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La questione del Sahara Occidentale verso un nuovo capitolo

Sahara Occidentale

Fonte: AlbertoDV / Wikimedia Commons – CC0

Il 31 ottobre 2025, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato con larga maggioranza la risoluzione 2797/2025, che rinnova la missione di peacekeeping Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) nel territorio del Sahara Occidentale. La risoluzione, sostenuta da 11 voti favorevoli, senza voti contrari e con 4 astensioni, rappresenta una svolta rispetto alle precedenti delibere riguardanti questa regione, poiché riconosce come unica base per il processo di pace il piano marocchino di autonomia sotto la sovranità di Rabat.

Il voto ha visto il sostegno di Stati Uniti, Francia e Regno Unito tra i membri permanenti, mentre tra quelli a rotazione si sono espressi a favore Panama, Grecia, Somalia, Danimarca, Guyana, Sierra Leone, Slovenia e Corea del Sud. Al contrario, Russia, Cina e Pakistan si sono astenuti. L’Algeria, coinvolta direttamente nella questione, ha scelto di non partecipare al voto, motivando questa decisione con l’esclusione del Fronte Polisario dal processo e con il fatto che il testo della risoluzione si discosta dal consenso internazionale sulle questioni di decolonizzazione.

Chi sono i saharawi e la nascita del Fronte Polisario 

Il popolo saharawi, originario del Sahara Occidentale, deriva dall’integrazione delle popolazioni locali di lingua amazigh con le tribù arabe Ma’qil, che invasero l’Africa settentrionale all’inizio dell’XI secolo e, nel corso del XIII secolo, raggiunsero la regione oggi occupata da Sahara Occidentale e Mauritania. La fusione tra le tribù arabe e imazighen ha dato vita a un popolo musulmano, arabofono e caratterizzato da una cultura tribale beduina.

Ovviamente, anche questo popolo fu colpito dalla colonizzazione spagnola e dal cosiddetto processo dello “scramble for Africa, iniziato subito dopo la Conferenza di Berlino del 1884-1885. Fu un processo di espansione economica, accesso a risorse naturali come oro, diamanti, avorio e cotone e di strategia militare. A partire da questo momento storico, ebbe luogo la divisione e colonizzazione di quasi tutto il continente africano tra le potenze europee (Regno Unito, Francia, Belgio, Germania, Italia, Portogallo, e Spagna), spesso senza rispetto per le divisioni etniche e culturali preesistenti, con un conseguente sfruttamento delle risorse, alterazioni sociali e politiche, imposizione di nuove strutture amministrative e conseguenze durature sulle società africane.

Il 14 dicembre 1960, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) adottò la Risoluzione numero 1514, con cui si riconosceva il diritto all’indipendenza delle popolazioni dei Paesi colonizzati. Nel 1963, l’Onu inserì il Sahara Occidentale nell’elenco dei territori da decolonizzare e, nel dicembre del 1965, l’Assemblea generale riaffermò il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi, invitando la Spagna a terminare la sua occupazione coloniale dell’area.

Nel 1966, l’Onu ratificò formalmente il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi. Il 10 maggio 1973, il Fronte Polisario (Frente popular de liberación de Saguia el Hamra y Río de Oro) organizzò il suo primo congresso di fondazione. L’anno successivo, la Spagna condusse un censimento della popolazione nel Sahara Occidentale, necessario per organizzare un referendum sull’autodeterminazione, richiesto dall’Onu sin dagli anni Sessanta. Il censimento rilevò una popolazione di circa 74.902 persone e, il 20 agosto 1974, la Spagna annunciò il suo sostegno alla realizzazione di un referendum per il popolo sahrawi.

Tuttavia, all’inizio del 1975, il re del Marocco Hassan II espresse ferma opposizione all’indipendenza del Sahara Occidentale. Nonostante ciò, il 12 maggio dello stesso anno, una missione dell’Onu visitò i territori, riconfermando il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi e riconoscendo di fatto il Fronte Polisario, che da alcuni mesi aveva iniziato operazioni di guerriglia contro la Spagna.

Dalla Marcia Verde a Minurso

La questione del Sahara Occidentale si è consolidata definitivamente alla fine del 1975, in seguito alla marcia nota come Marcia Verde. Nel novembre di quell’anno, oltre 300.000 civili marocchini si riversarono al confine con l’allora colonia spagnola, sostenuti dal governo e dalla monarchia, con l’obiettivo di spingere Madrid a negoziare la cessione del territorio. Nonostante la condanna internazionale di questa azione, la Marcia Verde ottenne alcuni risultati. La situazione interna in Spagna, con il regime di Francisco Franco ormai prossimo alla fine, e il precedente di crisi in Portogallo, dove l’autoritarismo fu rimosso a causa delle tensioni legate alla decolonizzazione, spinsero Madrid a cedere alle pressioni senza opporsi militarmente

In questi anni, entra in gioco soprattutto la Mauritania che, storicamente, ha avuto interessi e rivendicazioni sul Sahara Occidentale. In passato, Nouakchott ha cercato di annettere parti del Sahara Occidentale, motivata sia da ragioni territoriali sia da interessi economici, come l’accesso alle risorse minerarie e ai pascoli. Evitati gli scontri diretti con i civili marocchini, il governo spagnolo si pose come mediatore tra Mauritania e Marocco, portando alla stipulazione dell’Accordo di Madrid. Quest’accordo riconosceva la sovranità su parti del Sahara Occidentale a entrambi i Paesi, pur prevedendo, tra le altre cose, la consultazione della popolazione locale, come stabilito nell’articolo 3.

