Mari Menuco è il nome di un comune della provincia argentina di Neuquén, nel sud-ovest del Paese, in Patagonia. L’omonimo lago è un bacino artificiale il cui nome significa “Dieci paludi” in lingua mapuche. Da mesi, è al centro delle cronache ambientali dell’Argentina per le proteste dei cittadini contro le conseguenze ambientali dell’estrazione degli idrocarburi e la pratica del fracking (tecnica che utilizza la pressione per rompere le rocce e facilitare l’uscita di petrolio), da cui derivano contaminazione delle acque e altre conseguenze negative.
I mapuche – popoli indigeni che vivono nel sud dell’Argentina – sono anche tra i principali abitanti dell’area. Neuquén, con oltre 39.000 persone che si identificano come mapuche, è la provincia argentina che ospita la quota maggiore in tutto il Paese, pari al 24,5% del totale.
Mari Menuco: gli interessi dell’estrattivismo contro la popolazione locale
La storia di Mari Menuco è emblematica del rapporto fra estrazione selvaggia degli idrocarburi e contaminazione di aria, acqua e suolo. La provincia di Neuquén, una delle più ricche di risorse del Paese, grazie alla formazione geologica di Vaca Muerta, è al centro della strategia del governo argentino di liberalizzazione economica e autonomia energetica. Ciò significa che nell’area è stato dato via libera a decine di progetti di estrazione o fracking da parte della compagnia nazionale Yacimientos Petroliferos Fiscales (Ypf) e di compagnie straniere.
Tali interessi si sovrappongono e scontrano con le necessità locali. Queste sono legate in particolare al fatto che il Mari Menuco (insieme all’altro bacino della zona Los Barreales) regola la portata del fiume Neuquén ed è centrale nella provincia per generare energia elettrica e fornire acqua potabile alla popolazione e riserve idriche alle attività economiche locali. Nello specifico, il bacino di Los Barreales fornisce l’acquedotto delle città di Cutral Co e Plaza Huincul, mentre Mari Menuco rifornisce i centri abitati di Neuquén, Centenario, Plottier e Vista Alegre.
Vaca Muerta occupa due terzi della provincia di Neuquén e, da oltre 50 anni, è un territorio dedicato all’estrazione petrolifera. Un’attività che in teoria dovrebbe portare ricchezza, lavoro e prosperità, ma che in realtà, nelle parole delle comunità mapuche che abitano l’area, corrisponde a «distruzione, contaminazione e impoverimento», anche a causa di decisioni che non trasformano l’abbondanza legata alle risorse in energia e ricchezza per tutte e tutti.
«Per il popolo mapuche e quello di tutta la regione, il fracking ha significato contaminazione, inflazione, distruzione, malattia e morte. Siccità, terremoti e discariche di petrolio sono la realtà di questi territori. Mentre pochi ne beneficiano, la maggior parte ne subisce le conseguenze», hanno dichiarato a questo proposito le comunità del Consiglio locale Xawvn Ko della confederazione mapuche di Neuquén.
Perdite, sversamenti e danni ambientali
Le perdite e gli sversamenti di petrolio nell’area del lago Mari Menuco sono una costante degli ultimi anni, con una tendenza crescente. Nel 2015 gli incidenti sono stati 863, mentre nel 2021 sono arrivati a 2.049 (con un aumento del 137%). Nello specifico, tra il 2015 e il 2022, sono stati oltre 9.000 gli episodi di questo genere, con perdite di petrolio e contaminazione delle acque.
Uno dei principali disastri risale al 2018 e ha riguardato il giacimento Bandurria Sur, operato da Ypf e dalla multinazionale Schlumberger (oggi nota come Slb Nv). I dati dei danni sono contrastanti: secondo l’azienda, nello sversamento sono stati contaminati 47,6 ettari, mentre secondo le associazioni ambientaliste gli ettari coinvolti sono 80. Si sa però che, a seguito dello sversamento, sono stati aspirati 4.076 metri cubi di idrocarburi e rimossi oltre 22.500 metri cubi di suolo contaminato. Nel 2019, invece, un incendio al Pozzo Loma la Lata Oeste, controllato dalla statunitense Wild Well, ha provocato fiamme alte 30 metri.
