¿Por qué se asesinan a tantos candidatos en las elecciones de México?”, New York Times, 25/05/2024
Rodriguez Mega, E., “Elecciones: México entra en la última semana de una de las campañas más sangrientas de su historia”, New York Times, 26/05/2024