Nel pomeriggio di giovedì 28 novembre, il Primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze ha annunciato la sospensione del processo di adesione all’Unione europea, fino a fine 2028. Dal momento della conferenza stampa, la Georgia è entrata in uno stato di agitazione sociale, con proteste registrate su buona parte del territorio e in particolare a Tbilisi, dove per tutte le notti polizia e manifestanti hanno continuato a scontrarsi, con segnalazioni di arresti e gravi episodi di violenza.
Eppure, le proteste in Georgia non hanno avuto inizio soltanto il 28 novembre. Lo scorso 26 ottobre nel Paese si sono tenute le elezioni parlamentari, segnate da diverse irregolarità e da un clima particolarmente teso, e vinte con il 53,9% dei voti dal partito di governo Sogno Georgiano, al potere dal 2012. Le opposizioni e parte della società civile, tuttavia, non hanno riconosciuto la validità dei risultati elettorali, che ritengono viziati da influenze russe, brogli e pressioni.
Dopo un mese di contestazioni sempre meno partecipate, le dichiarazioni del 28 novembre hanno dato nuovo impeto alla piazza, e mentre il governo dà per ora prova di non ascoltare le richieste della popolazione, il Paese – già estremamente diviso – continua a polarizzarsi, con un rischio sempre più concreto di trovarsi nel mezzo di una crisi istituzionale, mentre il clima tra polizia e manifestanti si fa sempre più teso.
Niente negoziati con l’Ue fino al 2028
Il 28 novembre, durante una conferenza stampa annunciata poche ora prima, Kobakhidze ha annunciato che l’adesione all’Unione europea non sarà nell’agenda di questa legislatura, ossia fino alla fine del 2028. Continuando sulla linea di Sogno Georgiano – che sostiene di volere un avvicinamento della Georgia all’Ue, ma “a modo proprio” –, il primo ministro ha specificato che non si tratta di una rinuncia al percorso europeo, già intrapreso negli scorsi anni, e che Sogno Georgiano intende continuare ad applicare l’accordo di associazione con l’Ue, firmato nel 2014, raggiungendo il 90% dei suoi obiettivi proprio entro la fine della legislatura.
Considerato però il clima di tensione che già si era creato in questi ultimi mesi, sia con le opposizioni, che con l’Unione, la decisione è stata interpretata come un messaggio chiaro di allontanamento dall’Ue. Del resto, una buona parte della campagna elettorale si è giocata proprio sull’alternativa tra un futuro europeo della Georgia, e uno sotto l’influenza russa. Le opposizioni già accusavano Sogno Georgiano di voler allontanare la Georgia dall’Unione, di stare sviluppando un’autocrazia sul modello russo, basato sulla repressione dell’opposizione e della società civile, e di avere legami diretti con il governo della federazione russa, in particolare tramite la figura guida del partito, ossia Bidzina Ivanishvili.
Già durante l’ultima legislatura i rapporti con l’Unione, in realtà, si erano incrinati di molto. Poco prima delle elezioni l’Ue aveva annunciato di voler sospendere parte del supporto finanziario al Paese, principalmente in ragione dell’adozione della legge contro “gli agenti stranieri” e “la propaganda LGBTQ”.
Supporto alle opposizioni dall’Unione è poi arrivato anche dopo le elezioni. Oltre a dichiarazioni di sostegno arrivate da singoli parlamentari europei, e da rappresentanti di Stati membri, martedì 26 novembre il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante in cui non riconosce la legittimità delle elezioni georgiane, chiede nuove elezioni entro un anno e sanzioni per la leadership di Sogno Georgiano. Qualche settimana prima, l’allora Alto Rappresentante Josep Borrel – ora sostituito da Kaja Kallas – aveva comunicato che si starebbe preparando una missione tecnica per condurre un’investigazione sul campo.
Nel mentre, in reazione agli ultimi sviluppi, il capo della delegazione Ue in Georgia, Paweł Herczyński ha dichiarato il 29 novembre che tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa la sospensione del regime di ingresso in Unione senza necessità di visto.
Le proteste e gli arresti
Già poche ore dopo la dichiarazione di Kobakhidze, manifestazioni si sono scatenate in varie città del Paese, in particolare a Tbilisi, Batumi, Kutaisi e Zugdidi. Nella capitale, dal 28 novembre, si è protestato ogni notte, spesso fino alle prime ore dell’alba, tra violenze, fuochi d’artificio, barricate, e scontri con la polizia, che ha fatto largo uso di cannoni ad acqua e gas lacrimogeno, caricando e arrestando manifestanti.
E mentre l’alto rappresentante per diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l’uso non necessario e sproporzionato della forza da parte della polizia e l’assenza di numeri identificativi sugli agenti, iniziano a essere riportati casi di violenza e abuso sulle persone arrestate, e di violenza mirate verso giornalisti.
Nella giornata di mercoledì 4 novembre, uno dei leader del partito d’opposizione Coalizione per il cambiamento, Nika Gvaramia, è stato violentemente arrestato e caricato, apparentemente privo di conoscenza, in una macchina della polizia, dopo aver chiesto di accedere all’ufficio di un partito alleato durante una perquisizione.