Uno dei casi più gravi, da cui sono partite le mobilitazioni che hanno interessato l’Argentina nei mesi successivi e continuano ancora oggi, risale a fine ottobre 2025. L’esplosione di una condotta dell’azienda Pan American Energy (Pae) ha generato degli sversamenti nell’area Lindero Atraversado, a circa 900 metri dalle rive del lago Mari Menuco, e a 6,5 chilometri dalla bocatoma. Questa struttura, impiegata per raccogliere e deviare l’acqua potabile, serve una delle principali aree abitate della Patagonia (composta non solo dal dipartimento di Neuquén, ma anche da quelli di Centenario, Vista Alegre e parte di Plottier).
Ad aprile 2026, invece, si è verificata la rottura di una condotta di un impianto di Ypf, il cui contenuto si è riversato a pochi metri dal bacino Los Barriales, nel territorio della comunità mapuche Kaxipayin. In seguito, la perdita ha poi raggiunto anche le acque del Mari Menuco, contaminando complessivamente 50 chilometri quadrati.
Si tratta della stessa zona dove il governo provinciale ha autorizzato 700 pozzi di perforazione. Per questo motivo, la comunità mapuche ha avviato una campagna rivolta al governo provinciale per rivendicare il diritto alla consultazione libera, previa e informata – un diritto associato ai popoli indigeni e garantito dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (firmata e ratificata dall’Argentina) – prima di ulteriori autorizzazioni.
Il fracking
A peggiorare le cose, la tecnica del fracking, largamente incentivata negli ultimi anni e usata per estrarre petrolio non convenzionale (shale oil) e particolarmente violenta. Il fracking consiste nel generare una frattura del terreno tramite la pressione causata da un forte getto d’acqua (di milioni di litri per pozzo) insieme a prodotti chimici.
Questa combinazione ha una serie di effetti letali per l’ambiente. Nonostante questo, a febbraio 2025 il governatore della provincia di Neuquén, Rolando Figueroa, ha esteso le concessioni dove questo tipo di pratica è applicabile. In particolare, con il decreto 228/2025, Figueroa ha ampliato la concessione per il Lindero Atravesado, dando a Pae il permesso di realizzare fratture attorno al lago fino al 2060. Con il decreto 276/2025 poi, ha autorizzato la stessa cosa nei giacimenti Angostura Sur I e II: sono questi ultimi che includono i bacini di Mari Menuco e Los Barreales. Qui sono previsti oltre 500 pozzi.
L’insieme di scarsa manutenzione e aumento dei permessi per perforare, scavare e praticare fracking ha messo sotto pressione l’ambiente del lago Mari Menuco e delle aree circostanti.
A questo va aggiunto che le autorità non includono, fra i danni, gli incendi nelle discariche. Uno degli ultimi è avvenuto a gennaio 2026 nell’impianto Anelo di Comarsa, in seguito al quale il sottosegretario all’Ambiente ha autorizzato a sotterrare 200.000 metri cubi di rifiuti non trattati.
Gli incidenti correlati alla perforazione petrolifera e dichiarati, invece, sono tantissimi. Perlopiù, includono sversamenti di vario genere: greggio, acqua impiegata nel processo produttivo, fluidi con concentrati di idrocarburi, oli idraulici o refrigeranti, gas liquido, fanghi, prodotti chimici e lubrificanti, combustibili. Ma ci sono anche fughe di gas, principi di incendio ed episodi di “blow out”, come viene definita la perdita totale di controllo dei pozzi che provoca una fuoriuscita incontrollata di petrolio e/o gas.
La mobilitazione per proteggere l’acqua del Mari Menuco
«Quando hanno presentato la concessione per le nuove aree di La Angostura Sur I e II, noi abbiamo iniziato la campagna “Salvemos el Mari Menuco”», spiega Yamila del Palacio, ricercatrice dell’Osservatorio Petrolero Sur (OpSur), ricordando che alle manifestazioni iniziate dalla fine del 2025 hanno preso parte oltre 30 realtà, tra comitati e associazioni.
La tematica dell’acqua è abbastanza sensibile e ci unisce con persone che provengono anche da settori diversi, tutti per il bene comune.
