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Con Amlo la crescita del Messico è stata la più bassa in 30 anni

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Il 2 giugno i cittadini e le cittadine del Messico andranno a votare per eleggere oltre 20mila rappresentanti locali e federali. Tra i quali il (più verosimilmente, la) presidente della Repubblica che dovrà sostituire Andrés Manuel Lopéz Obrador (Amlo) alla guida del Paese. I circa 97 milioni di messicani che andranno a votare lo faranno in una situazione economica complessa

Cosa dice l’economia 

Stando ai dati raccolti dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (Inegi), nei sei anni di governo Amlo, il Paese ha avuto una crescita talmente bassa da essere la peggiore da circa 30 anni. Ovvero dal periodo 1982-1988, nel quale governò Miguel de la Madrid. 

Amlo non ha avuto una congiuntura molto fortunata, anche se questo da solo non basta a spiegare i risultati economici. Da quando è salito al potere, nel 2018, il prodotto interno lordo (Pil) del Messico è sceso. Nel 2019, come segnala l’Inegi, dello 0,3%, mentre nel solo 2020 ha avuto un crollo dell’8,5%. La contrazione economica di questo anno è stata causata in larga parte dall’avvento del Covid-19. Con il conseguente crollo del turismo e di molti altri servizi. 

Se si prendono per buone le stime della Banca del Messico e del Fondo monetario internazionale (Fmi), il Paese nel 2024 crescerà del 2,8% toccando negli anni di governo Amlo una media dell’1,1%. Durante la presidenza di Ernesto Zedillo (1994-2000) il tasso di crescita medio annuo è stato del 3,6%, e sotto Peña Nieto dell’1,9%.

Dalla pandemia in poi

Sebbene la pandemia abbia colpito tutti i Paesi, con un forte impatto sulle economie di tutta l’America latina, in Messico la percentuale di incidenza è stata maggiore. Qui il Pil è diminuito più del doppio della media mondiale. Secondo la Banca Mondiale, il calo globale del Pil nel 2020 è stato del 3,1%. Nello specifico nel Nord America, secondo l’Fmi, la percentuale è scesa al 3,5%. 

Alcuni analisti sottolineano che il crollo del Pil in Messico durante la pandemia è dovuto in gran parte alla decisione del governo di non attuare stimoli fiscali per le imprese. Una mossa che ha portato le finanze pubbliche a non deteriorarsi, ma che allo stesso tempo ha messo in crisi aziende e famiglie.

La ripresa dell’import-export e di altri canali commerciali ha portato nel 2021 al cosiddetto rimbalzo, che ha garantito una crescita del Pil del 5,7%. Nel 2022 l’aumento è stato del 3,9%. Una ripresa lenta, sostenuta anche dall’aiuto degli Stati Uniti in termini di esportazioni, turismo e rimesse. Nel 2023 il Pil è cresciuto del 3,2%, secondo Inegi. In questo caso a farla da padrone sono stati gli investimenti e la mobilità della spesa pubblica, contenuta negli anni precedenti, che hanno portato alla creazione di posti di lavoro ai quali si è aggiunta la revisione dei salari. Un mix che ha contribuito anche alla crescita dei consumi. 

Crescita dei salari reali 

Se la crescita economica è stata claudicante, meglio è andata ai salari. Secondo la Commissione nazionale sui salari minimi, nel 2019 gli stipendi nella zona di frontiera settentrionale erano pari a 179 pesos (circa 10,5 dollari) al giorno, mentre nel resto del Paese erano 104 pesos (6,1 dollari). Numeri molto più bassi rispetto a quelli attuali, se si considera che entro il 2024 i salari raggiungeranno i 380 pesos (22,28 dollari) al confine settentrionale e i circa 250 pesos (14,7 dollari) nel resto del Paese.

Nei sei anni di governo Amlo il salario minimo in Messico è aumentato del 18,2%, passando da 88,15 pesos nel 2018 a circa 250 pesos nel 2024. Lavoratori e lavoratrici che avevano un salario minimo di 2.644 pesos al mese, a partire dal 2024 riceveranno 7.467 pesos al mese, se vivono alla frontiera settentrionale lo stipendio supererà gli 11.200 pesos nel 2024.

Secondo diversi commentatori l’aumento del salario minimo ha contribuito nel 70% dei casi in modo determinante a ridurre la povertà. Il problema è che l’aumento dei salari minimi ha avvantaggiato i lavoratori formali, mentre questo non viene percepito da chi è occupato nel settore informale. La maggior parte della popolazione occupata. 

I risultati dell’Encuesta Nacional de Ocupación y Empleo indicano che, nel primo trimestre del 2024, la somma delle persone in tutte le forme di occupazione informale era di 32,1 milioni. Ciò rappresenta il 54,3% della popolazione occupata. Un calo di 78 mila persone (lo 0,8%) rispetto allo stesso periodo del 2023, anno nel quale si era registrato il record assoluto. 

Nel primo trimestre del 2024, i tassi più alti di informalità lavorativa per Stato sono stati registrati a Oaxaca (81,1%), Guerrero (78,6%), Chiapas e Hidalgo (70,9%). I tassi più bassi sono stati registrati in Coahuila de Zaragoza (33,8%), Chihuahua (34,5%), Nuevo León (36%) e Baja California (37,4%). Alla recrudescenza del lavoro informale va aggiunto anche un problema nei programmi sociali che hanno allargato il loro bacino di utenti, ma si sono “dimenticati” di alcune fette della popolazione. 

