Un mondo a parte, quello di Donald Trump. Mentre gli altri tengono gli occhi fissi sul Risiko, lui guarda oltre e disegna il futuro sul Monopoli. Perché il secondo lancio di dadi è diretta conseguenza del primo e lui lo sa benissimo. Così, dichiarando di voler trasformare la Striscia di Gaza nella «Riviera del Medio Oriente», il presidente statunitense ha fornito altra polvere da sparo al progetto sionista. E ora sono in due a nutrire le proprie mire imperialiste sulla Palestina.
Le parole però sono solo una prova dell’intima affinità tra il suprematismo a stelle e strisce e quello a stella di David. Una tra le tante. Nel periodo intercorso dal suo reinsediamento e in particolare nell’ultima settimana, Trump ha avuto modo di portare avanti contro il popolo palestinese un’offensiva su più livelli. Offensiva che, per quanto originale, si inserisce allo stesso tempo in una frattura di lunga data tra gli Stati Uniti e il diritto internazionale.
Da Washington a Tel Aviv e ritorno
Prima di arrivare alle ultime parole famose su Gaza, il neo eletto Donald Trump non ha sicuramente celato le proprie intenzioni. Il primo bersaglio una volta tornato alla cabina di comando però non è stata la Striscia ma la Cisgiordania.
Proprio al suo rientro nello Studio ovale, il 20 gennaio, il presidente ha firmato un ordine esecutivo per rimuovere le sanzioni imposte dall’amministrazione Biden contro una trentina di coloni e gruppi israeliani attivi nella West Bank. Se per le organizzazioni della società civile le sanzioni in un anno non avevano in nessun modo contribuito a una diminuzione delle violenze, il loro annullamento non è comunque una buona notizia. Il significato è chiarissimo a tutti gli esponenti dell’élite israeliana.
La reazione più trasparente è stata, come spesso accade, quella di Itaman Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Sui rispettivi canali social, i due leader oltranzisti hanno celebrato calorosamente la «correzione di rotta per la Giudea e la Samaria». Una denominazione che, senza giri di parole, esprime una inequivocabile volontà politica.
Giudea e Samaria equivalgono all’area della Cisgiordania nelle Sacre scritture. Una regione ad oggi occupata, in comprovata violazione del diritto internazionale, da più di 700 mila coloni che sognano di annetterla al più presto. Trovando in questo una sponda efficacissima non solo alla Casa Bianca ma anche al Congresso, dove il Partito repubblicano ha presentato un disegno di legge volto proprio a ribattezzare il Territorio palestinese nei documenti ufficiali. Se andrà in porto, la versione palestinese della storia sarà brutalmente cancellata da quella israeliana.
Contro la Palestina, dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza
Com’era lecito aspettarsi, a poche ore di distanza dalla firma, le truppe israeliane hanno lanciato una grande offensiva nel Territorio palestinese. Le operazioni militari si sono concentrate soprattutto a Jenin, un vecchio pallino dello Stato ebraico su cui nei mesi scorsi era calata anche la scure dell’Anp, che non vede di buon occhio i focolai di guerriglia presenti in città e nel campo profughi annesso. Insomma, dietro la parvenza di un passo avanti nella Striscia, la furia espansionistica dello Stato ebraico si è concentrata altrove. E poi ha preso la parola Trump.
In una lunga sequenza di dichiarazioni, il presidente ha spostato nuovamente il baricentro imperialista su Gaza. Sostenendo tra le altre cose che gli Usa «prenderanno il controllo a lungo termine» della Striscia, mentre i palestinesi saranno ricollocati. Non è di grande consolazione il fatto che la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, abbia precisato in seguito «temporaneamente». Ora, sappiamo dall’esperienza del primo mandato che le parole di Trump non sono da prendere alla lettera. Sul serio, però, sì. Anche perché seriamente le prendono i suoi alleati e seguaci.
Tra chi si è lasciato più ispirare vi è Israel Katz. Il ministro degli Esteri israeliano ha colto al volo l’opportunità politica, ordinando ai vertici militari di stilare un piano che consenta ai palestinesi di lasciare la Striscia di propria sponte (!). In Medio Oriente però i Paesi arabi sono ancora preoccupati di un contraccolpo interno e regionale. Per cui reagiscono. Per mano dei relativi ministri degli Esteri, sono in cinque ad aver inviato una lettera all’amministrazione statunitense in cui si oppongono formalmente a una nuova Nakba.
Contro il diritto internazionale
Questo misero calcolo di realpolitik rappresenta l’unico filo al quale rimangono appesi i palestinesi e la Palestina. Almeno fin quando, in quei territori, rimarrà totalmente ignorato il diritto internazionale. Le cui istituzioni però continuano a fare paura. Impossibile spiegare, altrimenti, l’ultimo atto dell’offensiva di Trump. Un altro ordine esecutivo, con cui gli Stati Uniti hanno promesso sanzioni alla Corte penale internazionale. In quanto rea di aver spiccato un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant.
Decine di Paesi – no, tra questi non c’è l’Italia – si sono affrettati a prendere le distanze per esprimere il loro «sostegno incrollabile» alla Corte dell’Aia. Una posizione che, con tutte le contraddizioni e le distanze tra parole e realtà, rispecchia un minimo consenso ancora in piedi per uno dei pilastri della giustizia globale. Come ricorda la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, «istituzioni come la Cpi sono necessarie più che mai per far progredire la protezione dei diritti umani».
Del resto, è proprio questa la ragione per cui Usa e Israele, insieme a tanti altri Paesi dal curriculum avvilente sui diritti umani, non hanno mai voluto aderire al suo Trattato fondativo. Le scelte di Trump quindi, per quanto pregne di originalità, hanno gioco facile nel proporsi come prossimo step in una sostanziale linea di continuità. Prossimo e, certamente, non ultimo. Visto che davanti a sé il tycoon ha ancora quattro lunghissimi anni. Se il Risiko è la certezza di oggi, il Monopoli sarà l’opzione sempre più credibile di domani.
Fonti e approfondimenti
Debusmann B, Walker A, “ICC: Dozens of member states back top criminal court after Trump sanctions”, BBC, 7/02/2025
Favoriti A, “L’evoluzione della politica di colonizzazione israeliana“, Lo Spiegone, 24/06/2021
Livni E, “West Bank? Call It Judea and Samaria, Some Republicans Say”, The New York Times, 4/02/2025
Nashed M, “Palestinian Authority suppresses criticism of Jenin operation in West Bank”, Al Jazeera, 5/01/2025
Pacini V, “Palestina-Israele: una questione coloniale?“, Lo Spiegone, 14/11/2023