Nel 2023, il settore primario in Nigeria contribuiva a poco più del 21% del Pil e impiegava il 36% della forza lavoro. Eppure non riusciva a soddisfare la crescente domanda interna di generi alimentari. Né con le coltivazioni agricole, né con l’allevamento di bestiame.
La mancanza di sistemi di irrigazione, la scarsità di tecnologie e i costi elevati degli input (tra cui semi e fertilizzanti) continuano ancora oggi a limitare la capacità produttiva del Paese. E fanno sì che la Nigeria – lo Stato più popoloso d’Africa con oltre 230 milioni di abitanti – dipenda in larga parte dall’importazione di generi alimentari. Nel 2023, ad esempio, il valore delle importazioni agricole ha superato quello delle esportazioni di oltre mille miliardi di naira (circa 600.000 euro).
Investire nel settore primario quindi sta diventando sempre più cruciale per la crescita economica e, soprattutto, la sicurezza alimentare del Paese. Una necessità che il Brasile non si è lasciato sfuggire. Già nel 2018, i due Stati avevano avviato il Green imperative project, un’iniziativa decennale per il trasferimento di tecnologie agricole brasiliane in Nigeria. A fine novembre 2024 poi, sempre nel quadro del progetto, hanno siglato altri due accordi relativi ad agricoltura e allevamento. Intese che nei prossimi anni potrebbero rivelarsi fondamentali per la crescita del settore agricolo nigeriano.
Il Green imperative project
La Fondazione Getulio Vargas, il maggiore think tank brasiliano e il quinto al mondo, è la capofila del Green imperative project. Con un’ampia esperienza nello sviluppo di progetti agroindustriali internazionali, la Fondazione si è posta alla guida di una delle più grandi iniziative mai realizzate per il trasferimento di tecnologie agricole. Il progetto infatti ha dimensioni significative, a partire dalla durata di dieci anni e dal finanziamento iniziale di 1,2 miliardi di dollari.
Il suo obiettivo è modernizzare il settore agricolo nigeriano attraverso la condivisione delle esperienze e delle competenze brasiliane nell’agricoltura tropicale. Per questo, al fianco della Fondazione, tra gli attori chiave, c’è anche il Centro internazionale per l’innovazione e il trasferimento di tecnologia agricola. Un’entità che riunisce le maggiori istituzioni pubbliche e private brasiliane del settore e che è responsabile del trasferimento del know-how e delle tecnologie trasformative.
Il cuore del progetto è la creazione di Centri di servizio per la produzione agricola e l’allevamento nelle 774 entità amministrative locali nigeriane. Grazie alle competenze brasiliane, i tecnici nigeriani sono formati affinché, all’interno di questi Centri, offrano ai piccoli produttori un pacchetto tecnologico composto da macchinari, input agricoli di qualità e assistenza tecnica. Oltre a supportarli anche nella pianificazione della produzione, sulla base dell’andamento della domanda di mercato.
Il progetto quindi mira a creare le condizioni per un’agricoltura sostenibile – cioè a basse emissioni di anidride carbonica e che rispetti ambiente e popolazioni locali – aumentando però al contempo la produttività e la qualità dei beni. Di conseguenza, al termine dell’iniziativa, ci si aspetta che la Nigeria sia in grado di produrre autonomamente una quantità sufficiente di cibo per il mercato domestico. E che, pian piano, riesca a sostenere anche parte della domanda regionale.
Know-how brasiliano
Il Green imperative project ruota attorno al trasferimento delle competenze e delle tecnologie trasformative sviluppate dal Brasile nell’ambito dell’agricoltura tropicale. Questo perché, negli ultimi cinquant’anni, il settore agricolo del Paese sudamericano ha visto una trasformazione significativa, grazie anche alla cosiddetta “rivoluzione verde”. Un processo di trasformazione e modernizzazione dell’agricoltura che, in Brasile, è iniziato con la fine della Seconda guerra mondiale ed è stato sostenuto soprattutto da finanziamenti statunitensi.