Lotta alla povertà tra successi e insuccessi

In totale, comunque, dal 2018 al 2022 oltre cinque milioni di messicani sono usciti dalla povertà, secondo l’ultimo rapporto del Consiglio Nazionale per la Valutazione della Politica di Sviluppo Sociale (Coneval). Nonostante ciò il numero di persone in povertà rimane elevato: 46,8 milioni di messicani, il 36,3% della popolazione totale. Il Chiapas è lo Stato più povero del Paese con quasi il 70% dei suoi abitanti in questa condizione, seguito da Guerrero (60,4%), Oaxaca (58,4), e Puebla con il 54%.

Gonzalo Hernández Licona, ex direttore di Coneval, afferma che dopo lo shock economico della pandemia, in cui quasi 56 milioni di messicani sono stati dichiarati poveri, c’è stata una ripresa dell’attività lavorativa. Questo spiega gran parte della riduzione della povertà, ma spiega anche che “praticamente tutti coloro che sono usciti dalla soglia di povertà si trovavano nella parte media della distribuzione del reddito, e sicuramente questa è la popolazione che ha beneficiato del salario minimo, del sostegno degli adulti più anziani quindi questo è stato il grosso della popolazione”.

Nonostante la parziale vittoria del governo, che può vantare la riduzione della povertà più significativa nel nuovo millennio, sotto Amlo è cresciuta la povertà estrema, con un aumento in termini assoluti di 400.000 persone, passando da 8,7 milioni a 9,1 milioni, muovendo la percentuale dal 7 al 7,1%. Il problema, per questa fascia di popolazione, è legata anche alla mancanza di accesso ai servizi sanitari e al ritardo educativo in Messico.

La sanità e il Seguro popular

Come spiega Coneval, se nel 2018 circa 20,1 milioni di messicani hanno denunciato la mancanza di assistenza sanitaria, questa cifra è salita a 50,4 milioni nel 2022, con un aumento di oltre il 150% in quattro anni. Per quanto riguarda l’educazione, all’inizio di questo governo, nel 2018, circa 23,5 milioni di persone erano in ritardo nell’istruzione. Nel 2022 la cifra è salita a 25,1 milioni.

Uno dei problemi principali per la sanità è stato l’annullamento del cosiddetto Seguro popular. Un programma che nel 2023 avrebbe compiuto 20 anni e che copriva cinquanta milioni di messicani che in precedenza non avevano accesso alla previdenza sociale convenzionale basata sull’occupazione, raddoppiando il numero precedentemente coperto. Il programma aveva migliorato notevolmente la salute e il benessere economico dell’intero Paese. Nel giugno 2020, tuttavia, l’attuale amministrazione messicana lo ha abbandonato. Smantellando parti del sistema senza un’adeguata sostituzione. 

Con il Seguro popular nel 2012 era stata raggiunta la copertura universale. In un articolo su The Lancet del 2023 erano stati indicati alcuni dei risultati storici di questo programma, che ha ridotto le spese vive e i fallimenti medici, ha migliorato la copertura vaccinale e ha ampliato il trattamento per molte malattie, producendo enormi miglioramenti nel benessere. Tra il 2000 e il 2018, la mortalità infantile si è dimezzata e la mortalità materna ancora di più. Il Messico ha aumentato il budget del programma per far fronte alla crescita della popolazione fino al 2015. Poi ha smesso di farlo e molti dei risultati del programma non sono stati sostenuti rispetto ai dati più recenti del 2018.  

La fine del Seguro popular

Le cose sono peggiorate con il governo Amlo. Il quale aveva condotto una campagna contro il Seguro Popular definendolo inadeguato, corrotto e guidato da interessi privati. Nonostante la promessa di benefici sanitari illimitati, tra il 2018 e il 2020 la percentuale della popolazione coperta è diminuita nettamente, del 16,8%. 

I tagli hanno portato i pazienti ad aspettare di più per le visite mediche, che ora devono pagare di tasca propria. Inoltre, è peggiorata la carenza di medicinali. I finanziamenti per alcuni tipi di cure specialistiche, come i tumori infantili, sono diminuiti. I miglioramenti negli indicatori chiave come la mortalità materna hanno registrato un’inversione di tendenza. 

Durante la pandemia, il Paese ha registrato livelli di mortalità tra i più alti al mondo, anche per questa ragione. Il Paese ha speso per la sanità il 5,4% del Pil nel 2019, due punti in meno rispetto alla media dell’America Latina e dei Caraibi che ha toccato il 7,4%.  

Fonti e approfondimenti

Gutierrez, J., “Crecimiento económico con AMLO sería el más bajo desde 1988: Mifel”, La Jornada, 18/01/2024

Macìas Lopez, M. “Andrés Manuel López Obrador: Balance del sexenio​​”, El Informador, 26/02/2024

McDonald, T, et al., “The Rise and Fall of Seguro Popular: Mexico’s Health Care Odyssey”, Think Global Health, 14/11/2023

Suarez, K., Balance social del sexenio: más de cinco millones de mexicanos salieron de la pobreza, subsisten carencias en salud y educación”, El Paìs Mexico, 27/05/2024

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