Dopo pochi mesi, la Mauritania si ritirò dal territorio occupato, lasciando al Marocco il controllo de facto dell’intera regione. Questo evento scatenò una guerriglia tra le forze marocchine e il Fronte Polisario, dando origine a un conflitto a bassa intensità che perdura nel tempo. L’Algeria, invece, non ha mai rivendicato territori né partecipato ai negoziati dell’Accordo di Madrid, preferendo sostenere le richieste del popolo saharawi attraverso un sostegno politico e logistico alle attività del Fronte Polisario.

Per decenni, la regione è rimasta in uno stato di equilibrio instabile. Il Marocco ha progressivamente esteso la propria sovranità de facto, anche se questa non sarà mai riconosciuta formalmente a livello internazionale fino al voto del 31 ottobre scorso. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha promosso numerose iniziative per indire un referendum sull’autogoverno del popolo saharawi, ma senza risultati concreti. Nel 1991, fu creata la missione di pace Minurso per contenere il rischio di escalation e favorire lo svolgimento del referendum.

Nel 2002, l’inviato speciale dell’Onu, James Baker, propose una soluzione volta a garantire autonomia e autogoverno alla regione sotto sovranità marocchina. Questa proposta ottenne l’appoggio degli Stati Uniti, ma fu respinta con fermezza dal Fronte Polisario.

Due anni dopo, Baker avanzò una seconda versione del piano, prevedendo un referendum sull’indipendenza da tenersi entro cinque anni, sotto un’amministrazione autonoma, ma sempre nel quadro della sovranità marocchina. Questa proposta mirava a rispettare il principio di autodeterminazione, includendo sia i residenti indigeni sia i marocchini trasferitisi nella regione. Tuttavia, il Marocco rifiutò questa soluzione, preferendo mantenere il controllo, il che portò al fallimento del processo e alle dimissioni di Baker, che aveva cercato di mediare tra gli interessi contrapposti.

Gli Accordi di Abramo e la Risoluzione 2797/2025: quale futuro? 

Un punto di svolta nella vicenda – e non solo – è stato sicuramente il cambio di direzione effettuato dalla monarchia marocchina in materia di politica estera: se negli anni precedenti Rabat ha assunto una posizione rivolta al mondo arabo, alla fine dello scorso millennio Mohammed VI ha scelto di virare verso una posizione utile a consolidare il ruolo del Marocco come una sorta di pivot per l’Africa, con lo scopo di attirare le attenzioni del mondo occidentale e di vestire i panni del Paese guida del continente. 

A livello globale, il Marocco si è affermato come uno dei principali sostenitori degli Accordi di Abramo, l’iniziativa avviata durante la prima amministrazione di Donald Trump per promuovere la normalizzazione delle relazioni tra il mondo arabo e Israele. Il Marocco è stato il primo Paese africano a firmare e ratificare la dichiarazione, stabilendo ufficialmente relazioni diplomatiche con Tel Aviv. 

In cambio del sostegno agli Accordi, il Marocco ha ottenuto il riconoscimento della propria sovranità sul Sahara Occidentale, sia da Israele che dagli Stati Uniti, evidenziando l’approccio diplomatico di natura prevalentemente transattiva, adottato dall’amministrazione Trump.

Il riconoscimento del piano marocchino per il Sahara Occidentale da parte delle Nazioni Unite rappresenta un evento di grande rilievo nella scena geopolitica del Nord Africa. Per Rabat, questa risoluzione costituisce una valida conferma diplomatica che rafforza il profilo internazionale e regionale del Regno. D’altro canto, per Algeri, si tratta di una sfida duplice: evitare l’isolamento politico e ridefinire il proprio ruolo in un contesto in cui i principi ideologici della sua politica estera sembrano perdere efficacia.

Nel medio termine, è ancora incerto se la vittoria diplomatica di Rabat si tradurrà in una soluzione politica inclusiva e duratura. Il riconoscimento del piano marocchino potrebbe segnare la fine di un capitolo formale del contenzioso, ma non necessariamente risolvere le sue implicazioni sociali, identitarie e geopolitiche. Il Sahara Occidentale rimane, in sostanza, un indicatore chiave della stabilità del Maghreb: le evoluzioni in questo dossier saranno decisive per capire se la regione si avvierà verso una normalizzazione o verso un nuovo equilibrio fragile, caratterizzato da diffidenze e rivalità irrisolte.

 

Fonti

Gaudio Attilio. Les Populations du Sahara occidental. éditions Karthala. 1993. 

Jacobs Anna. “How the Western Sahara Became the Key to North Africa“. Foreign Affairs. 18 dicembre 2020.

Norris Thirlwall Henry. The Arab Conquest of the Western Sahara. Longman Publishing Group. 1986.

Pointier Laurent. Sahara occidental. éditions Karthala. 2004.

Roggero Caterina. “Sahara occidentale vs Sahara marocchino: la soluzione di Rabat si fa largo“. ISPI. 4 novembre 2025.

Simonelli Filippo. “La risoluzione 2797 del Consiglio di sicurezza ONU: una vittoria per il Marocco?“. Istituto Affari Internazionali. 11 novembre 2025.

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