Yamila del Palacio, ricercatrice di OpSur
Il principale obiettivo della campagna “Salvemos el Mari Menuco” (dallo spagnolo, “Salviamo il Mari Menuco”) è denunciare che l’estrazione di idrocarburi nel territorio mette a rischio una fonte di acqua vitale per 600.000 persone. L’esempio di tutto ciò è quanto accaduto il 22 ottobre 2025. «Quasi alla fine dell’anno, è avvenuto uno sversamento da uno dei pozzi nell’area di Lindero Atravesado. Lì, già sono eseguite fratture a pochi metri dal lago, in una concessione di Ypf e Pae, occupando 50 chilometri quadrati di terreno. Questo è un esempio di quello che succede e che potrà solo che aumentare quando ci saranno le centinaia di pozzi progettati», afferma del Palacio.
La rete ha espresso preoccupazione per il moltiplicarsi delle perforazioni e chiesto la chiusura di tutte le attività estrattive della zona. È stato anche presentato un progetto di legge per abolire il decreto che abilita il fracking.
Oggi siamo 30 - tra organizzazioni ambientaliste, politiche, istituzionali, studentesche, di diverso credo, residenti - a essere coinvolti nelle attività della campagna.
Yamila del Palacio, ricercatrice di OpSur
«La tematica dell’acqua è abbastanza sensibile e ci unisce con persone che provengono anche da settori diversi, tutti per il bene comune. Oggi siamo 30 – tra organizzazioni ambientaliste, politiche, istituzionali, studentesche, di diverso credo, residenti – a essere coinvolti nelle attività della campagna», osserva. Poi, ricorda anche che alla fine del 2025 c’è stata una manifestazione interreligiosa in difesa del territorio a cui ha partecipato il vescovo di Neuquén. Il 2025, tuttavia, si è concluso con l’installazione di 50 delle centinaia di pozzi progettati.
Nessuna “consulta previa” per i mapuche
A gennaio 2026 poi, «ci siamo accorti che era stato presentato un nuovo progetto per riclassificare il tipo di sfruttamento ammesso in un’area storica che si trova qui, nei laghi Los Barriales e Mari Menuco», spiega del Palacio. La zona si chiama Loma La Lata-Sierra Barrosa ed è uno dei principali poli del gas dell’area. Tuttavia, fino a quel momento non era stato possibile abilitare la pratica del fracking, a causa di vincoli ambientali legati alle caratteristiche del luogo.
La campagna civica denuncia che «fin dal principio ci sono state irregolarità nel processo di riclassificazione». A partire dal fatto che l’udienza per la verifica dell’impatto ambientale è stata svolta a porte chiuse, impedendo l’accesso a residenti e comunità mapuche. Per questo, secondo del Palacio, « l’udienza è stata un disastro. Abbiamo vissuto una giornata antidemocratica, dove solo le persone di Ypf e i funzionari hanno avuto accesso, mentre il resto della popolazione è stato tenuto fuori, senza poter ascoltare e sapere di cosa si parlava. Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere un’udienza pubblica».
L’udienza è stata un disastro. Abbiamo vissuto una giornata antidemocratica.
Yamila del Palacio, ricercatrice di OpSur
La resistenza maggiore «è stata quella esercitata dai membri della comunità mapuche Kaxipayin, che abita il territorio da secoli e che deve essere consultata prima di ogni progetto che lo riguarda», osserva del Palacio. Ma questa consultazione preventiva non è mai stata realizzata e, da qui, sono partiti reclami e manifestazioni, con la conseguente repressione da parte delle autorità, per tutto il 2025 e 2026. Tali manifestazioni si sono poi inserite nella campagna in difesa del Mari Menuco, con la rete che ha sostenuto attivamente le rivendicazioni della comunità Kaxipayin.
Opporsi al fracking perché “l’acqua è vita, l’acqua è salute”
Tra gennaio e settembre 2025, sono state realizzate oltre 18.000 “fasi di frattura”, contro le circa 15.000 del 2023.