Secondo quanto riportato da Reuters almeno altre otto persone tra diversi gruppi di opposizione e di attivisti sarebbero al momento sotto arresto, incluso uno dei fondatori del gruppo studentesco Dafioni, attivo nell’organizzazione delle proteste. Diverse perquisizioni si sono anche tenute presso uffici di partiti e domicili privati di oppositori e voci critiche.
Le proteste non si sono poi fermate alla piazza. In segno di contestazione, una serie di dimissioni sono arrivate sia da personale diplomatico che amministrativo, e reazioni internazionali di condanna non hanno tardato a essere espresse, e in alcuni casi – come per Estonia, Lettonia e Lituania – anche restrizioni di accesso verso Ivanishvili e altri rappresentanti di governo.
In questo quadro di caos e tensione, la presidente della repubblica Salome Zourabichvili, continuando a condannare sia la decisione del governo riguardo ai negoziati Ue che le violenze della polizia, e dando esplicito supporto alle proteste, ha comunicato che non intende abbandonare il suo posto di presidente, nonostante il suo mandato sia in scadenza a fine dicembre. Infatti, sostiene Zourabichvili insieme alle opposizioni, considerati brogli e le irregolarità elettorali, il parlamento non ha nessuna legittimità e non ha quindi il potere di nominare un nuovo presidente.
Un nuovo Parlamento e la nomina di un nuovo presidente
In effetti, mentre ora l’attenzione è completamente concentrata sulle proteste e sul futuro in Unione europea della Georgia, fino a prima dell’esplosione delle nuove proteste, il problema principale era la legittimità del nuovo Parlamento.
Tre giorni prima della conferenza stampa di Kobakhidze, lunedì 25 novembre, si è tenuta a Tbilisi la prima seduta del parlamento neo-eletto, senza però la partecipazione dei quattro gruppi di opposizione che sono riusciti a superare la soglia di sbarramento, ovvero Coalizione per il cambiamento (11%), Unità – Movimento Nazionale (10,2%), Georgia forte (8,8%) e il partito Per la Georgia (7,8%). Questi si sono infatti rifiutati di entrare in aula e riconoscere una camera che ritengono illegittima.
E mentre in aula gli 89 parlamentari della maggioranza avviavano i lavori della legislatura, fuori dall’edificio si protestava, in quello che la presidente Zourabichvili ha definito “un lunedì nero” in cui “polizia e spetsnats hanno fatto la guardia alle porte dietro cui ‘gli schiavi di Sogno Georgiano’ stanno uccidendo la nostra costituzione e prendendo in giro il nostro parlamento.”
Alle contestazioni sulla validità dei risultati elettorali, si sono aggiunte le accuse di incostituzionalità. Il Transparency International Georgia e alcuni costituzionalisti georgiani hanno fatto notare come, secondo l’articolo 38 della costituzione, è la presidente della repubblica a dover convocare la prima seduta del parlamento. Inoltre, sempre secondo l’articolo 38, in lettura congiunta all’articolo 86 delle regole di procedura del Parlamento, l’aula non può ricevere pieni poteri se la legittimità dell’elezione di più di un terzo dei parlamentari è messa in discussione di fronte alla corte costituzionale.
In questo caso, il 19 novembre sia la presidente Zourabichvili, sia un gruppo di 30 parlamentari di opposizione, hanno depositato due ricorsi alla corte costituzionale georgiana, sfidando la legittimità dell’intera votazione, ovvero dell’elezione di tutti i parlamentari. Su entrambi i ricorsi, la corte non si è ancora espressa né ha notificato la ricezione, ma averli depositati sarebbe sufficiente per imporre alla maggioranza di dover aspettare l’esito del vaglio costituzionale, dicono i costituzionalisti.
Nonostante le proteste e l’apparente violazione costituzionale, Sogno Georgiano sembra voler procedere da solo anche su questo fronte e senza aperture al dialogo. Nei giorni successivi alla prima seduta, è arrivata anche la data per l’elezione del nuovo presidente della repubblica – votazione il 14 dicembre, con insediamento il 28. La nomina scelta dalla maggioranza è quella di Mikheil Kavelashvili, ex calciatore, tra le file di Sogno Georgiano, e poi di un partito alleato, Potere del Popolo, già dal 2016.
Per effetto della riforma costituzionale del 2017, l’elezione non sarà più diretta: a votare saranno i membri di un consiglio di 300 persone, composto dai 150 parlamentari, e 150 tra rappresentanti delle due repubbliche autonome di Adjara e Abkhazia e altre autorità locali. Ma il disaccordo sulla legittimità costituzionale dell’attuale Parlamento, così come l’intensificarsi delle proteste in corso, e la determinazione di Zourabichvili a restare in carica finché non si terranno nuove elezioni, complicano molto la situazione, e sembrano preannunciare un’ulteriore crisi.