In cinque decenni, l’estensione del terreno coltivato è più che raddoppiata, passando dai 29 milioni di ettari del 1960 ai 60 milioni del 2006. Così come è cresciuto anche il numero di aziende agricole: se nel 1960 se ne contavano 61.000, nel 2017 erano 1,2 milioni. Al contempo, si è assistito a un processo di meccanizzazione, allo sviluppo di sistemi di irrigazione, alla creazione di tecnologie specifiche per l’agricoltura tropicale e all’introduzione di sementi ibride.
Il risultato è che, in cinquant’anni, il Brasile è passato dall’essere un importatore netto di generi alimentari a terzo esportatore mondiale di prodotti agricoli. D’altronde, dagli anni Settanta a oggi, la produzione è aumentata del 420%. Oggi, l’agricoltura contribuisce al 20% del Pil e genera 18 milioni di posti di lavoro. Così, il Paese ha migliorato la sicurezza alimentare e ha aumentato la propria produzione, arrivando a guadagnare dall’esportazione sul mercato internazionale.
Dall’altro lato, però, ci sono i risvolti ambientali e sociali della “rivoluzione verde”. Come l’aumento della disuguaglianza, dato che a trarre vantaggio da queste trasformazioni sono state soprattutto le aziende più grandi. Quelle che, di fatto, disponevano del capitale necessario per sostenere i costosi processi di innovazione. Mentre sul piano ambientale, l’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti ha causato l’inquinamento delle falde acquifere e la perdita della biodiversità.
Senza dimenticare la deforestazione che continua a interessare ampie parti del Paese, come l’Amazzonia e il Cerrado. Dove vaste porzioni di terreno vengono disboscate una dopo l’altra per fare spazio alla coltivazione di beni agricoli, come la soia, sempre più richiesti dal mercato internazionale.
Collaborazione transoceanica
Ma i risultati, in termini di produttività e qualità dei beni, sono innegabili. Così come il know-how che gli agronomi brasiliani hanno acquisito negli anni. Tant’è che, già da qualche decennio, il Brasile ha fatto del trasferimento di tecnologie agricole un pilastro delle sue politiche di cooperazione Sud-Sud. Cioè di tutte quelle iniziative afferenti alla sfera dello sviluppo e che, tra gli attori chiave, non coinvolgono Paesi del Nord globale.
La scelta di rafforzare il legame con la Nigeria è mirata. I due Paesi infatti sono profondamente legati dal punto di vista culturale: in Brasile si trova la popolazione di discendenza africana più ampia al di fuori del continente, tanto che molti brasiliani hanno radici in Africa occidentale, se non proprio in Nigeria.
Dal punto vista economico, poi, il Paese africano è un mercato in grande crescita, dato il suo boom demografico, e le opportunità di scambio sono numerose. Lo dimostra anche il fatto che il volume commerciale tra i due Stati cresca di anno in anno. Tra il 2017 e il 2022, ad esempio, il valore delle esportazioni brasiliane in Nigeria è aumentato del 4% (da 763 milioni di dollari a 932 milioni), mentre quello in direzione contraria è cresciuto addirittura del 19% (da 841 milioni di dollari a 2 miliardi).
Stanti queste premesse, non stupisce quindi che il governo brasiliano abbia sottolineato che il memorandum d’intesa sull’agricoltura – siglato a fine novembre nel quadro del Green imperative project – «spiana la strada affinché il Brasile sia coinvolto nel settore agricolo nigeriano, dinamico e in rapida crescita».
Mentre, dal canto suo, Temitope Fashedemi, segretario del ministro dell’Agricoltura e della Sicurezza Alimentare di Abuja ha sottolineato che l’intesa contribuirà a «sbloccare gli investimenti del settore privato in aree chiave, critiche per la sicurezza alimentare». Obiettivo a cui ha fatto riferimento anche il presidente nigeriano Bola Tinubu nell’annunciare la firma del secondo memorandum, quello relativo all’allevamento. In Nigeria, infatti, 32 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta.