Il fracking richiede numerosi materiali. Alcuni sono inquinanti, mentre altri che non lo sono vengono però sottratti alle comunità locali, come nel caso della sabbia e dell’acqua dei fiumi Neuquén e Negro. In più, gli interventi di fratturazione generano ampie quantità di rifiuti, poi smaltite nei cosiddetti “pozzi di scarico”, nel sottosuolo o nelle discariche petrolifere. Oltre ai problemi di salute, ci sono anche gravi danni alle specie animali e vegetali autoctone.
Ad aprile 2026, diversi residenti di paesi sulla costa del lago Mari Menuco hanno avvertito della contaminazione di arsenico nelle acque, legata soprattutto alle attività di fracking. La presenza del metallo pesante è stata rilevata e confermata da analisi di laboratorio. Infatti, i prodotti chimici iniettati nel terreno per produrre l’esplosione si perdono nelle falde acquifere e finiscono nel lago. Le denunce riguardavano problemi di salute tra i cittadini, come coliche e problemi alle ossa, e danni alla flora locale: l’acqua del Mari Menuco infatti è prelevata dall’ente provinciale delle acque per rifornire diverse città della zona.
Tra aprile e maggio sono stati diffusi, in rete e sui canali locali, diversi video che mostravano un abbassamento dei livelli del lago e cambiamenti nel colore e nella consistenza delle acque, che apparivano torbide. Un residente, la cui testimonianza è stata raccolta dalla testata argentina Centenario, ha riferito che i suoi nonni – abituati a consumare l’acqua proveniente dai bacini del lago – avevano richiesto delle analisi dopo aver riscontrato coliche e dolori alle ossa. I risultati hanno confermato la contaminazione.
Infine, una delle conseguenze del fracking è l’aumento di terremoti. L’Osservatorio della sismicità indotta ha registrato 457 terremoti negli ultimi cinque anni, numero che si traduce in una media di uno ogni 5-6 giorni dal 2019. Prima dell’arrivo del fracking, fino al 2015, nell’area non erano stati registrati terremoti e diverse ricerche mettono in relazione l’aumento di questi fenomeni con l’incremento delle attività di fracking.
Dunque, le profonde trasformazioni e gli impatti socioambientali che stanno interessando il Mari Menuco sono emblematici del rapporto squilibrato tra estrattivismo e ambiente. Il tutto in un’area, quella della Patagonia argentina, caratterizzata da abbondanti risorse, ma anche da ecosistemi fragili e popolazioni indigene che vivono a stretto contatto con l’ambiente naturale. È proprio per questo che la campagna dei residenti e, più in generale, l’iniziativa “Salvemos el Mari Menuco” proseguono: perché la tutela dell’ecosistema, della salute e dei diritti degli abitanti non soccombano di fronte a interessi economici e di sfruttamento.
Fonti
Canal Abierto. “Salvemos el Mari Menuco”. 12 settembre 2025.
Izquierda Diario. “Avance petrolero: denuncian represión y silencio mediático en la defensa del Lago Mari Menuco”. 11 settembre 2025.
Lavaca. “Neuquén: represión en modo Milei-Bullrich a la Confederación Mapuche”. 21 luglio 2025.
Martine Esteban. “Vaca Muerta: 5,6 incidentes ambientales por día”. Observatorio Petrolero Sur. 26 maggio 2025.
Ministero dell’Energia. Información geográfica | Energía.
Talcahuano. “13 años de fracking en Vaca Muerta”. Observatorio Petrolero Sur. 3 settembre 2026.
Talcahuano. “El derrame en el lago Mari Menuco afectó 50 mil metros cuadrados”. Observatorio Petrolero Sur. 27 ottobre 2025.
Talcahuano. “Fuga de petróleo en el lago Mari Menuco: nuevo desastre en Neuquén”. Observatorio Petrolero Sur. 23 ottobre 2025.
Talcahuano. “#SalvemoselMariMenuco: campaña en defensa del agua que toma la población de Neuquén y Río Negro”. Observatorio Petrolero Sur. 26 maggio 2025.
Tamburini Beliveau Guillermo, Grosso Javier. “Neuquén tiembla: el fracking en Vaca Muerta generó 500 sismos en cinco años”. Desinformémonos. 30 luglio 2025.