I ricorsi e i brogli
D’altronde, per cercare di dimostrare l’invalidità delle votazioni, i due ricorsi alla Corte costituzionale non sono stati gli unici strumenti legali utilizzati dalle opposizioni e da organizzazioni della società civile. La coalizione Unità – Movimento Nazionale, così come l’ Associazione dei Giovani Avvocati Georgiani (GYLA) e il gruppo di 30 organizzazioni WeVote, che è stato uno dei tanti osservatori registrati durante le elezioni, hanno depositato diversi ricorsi presso tribunali locali, chiedendo l’annullamento dei voti dei seggi in cui avevano rilevato irregolarità e brogli, come la violazione della segretezza del voto.
Tuttavia, sia la corte di appello e il tribunale di Tbilisi, così come anche la corte di appello di Kutaisi, hanno dimesso piuttosto frettolosamente i ricorsi, spesso non interrogando nemmeno testimoni o il personale che si è occupato dello spoglio, facendo dubitare le opposizioni dell’indipendenza dei tribunali dal partito di governo.
Similmente, l’inchiesta della procura generale sulle elezioni – avviata su indicazione della commissione elettorale centrale – non ha per ora dato risultati, e le opposizioni non hanno mostrato particolare fiducia né verso la commissione, né verso la procura, la quale è stata al contrario accusata di concentrare l’inchiesta sui rappresentanti dell’opposizione e anche sulla presidente Zourabichvili, che si è però rifiutata di apparire di fronte alla procura per rispondere alle domande degli investigatori.
Ma quali sono i principali brogli contestati dalle opposizioni, e cosa dicono gli osservatori internazionali e locali? L’irregolarità principale su cui le contestazioni si sono concentrate è quella della violazione della segretezza del voto, che unito a indicazioni di voto e pressioni sugli elettori, e in particolar modo sugli impiegati pubblici, comporterebbe un grave vizio di legittimità.
Secondo le conclusioni preliminari della missione congiunta di OSCE, Consiglio d’Europa e altre istituzioni internazionali, nel 24% delle osservazioni la segretezza del voto è stata potenzialmente violata, mentre in generalmente si è registrato un ambiente politico teso e polarizzato, con una presenza mediatica preponderante di Sogno Georgiano. Similmente, in un comunicato congiunto, gli osservatori di ISFED, WeVote e GYLA, riportano intimidazioni verso votanti e osservatori, violazione della segretezza del voto e altre irregolarità.
Secondo un’inchiesta mandata in onda sul canale televisivo Pirveli, Sogno Georgiano avrebbe utilizzato dei call center per monitorare e fare pressione su elettori, e in alcuni casi anche preso in prestito – in cambio di denaro – documenti d’identità altrui per votare in proprio favore. Il problema, per ora, rimane però portare queste prove di fronte a un tribunale o alla Corte costituzionale, in modo che vengano analizzate e i voti eventualmente considerati invalidi annullati. I tentativi fatti in questo senso dalle opposizioni non hanno ad oggi avuto successo.
Mediazioni e le scarse prospettive di accordo
Nel 2020, di fronte a una simile impasse istituzionale, con le opposizioni in piazza, che già allora non riconoscevano il risultato delle elezioni parlamentari, si riuscì a trovare una soluzione dopo mesi di stallo, grazie alla mediazione dell’Unione europea, e in particolare del presidente del consiglio europeo, Charles Michel, che a marzo 2021 si recò a Tbilisi, incontrando rappresentanti di governo e opposizione, riuscendo a far trovare un accordo alle due parti. Ad oggi, le prospettive di una risoluzione attraverso una mediazione internazionale sembrano difficili, e l’Unione europea sembra aver perso il ruolo di mediatore.
Se da un lato la decisione delle opposizioni di non legittimare il nuovo Parlamento si basa sulla speranza di annullare l’esito delle elezioni e avere una seconda tornata elettorale, dall’altro – se questo tentativo fallisse – il rischio di una crisi istituzionale, di un Parlamento quasi uni-partitico e di uno slittamento anti-democratico e illiberale ancora più marcato si farebbe sempre più concreto. Le proteste degli ultimi giorni non hanno fatto altro che aggravare – e di molto – le tensioni che già si respiravano durante la campagna elettorale, aumentando ulteriormente la polarizzazione politica, e – in conclusione – riducendo ancora di più la possibilità di un accordo tra governo e opposizioni.
Fonti e approfondimenti
Light, F., “Georgian opposition figures arrested as pro-EU protests continue”, Reuters, 4/12/2024
OC Media, “Georgian protester in critical condition as violence continues for sixth night”, 04/12/2024
De Luca, A., “Georgia: sogno infranto”, ISPI,03/12/2024
Tilman, A., “Georgia, i cittadini in piazza contro il governo: ‘Europa, non Russia’. Proteste e repressione”, Valigia Blu, 30/11/2024
Zanatta, L., “Elections in Georgia and Moldova: It is not only about Russia”, The Eastern Frontier Initiative, 15/11/2024
Mascitelli, B., “Georgia: una nazione in bilico tra Europa e Russia – intervista a Cesare Figari Barberis”, Lanterna, 7/11/2024