Investimenti per qualche miliardo di dollari
Le cifre in ballo sono notevoli. I firmatari del memorandum agricolo infatti hanno messo nero su bianco una somma pari a 4,3 miliardi di dollari. I quali saranno diretti allo sviluppo di tecnologie per l’agricoltura tropicale, alla produzione di sementi ibride e di fertilizzanti. Di cui beneficeranno 774 aziende agroalimentari nigeriane, una per ogni entità amministrativa locale. Le aziende selezionate, poi, oltre che di risorse tecniche, godranno anche di assistenza finanziaria che dovrebbe permettere loro di perseguire una crescita economica sostenibile.
Altri 2,5 miliardi di dollari invece sosterranno il settore dell’allevamento, grazie all’intesa siglata con Jbs, azienda brasiliana leader nel settore del confezionamento della carne. Attraverso la costruzione di sei aziende – tre per gli avicoli, due per i bovini e una per i suini – l’obiettivo è creare una catena produttiva domestica, in grado di sostenere la domanda nazionale di carne e, in futuro, di rispondere anche a parte di quella regionale. Attualmente, infatti, la produzione nigeriana copre solo il 40% della richiesta domestica e contribuisce a poco meno del 5% del Pil nazionale.
Due iniziative che vanno di pari passo e che permetteranno di rafforzare legami commerciali già solidi tra i due Paesi. Ma che hanno anche un innegabile risvolto politico. Entrambi i Paesi infatti puntano sulla cooperazione Sud-Sud come mezzo per scambiare conoscenze e competenze su un piano di parità e rafforzare la propria posizione nel panorama internazionale.
Per il Brasile, investire in Nigeria è fondamentale così da contrastare l’ascesa di altre potenze emergenti come India, Turchia o i Paesi del Golfo. I quali sulla scia di Cina e Russia stanno cercando di ritagliarsi uno spazio di influenza a nel continente. È anche per questo che il presidente brasiliano Luis Inácio Lula da Silva, durante recenti visite in Sudafrica, Angola ed Etiopia, ha promesso investimenti per 1,8 miliardi di dollari nell’ambito militare, farmaceutico e agricolo.
La Nigeria da parte sua, a ottobre 2024, è diventata Paese partner dei Brics, gruppo di cui invece il Brasile fa parte a tutti gli effetti. Ciò non fa altro che testimoniare la vicinanza sempre più forte di Abuja – sul piano politico ed economico – a quello che sta diventando lo strumento principale con cui i Paesi del Sud globale fanno sentire la propria voce nel panorama internazionale.
Fonti e approfondimenti
AfCFTA Workshop. Current State of Nigeria Agriculture and Agribusiness Sector. 09/2020
Angbulu Stephen, “Nigeria-Brazil agribusiness deal to attract $4.3 bn investments”, Punch, 25/11/2020
Bernstein Henry. 2010. Class dynamics of agrarian change. Kumarian Press, Sterling
FAO. Nigeria
Green Imperative Project. Green Imperative Project
Nehring Ryan. The Brazilian Green Revolution. Political geography, 07/2022
Observatory of Economic Complexity. Brazil/Nigeria
Ozibo Rosalia, “Brazilian JBS signs $2.5 billion deal with Nigerian government to build six meat factories”, Nairametrics, 22/11/2024
Tunji Tobi, Nigeria joins BRICS as partner country after getting $1.27 billion foreign capital this year, Nairametrics, 02/12/2024
Udi Aghogho, Nigeria’s agricultural goods imports exceeds exports by N1.037 trillion in 2023 Nairametrics, 04/03/2024
Williams Stephen, “Brazil-Africa: a partnership renewed?, African Business, 08 novembre 2024