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Le donne ancora in piazza in Argentina, i loro diritti sotto attacco

transfemminismo argentina

La manifestazione dell'otto marzo a Buenos Aires | Foto di Francesco Betrò

Nemmeno il temporale che si è abbattuto su Buenos Aires è riuscito a fermare la marea umana di migliaia di donne che ha attraversato le strade della capitale argentina per rivendicare, ancora una volta, il loro diritto a esistere e a vivere libere. Poi, come se anche il clima si fosse arreso alla forza di chi attraversava la città da Avenida de Mayo fino a Plaza de Mayo, il sole ha fatto capolino. “Che la nostra furia apra il nostro cammino e che la nostra tenerezza ci protegga”. Queste le parole impresse su uno dei tanti cartelli mostrati con fierezza.  

L’otto marzo, la Giornata internazionale della donna, non è stato un momento di festa, ma una giornata di lotta di un movimento dal basso che si sta ritrovando e che celebra nel 2025 i dieci anni di Ni una menos, organizzazione femminista che dall’Argentina ha fatto scuola in tutto il mondo. E mai come in questo momento i diritti delle donne – e non solo – sono sotto attacco da parte di un governo, quello di Javier Milei, che ha affermato nuovamente la sua postura proprio l’8 marzo, condividendo un video in cui prendeva posizione contro “l’ideologia woke” e diffondeva dati falsi sul numero di femminicidi nel Paese. 

Nulla di nuovo, visto il discorso del presidente argentino a Davos dello scorso gennaio dove a essere preso di mira era stato anche il femminismo, “una distorsione del concetto di uguaglianza che nasconde la ricerca di privilegi”, e l’aborto, un atto “sanguinario e assassino”. Un linguaggio d’odio che getta benzina sul fuoco su una situazione già incandescente. 

Gli ultimi dati sui femminicidi

La Casa Rosada cita i dati della Defensoría del pueblo de la nacíon, sostenendo che “i femminicidi sono passati dai 322 del 2023 (ultimo anno al potere del peronismo ndr) ai 252 del 2024”, con una diminuzione, quindi, del 20%. In realtà la lettura è più complicata, in quanto allargando la prospettiva temporale quello del 2024 sarebbe il secondo valore più alto tra gli anni presi in considerazione. Oltretutto, per la Corte Suprema de Justicia de la Nación (CSJN) le cose stanno in maniera diversa.

Nel 2023 sarebbero state vittime di femminicidio 272 donne, delle quali 250 vittime dirette e 22 vittime di quello che in Argentina si definisce  “femminicidio vincolato”, ovvero l’uccisione di bambine e bambini durante il contesto del femminicidio. Per il 2024 non esiste un dato della Csjn, ma le organizzazioni come La casa del encuentro segnalano che l’anno passato le vittime dirette sarebbero state 283 e che nel 2025 le cose stanno peggiorando ancora, con 55 femminicidi nei primi due mesi. Praticamente uno al giorno. 

Oltre i numeri, Milei sta portando avanti da mesi un attacco all’idea stessa di femminicidio, alla sua figura legale. Così si è espresso solo poche settimane fa il presidente argentino: “Siamo arrivati al punto di normalizzare che in molti Paesi teoricamente civilizzati se si uccide una donna si chiama femminicidio e questo comporta una pena più grave che se viene ucciso un uomo. Legalizzando, di fatto, che la vita una una donna vale più di quella di un uomo”. 

Il suo ministro della Giustizia, Mariano Cúneo Libarona, è andato oltre. Dicendo che andranno a eliminare la figura del femminicidio dal codice penale argentino. E la reazione patriarcale non si ferma qui. Tra i passi indietro, per esempio, ci sarà anche l’annullamento delle carte di identità per le persone non binarie. Quando proprio l’Argentina era stato nel 2021 il primo Paese dell’America latina a legiferare in tal senso.

I tagli nella parità di genere

Motosega in mano, la cifra distintiva del governo Milei da quando si è insediato a fine 2023 sono stati i tagli alla spesa pubblica. Non solo nei posti di lavoro – sono almeno 40 mila i dipendenti pubblici licenziati, secondo i sindacati anche 55 mila – ma nei programmi sociali. Compresi quelli legati ai diritti delle donne. 

Secondo i dati della Asociación Civil por la Igualdad y la Justicia (ACIJ), l’esecuzione del bilancio del Programma Acompañar, creato nel 2020 durante il governo peronista di Alberto Fernandez, è diminuito del 90% rispetto al 2023 al netto dell’inflazione. Il programma creato da Fernandez garantiva a chi ne aveva diritto l’equivalente economico del Salario Mínimo Vital y Móvil per 6 mesi. Adesso, con un colpo di spugna, questi mesi sono diventati 3. Per il 2025, segnala l’Acij, non sono previsti fondi. 

Nella stessa situazione, con un taglio del 66% dei fondi nel 2024 sul 2023, si trova anche la Linea 144, ovvero un numero che garantiva informazioni e altro sui temi legati ai diritti delle donne. 

Il diritto all’aborto

Era il 30 dicembre del 2020 quando la marea della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito (Campagna nazionale per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito)  i cosiddetti pañuelos verdes celebravano una vittoria storica con l’introduzione della legge sull’aborto. 

A distanza di oltre 4 anni il diritto acquisito è di nuovo sotto attacco. Al momento riforme per bloccare l’accesso al diritto di abortire non sono state messe a terra, ma la narrazione del governo sembra andare in questa direzione. Così come i tagli al Plan Nacional de Prevención del Embarazo No Intencional en la Adolescencia (ENIA), nel 2025 scesi del 27% rispetto al 2024 e addirittura del 78% rispetto al 2023.

Pur resistendo, il diritto all’aborto viene ostacolato. Dall’inizio della sua amministrazione, il governo Milei ha paralizzato l’acquisto di forniture essenziali per l’accesso all’aborto e non ha consegnato una sola scatola di misoprostolo, mifepristone o cannule per l’aspirazione manuale a vuoto, secondo una richiesta di accesso alle informazioni presentata da Amnesty International.

Il divario di genere sul lavoro 

La disuguaglianza tra uomini e donne resiste anche sul posto di lavoro. Come segnalano i dati dell’INDEC del 2024, il divario retributivo tra i sessi supera il 27% e le donne continuano a guadagnare meno degli uomini a parità di lavoro, svolgendo il 75% del lavoro domestico non retribuito.

Secondo quanto afferma il report del Centro de Economia Politica Argentina (CEPA), il tasso di occupazione complessivo è stato del 60,9%. Un dato a cui si arriva grazie a un tasso di occupazione delle donne fermo al 52,1%, mentre quello degli uomini e del 70,5%. Il divario è quindi di 18,4 punti percentuali. 

Nel terzo trimestre del 2024, l’attività economica è diminuita del 2,1% rispetto allo stesso trimestre del 2023. A causa di questo calo e della mancanza di politiche pubbliche per generare occupazione, il tasso di disoccupazione è aumentato di 1,2 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2023. Il tasso complessivo si è attestato al 6,9% nel terzo trimestre del 2024, interrompendo il percorso discendente osservato dal 2021.

Un dato che pesa di più sulle donne. Il tasso di disoccupazione femminile è aumentato di 1,6 punti percentuali (7,9% nel terzo trimestre del 2024), mentre quello maschile è aumentato di 0,9 punti percentuali (6,2%). Il divario tra uomini e donne è quindi aumentato, attestandosi a 1,7 punti percentuali.

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